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Fondi Anima: conviene vendere in perdita?

In un contesto economico sempre più complesso e imprevedibile, come quello degli ultimi anni, dove i meccanismi fondamentali dei mercati sono spesso saltati, è più che mai necessario fare scelte di investimento corrette. Perseverare nel mantenere posizioni tossiche, ha conseguenze irreparabili sul patrimonio, così come nella vita. Bisogna, infatti, liberarsi di tutta la zavorra che rallenta il decollo della nostra mongolfiera.

In questo articolo analizzeremo nello specifico le caratteristiche e i rischi dei fondi Anima e della convenienza o meno di venderli in perdita. Prima, però, concentriamoci sui concetti generali validi nei momenti in cui un investimento finanziario (indipendentemente dallo strumento utilizzato) si trova in perdita e su tutte le strategie per uscirne con meno danni possibili.

“Finché non vendi, non perdi soldi”

Viene utilizzata frequentemente questa frase che, se analizzata con precisione, presenta i due classici lati della stessa medaglia.

Il primo, quello apparentemente favorevole per il tuo capitale investito, è il seguente: non liquidando la posizione, hai la possibilità di recuperare il capitale nel caso tornasse a crescere.

Il secondo, quello a te sfavorevole, è questo: se il prodotto finanziario in tuo possesso è scadente oppure costoso, recupererai il tuo investimento in un tempo lunghissimo.

Bias comportamentali: avversione alla perdita

L’avversione alla perdita può essere definita come la naturale tendenza a evitare le perdite, laddove possibile. Invece di accettare una perdita, cerchiamo di evitarla, di starne lontani, anche nei casi in cui ciò comporta un rischio di perdita ancora maggiore.

Numerosi studi condotti in laboratorio sull’analisi di decisioni d’investimento tratte dalla vita reale hanno confermato che la percezione di una perdita ha un’intensità maggiore dal doppio al triplo rispetto a quella di un guadagno della stessa entità. In altre parole, l’unico motivo per cui una persona accetti di effettuare un investimento rischioso è questo: il guadagno atteso deve essere notevolmente maggiore rispetto alla perdita potenziale.

Questa paura di perdere è radicata nel DNA del genere umano ed è la stessa che lo aiuta a sopravvivere a situazioni in grado di minacciare la sua stessa esistenza. Vendere o non vendere, questo è il dilemma.

Se ti interessa approfondire anche altri condizionamenti mentali e preconcetti insiti nella nostra natura ti consigliamo di leggere Finanza comportamentale: 5 bias a cui prestare attenzione”. 

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Fondi Anima: origine e attività

Anima SGR (Società di Gestione del Risparmio) è la sezione operativa di Anima Holding, controllata a sua volta da Anima Asset Management Ltd, fondata nel 1999, con quotazione alla borsa di Milano nel 2014. La sua gamma di prodotti offre agli investitori una serie di fondi comuni d’investimento a gestione attiva, delle gestioni patrimoniali e un fondo pensione ad adesione individuale o collettiva.

Anima si appoggia nella distribuzione dei prodotti a diverse banche; tra le più note troviamo Allianz Bank, Banco BPM, Fideuram, Fineco Bank e Banca Sella.

Il loro ruolo di collocatore / venditore di fondi Anima crea il cosiddetto conflitto di interessi: se sei cliente di tali istituti e trovi in portafoglio dei fondi Anima, ora sai perché.

Andamento dei fondi Anima: una visione macro

I numeri parlano chiaro, le statistiche dimostrano che più del 90% dei fondi a gestione attiva viene sovraperformato dal suo mercato di riferimento nel lungo periodo.

In Italia il costo medio di gestione dei prodotti finanziari è tra l’1,5% e il 3,5% all’anno e i fondi Anima non fanno eccezione. Al contrario il mercato (accessibile attraverso i fondi a gestione passiva, denominati ETF – Exchenge Traded Funds) offre strumenti paritari al costo medio di 0,20% all’anno. Le cause principali sono, appunto, le piramidi dei costi (ingresso, uscita, performance) insieme alla gestione attiva dell’emittente, che, nel tentativo di sovraperformare il mercato, si espone a un rischio maggiore.

Proprio per questo nei momenti di crisi del mercato, i fondi a gestione attiva subiscono ribassi maggiori rispetto agli indici più comuni. Mentre nei momenti positivi dei mercati, la zavorra dei costi non permette loro di raggiungere gli stessi risultati dei fondi a gestione passiva (ETF), perdendo quindi per strada parecchi rendimenti.

Se sei interessato al mondo dei fondi di investimento oppure stai pensando di puntare sugli ETF, questo è l’articolo di approfondimento che fa per te: differenza tra ETF e fondi comuni di investimento.

Quello che conta sono le performance a lungo termine

Spesso i fondi Anima, come tutti i fondi a gestione attiva, vengono venduti agli investitori decantando le loro “ottime” performance passate. A parte il fatto che i rendimenti passati di qualsiasi strumento finanziario in generale e dei fondi attivi in particolare non sono indicativi di quelli futuri, ciò che maggiormente dovrebbe interessarti sono i rendimenti a lungo termine

Investire con una solida prospettiva futura non significa solo analizzare le performance passate di un dato fondo in termini assoluti. È necessario confrontarle con quelle ottenute dal suo mercato di riferimento (benchmark) in uno stesso periodo di tempo. Inoltre, tale periodo di osservazione deve essere il più lungo possibile, per apprezzare la reale efficienza e capacità di creare rendimenti.

Se stai investendo i tuoi capitali in un tale tipo di prodotto finanziario, indipendentemente che tu sia in guadagno o in perdita, è giusto che ti chieda: “Mi conviene conservare tale posizione di investimento?”. Puoi anche approfittare della nostra consulenza gratuita e massimizzare al volo i tuoi risparmi.

Pro e contro di vendere in perdita

In generale, gli svantaggi di vendere un fondo Anima o qualsiasi altro strumento finanziario in perdita, si riassumono in due istanze:

  • perdita netta di ricchezza: hai comprato un prodotto finanziario quando aveva un certo valore e lo rivendi a un prezzo più basso;
  • non raggiungimento di obiettivi: hai fatto affidamento su un determinato capitale per soddisfare bisogni futuri e sei costretto a rinunciarvi perché parte di esso si è volatilizzato.

Se questi impatti finanziari negativi immediati sono un forte deterrente, d’altro canto, se non vendi in perdita, ti esponi a un rischio assai più grande. Si tratta di quello di perdere rendimenti futuri molto più elevati di quelli che otterresti mantenendo un investimento così poco efficiente e remunerativo rispetto al mercato.

Insomma, vendere in perdita è necessario per chiudere strumenti inefficienti e cominciare così a investire in prodotti più performanti e non perdere ulteriore tempo e denaro.

A questo punto ti sarà fortemente utile questa guida esclusiva che raccoglie 16 strumenti potentissimi per farti incrementare le performance dei tuoi investimenti!

Meglio aspettare o vendere subito?

Una volta che ti sei accorto che i tuoi soldi sono investiti in uno strumento inefficiente, è doveroso che valuti bene il momento opportuno per disinvestire. In assoluto non esiste un periodo più adatto, per vendere un fondo Anima o un altro prodotto similare. Dipende molto dalla situazione personale e dall’entità della perdita, ma una cosa è certa: più aspetti e più costi di gestione dovrai sostenere.

Tali costi, infatti, agiscono costantemente durante tutto il periodo di detenzione del prodotto. Sono una specie di tassametro che continua a girare dal primo istante dell’investimento fino al momento della vendita.

Altre domande che dovresti porti per valutare la convenienza di disinvestire in perdita sono queste:

  • esiste, una volta venduto, la concreta possibilità di recuperare le perdite?
  • in quanto tempo potrai recuperare le perdite?

Se alla prima è possibile sempre rispondere positivamente, per la seconda dipende da tanti fattori, tra cui i principali sono:

  • scelta di strumenti efficienti su cui investire nuovamente;
  • pianificazione finanziaria personalizzata;
  • futuri andamenti dei mercati.

euro mercato finanza

Se vendi basso, ricompri basso

Prendiamo, ad esempio, il 2022, “anno horribilis” per i mercati finanziari sia sul fronte azionario che su quello obbligazionario. I rendimenti dei fondi Anima nel 2022 non sono stati tutti uguali: è dipeso, infatti, dalla tipologia di asset class in cui hanno investito; vediamo, per i fondi Anima più noti, qual è stata nel 2022 la loro performance negativa:

  • Anima Italia A (-8,4%);
  • Anima Magellano (-13,5%);
  • Anima Megatrend (-13,6%);
  • Anima Risparmio (-10,2%);
  • Anima Pacifico (-14,7%).

Vedendo questi ribassi, sorge spontanea una domanda: preferisci fare shopping quando ci sono i saldi oppure a prezzo pieno? Lo stesso vale sui mercati finanziari. Se i tuoi prodotti sono in perdita, significa che c’è stato un ribasso dei prezzi. Se liquidi le posizioni subito, puoi reinvestire il capitale ad un livello di prezzi ancora bassi e quindi vantaggiosi. 

Il secondo motivo per cui vendere determinati prodotti in perdita è che statisticamente i fondi a gestione attiva recuperano le perdite nel doppio o anche nel triplo del tempo rispetto a quanto fanno gli indici di mercato. Ne consegue, che durante un rialzo delle quotazioni dei mercati le perdite possono essere completamente assorbite dagli indici di mercato, mentre i corrispondenti fondi attivi, invece, rimangono in passivo.

L’importante è avere in portafoglio strumenti efficienti e poco costosi, che portino guadagni all’investitore e non a chi li colloca. Vuoi ricevere subito una valutazione personalizzata? Richiedi ora l’analisi gratuita degli investimenti, un esperto ti aiuterà a recuperare le tue minusvalenze!

I tuoi obiettivi di investimento comandano sempre

Sembra una frase ad effetto, ma se ci pensi bene le uniche cose che puoi controllare nei tuoi investimenti finanziari sono:

  • i costi dei prodotti che utilizzi e
  • conoscere, prima di investire, le motivazioni e gli scopi che guidano il tuo investimento.

Se il primo punto è facilmente intuibile ed attuabile, il secondo merita un seppur minimo approfondimento. In pratica, si tratta di pensare a che cosa e quando ti serviranno i capitali che andrai a investire.

Allineare, quindi, l’investimento con i tuoi obiettivi finanziari e di vita è di fondamentale importanza per la buona riuscita del progetto. Le tue considerazioni personali, non solo quelle legate alle tue esigenze future, ma anche alla tua tolleranza alle perdite, sono molto importanti per poi investire in modo corretto e proficuo.

Avere una strategia di investimento a lungo termine è la cosa migliore, per recuperare prima le eventuali perdite pregresse e proseguire con maggior efficienza sulla strada del raggiungimento dei tuoi obiettivi personali.

Per riuscire in tale intento è necessario essere supportati da una consulenza finanziaria seria, preparata e indipendente, per avere la certezza che sia incentrata solo sui tuoi interessi.

Come recuperare le minusvalenze

Una volta liberato il portafoglio da strumenti “spazzatura” e indirizzarlo su prodotti efficienti, dobbiamo gestire la fiscalità del dossier titoli.

Le minusvalenze, ovvero le perdite maturate durante la vendita, si accumulano nello zainetto fiscale. Queste possono essere utilizzate per 4 anni dalla fine dell’anno in cui sono state realizzate. Ad esempio, se le minus sono state create nel 2024, hai tempo fino al 31 dicembre del 2028 per la compensazione.

I prodotti finanziari in grado di trattare le minusvalenza sono quelli che creano redditi diversi, quindi azioni, obbligazioni, certificati, ETN ed ETC. Fondi comuni come i fondi Anima, SICAV ed ETF creano invece redditi da capitale, non compensabili.

Attraverso delle strategie specifiche e personalizzate, l’investitore può risparmiare il 26% di tassazione sui nuovi guadagni e dare nuova vita alla perdite derivanti da investimenti sbagliati del passato. 

L’argomento non è adatto a tutti e lo sappiamo. Per questo ti regaliamo un’analisi del portafoglio gratuita per aiutarti a massimizzare i tuoi rendimenti al più presto!

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