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Il rischio fallimento della banca: quali sono più a rischio? 

Preoccuparsi della solidità dell’istituto di credito a cui si ha affidato i propri risparmi è doveroso da parte di tutti.

Infatti sempre più frequentemente i media riportano la notizia di una banca che si trova in cattive acque o addirittura del fallimento della banca e degli investitori, piccoli e grandi, che vengono intervistati esprimendo tutta la loro disperazione.

Se da una parte per un risparmiatore che non si occupa di finanza tutti i giorni è complicato orientarsi nel capire quali siano le banche più solide, dall’altra parte basta prendere dimestichezza con alcuni fattori chiave che andremo a vedere in questo post.

Quali sono i fattori per valutare se una banca può fallire?

La trasparenza è il primo elemento da considerare in un istituto bancario.

Infatti le informazioni importanti devono essere accessibili in tempi rapidi e in maniera chiara e completa. Se la banca si prende troppo tempo per fornirle su nostra richiesta non è un buon segno.

La dimensione della banca è un altro fattore importante: gli istituti più grandi sono sottoposti anche alla vigilanza diretta della Banca Centrale Europea.

Sono ben 114 le banche in tutta l’Unione Europea sotto vigilanza e queste detengono oltre l’80% del totale degli attivi bancari.

La quotazione in borsa è ugualmente importante perché spesso i piccoli istituti bancari non lo sono e questo in un certo senso li rende più oscuri per i piccoli risparmiatori.

Una banca quotata, infatti, sarà sempre sotto l’occhio attento dei propri investitori, inclusi grossi fondi che si aspettano di ottenere un profitto.

Di conseguenza, ogni minima fragilità sarà immediatamente sanzionata con una perdita di valore.

Se il titolo della banca ha un andamento positivo o in linea con quello generale del mercato, significa che i grossi investitori, che sono sempre molto ben informati, lo considerano affidabile.

Se invece il mercato è stabile o positivo, ma il titolo scende, potrebbe esserci qualcosa che non va, c’è un rischio di fallimento della banca.

Un ulteriore fattore, che può apparire ostico, ma che è sia di fondamentale importanza sia facile da verificare è il solvency ratio o coefficiente di solvibilità.

Questo coefficiente rappresenta la riserva patrimoniale che una banca ha a disposizione in caso di perdite nei suoi investimenti. Ovviamente maggiore è l’ammontare meglio è, in ogni caso non deve essere al di sotto del 10%.

Un ultimo fattore, ma non meno importante, è l’indice di solidità o CET1. Il CET1, acronimo che sta per Common Equity Tier 1 ratio, è un valore in percentuale che misura la solidità di un istituto rispetto agli investimenti rischiosi.

Il valore minimo stabilito dall’European Banking Authority, al di sotto del quale la banca è considerata rischiosa, è del 8%. Anche in questo caso, più la percentuale è alta e meglio è.

Questo valore percentuale differenzia le banche a rischio fallimento e le banche commissariate da quelle che sono le migliori banche italiane.

In altre parole, se questo parametro va al di sotto dell’8% si può tranquillamente affermare che l’affidabilità delle banche sia a rischio (intaccando persino quella delle banche solide).

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Perché le banche possono fallire?

La funzione principale di ogni banca è quella di raccogliere i risparmi di alcune persone (mediante operazioni come il deposito, l’apertura del conto corrente, ecc…) per mettere gli stessi risparmi a disposizione di altri, cioè di coloro che chiedono un prestito o un mutuo.

Insomma le banche raccolgono capitale per darlo a chi non ne ha.

È chiaro però che questo giochetto funziona fintantoché i capitali vengono tenuti fermi per un certo tempo.

Se invece tutti si recassero in banca per chiedere la restituzione dei loro soldi, la banca non potrebbe farvi fronte, in quanto non avrebbe più tutti i soldi che ha ricevuto, avendoli prestati a chi li chiedeva in prestito.

Facciamo un esempio davvero elementare: 10 persone depositano in banca 1.000 euro, dopo un po’ la banca fa un prestito di 5.000 euro.

Se anche solo 6 delle persone che hanno effettuato il deposito si recassero contemporaneamente in banca per chiedere il ritiro dei loro soldi, la banca non li avrebbe tutti perché nel frattempo sono stati impegnati dandoli in prestito.

L’esempio è molto semplice, ma rende l’idea.

È vero che la banca lucra sui prestiti grazie agli interessi che chiede in cambio, tuttavia se tutti (o anche solo la maggior parte) dei correntisti si recasse in banca per prelevare i risparmi è certo che l’istituto non potrebbe farvi fronte.

Il problema è che le banche detengono all’interno delle loro casseforti solo ed esclusivamente il contante necessario per soddisfare i normali prelievi quotidiani dei clienti.

L’esperienza e la mole di clienti fornisce alla banca gli elementi necessari per capire quanto contante occorre in una giornata, piuttosto che in un’altra.

Nel caso di grossi prelievi, addirittura, i soldi vanno prenotati per tempo.

Le banche non sono altro che imprese commerciali.

Mi spiego meglio: le banche concludono affari con lo scopo di lucrare.

La differenza sostanziale è che mentre le aziende svolgono la propria attività imprenditoriale su un prodotto, il prodotto delle banche è il denaro.

Questo significa che le banche prendono in prestito il denaro da un cliente e lo danno in prestito ad un altro.

Il gioco è semplice: se io banca presto denaro ad un tasso di interesse più elevato di quello che pago a chi mi presta i soldi, io sto realizzando un utile per me, per i depositanti, per gli azionisti e per tutte le spese di gestione. 

Se un depositante versa 1.000 euro sul suo conto, la banca può prestare 920 euro.

Chi ottiene il prestito, che spenda il denaro o lo versi in un altro conto in banca, creerà 920 euro sotto forma di un nuovo deposito.

Di questo deposito 846,40 euro possono essere dati a prestito, mentre 73,60 euro sono tenuti come riserva.

Questo processo di reinvestimento continua, così che con una riserva richiesta dell’8%, un deposito di 1.000 euro può generare nuovo denaro per un totale di 12.000 euro.

Si può ben comprendere il concetto di riserva frazionaria.

È usuale che le banche, dunque, concedano prestiti fino al limite consentito.

I problemi iniziano quando si sparge voce che una banca è in difficoltà. In quel contesto i depositanti iniziano a perdere fiducia nella banca stessa.

La reazione è inevitabile: i depositanti iniziano a precipitarsi agli sportelli e a chiedere i propri soldi.

In quel contesto la banca non potrà soddisfare la richiesta dei prelievi, e quindi i depositi non potranno essere restituiti.

Ecco che accade il fallimento della banca. Le strade sono dunque tre:

  • la banca fallisce (con tutte le conseguenze del caso)
  • il governo salva la banca
  • la banca viene fusa con una banca più forte

Quali sono le altre cause di fallimento della banca? 

Le banche oltre a fallire per non avere disponibilità di liquidità in caso di forte richiesta di prelievi, possono fallire a causa dei seguenti motivi:

  • Prestiti: sono i prestiti stessi che mettono in difficoltà una banca. In particolar modo i prestiti a lungo termine e con tassi di interesse molto bassi. In questo contesto, fino a quando l’economia si mantiene stabile e i tassi che la banca paga sul denaro depositato dai clienti o proveniente da altre fonti sono inferiori all’interesse sui prestiti, la situazione rimane stabile. I problemi cominceranno dal momento in cui i tassi pagati sul denaro che riceve salgono. In fase di stretta monetaria, dunque, la banca si troverà nella condizione di dover spendere più di quanto essa stessa guadagna
  • Mutui: la situazione degenera quando chi ha ottenuto un mutuo non lo restituisce. Tale inadempienza può portare al fallimento le banche regionali più piccole
  • Frodi e appropriazione indebite sono un altro motivo del fallimento delle banche 
  • Hacker: l’era degli hacker ha reso possibile il furto di fondi. Muovendosi tutto il sistema nel cyberspazio, le banche dovranno sempre utilizzare software al passo con i tempi per evitare il furto e l’appropriazione di denaro
  • La cattiva amministrazione e le pratiche commerciali imprudenti: una banca mal gestita è ovviamente più soggetta a fallire. Se il direttore di una banca inizia ad elargire prestiti non garantiti ad amici e parenti, la banca è mal gestita e a lungo andare sarà soggetta a fallimento. Quando un’amministrazione si sbilancia troppo, in tempi di prosperità, rischia di causare danni alla banca stessa
  • Gli investimenti sbagliati: molte banche hanno tolto ogni freno, mettendo da parte la prudenza e cimentandosi in attività ad alto rischio.I mercati finanziari sono un’incognita. Se una banca compra una materia prima sui massimi decennali andrà incontro al fallimento nel momento in cui il prezzo della materia prima scendesse.  Ad esempio alcune banche, che avevano comprato petrolio nel momento della sua massima prosperità, sono fallite quando i prezzi sono crollati

Questi sono i problemi più rilevanti che possono portare una banca al fallimento. Questi concetti sono universali e non riguardano solo le banche piccole.

Anche i più grandi istituti del pianeta si possono trovare in seria difficoltà. La stragrande maggioranza di essi ha fatto prestiti per il valore di miliardi di dollari al terzo mondo, soldi che non possono materialmente essere restituiti (figuriamoci gli interessi).

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Le banche italiane sono a rischio?

Da qualche anno la situazione delle banche in Italia non è delle più tranquille.

Proprio per questo è diventato ancora più importante avere la certezza di scegliere una banca tranquilla per i propri prestiti, risparmi ed investimenti.

In Italia si sente sempre più spesso parlare di crisi delle banche e di salvataggi statali.

Infatti sono molte le banche salvate dallo stato come: Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara.

Oppure banche fallite come Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Per non parlare di quelle banche integrate in altre come: Cassa Risparmio di Rimini, Caricesena, Cassa Risparmio S.Miniato, Popolare di Bari, Creval, Credito Artigiano, Carige e via via così.

Insomma sono tantissimi gli istituti falliti o in difficoltà in Italia.

Dagli anni ottanta i più grandi crolli riguardano banche con problemi strutturali oppure delle casse legate ad alcuni territori locali.

Le piccole banche cittadine sono quelle più colpite dai fallimenti bancari, processo accelerato dalla crisi economica dei subprime.

Ecco la lista di alcune banche fallite in Italia: Cassa di Risparmio di Venezia, Banco di Napoli, Banca Romagna, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Padovana, Banca Brutia e la Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti.

Questa sequela di fallimenti delle banche portò l’allora presidente della Banca d’Italia Mario Draghi ad una profonda riforma del sistema bancario italiano con l’accorpamento degli istituti bancari più piccoli in istituti più liquidi e capaci di affrontare con più forza crisi economiche ed aziendali.

Nonostante qualsiasi normativa bancaria anche le banche italiane possono fallire e continueranno a farlo, ma esistono contromisure affinché i danni siano limitati sui tuoi risparmi.

Cosa succede se la banca dove ho i soldi fallisce?

Immagino che qualche volta ti sarai chiesto che succede se la banca dove hai i soldi fallisce. È una domanda fondamentale per chi col duro lavoro ha risparmiato per una vita intera dei soldi con l’obiettivo di pensare al futuro dei figli e alla propria pensione.

Infatti trovarsi senza un euro sul conto perché la banca ha fatto qualche scelta sbagliata o ha messo in atto una speculazione avventata o peggio qualche amministratore delegato ha rubato, potrebbe costringerti a rivedere i tuoi programmi e gestire la situazione tramite un legale.

Per fortuna esiste una procedura di salvataggio bancario dall’interno che prende il nome di bail-in.

Che cos’è il bail-in?

Nell’ipotesi di fallimento della banca, si aprirebbe un meccanismo regolamentato dall’Unione Europea, che va sotto il nome di bailin.

In base ad esso, i primi a sopportare le perdite sono i soci della banca.

Poi, ci saranno gli investitori, che hanno acquistato azioni e obbligazioni.

Solo in ultimo, se le perdite non dovessero essere assorbite azzerando i crediti di tali soggetti, si attingerà dai conti correnti dei risparmiatori, ma solo da quelli con un deposito superiore a 100.000 euro.

Per tutti gli altri, invece, è prevista una garanzia e quindi la restituzione del denaro.

L’informazione più importante a riguardo al bail-in è che nelle operazioni di salvataggio interno non possono essere utilizzati i depositi dei correntisti fino a 100.000 euro: ecco perché questo limite è così importante per i piccoli risparmiatori in caso di fallimento della banca.

Non possono essere toccati nemmeno i patrimoni che gli utenti hanno affidato alla banca sotto forma di azioni, obbligazioni e titoli di fondi.

A conti fatti, tuttavia, è sempre meglio avere un conto con una giacenza inferiore a 100.000 euro e, in caso contrario, aprire un altro conto presso un diverso istituto di credito.

Quindi se sei un correntista con meno di 100.000 euro depositati in banca, non dovrai mai preoccuparti del fallimento della banca: qualsiasi siano le sorti dell’istituto di credito a cui ti sei affidato, non subirai mai alcun rischio.

I soldi ti verranno rimborsati in ogni caso dal Fondo interbancario che, come anticipato, garantisce tutti i conti correnti fino a 100.000 euro. 

Anche nell’eventualità di possedere un quantitativo superiore di risparmi potresti valutare di spezzettare il tuo patrimonio presso più banche per annullare anche tale rischio.

Non aprire più conti presso la stessa banca: difatti, il Fondo interbancario copre fino a 100.000 euro presso lo stesso istituto di credito, a prescindere dal numero di conti correnti posseduti.  

Se hai un conto corrente cointestato con un’altra persona, la garanzia del conto ti copre fino a 200.000 euro in quanto la garanzia non riguarda il conto in sé, ma è fissata per ogni singolo depositante. 

Quali sono le 16 banche a rischio prima del bail-in?

Dal primo Gennaio 2016 per tutte le banche italiane che si trovassero nella condizione di dover essere “ristrutturate” pena il fallimento, varranno le regole del bail-in.

Il quale prevede che a ripianare il dissesto in caso di fallimento della banca siano chiamati non solo gli azionisti e gli obbligazionisti che hanno acquistato le obbligazioni subordinate, ma anche quelli che hanno comprato le normali obbligazioni.

Finito di confiscare tutto ciò, il bail-in entrato in vigore confischerà tutti i conti correnti eccedenti i 100.000 euro, prelevando l’eccedenza.

Fatto questo, se sei correntista della banca o delle banche in questione e hai sul conto meno di 100.000 euro, non devi sentirti comunque tranquillo e protetto.

Per un semplice motivo: il Fondo di garanzia che dovrebbe garantire i depositi inferiori ai 100.000 euro è afflitto da un piccolo problema, cioè non ha in cassa il denaro necessario e il bail-in impedisce allo Stato di intervenire per mettercelo.

Prima dell’introduzione del bail-in erano 16 le banche commissariate da Banca d’Italia:

  • Banca Popolare dell’Etruria
  • Banca delle Marche
  • Istituto per il credito sportivo
  • Cassa di risparmio di Ferrara
  • Cassa di risparmio di Loreto
  • Cassa di risparmio di Chieti
  • Banca popolare dell’Etna
  • Banca popolare delle province calabre
  • BCC Banca Romagna Cooperativa
  • BCC Irpina
  • BCC Banca Padovana
  • Cassa rurale di Folgaria
  • Credito Trevigiano
  • Banca di Cascina
  • Banca Brutia
  • BCC di Terra d’Otranto

Quali sono le banche italiane a rischio nel 2021?

Sapere quali sono le banche italiane più a rischio è fondamentale per conoscere la sicurezza dei propri depositi.

Se hai uno o più conti correnti dovresti sempre sapere qual è lo stato di salute del tuo istituto di credito.

Altra cosa importante da sapere è se la tua banca aderisce al FTID, il Fondo Interbancario di tutela dei depositi, che copre i risparmiatori per depositi fino ad un massimo di 100.000 Euro.

Le banche a rischio nel 2021 sono:

  • Banca del Cilento di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania.
  • Bcc di Venezia, Padova e Rovigo – Banca Annia.
  • Banca Don Rizzo Credito Cooperativo della Sicilia Occidentale.
  • Banca Privata Leasing.
  • Banca Valdichiana – CC di Chiusi e Montepulciano.
  • Bcc Colli Albani.
  • Bcc di Cagliari.
  • Bcc di Pisa e Fornacette
  • Vival Banca
  • Banca Farmactoring Spa
  • Artigiancassa
  • Btl- Banca del Territorio Lombardo
  • Bcc di Recanati e Colmurano
  • Monte dei Paschi di Siena
  • Bcc Valdostana- Coopérative de Crédit Valdôtaine
  • Cr di Volterra
  • Cru Bcc di Treviglio
  • Cru di Rovereto
  • Solution Bank

Tra le banche più a rischio in Italia spiccano le Banche di credito cooperativo e le Casse rurali.

Tuttavia le banche BCC hanno la possibilità di chiedere sostegno al Fondo consortile di garanzia.

Non è un caso che nella classifica delle banche italiane a maggior rischio di default spicchino proprio questi soggetti.

Inoltre è da segnalare che il comparto bancario italiano ha perso diverse posizioni in termini di redditività nel confronto comunitario.

Anche in termini di solidità patrimoniale, espressa dal CET1, il sistema bancario italiano si conferma subito al di sotto della media europea.

Senza contare i casi di mancanza di trasparenza quando alcune operazioni non compaiono nel bilancio.

Fallimento della banca: quali sono le banche italiane a rischio nel 2022?

In considerazione dell’incertezza della situazione internazionale del 2022, tra crisi energetica e guerre che sembrano moltiplicarsi, avere maggiore consapevolezza dello stato del proprio denaro può diventare fondamentale.

Al centro dell’analisi c’è un campione di circa 300 istituti di credito studiati sia dal punto di vista del CET1 ratio sia da quello del Total Capital ratio.

La combinazione di questi due indicatori ha portato alla formulazione di un indice sintetico dal quale è derivata la definizione della classifica.

Da tale classifica è emerso che le banche italiane peggiori sono:

  • Bcc di Venezia, Padova e Rovigo – Banca Annia
  • Banca Don Rizzo Credito Cooperativo della Sicilia Occidentale
  • Banca Privata Leasing
  • Banca Valdichiana – CC di Chiusi e Montepulciano
  • Bcc Colli Albani
  • Bcc di Cagliari
  • Bcc di Pisa e Fornacette
  • Bcc di Recanati e Colmurano
  • Bcc Valdostana- Coopérative de Crédit Valdôtaine
  • BTL – Banca del Territorio Lombardo
  • CR di Volterra
  • Crédit Agricole FriulAdria
  • Cru Bcc di Treviglio
  • Cru di Rovereto
  • Solution Bank
  • Banca Farmafactoring spa
  • ViVal banca

Inoltre l’unica banca sottoposta a procedura di amministrazione straordinaria e gestione provvisoria è la Banca del Sud, le cui filiali per altro sono in fase di acquisizione del Banco Popolare di Bari.

Altra situazione molto problematica è quella del Banco Carige: sanzionata più volte dalla Banca d’Italia, ha chiuso il 2021 con un passivo di 92 milioni di Euro, con l’attuale CdA al centro di una battaglia legale tra l’azionista di maggioranza e il gruppo Bper che sta incorporando Carige.

Purtroppo i vertici europei hanno deciso l’estensione della procedura del bail-in anche alle banche medio-piccole.

Questo sta destando una certa preoccupazione perché per queste banche è molto più probabile che i correntisti con depositi superiori ai 100.000 euro possano subire perdite in caso di crisi economica.

I dati dell’Autorità Bancaria Europea evidenziano che un numero significativo di banche non sarebbe attualmente in grado di essere sottoposto a un bail-in minimo dell’8% del proprio passivo senza far pagare i depositanti.

C’è preoccupazione anche per i piccoli istituti di credito locali, principalmente le Banche di Credito Cooperativo e piccoli istituti del centro sud che non sembrano avere intenzione di aggregarsi, e sui cui bilanci l’autorità di vigilanza si è espressa con preoccupazione. 

Fallimento della banca: cosa devono fare i clienti?

In ogni caso per i clienti della maggior parte delle banche elencate precedentemente non c’è un rischio così immediato come quello segnalato invece per Vival Banca e Banca Farmafactoring.

Se da una parte non è il caso di affrettarsi a chiudere il conto corrente aperto presso uno di questi istituti di credito, dall’altra è bene muoversi con molta cautela.

Lo stato di salute di queste banche a rischio non è certo buono, motivo per cui è consigliabile limitare al massimo l’operatività, evitando ad esempio di sottoscrivere azioni o obbligazioni della banca, per stare lontani dai rischi.  

L’aiuto di uno dei nostri Consulenti Finanziario Indipendente può essere utile per valutare se tali prodotti finanziari possono essere pericolosi da detenere e consigliarti al meglio su come e dove investire. 

Quali banche stanno fallendo?

Negli ultimi due anni Bankitalia ha commissariato ben 26 banche su 208. Più di una su dieci.

Gli istituti in amministrazione straordinaria oggi sono 16. Sono per lo più banche cooperative e piccole popolari.

Banche locali storicamente poco inclini alla finanza speculativa, che raccolgono e impiegano sul territorio.

Eppure molte di loro sono crollate sotto il peso dei crediti andati in sofferenza erogati magari a pochi soggetti e fuori dal territorio.

Altre banche, ben più grandi, sono state sull’orlo del default (Monte Paschi, Carige, Unicredit).

Altre salvate dal fallimento tecnico (Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Cassa risparmio Rimini, Cassa Risparmio di Cesena, Cassa S. Miniato…).

A proposito di fallimenti di banche, la situazione della Carige, mai risolta e portata avanti per anni, è giunta al capolinea: siamo sull’orlo di un default e quindi di una spontanea integrazione, dopo che è anche intervenuto il Governo a mettere un argine con un decreto di urgenza.

Quando uso il termine “spontanea integrazione” intendo che ad un istituto solido viene ordinato da Banca d’Italia e da BCE di integrare un altro istituto fallito o in difficoltà.

I soldi del salvataggio sono stati presi attingendo al Fondo interbancario di risoluzione, quindi dalle altre banche del sistema, che si sono ulteriormente indebolite.

La banca Monte Paschi di Siena e le due banche venete poi integrate in Banca Intesa, direttamente o indirettamente, hanno preso soldi dai cittadini.

Fallimento della banca: in che direzione stiamo andando?

All’origine della scarsa redditività di buona parte degli istituti italiani c’è la mancata presa d’atto che il mondo è cambiato e che il modello basato sull’attività di prestiti non è più centrale e non può supportare da solo la redditività.

Ad esempio Intesa, come si vede anno dopo anno, ha scelto un modello di business “commission driven” (cioè guidato dalle commissioni), basato sulle fabbriche prodotto che ha tenuto in casa e ha fatto crescere: Eurizon (prodotti del risparmio gestito), Intesa Assicurazioni (polizze) e sulle commissioni sull’investment banking (con l’ex Banca Imi), più la rete di private banking e di consulenti finanziari Fideuram.

Anche Credem ha replicato per tempo una struttura del genere.

Unicredit ha invece ceduto le sue fabbriche prodotto (Pioneer ad Amundi, Bancassurance a Allianz e Cnp a Aviva).

Esternalizzare le fabbriche prodotto non è sbagliato in sé, e spesso ha recato importanti benefici di capitale, ma oggi, data la situazione, non è l’opzione più efficace.

La via è segnata: si andrà verso banche più grandi, più attrezzate per fare anche altri mestieri (assicuratori, asset manager, venditori di prodotti finanziari).

Se stai pensando di fare degli investimenti, è ovviamente fondamentale conoscere l’attuale “stato di salute” delle banche in Italia, per non incorrere nel rischio di fallimento della banca.

Poiché hai visto che la situazione non è rosea ti invito sempre ad avere una panoramica completa prima di procedere con degli investimenti, che siano ad alto rischio o meno.

Ma soprattutto è importante affidarsi a esperti del settore come i Consulenti Finanziari Indipendenti che sappiano guidarti sulla strada migliore per te perché senza conflitti d’interesse.

Ricordati: non lasciare che i tuoi soldi vengano gestiti da chi non ha saputo gestire i propri ed ha condotto il proprio istituto al fallimento!

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