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Costi consulenza finanziaria indipendente: quali sono?

In questo articolo andiamo a scoprire quanto costa un consulente finanziario indipendente.

Perché sappiamo che il consulente indipendente, o meglio detto autonomo, come da specifica dell’albo OCF (CFA=Consulente Finanziario Autonomo), è una nuova figura, che viene remunerata dal cliente e non da un intermediario, e il fatto suscita stranezza.

E quindi capire i costi della consulenza finanziaria indipendente è importante per avere il quadro completo della situazione.

Man mano che cresce la conoscenza finanziaria, si cerca anche di comprendere questo tassello, in virtù della massima trasparenza.

Quindi specifichiamo che il consulente autonomo è un professionista che lavora per il cliente, pagato direttamente solo dal cliente e quindi non ha nessun conflitto di interessi, ed è pronto a suggerire e raccomandare uno strumento rispetto ad un altro, secondo una pianificazione personalizzata studiata con il cliente stesso.

Quanto costa un consulente finanziario NON autonomo?

Sapere quanto costa un consulente finanziario indipendente è un’esigenza che nasce dal fatto che finora siamo stati abituati ad un mondo della finanza in cui esisteva la figura del promotore finanziario (che l’albo chiama Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede), che il cliente non paga.

E allora, perché una persona dovrebbe mettere a budget una voce del tipo “costo consulenza finanziaria” oppure “costo consulente finanziario” se il promotore non l’ha mai pagato?

Domanda più che lecita, che parte però da un presupposto non corretto: il promotore finanziario non è pagato direttamente dal cliente, ma lo è indirettamente, anche perché nessuno lavora per niente, tanto meno le banche e i loro promotori.

Questa figura vende strumenti finanziari che ha in portafoglio: la maggior parte delle volte è l’intermediario stesso che suggerisce cosa è meglio acquistare, ma di fatto i prodotti proposti hanno dei costi, quasi sempre molto alti e non giustificati dalle performance.

Questo perché parte di essi vanno appunto a costituire il compenso del Consulente/Promotore bancario.

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Costi consulenza finanziaria indipendente: e se non li mettessimo a budget?

Prima di vedere quanto costa un consulente finanziario indipendente, focalizziamoci sui possibili costi nel caso non avessimo un consulente finanziario indipendente.

1# Costi dei fondi o prodotti non efficienti: questi vanno ad abbassare i possibili rendimenti, senza contare che i fondi attivi difficilmente battono il mercato di riferimento, quindi si hanno minori introiti anche per questo.

2# Costi per inesperienza: se si crea un portafoglio e si investe, o si specula, con i propri risparmi, senza sapere come muoversi, si rischiano gravi perdite finanziarie, fino a compromettere il capitale accumulato, magari in duri anni di lavoro. Inoltre, se gli strumenti selezionati, anche se efficienti, non sono congrui ai propri obiettivi, può succedere di avere bisogno del capitale e di doverlo prelevare, magari in momenti non consoni del mercato. E questo comporta perdite non recuperabili.

3# Costi per strumenti non ottimali rispetto al grado di rischio: molte volte ci sono all’interno dei portafogli strumenti con un grado di rischio elevato, magari venduti come conservativi, però che danno rendimenti importanti. Finché il mercato è in crescita, effettivamente questi strumenti hanno una resa migliore. Sappiamo però che il mercato si muove anche in negativo ed è in questi momenti che questi prodotti crollano in modo più accentuato, compromettendo anche la possibile risalita futura. Sempre da ricordare il famoso detto: “pasti gratis in finanza non esistono”.

4# Costi per liquidità: un punto poco toccato, magari perchè poco sentito, o mal interpretato.

Poca liquidità: ci sono casi in cui non viene contemplata, perché non si vuole tenerne troppa, magari per non pagare il bollo oppure tipico è il caso del promotore che vede liquidità in conto e propone di investirla in questo o quello strumento finanziario.

Però anche questo è un asset da valutare in maniera appropriata. Investire tutto, per poi trovarci magari con un’urgenza non preventivata, per esempio durante un crollo del mercato, come già accennato prima, porta a perdite maggiori di quei 34 € circa di bollo annuali.

Troppa liquidità: questo è un caso tipico del fai da te con una propensione del rischio bassa. Non investo perchè sono più sicuri così; non investo perchè nell’azionario si perde, non investo sull’obbligazionario perchè ora non è il momento… e così facendo ci si espone all’inflazione, addirittura superiore al 5% in questo periodo storico, che erode il nostro potere d’acquisto.

5# Costi per scelta di strumenti troppo conservativi: anche questo è un punto molto importante. Durante una pianificazione fai da te, nel caso in cui la propensione al rischio sia bassa, l’investitore va a scegliere strumenti che rendono poco o nulla e magari per tempi che possiamo definire bibblici. Come nel caso dei “BTP Matusalem” (obbligazioni con durata cinquantennale) presenti nei portafogli di investitori magari non più giovanissimi, acquistati negli ultimi periodi, in cui i rendimenti erano a zero o quasi: ed ecco che siamo in una trappola.

Se vendiamo lo strumento ci troveremo con delle perdite, date dal crollo dei prezzi, a causa del rialzo dei tassi; diversamente se lo manteniamo in portafoglio ci porterebbe rendimenti estremamente esigui che non ci aiuterebbero a recuperare l’inflazione e, al contrario, ci toglierebbe delle opportunità che il mercato offre su un lungo periodo.

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E dunque, quali sono i costi della consulenza finanziaria indipendente?

Descritte alcune delle perdite possibili date da una consulenza finanziaria non indipendente, andiamo insieme a vedere, invece, il costo della consulenza finanziaria indipendente:

1# Costo del consulente: di base si aggira intorno all’1% +iva del patrimonio in consulenza. La pianificazione comporta l’idea che tutto il capitale dovrebbe rientrare in consulenza, per quanto spiegato precedentemente, perché anche la liquidità è un asset da studiare in base alle reali necessità, in quanto possono esserci parti di liquidità che servono nel breve/brevissimo periodo e possono non rientrare nel capitale in consulenza. La percentuale citata è, in linea indicativa, quella massima applicata, va poi valutato caso per caso, in base alla situazione personale.

2# Costi di acquisto e vendita degli strumenti finanziari: come già noto, il consulente indipendente non può gestire fisicamente il capitale del cliente, questo resta nelle sue mani, supervisionato dal consulente. Quindi gli acquisti vengono fatti direttamente dal cliente, che nel caso di necessità è guidato in modo pratico dal consulente stesso.

Questi costi dipendono direttamente dall’intermediario ed è per questo che nella consulenza si valuta anche la miglior opportunità, in base alla situazione personale. Ci sono intermediari che non sono ottimali, perché magari a rischio fallimento o poco propensi a lasciare la libertà di acquisti in autonomia. In alcuni casi si può spendere qualcosa in più ad operazione, magari per capitali alti, avendo alla base una solidità maggiore della banca, e questo si rivela essere più opportuno rispetto ai broker meno costosi.

Di contro altre volte è meglio guardare al risparmio, sempre tenendo conto della solidità dell’intermediario.

3# Costi di gestione dello strumento finanziario: sono i costi indiretti, ovvero i costi che l’emittente sostiene per la gestione dello strumento finanziario. Vanno in % rispetto al capitale investito: per strumenti efficienti, come ad esempio gli ETF, tali costi sono relativamente bassi, quindi impattano poco sulla crescita del capitale. Non tutti gli strumenti hanno un costo di gestione, come ad esempio le azioni.

Reale costo del consulente finanziario

Abbiamo visto che la consulenza ha un costo percentuale che varia in base al capitale in gestione.

Però il valore aggiunto che può dare il consulente va ben oltre la mera gestione del capitale: andare a valutare tutti gli scalini della piramide dei bisogni, capendo le reali esigenze del cliente ed evitando errori che possono compromettere la stabilità economica personale e familiare, porta vantaggi che rendono i costi effettivi ben più bassi di quelli indicati.

Pensiamo al solo scalino previdenziale, nel caso di situazioni semplici che non comportino una valutazione ad hoc, con pochi accorgimenti si possono accumulare capitali importanti, utilizzabili nel momento della pensione.

I soldi accumulati con i risparmi da lavoro, acquisiti da un’eredità o da qualsiasi entrata di altra natura, se gestiti in modo corretto, porteranno dei vantaggi enormi e quindi il costo della consulenza non lo possiamo più chiamare tale.

Questo risulta essere un vero e proprio investimento per il futuro, che comporta in primis minori perdite e, non meno importante, una vera gestione patrimoniale, in strumenti efficienti e collocati secondo le nostre esigenze e non secondo la disponibilità in conto corrente.

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