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Fondi Anima, mi conviene vendere in perdita?

In un contesto economico complesso e imprevedibile come quello che stiamo vivendo, dove le correlazioni fra i mercati sono temporaneamente saltate, ora più che mai bisogna prendere scelte di investimento corrette.

Perseverare nel mantenere posizioni tossiche ha conseguenze irreparabili sul patrimonio, come nella vita, bisogna liberarsi di tutta la zavorra che rallenta il decollo della nostra mongolfiera.

“Finché non vendo non perdo soldi”

Viene utilizzata frequentemente la frase “finché non vendo non perdo soldi”, che se analizzata con precisione, ha due lati della medaglia.

Il primo, quello a favore, è che non liquidando la posizione ho la possibilità di recuperare il capitale nel caso tornasse a crescere.

Il secondo, quello a sfavore, è che se il prodotto finanziario in mio possesso è scadente oppure costoso, recupererò il mio investimento in un tempo lunghissimo.

Oggi analizzeremo nello specifico i fondi anima.

Bias comportamentali, avversione alla perdita

L’avversione alla perdita può essere definita come la naturale tendenza a evitare le perdite, laddove possibile.

Invece di accettare una perdita, cerchiamo di evitarla, di starle lontani, anche nei casi in cui comporta un rischio di perdita ancora maggiore.

Numerosi studi condotti in laboratorio sull’analisi di decisioni d’investimento tratte dalla vita reale hanno confermato che la percezione di una perdita è dal doppio al triplo rispetto a quella di un guadagno della stessa entità.

In poche parole, l’unico motivo per cui  una persona accetta di effettuare un investimento rischioso, il guadagno atteso deve essere notevolmente maggiore rispetto alla perdita potenziale.

Questa paura di perdere è radicata nel cervello umano, la stessa che aiuta l’uomo a sopravvivere a situazioni in grado di minacciare la sua stessa esistenza.

Vendere o non vendere, questo è il dilemma.

Fondi Anima, origine e attività

Anima SGR (Società di Gestione del Risparmio) è la sezione operativa di Anima Holding, controllata a sua volta da Anima Asset Management Ltd, fondata nel 1999, con quotazione alla borsa di Milano nel 2014.

La sua gamma di prodotti offre agli investitori una serie di fondi comuni d’investimento a gestione attiva, delle gestioni patrimoniali e un fondo pensione ad adesione individuale o collettiva.

Anima si appoggia nella distribuzione dei prodotti a diverse banche, tra cui le più note Allianz Bank, Fideuram e Banca Sella.

Questo ruolo di collocatore crea il cosiddetto conflitto d’interesse, quindi se siete clienti di tali istituti e trovate in portafoglio di fondi Anima, sapete perché.

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Andamento dei fondi Anima, una visione macro

I numeri parlano chiaro, le statistiche dimostrano che più del 90% dei fondi a gestione attiva viene sovraperformato dal suo mercato di riferimento nel lungo periodo.

In Italia il costo medio di gestione dei prodotti finanziari è tra il 1,5% e il 3,5% al contrario del mercato che offre strumenti paritari al costo medio di 0,20%.

Le cause principali sono appunto le piramidi di costi (ingresso, uscita, performance) insieme alla gestione attiva, perché nel tentativo di sovraperformare il mercato, l’emittente si espone a un rischio maggiore.

Proprio per questo nei momenti di crisi del mercato (esempio 2022), i fondi a gestione attiva subiscono ribassi maggiori rispetto agli indici.

Se vendo basso, ricompro basso

I rendimenti dei fondi Anima nel 2022 dipendono dalla tipologia di asset class, vediamo qualche esempio:

  • Anima Italia A (-17%)
  • Anima Magellano (-12%)
  • Anima Megatrend (-14%)
  • Anima Risparmio (-11%)
  • Anima Pacifico (-11%)

La domanda è una, preferisci fare shopping quando ci sono i saldi oppure a prezzo pieno?

Lo stesso vale sui mercati finanziari, se i miei prodotti sono in perdita, significa che c’è stato un ribasso dei prezzi.

Se liquido le posizioni adesso, posso reinvestire il capitale a un livello ancora più basso e vantaggioso.

Il secondo motivo per cui vendere determinati prodotti in perdita è che statisticamente i fondi a gestione attiva recuperano le perdite nel doppio o anche triplo tempo rispetto agli indici di mercato.

Ne consegue, che durante un rialzo dei prezzi (esempio luglio 2022) le perdite sono state quasi completamente assorbite dagli indici, mentre per i fondi attivi il colore resta rosso.

 L’importante è avere in portafoglio strumenti efficienti e poco costosi, che portino guadagni all’investitore e non al collocatore.

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Come recuperare le minusvalenze

Una volta liberato il portafoglio da strumenti “spazzatura” ed indirizzarlo su prodotti efficienti, dobbiamo gestire la fiscalità del dossier titoli.

Le minusvalenze maturate durante la vendita, si accumulano nello zainetto fiscale e possono essere utilizzate per 4 anni.

Ad esempio, se le minus sono state create nel 2022, hai tempo fino al 31 dicembre del 2026 per la compensazione.

I prodotti finanziari in grado di trattare le minusvalenza sono quelli che creano redditi diversi, quindi azioni, obbligazioni, certificati ed ETC.

Fondi comuni (come i fondi anima), SICAV ed ETF creano invece redditi da capitale, non compensabili.

Attraverso delle strategie specifiche e personalizzate, l’investitore può risparmiare il 26% di tassazione sui nuovi guadagni e dare nuova vita alla perdite derivanti da investimenti sbagliati del passato. 

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