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Crisi energetica: a cosa è dovuta e quali sono i suoi effetti?

Crisi energetica: a che cosa è dovuta e quali sono i suoi effetti sui mercati?

Ormai lo sappiamo tutti: gli effetti della crisi energetica che ha colpito l’Italia e l’Europa nel corso del 2022-2023 sono stati devastanti per le nostre economie.

Ma a che cosa è dovuta questa crisi, e quando si prevede che finirà?

E come possiamo fare per arginare i suoi effetti negativi sul nostro portafoglio di investimento?

Vediamo quali sono i trend del mercato in questo contesto di aumento dei costi dell’energia e quali sono le contromisure che i risparmiatori possono mettere in campo.

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Origine e cause della crisi energetica 2022-2023

A febbraio 2022, dopo una lunga escalation politica, il presidente della Federazione Russia Vladimir Putin ha dato ordine alle sue truppe di invadere l’Ucraina in quella che l’Occidente definisce una “aggressione” e che Mosca si ostina a chiamare “operazione speciale”. 

Malgrado la disparità di forze in campo, la resistenza degli ucraini, che hanno ricevuto un enorme sostegno materiale da parte dell’Occidente, non è stata piegata rapidamente come i russi credevano.

Il conflitto ha iniziato pertanto a protrarsi più del preventivato e, vista la situazione di stallo tattico-militare, i contendenti hanno iniziato a cercare nuove vie per danneggiare il nemico. 

Quindi, a cosa è dovuta la crisi energetica?

  • La Russia ha deciso di minare la stabilità energetica del Paese invaso tagliando le sue forniture di energia elettrica verso l’Ucraina, dalle quali Kiev sostanzialmente dipendeva. 
  • Putin ha drasticamente ridotto i flussi di risorse naturali verso l’Europa, colpevole ai suoi occhi di aver sostenuto gli ucraini nelle loro battaglie donando mezzi militari e rifornimenti di ogni genere al Paese invaso.
  • Alle sanzioni dell’occidente verso il Presidente e gli altri oligarchi russi ha fatto seguito un’ulteriore diminuzione delle forniture di materie prime all’Ucraina e all’Europa. 
  • L’Italia, al pari del resto dell’Europa, ed in particolare di Germania e Francia, intratteneva floridi rapporti commerciali con la Russia.
  • Quindi il blocco delle esportazioni di gas e petrolio russo hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi di queste materie prime e dell’energia elettrica che, in gran parte, si ricava con esse.

Inevitabilmente questa crisi ha prodotto i suoi effetti anche sui conti dei risparmiatori italiani, ponendo ancora di più l’accento su una migliore gestione delle proprie risorse economiche.

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Qual è il problema attuale dell’energia? A che cosa è dovuto l’aumento dei costi del gas e dell’elettricità in Italia?

Il problema attuale dell’energia consiste nel fatto che l’offerta di gas e petrolio, cioè dei due materiali fondamentali per produrla, è stata artificialmente contratta dal blocco russo dell’export. 

A partire dall’estate del 2022 i governi europei hanno iniziato a stoccare queste risorse in vista dell’inverno, nel quale il bisogno di petrolio e gas è più forte (pensiamo al riscaldamento). 

Sebbene i centri di stoccaggio siano stati riempiti, non è stato facile trovare nuove fornitori. Con alcuni di questi sono stati stipulati contratti (ad esempio con il Qatar), ma i prezzi sono più elevati.

Che cosa comporta tutto questo per il consumatore?

Anzitutto che le bollette lievitino vertiginosamente.

Luce, energia elettrica e (ovviamente) gas sono in gran parte prodotti a partire da materie prime non rinnovabili, la cui scarsità induce un aumento dei prezzi all’ingrosso ed al dettaglio.

L’aumento dei prezzi indotto dalla crisi energetica 2022 mondiale provoca inoltre un aumento generalizzato dei prezzi.

Se l’energia costa di più, aumentano i costi del fornaio e quindi del pane.

Aumentano i costi per illuminare i negozi, e quindi della mercanzia. Aumenta il prezzo della benzina (fatta col petrolio), e quindi quello delle merci che devono essere trasportate.

Insomma, la crisi energetica Italia e mondiale causa una forte inflazione, che quest’anno nel nostro Paese ha raggiunto picchi mai toccati dall’introduzione della moneta unica (euro).

E quale modo migliore di reagire alla crisi che affidarsi alla consulenza finanziaria online?

Le reazioni dei mercati alla crisi energetica mondiale 

Le reazioni dei mercati sono state, come sempre, contrastanti.

Da un lato infatti l’avvenuta ripresa dopo la pandemia da Covid-19 sembrava destinata ad indurre un aumento dei consumi e delle produzioni.

E quindi del valore del mercato globale, con chiari effetti positivi sulle borse.

Dall’altro questa nuova crisi ha sospinto nuovamente verso il basso tanti indici. 

L’azionariato globale ha avuto una performance tutt’altro che brillante.

L’indice MSCI world, ad esempio, che replica i titoli azionari di 23 paesi sviluppati del mondo, ha perso fino all’11% da inizio anno.

Pesano l’incertezza politica internazionale, oltre alla crisi energetica 2022-2023 globale e all’aumento dei prezzi dell’energia che incide sui costi di produzione, mettendo in difficoltà interi settori industriali.

Allo stesso modo è diminuito il valore degli indici lega all’obbligazionario globale, sia statale che aziendale.

L’aumento dei tassi interessi, disposto dalle banche centrali per garantire la sostenibilità delle economie nazionali in questo momento storico assai critico, ha pesato molto. 

Il mercato valutario ha subito una rivoluzione.

La sterlina patisce una fortissima inflazione, mentre il dollaro si è rivelato un vero bene-rifugio.

La moneta americana si è apprezzata molto sia sull’euro che col franco svizzero, arrivando a toccare in vari momenti la parità con entrambe le valute.

Cosa questa mai successa prima. 

Oggi il rapporto euro-dollaro si è ristabilizzato, con un euro che vale poco più di un dollaro, ma risulta ancora invertito il rapporto franco svizzero-euro.

La moneta di Berna vale al momento infatti, di poco, più dell’euro.

Le strategie dei risparmiatori per investire al meglio durante la crisi dei prezzi dell’energia e del gas

Il dollaro è stato un bene-rifugio, ancor più dell’oro (che infatti perde qualche punto percentuale di valore da inizio anno).

Questo perché l’America è meno esposta agli effetti e cause crisi energetica rispetto all’Europa.

Storicamente le forniture americane di energia infatti provengono dall’interno o dal continente americano.

L’Europa è il naturale sbocco del gas e del petrolio russo, il cui stop ha rischiato di affossare l’economia del Vecchio continente.

Adesso per fortuna la situazione energetica è sotto controllo, e non è stato necessario procedere al razionamento.

Nondimeno il peso economico delle bollette e dell’inflazione rende insostenibile la congiuntura a molte famiglie.

I patrimoni fragili sono ovviamente i primi ad essere colpiti.

Chi, privo di risparmi, ha dovuto far fronte solo sulle entrate correnti per pagare le spese mensili, ha dovuto letteralmente stringere la cinghia.

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Strategie di investimento per la crisi energetica

Ma quali strategie di investimento si profilano al risparmiatore che voglia reagire alla crisi?

Ed avere dei beni rifugio in portafoglio è davvero conveniente?

Anzitutto il rischio inflazione, ora più impellente che mai, obbliga quasi ad investire il risparmio privato. 

La tentazione, è chiaro, è di rivolgersi a strumenti settoriali, come magari gli ETF sull’energia, che hanno dato guadagni fino al 300% a chi li ha comprati nel momento giusto.

Ma sarebbe un’illusione: l’investitore intelligente non deve infatti correre appresso alle notizie e alle emozioni.

Gli ETF World Energy sono già cresciuti molto, e un loro aumento ulteriore al momento non è prevedibile.

L’investitore prudente e accorto farebbe meglio a guardare a quei prodotti che, sul medio periodo, mostrano migliori prospettive di crescita bilanciata.

Non una crescita dipendente da fattori esogeni come guerre e conflitti, assolutamente imponderabili.

Inoltre questa crisi energetica 2022 ha confermato l’importanza della diversificazione: per un ETF settoriale (Energy) andato bene, moltissimi sono crollati a picco. 

La diversificazione ha premiato: chi, ad esempio, godeva di un’ampia copertura, magari perfino valutaria, ha contenuto i danni rispetto a chi, eccessivamente sbilanciato sull’euro o sull’Europa, è stato al centro della tempesta.

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