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differenza tra ETF e fondi comuni di investimento

Fondi comuni d’investimento ed ETF: le grandi differenze per l’investitore

In questo articolo vediamo la differenza tra ETF e fondi comuni di investimento, con riferimento a:

  • Cosa contiene un ETF vs fondo attivo
  • Quanto costa un ETF vs fondo attivo e perché
  • La liquidabilità degli ETF vs fondi attivi
  • Cosa significa copiare il mercato e perché sembra essere la strategia più conveniente
  • Dati statistici sui fondi comuni e probabilità che battano il mercato di riferimento sul lungo periodo

Alla fine avrai più chiarezza su quale dei due orientare i tuoi investimenti.

Qual è la grande differenza tra fondi comuni ed ETF?

Un fondo è un contenitore di strumenti finanziari, viene creato e gestito dal soggetto gestore. Questi raccoglie i capitali dei risparmiatori e li investe negli strumenti che il fondo si propone di acquistare (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc). Acquistando quote del fondo è quindi possibile ottenere quote degli strumenti in esso contenuti, nelle stesse proporzioni in cui sono presenti nel fondo stesso.

Ad esempio, prendiamo un investitore che dispone di 2.000€ e che vuole investirli in azioni.

Se un’azione dell’azienda X costa 2.000€ sarà costretto a concentrare tutto il suo investimento in quella sola azienda. Poniamo che esista un fondo che contenga, con uguale peso, le azioni di dieci aziende: 10% azienda X, 10% azienda Y, ecc.

Se acquista quote di questo fondo per 2.000€, avrà diversificato nelle varie aziende contenute in quello specifico fondo, investendo quindi 200€ nell’azienda X, 200€ nell’azienda Y e così via.

Differenza tra ETF e fondi comuni: fondi attivi

Per comprendere la differenza tra ETF e fondi comuni di investimento, dobbiamo spiegare cosa sono i fondi attivi, anche detti “fondi comuni” o spesso semplicemente “fondi”, che sono quelli, tipicamente, venduti dalle banche. Il gestore di questi istituti finanziari mira ad acquistare un certo paniere di strumenti secondo gli obiettivi che il fondo stesso si dà.

Gli strumenti in questione possono appartenere ad un certo mercato o possono essere più specifici, legati ad un settore particolare. Nei fondi attivi il gestore acquista e vende tali strumenti secondo una strategia dichiarata all’apertura del fondo. Lo scopo è di battere un certo mercato di riferimento.

Ad esempio: un fondo attivo legato al mercato azionario degli Stati Uniti andrà ad acquistare e vendere alcune specifiche azioni statunitensi con lo scopo di ottenere un rendimento maggiore del mercato azionario americano (indice S&P 500). Il mercato di riferimento è l’insieme di tutte le azioni quotate in quel mercato. Un fondo comune obbligazionario farà la stessa cosa ma con le obbligazioni, e così via.

In linea teorica, quindi, un fondo comune dovrebbe battere il mercato proprio per la capacità di sviluppare una strategia vincente basata sulla selezione di titoli promettenti e sul fatto di acquistarli e rivenderli nei momenti giusti.

Ma è proprio così che vanno le cose? Purtroppo i numeri ci dicono che oltre l’80% dei fondi attivi non riesce a battere il mercato di riferimento (a breve vediamo tutti i dati).

Vediamo allora come si comportano i fondi passivi, gli ETF.

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Differenza tra ETF e fondi comuni: fondi passivi

I fondi passivi sono detti anche ETF che sta per Exchange Traded Fund ossia “fondo scambiato nel mercato/borsa”. Questa espressione fa riferimento al fatto che un ETF è scambiato nei mercati esattamente come un’azione, dunque è uno strumento liquidabile in un tempo brevissimo (a differenza dei fondi attivi che possono richiedere anche settimane, in quanto scambiati in mercati e modalità diversi da quelli borsistici tradizionali).

In pratica questo significa che se possiedo un ETF lo posso andare a rivendere in pochi secondi alla sola condizione che il mercato in cui l’ho acquistato sia aperto.

La caratteristica fondamentale dei fondi passivi è che questi mirano a copiare il mercato di riferimento, detto anche indice o benchmark.

Ad esempio, prendiamo un fondo passivo che mira a copiare il mercato azionario USA dello S&P500. Questo indice è formato dalle 500 aziende più capitalizzate del mercato statunitense.

Un ETF indicizzato a questo mercato avrà quindi al suo interno le azioni di quelle stesse aziende, nella stessa proporzione del mercato. Un fondo passivo non viene valutato per la sua capacità di generare un rendimento extra rispetto al mercato ma per la capacità di seguirlo fedelmente.

Questa qualità degli ETF è fondamentale perché permette di sfruttare le caratteristiche delle varie asset class nella composizione di un portafoglio.

Se, ad esempio, hai bisogno di inserire nel tuo portafoglio una componente obbligazionaria per abbassarne la volatilità, è fondamentale che l’ETF scelto per rappresentare tale componente segua in modo preciso tale comparto.

Che differenze ci sono tra questi due strumenti?

Un aspetto importante che differenzia ETF da fondi comuni è quello dei costi. E’ certo che gestire un fondo con lo scopo di fare meglio del mercato sviluppando una strategia più o meno complessa, porti a innalzare necessariamente i costi di gestione. Non è raro infatti trovare fondi attivi azionari che costano il 2% all’anno a fronte di ETF (fondi passivi) azionari che costano solo lo 0,20%.

Ma in che modo un investitore paga questi costi di gestione? E soprattutto, ne vale la pena?

I costi di gestione di un fondo comune vengono detratti dal controvalore del fondo stesso. Non saranno presenti nell’estratto conto che ci dà la banca e non vedremo transazioni “con il segno meno” nel nostro home banking (ad eccezione dei costi di commissione in fase di acquisto e di vendita).

Un altro aspetto che rende difficile percepire il costo di un fondo è che questa diminuzione del valore avviene giornalmente.

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Facciamo un esempio: ho investito 100.000€ in un fondo comune azionario che costa il 2% annuo. Dopo un anno, non vedrò un -2.000€ nel mio conto in banca. Questi 2.000€ andranno divisi per 365 giorni e andranno detratti dal valore del fondo gradualmente. Il costo, nel nostro esempio, sarà di circa 5,50€ al giorno.

Se in un anno il mercato in questione cresce del 3%, la stessa somma investita nel mercato diverrebbe 103.000€. Affinché quel fondo abbia un rendimento positivo deve innanzitutto recuperare i 2.000€ di costo (quindi partiresti già con una perdita dovuta ai costi).

Ammesso che con la sua strategia riesca a generare almeno il rendimento di mercato, senza ancora batterlo (e sarebbe già un buon risultato che in pochi ottengono) il controvalore finale del fondo diverrebbe 101.000€.

Un investitore ignaro potrebbe essere soddisfatto del profitto di 1.000€ senza considerare i risultati del mercato.

È possibile osservare questo fenomeno di erosione osservando i grafici comparativi di vari fondi comuni rispetto ai loro benchmark. La distanza tra le due linee rappresenta l’erosione dei rendimenti dovuta ai costi che appesantiscono il fondo rispetto al suo mercato di riferimento.

andamento mercati
Fonte: www.morningstar.com

Affinché investire in un fondo comune risulti effettivamente conveniente esso dovrebbe, quindi, arrivare a battere il mercato, e dovrebbe farlo al punto da recuperare i costi di gestione.

Ma cosa ci dicono le statistiche?

differenza tra etf e fondi comuni di investimento

differenza tra etf e fondi comuni di investimento

Fonte: SPIVA

Le statistiche ci dicono che oltre 80% per cento dei fondi comuni, nell’arco di dieci anni, non è in grado di battere il mercato!

Battere il mercato risulta essere una strategia che statisticamente porta a sottoperformarlo a causa delle difficoltà oggettive di prevederlo, unite ai costi elevati di un fondo a gestione attiva.

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Per fare un confronto tra ETF e fondi comuni, osserviamo uno dei principali indici mondiali di riferimento.

L’indice mondiale MSCI World è composto dalle azioni delle principali aziende appartenenti ai paesi sviluppati ed è un ottimo indicatore dell’andamento delle più importanti borse mondiali.

differenza tra etf e fondi comuni di investimento
Fonte: www.msci.com

Osservandolo è possibile notare come, nonostante la volatilità, tenda nel lungo periodo a una crescita costante. Questa crescita è sostenuta dallo sviluppo reale delle economie mondiali.

Una strategia che utilizza ETF punterà a seguire il mercato il più fedelmente possibile invece di provare a batterlo invano (da qui si capisce la grande differenza tra ETF e fondi comuni di investimento).

Il grafico seguente consente di osservare come l’andamento di un ETF (linea verde), che come strategia ha di copiare l’indice mondiale (linea nera), si sovrappone quasi completamente ad esso, rendendo i due quasi indistinguibili.

etf e fondi comuni

benchmark
Fonte: www.justetf.com

Ecco perché, se ti stavi chiedendo quale fosse la maggiore differenza tra ETF e fondi comuni di investimento, dobbiamo rispondere che la differenza ce la dicono i numeri.

Di fatto, gli ETF replicano l’andamento dei mercati, che nel lungo periodo sono positivi (basti guardare l’esempio lampante dell’indice MSCI World).

E non avendo alti costi di gestione possono arrivare a costare il 90% in meno dei fondi attivi che, invece, tentano invano di battere il mercato, lasciando all’investitore solo tanti costi in più che distruggono il valore del capitale investito.

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