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ETF attivi vs ETF passivi: quale scegliere?

Gli ETF possono essere di due tipi: ETF attivi ed ETF passivi.

Un investitore consapevole deve conoscere vantaggi e svantaggi di questi due diversi prodotti finanziari per sfruttare al meglio sia gli ETF a gestione attiva che gli ETF a gestione passiva.

Vediamo allora cosa sono, quali performance hanno statisticamente rispetto al benchmark di riferimento e come scegliere l’ETF migliore.

ETF a gestione passiva: cosa sono?

Prima di avventurarci nella spiegazione delle differenze, dei vantaggi e degli svantaggi dei vari tipi di ETF, è opportuno fare una premessa di carattere generale.

Gli Exchange Traded Funds, in breve ETF, sono fondi d’investimento (o SICAV) quotati su un mercato finanziario.

Essi vengono finanziati tramite la partecipazione degli investitori e le loro quote o azioni vengono scambiate nei relativi mercati alle stesse condizioni di ogni altro strumento o prodotto finanziario. 

Nascono negli anni ‘90 in America. Da allora si sono imposti come uno dei metodi più semplici, ed allo stesso tempo efficaci, di gestione del risparmio.

Milioni di investitori ogni giorno acquistano e vendono quote e azioni degli ETF più vari. 

Chiarita preliminarmente la questione, concentriamoci ora nello specifico sugli ETF a gestione passiva. 

In un ETF passivo, la dirigenza (generalmente impersonata da un fund manager) si limita a replicare “passivamente” la performance degli indici o settori di riferimento. 

Ciò generalmente avviene rispecchiando quanto più possibile la reale composizione del mercato cui appartengono i titoli inseriti nell’ETF. 

Vale a dire: includendo al suo interno un paniere di titoli molto fedele all’effettiva composizione del mercato, l’ETF è in grado di riprodurre l’andamento di quel determinato mercato.

Facciamo un esempio.

Nel caso di un ETF gestione passiva sul petrolio, acquistando azioni o partecipazioni in società attive nel campo petrolifero in maniera proporzionale al loro peso effettivo in tale campo, l’ETF replicherà l’andamento degli indici di tale mercato.

È come se l’ETF passivo fosse il mercato stesso.

Questo tipo di strumenti finanziari, dunque, adotta una strategia passiva, il cui risultato è strettamente legato al risultato del benchmark, ossia dell’indice di riferimento.

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Pro e contro degli ETF passivi

Gli ETF passivi sono stati i primi Exchange Traded Funds ad apparire sui mercati e presentano alcuni tratti distintivi che ne hanno decretato il loro successo

Anzitutto, il loro costo di gestione è significativamente inferiore rispetto a quello degli ETF attivi.

Il motivo è facile a comprendersi.

Il gestore deve limitarsi a riprodurre all’interno del proprio paniere la composizione effettiva di un mercatoCiò richiede un minor dispendio di energie rispetto alla gestione attiva di un ETF che, come vedremo, adotta tattiche d’investimento diverse. 

etf attivi e passivi

 

In generale, gli ETF passivi si dimostrano una scelta vincente specialmente in periodi di forte crescita del mercato.

Il loro strettissimo legame col benchmark di riferimento può però rivelarsi un’arma a doppio taglio. 

Una scelta avventata, infatti, oppure una conoscenza nebulosa del mercato di riferimento, potrebbe avere un impatto molto negativo sul risparmio investito. Il capitale seguirà le sorti degli indici di riferimento, impietosamente, anche qualora il benchmark dovesse inesorabilmente scendere. 

Ad onor del vero va detto che un crollo totale, improvviso ed imprevedibile di un intero mercato è un’eventualità assai remota.

E la possibilità di disinvestire è quasi sempre ed agevolmente attivabile.

ETF a gestione attiva: cosa sono?

Gli ETF attivi sono prodotti relativamente recenti, che vanno gradualmente affermandosi accanto alla tradizionale gestione passiva.

Una gestione attiva di un ETF non si limita a riprodurre il benchmark. Un ETF attivo cerca di “battere il benchmark”, ossia di superare la performance del mercato di riferimento. 

Per far ciò, la dirigenza opera uno stock-picking, ossia una cernita relativa alle azioni verso cui rivolgere il proprio capitale di rischio.

Inoltre, il fund manager potrebbe operare variamente sugli strumenti in possesso del fondo, per sfruttare il saliscendi del mercato, investendo e disinvestendo al momento più opportuno.

Il valore di un ETF attivo può, dunque, differire dal benchmark. 

Le operazioni di investimento e disinvestimento, e soprattutto il dispiego di risorse materiali e temporali necessarie a mantenere un ETF di questo tipo, comportano dei costi di gestione più elevati che correttamente scoraggiano alcuni investitori. 

Importantissimo, ancor più che nel caso dei fondi passivi, è il fatto di informarsi attentamente, in prima persona o per mezzo di una consulenza fidata, sulle performance passate degli ETF attivi. 

Una valutazione completa di tale strumento finanziario deve inevitabilmente tenere conto anche delle capacità dimostrate dall’organo di gestione. Queste influiscono in maniera determinante sul risultato gestionale finale.

Pro e contro degli ETF attivi

Come abbiamo detto, la scelta di un ETF attivo è un’attività particolarmente delicata. Molteplici sono, infatti, i fattori da tenere in considerazione. Non soltanto il mercato di riferimento, ma anche i risultati passati, l’attuale composizione dell’organo gestorio, i costi.

Un ETF attivo che fosse capace di battere il benchmark si potrebbe rivelare un’ottima scelta. In tal caso, il fondo garantirebbe ai suoi partecipanti ritorni economici superiori a quelli del mercato di riferimento. 

Tuttavia, non è così semplice battere il benchmark.

Farlo richiede una pianificazione attenta, un’ottima prontezza e competenze non comuni. Inoltre, molto spesso questa tipologia di fondi è gestita attraverso l’ausilio di un algoritmo che svolge in automatico una serie di operazioni di mercato potenzialmente profittevoli. 

Per questo motivo, spesso, si considerano i fondi attivi come un prodotto maggiormente rischioso rispetto a quelli passivi.

La valutazione, un po’ superficiale, non appare però completamente erronea a chi rifletta sul fatto che il tentativo di “far meglio degli altri” rende sempre necessario correre alcuni rischi. Ad esempio quello di far peggio del benchmark, ossia avere un risultato di gestione inferiore rispetto a quello medio dell’indice di riferimento. 

Ciò però non significa che tale tipologia di ETF sia sempre rischiosa o sia sempre da escludere.

Piuttosto indica che una scelta d’investimento che vada nel senso della gestione attiva, potenzialmente più remunerativa, dev’essere sempre oculatamente ponderata, anche con riferimento alla situazione patrimoniale individuale dell’investitore

Rimane, poi, da considerare l’indice di riferimento che sottostà ad ogni ETF.

Un ETF attivo che insista su un mercato in rialzo avrà molte più probabilità di fornire risultati positivi di un ETF che riprenda invece un paniere di prodotti correlati ad un mercato in ribasso. 

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ETF attivi e passivi: quale scegliere?

Abbiamo fatto una rapida rassegna sulla gestione attiva e passiva degli ETF.

Come è emerso, ciascuna delle due tipologie di gestione ha dei pro e dei contro.

I vantaggi e gli svantaggi di ognuna di esse non permettono di individuare l’ETF che sia migliore in assoluto. 

Piuttosto, i paragrafi che precedono avevano come obiettivo quello di attivare una certa consapevolezza finanziaria negli investitori che spesso non hanno modo di conoscere direttamente i prodotti presenti sul mercato sotto tutti i loro profili. 

La scelta va quindi sempre compiuta tenendo conto del portafoglio globale nel quale si intende inquadrare l’investimento in ETF. 

La maggioranza degli investitori, allorché si parla di fondi di questo genere, tende ad utilizzare gli ETF a gestione passiva come base della propria esposizione. 

In casi specifici, tuttavia, anche un ETF a gestione attiva può presentare dei vantaggi significativi, anche se è sconsigliata un’esposizione totale, e a maggior ragione non pianificata, su tale tipologia.  

Un consulente finanziario può assisterti nelle tue scelte di pianificazione finanziaria e patrimoniale, aiutandoti a scegliere il peso da assegnare nel tuo portafoglio a questi due tipi di ETF.

Come saperne di più?

Per saperne di più potresti essere interessato a consultare un esperto oppure un consulente finanziario. 

Un consulente finanziario autonomo offre ad ogni cliente una consulenza personalizzata, la quale tiene conto dei bisogni, delle prospettive e delle aspettative dell’investitore.

Il consulente costruisce assieme al suo cliente una strategia di investimento adeguata e bilanciata, scegliendo i prodotti finanziari più adatti.

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