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TFR dove destinarlo

Dove destinare il TFR?

Ultimamente pensi spesso al tuo TFR e ti chiedi dove sia meglio destinarlo? Forse ti chiedi: “Lo metto in un Fondo pensione o lo lascio in azienda?”.

Magari il tuo datore di lavoro o la tua azienda ti hanno informato che esiste la possibilità di destinare il TFR in un Fondo pensione, dicendoti “la scelta è volontaria, puoi decidere se lasciarlo in azienda oppure destinarlo a questo Fondo pensione, facci sapere entro tale data”.

È arrivato il momento di prenderne consapevolezza, perché la scelta è importante e devi conoscere tutte le conseguenze, i benefici e i rischi.

Se vuoi sapere cos’è il TFR, come funziona e come si calcola, in questo articolo trovi tutte le informazioni e i consigli pratici sul tuo TFR, spiegate in modo semplice.

Risponderemo alle domande più ricorrenti e anche a quelle che non immaginavi neanche esistessero. Iniziamo prima di tutto col dire che cos’è il TFR o trattamento di fine rapporto.

Che cos’è il TFR

Prima di capire dove destinare il TFR, ripassiamo cos’è il TFR. Si tratta semplicemente di una parte del tuo stipendio.

Per essere precisi è il 7,41% della retribuzione lorda, al quale va sottratto una quota fissa pari allo 0,5% che serve ad alimentare il fondo di garanzia dell’INPS. Quindi, in poche parole, la quota del TFR è pari al 6,91% della tua retribuzione annua lorda (RAL).

In genere, tutto il TFR accantonato in azienda verrà pagato al lavoratore sotto forma di liquidazione nel momento in cui si conclude il rapporto di lavoro.

Ti verrà erogato sia che tu venga licenziato o che ti licenzi. Se mantieni il rapporto di lavoro con la stessa azienda fino al pensionamento, allora ti verrà pagato quando vai in pensione.

Quando iniziamo a lavorare, siamo di fronte ad una scelta, cioè quella di decidere dove mettere il nostro TFR.

Anche tu sei alla ricerca di consigli sul TFR, hai cercato di capirci qualcosa e ti sei trovato più confuso di prima? Ora che hai capito cos’è il TFR e potresti immaginare più o meno di che cifra del tuo stipendio si tratti, possiamo alla scelta.

Le alternative da considerare del TFR

Partiamo dall’inizio. Al lavoratore sono concesse due possibilità che destano sempre molti dubbi:

  • lasciare il TFR in azienda,
  • destinare il TFR a un fondo pensione.

La prima scelta è quella classica: lascio il TFR in azienda, anche se, a dirla tutta, non è così per tutti. La possibilità di lasciare in TFR presso il proprio datore di lavoro, che eventualmente può utilizzare quei soldi per autofinanziarsi, dipende dalle dimensioni della azienda. Per la maggior parte delle aziende in realtà non è previsto, perché il TFR viene comunque versato altrove, che tu scelga la prima opzione o la seconda.

La seconda scelta, meno battuta e meno conosciuta, è quella di utilizzare il TFR per crearsi una rendita integrativa, che ti tornerà utile al momento del pensionamento. Il tuo TFR quindi viene trasferito ad un Fondo pensione che lo investe sui mercati finanziari.

Adesso che hai capito cos’è il TFR e qual è la prima decisione da prendere in merito alla sua destinazione, procediamo e vediamo insieme come funzionano le due scelte con esempi pratici e spiegazioni.

Come posso calcolare il mio TFR da solo? Ne abbiamo parlato in Come si calcola il TFR maturato in 6 step.

Sei tu il datore di lavoro della tua azienda e vuoi capire cosa possa convenire a te e ai tuoi dipendenti? Abbiamo scritto un articolo anche per te, trovi tutte le informazioni utili in Gestione TFR: come funziona per le aziende?

Lasciare il TFR in azienda: come funziona

Con la legge finanziaria del 2007 si consente a ciascun lavoratore dipendente di poter scegliere dove destinare il TFR aziendale. La scelta di lasciare il TFR in azienda dipende in realtà dalla dimensione della propria azienda:

  • quando un’azienda ha meno di 50 dipendenti il TFR resta effettivamente presso l’impresa. Possiamo, quindi, dire che lasciamo a tutti gli effetti il TFR in azienda;
  • se l’azienda ha più di 50 dipendenti, se non lo versi in un fondo pensione, il tuo TFR verrà versato presso il Fondo di Tesoreria INPS.

Dunque, se la tua azienda ha meno di 50 dipendenti, potrai decidere se lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo ad un Fondo pensione. Se l’azienda ha invece più di 50 dipendenti, il TFR andrà al Fondo di Tesoreria INPS oppure a tua scelta sarà destinato alla previdenza complementare.

I lavoratori che stanno andando in pensione ora, probabilmente, non si sono mai chiesti dove destinare il loro TFR. Prima degli anni 2000, era normale per tutti lasciarlo in azienda.

Negli ultimi anni, però, con l’acutizzarsi del problema pensionistico, le cose sono un po’ cambiate e capire a chi destinare il TFR e dove conviene metterlo diventa un passo fondamentale della propria pianificazione pensionistica.

Dove versare il TFR: no azienda, sì fondo pensione

Se fino a qualche anno fa lasciare il TFR in azienda era la norma, oggi è facoltà del lavoratore scegliere di versare o non versare il TFR in un fondo pensione.

La scelta di destinarlo alla previdenza complementare è la migliore. Perché? Si tratta dello strumento più utile che hai a disposizione per garantirti una vecchiaia dignitosa.

L’obiettivo principale sarà quello di costruire un montante, quindi un capitale utile per la propria vecchiaia, che ci assicuri di avere abbastanza risorse finanziarie per mantenerci economicamente quando smetteremo di lavorare.

Decidere di versare il TFR in un fondo pensione diventa strategico, al fine di ottenere una rendita integrativa vitalizia da aggiungere alla propria pensione pubblica. Pensione pubblica che, con ogni probabilità, non sarà sufficiente ad avere una vita dignitosa nella fase pensionistica.

Perché siamo sicuri che la tua pensione pubblica non sarà sufficiente per vivere? Ormai non è più un segreto, tutti lo sanno: in futuro, soprattutto quando tutte le pensioni verranno calcolate con il sistema contributivo, i tassi di sostituzione scenderanno drasticamente. Significa che, quando smetteremo di lavorare, avremo una pensione che sarà, se siamo fortunati, circa la metà del nostro ultimo stipendio o reddito.

Ne abbiamo parlato tante volte nel nostro blog, perché ci teniamo a diffondere la notizia, affinché tutti possano correre ai ripari e iniziare una corretta pianificazione previdenziale. Non possiamo, tra l’altro, nasconderti che esiste un grosso problema di sostenibilità del sistema pensionistico italiano, ne abbiamo parlato anche in Pensioni: l’apocalisse arriverà nel 2030?

Quale potrebbe essere una buona idea per risolvere il problema? Destinare il tuo TFR ad un fondo pensione e crearti una rendita integrativa. Per garantirti una vecchiaia serena e risorse finanziarie sufficienti per vivere, puoi utilizzare il TFR come fonte di risparmio e mettere da parte dei soldi per integrare la pensione pubblica.

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A chi destinare il TFR: perché al fondo pensione?

Il primo e più importante dei nostri consigli sul TFR, e lo diciamo fermamente, è decidere di versare il TFR in un fondo pensione. Molte sono di solito le critiche a questa scelta. C’è ancora chi pensa che lasciare il TFR in azienda sia la scelta giusta, ma, considerata la fiscalità e l’economia italiana, lasciare il TFR in azienda è controproducente.

La scelta di destinare il TFR ad un fondo pensione, infatti, è favorita da un importante agevolazione fiscale che lo Stato offre al lavoratore, ma anche all’azienda! Le agevolazioni fiscali scattano proprio in virtù del fatto che il TFR venga utilizzato per integrare la propria pensione, invece che come liquidazione finale, e tale scelta viene promossa dalla normativa e dalle leggi in modo da favorirla.

Tutto al fine di evitare o diminuire un futuro problema sociale che sarà tuo e dello Stato. Per questo motivo il consiglio sul TFR che ti diamo è quello di destinare il tuo TFR a un fondo pensione. Potrai ottimizzare la tua pianificazione previdenziale, ottenendo dei rendimenti superiori nel lungo periodo rispetto al rendimento del TFR lasciato in azienda.

Scopri come puoi ottimizzare il tuo TFR e aumentare la tua pensione con gli strumenti esclusivi e gratuiti di IoInvesto.

Non destinare il TFR ad un fondo pensione: l’azienda è sicura?

Se hai comunque deciso di lasciare il TFR presso il tuo datore di lavoro o non hai ancora preso una decisione definitiva a riguardo, tieni in considerazione anche la sicurezza, perché in alcuni casi lasciarlo in azienda potrebbe essere un bel rischio.

Al contrario, versando il TFR su un fondo, non avrai più alcun rischio legato all’affidabilità dell’azienda nella quale lavori. Solo per le aziende con più di 50 dipendenti il TFR viene versato automaticamente presso l’INPS. Per le aziende di grosse dimensioni, il TFR è comunque al sicuro, perché non rimane materialmente in mano al datore di lavoro, ma è versato nel Fondo Tesoreria INPS.

Nelle aziende con meno di 50 dipendenti il TFR rimane in azienda, la quale può utilizzarlo come fonte di finanziamento. Nulla di male, finché l’azienda non inizia a navigare in cattive acque. In quel caso, ahimè, potresti avere serie difficoltà ad ottenere la tua liquidazione.

Abbiamo fino qui parlato dei vantaggi fiscali e della migliore affidabilità di destinare il tuo TFR ad un fondo pensione, passiamo ora ai rendimenti che si possono avere scegliendo tre le due opzioni.

TFR dove conviene metterlo: parliamo di rendimenti medi

Se guardiamo ai rendimenti, ci potrebbero essere grosse differenze tra lasciare il TFR in azienda o destinarlo ad un fondo pensione, potresti perdere o guadagnare anche molti soldi.

Se lasci il tuo TFR in azienda, sarà rivalutato in base all’inflazione. Se lo metti in un fondo pensione, non verrà rivalutato in base all’inflazione, ma sarà investito sui mercati finanziari in modo più o meno aggressivo, a seconda del comparto di investimento che scegli, e avrai dei rendimenti, non più una semplice rivalutazione.

Il TFR accantonato in azienda viene rivalutato ad un tasso pari all’1,5% fisso più il 75% del tasso di inflazione. Facciamo un esempio per chiarirci le idee. Se l’inflazione è al 1% dovremmo calcolare il 75% del 1% d’inflazione che è pari a un tasso dello 0,75% al quale dovremmo sommare l’aliquota fissa del 1,5% per avere una rivalutazione totale, in questo caso pari al 2,25%.

Generalmente, i rendimenti medi dei Fondi pensione sono migliori, per esempio il fondo di categoria Fon.Te, riservato ad un gran numero di lavoratori, in primis tutti quelli del CCNL commercio, potrebbe fare un rendimento pari al 5,05% in 10 anni.

Dove destinare TFR: l’importante ruolo della tassazione

Come dicevamo prima, nella valutazione di dove lasciare il TFR è bene prendere in considerazione anche alcune valutazioni fiscali. Al momento della liquidazione del TFR il montante, ovvero il totale del TFR accantonato più gli interessi dati dalla rivalutazione, viene tassato circa di un’aliquota pari a quella media IRPEF del lavoratore che va dal 23% al 43%.

Questo è il regime di tassazione ad imposta sostitutiva del TFR lasciato in azienda e non destinato ad un Fondo pensione. Se destinato alla previdenza complementare, il tuo TFR godrà invece di importanti agevolazioni fiscali.

A quanto ammontano le agevolazioni fiscali?

Approfondiamo e analizziamo nel concreto quali sono e a quanto ammontano le agevolazioni fiscali delle quali ti abbiamo accennato. Le agevolazioni fiscali riguardano la tassazione sul montante finale. Infatti, come abbiamo già visto, il TFR in azienda viene tassato con un’aliquota media IRPEF che varia dal 25 al 35% in base al proprio reddito.

Mentre il TFR nel fondo pensione ha una tassazione che varia dal 15%, e scende dello 0,3% all’anno dal quindicesimo anno di adesione, fino ad arrivare a un minimo del 9%.

Agevolazioni fiscali: un esempio

Più o meno il TFR maturando è pari a circa uno stipendio lordo mensile, cioè una mensilità lorda del tuo stipendio. Quindi, ogni anno di lavoro pieno comporta la maturazione o l’accumulo di uno stipendio lordo sul tuo “conto” TFR.

Prendiamo quindi uno stipendio medio italiano, per esempio €2.000 lordi. Ogni anno andrai ad aggiungere €2.000 al tuo accantonamento TFR.

Calcoliamo 40 anni medi di lavoro, il capitale accantonato può arrivare facilmente a €80.000 di TFR, senza tener conto delle rivalutazioni.

Ecco che pagare un‘aliquota del 9% rispetto a un ipotetico 30% su 80.000€ ci farebbe risparmiare circa €16.800 senza dover investire €1 in più.

Solo con una sola semplice scelte, hai una grande differenza e con un fondo pensione di categoria i risultati possono essere ancora migliori!

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L’importanza di ottimizzare con una pianificazione previdenziale

I vantaggi non sono finiti qui, perché potresti ottenere di più anche dal punto di vista del rendimento. Ottimizzare una pianificazione previdenziale sfruttando il versamento del TFR in un fondo pensione ci permetterebbe di ottenere dei rendimenti derivanti dai mercati finanziari.

Sappiamo tutti che questi sono mediamente molto più alti nel lungo periodo rispetto al rendimento del TFR in azienda. Questo perché, quando si parla del tema pensionistico, è implicito parlare di lungo periodo. Ed è proprio nel lungo periodo che l’investimento azionario può dare i suoi migliori frutti andando a sfruttare anche il miracolo della capitalizzazione composta.

Adesso vogliamo riassumerti in sintesi  brevemente tutti i benefici che abbiamo visto che derivano da versare il TFR nel fondo pensione, piuttosto che lasciarlo in azienda.

Tutti i benefici del versare il TFR nel fondo pensione

Il consiglio che ti abbiamo dato, cioè quello di non lasciare il TFR in azienda, non è per niente scontato. Se non sei ancora convinto, ecco delle riflessioni a cui rivolgere la tua attenzione.

Prima di tutto pensa al beneficio fiscale: ti permette di avere una tassazione del TFR che va da un massimo del 15% fino a un minimo del 9%. Abbiamo già visto la differenza tra le due opzioni con un esempio pratico.

Secondo, il vantaggio di ottimizzare la propria posizione previdenziale ottenendo un rendimento medio superiore a quello che si otterrebbe a lasciare il TFR in azienda. Lasciare il TFR in azienda significa agganciarlo all’andamento dell’inflazione, metterlo in un fondo pensione vuol dire poter ottenere dei rendimenti potenzialmente migliori, perché i soldi vengono investiti nei mercati finanziari.

Terzo, se la tua azienda ha meno di 50 dipendenti, il TFR rimane in azienda e potresti essere esposto al rischio insolvenza da parte del datore di lavoro.

TFR in azienda vs TFR nel Fondo pensione

La differenza sostanziale tra lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo ad un fondo pensione riguarda la liquidazione dello stesso nel caso di perdita del lavoro.

Se lasci il TFR in azienda, come abbiamo già accennato in precedenza, questo ti verrà liquidato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Lo potrai, quindi, riscuotere tutto come liquidazione se dai le dimissioni volontarie o ti licenziano.

Allo stesso modo, quanto versato nel fondo pensione può essere riscattato nella misura del 100% in caso di perdita del lavoro, ma verrà penalizzato con una tassazione del 23%.

Vi è un ulteriore vincolo sulla liquidazione dell’intero versato al momento della pensione. Se lasciate il TFR in azienda e andate in pensione, vi verrà liquidato il tutto perché è cessato il rapporto di lavoro in essere.

Al contrario, se i soldi del TFR sono investiti in un fondo pensione, di norma non potete incassare tutto sotto forma di capitale al 100%. A scadenza, quando andrete in pensione, se il montante maturato nel fondo pensione supera una certa soglia, saremo obbligati a percepire almeno il 50% in forma di rendita vitalizia.

Infatti se il 70% del montante finale tramutato in rendita supera il 50% dell’assegno sociale, sarà possibile prendere al massimo il 50% del montante sotto forma di capitale. Questo perché ovviamente lo Stato sa che avremo bisogno di una pensione integrativa privata.

Il montante accumulato sul fondo pensione è una somma risparmiata vincolata al conseguimento di una rendita integrativa, utile ad aumentare le entrare finanziarie una volta andati in pensione. Ci tutela contro il rischio di vivere troppo a lungo ed esaurire le nostre risorse economiche, visto che non potremmo fare più di tanto affidamento alla pensione pubblica.

Un esempio per aiutarvi a decidere dove destinare il TFR

I consigli su TFR non sono mai troppi, ma cerchiamo di decidere a chi destinare il TFR basandoci sui numeri. Vediamo l’esempio che abbiamo preparato per te per capire meglio dove conviene mettere il tuo TFR.

Ipotizziamo un lavoratore con un reddito lordo di €30.000 annui. Il TFR maturando annuale sarà quindi pari a €2.073. Ogni anno il nostro lavoratore accantonerà questa cifra nel suo “conto” TFR.

Poniamo una crescita del reddito del 1% annuo, quindi ci immaginiamo che il nostro lavoratore guadagni qualcosina di più ogni anno, avrà degli aumenti di stipendio dell’1%. Partendo da questi presupposti, andiamo a calcolare la convenienza tra fondo pensione e TFR in azienda.

TFR nel fondo pensione o in azienda: chi vince?

Prendiamo come esempio anche che il numero di anni lavorativi sia pari a 40, con un inflazione annua media dell’2% (obiettivo BCE). Possiamo stimare una rivalutazione del TFR lasciato in azienda pari al 3%.

Quando il nostro lavoratore arriva alla pensione, avrà maturato un montante TFR lasciato in azienda pari a €110.000, dato dalla somma dell’accontonamento annuale rivalutato in base all’inflazione.

Ora ipotizziamo il caso di versare il TFR nel fondo pensione. Possiamo immaginarci un rendimento del fondo pensione leggermente più alto pari al 4,00% (media dei fondi pensione derivante da COVIP nel periodo che va dal 2014 al 2023). In questo caso avremo un montante finale accumulato nel fondo pensione pari a € 147.000.

Il risultato finale sarà quindi che, a parità di TFR versato (€86.362), il montante finale del TFR lasciato in azienda sarà pari a €110.00, mentre il montante finale del TFR versato nel fondo pensione sarà di €147.000. Quindi a parità di TFR, la differenza di montante sarà di ben 37.000€!

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Non male, direi. Date queste ipotesi, pensa anche la tassazione IRPEF del TFR in azienda sarà pari al 25,73%, al contrario della tassazione del 9% se il TFR aziendale fosse stato versato nel fondo pensione.

La scelta non è facile, ma avere conferma dai numeri è la miglior cosa.

Consigli su TFR: guida alla scelta del Fondo pensione

Ora che hai deciso di destinare il tuo TFR ad un fondo pensione, la seconda domanda che devi porti è: quale fondo pensione scegliere per destinare il TFR?

Esistono diversi tipi di fondo pensione dove versare il TFR. I fondi pensione aperti, i fondi pensione chiusi e i Piani Individuali Pensionistici.

Andiamo allora a vederli uno per uno per capire quale sia la scelta giusta da fare.

Fondi pensione chiusi dove destinare TFR

Valutati e accettati i consigli su TFR appena esposti, iniziamo a capire a chi destinare il TFR e partiamo dai fondi pensione chiusi o di categoria.

Questo tipo di fondi pensione, chiamati appunto anche fondi di categoria, sono destinati solo ed esclusivamente ai lavoratori appartenenti a quella specifica categoria.

Per farti un esempio il Fondo Cometa è il fondo pensione riservato a chi lavora nel settore metalmeccanico e solo a loro. Così come il fondo Fonchim è il fondo pensione di categoria riservato a chi lavora in un’azienda chimica. Se fai un altro tipo di mestiere non puoi proprio accedervi.

Questo tipo di fondo pensione ha dei costi molto bassi e rendimenti buoni o quantomeno discreti. Hanno un vantaggio enorme che non riguarda il TFR, ma che ti spiegheremo meglio tra poco.

Fondi pensione aperti, dove destinare il TFR

I fondi pensione aperti sono creati direttamente da banche, società di intermediazione, assicurazioni o società di gestione del risparmio. Questo tipo di fondi pensione sono aperti a tutti: lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, ragazzi o persone che non lavorano.

Hanno costi medi e rendimenti variabili. Possono aderire a questo tipo di fondo pensione anche i familiari a carico dei lavoratori. Attenzione, però, a quale scegli per  il tuo TFR.

Di fondi pensione aperti ce ne sono davvero tanti in giro, molto buoni e interessanti, ma alcuni anche con rendimenti molto negativi e costi eccessivi.

PIP (Piani Individuali Pensionistici), dove destinare il TFR

Tra i fondi dove lasciare il TFR abbiamo anche i Piani Individuali Pensionistici conosciuti anche con il nome di PIP.

I PIP sono un prodotto assicurativo, mediamente poco efficiente e molto costoso. Se hai sottoscritto un PIP fallo analizzare mediante la consulenza previdenziale online, scopriremo insieme i costi e come ottimizzare la tua posizione previdenziale. Solo così potrai capire dove versare TFR,  in quale fondo pensione e anche quanto versare in più se necessario.

Ricorda sempre che in ballo c’è la tua pensione futura e quindi il tuo benessere!

Quale fondo scegliere per destinare il TFR?

Innanzitutto ti ricordiamo che la scelta di versare o meno il TFR in un fondo pensione devi farla entro 6 mesi dall’assunzione e se opti per il fondo pensione, tale scelta è irreversibile.

Se decidi di tenere il TFR in azienda, puoi cambiare idea e aderire ad un fondo pensione in qualsiasi momento.

Attenzione, perché se non esprimi un parere sulla destinazione del TFR, vale “l’assenso tacito” per cui verrai automaticamente iscritto al fondo di categoria.

Se vuoi evitare questo, devi fare una scelta direttamente tu e comunicare la tua preferenza al datore di lavoro.

L’enorme vantaggio del fondo pensione chiuso dove versare il TFR

Il fondo pensione chiuso, quello di categoria o negoziale, ha un enorme vantaggio in più rispetto a quello aperto.

Se scegli il fondo di categoria e se è previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro, infatti, oltre al tuo TFR sarà versata una quota anche dal datore di lavoro.

Sono letteralmente soldi in più e gratis che vengono versati sulla tua pensione, ma che non devi mettere tu. È come fosse un aumento di stipendio, che vado a dedurre dal mio reddito, e sul quale guadagno interessi tramite la capitalizzazione composta.

Per poter accedere a questo enorme vantaggio in genere è necessario versare un contributo aggiuntivo minimo, oltre al TFR.

Esempio pratico: fondo pensione aperto vs fondo pensione chiuso

Facciamo un esempio pratico in modo da capire dove mettere il TFR, nel fondo negoziale o in quello aperto. Mettiamo a confronto un TFR versato in fondo pensione aperto, quindi senza l’aggiunta della quota del datore di lavoro, e uno chiuso.

Riprendiamo, allora, il nostro amico ventenne con un reddito annuo lordo di 30,000€ che presumibilmente andrà in pensione nel 2073 e con una crescita del reddito pari al 1%.

Caso del fondo aperto: il nostro giovane amico ha deciso di versare il suo TFR in un fondo aperto, quindi non di categoria, che ha un rendimento medio del 4%. In questo primo caso il versamento al fondo pensione sarà dato solo dal TFR.

Caso del fondo chiuso: il nostro giovane amico ha scelto di versare il suo TFR e il contributo minimo aggiuntivo pari al 1,20% della sua RAL, così da avere diritto anche al contributo datoriale obbligatorio pari al 2%, nel fondo pensione chiuso di categoria. Anche per il fondo chiuso presumiamo un rendimento medio del 4%.

Nel primo caso avremo un montante finale di €96.000, nel secondo ben 225.000€!

A parità di TFR, il montante accumulato passa da 86.000€ a 126.000€, grazie ai versamenti aggiuntivi. Tieni presente che gran parte dei versamenti aggiuntivi li pagherà il datore di lavoro in quanto tu versi il 1,20% e lui il 2%, quindi sono soldi che non hai pagato tu direttamente. Oltretutto i versamenti aggiuntivi sono deducibili dal reddito e avrai un beneficio fiscale.

Il vantaggio totale è quindi la somma delle due differenze: più di 120.000€.

Ovviamente questo vantaggio è maggiore per chi inizia a interessarsi prima di queste cose e per questo noi vi esortiamo sempre a non rimandare.

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