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Fondi flessibili: sai in che cosa stai investendo?

Fondi flessibili: sai in che cosa stai investendo?

L’industria finanziaria ha generato, nel corso della sua storia, una miriade di prodotti diversi in cui investire. Tra questi abbiamo la categoria molto conosciuta dei fondi comuni di investimento. Di cosa si tratta? Come deducibile dalla parola stessa “comune”, in essi vengono versati i capitali di tanti investitori.

Questi soldi vengono gestiti come un unico patrimonio dalla casa d’investimento che ha creato il fondo. La gestione si sostanzia con la compravendita di una serie di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, materie prime, valute, derivati, altri fondi, ecc.).

Il fine di questa attività è di cercare di ottenere dei rendimenti battendo il mercato, affinché si procuri una remunerazione per gli investitori e per tutti i soggetti che lavorano per ottenerli o che sono coinvolti, a vario titolo, nella creazione e vendita di tali fondi comuni di investimento.

fondi bilanciati flessibili

Scopo dei fondi comuni di investimento

Come puoi ben capire chi gestisce un fondo deve avere un nutrito team di esperti in grado di fare le scelte giuste nel momento giusto. Lo scopo è quello di ottenere dei rendimenti per gli investitori superiori al mercato di riferimento, ovvero quello in cui effettivamente investe il fondo, anche detto “benchmark”. Nella realtà ci riescono?

Le statistiche in tal senso sono impietose: nel lungo periodo solo il 10% o anche meno dei fondi attivi riesce a battere il mercato.

Infatti, come si deduce dal report SPIVA (ultimo disponibile alla data del 06/03/2024: Mid-Year 2023), studio condotto da S&P Dow Jones Indices sulle performance dei fondi attivi, circa il 90% dei fondi gestiti attivamente hanno performance peggiori dei loro benchmark di riferimento su un periodo medio/lungo (15/20 anni) con percentuali diverse in base alla categoria o alla location del fondo.

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Classificazione dei fondi comuni di investimento

Esistono tante categorie differenti di fondi, questi si differenziano in base a:

  • strumenti in cui investono;
  • aree geografiche in cui investono;
  • strategie di investimento adottate;
  • costi e modalità di riconoscimento delle performance agli investitori.

In questo articolo ci andremo a focalizzare su cosa sono e caratteristiche dei fondi flessibili.

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Fondi flessibili: cosa sono?

Questa particolare categoria di fondi ha un’unica regola: quella di non avere regole (o quasi).

Ciò significa che tali fondi possono investire nei mercati e tipologie di strumenti con maggiore libertà e minori vincoli di altri fondi; non hanno, quindi, un reale benchmark (mercato di riferimento) dichiarato/ufficiale.

Fondi flessibili: definizione

Borsa Italiana definisce questi fondi come “Fondo comune di investimento mobiliare aperto che non ha alcun vincolo relativamente al tipo di strumenti finanziari e beni oggetto di investimento.” In particolare, si distinguono per il fatto che non hanno alcun vincolo in materia di asset allocation e non si caratterizzano per alcuno specifico fattore di rischio (geografico, settoriale, valutario, ecc.).

Per i fondi flessibili non è prevista l’indicazione del parametro oggettivo di riferimento (benchmark).

Gli unici vincoli ai quali il gestore deve attenersi sono quelli espressamente previsti nel regolamento del fondo.

Differenza tra fondo flessibile e bilanciato

La definizione di fondo bilanciato invece è la seguente: “Fondo comune di investimento mobiliare aperto che investe il proprio patrimonio sia in azioni che in obbligazioni.”

Assogestioni individua tre diverse categorie di fondi bilanciati:

  • Fondi Bilanciati Azionari: possono investire in azioni una quota di portafoglio compresa tra 50% e 90%;
  • Fondi Bilanciati: possono investire in azioni una quota di portafoglio compresa tra 30% e 70%;
  • Fondi Bilanciati Obbligazionari: possono investire in azioni una quota di portafoglio compresa tra 10% e 50%.

Pertanto, la differenza tra fondo flessibile e bilanciato è proprio che quest’ultimo possiede qualche regola di base che i fondi flessibili non hanno.

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fondi flessibili

Problemi legati ai fondi flessibili

Se la flessibilità è una caratteristica che in molti campi è positiva e porta vantaggi, nel caso dei fondi non lo è affatto.

Quali sono gli svantaggi dei fondi flessibili?

I fondi flessibili, non avendo un benchmark (mercato di riferimento), non hanno nemmeno un parametro oggettivo di confronto per valutarne la qualità. Inoltre, non avendo regole di allocazione ben definite, l’investitore non ha idea di quali strumenti il gestore del fondo stia utilizzando, per investire i suoi soldi. In poche parole l’investitore è all’oscuro dei rischi che sta correndo.

Non sono da dimenticare i costi legati alla gestione attiva degli asset, che va a erodere il rendimento e rende improbabile un risultato di gestione migliore del mercato.

Infine, con i fondi flessibili è impossibile costruire e gestire nel tempo un asset allocation personalizzata ed efficiente.

Conclusione

Non è mille volte meglio investire direttamente nel mercato? Massima efficienza e decidi tu il rischio che vuoi correre, comprando il giusto mix dei mercati, ossia quello costruito sui tuoi obiettivi di vita.

Utopia? No, realtà! Questo oggi è possibile, grazie agli ETF, ma questa è tutta un’altra storia!

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