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Gestione TFR: cos’è e come funziona per l’azienda?

Il TFR (Trattamento di fine rapporto) non è altro che una porzione accantonata dello stipendio del dipendente, erogata al momento della cessazione del rapporto lavorativo ed è calcolabile come il 6,91% della retribuzione lorda (RAL).

Per la gestione del TFR, il titolare dell’azienda ha due alternative:

  • Tenere il TFR in azienda, usufruendone anche come fonte di autofinanziamento;
  • Destinare il TFR al fondo pensione del dipendente.

Prima di continuare per comprendere la gestione del TFR è necessario fare una distinzione tra TFR “Maturato” e quello “Maturando”: il primo si riferisce al TFR maturato nelle retribuzioni già erogate al dipendente, mentre il secondo si riferisce alle future quote di TFR che matureranno con la permanenza del lavoratore in azienda.

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Gestione TFR: perché è meglio il fondo pensione?

Perché al datore di lavoro conviene spostare il TFR “maturando” dei suoi dipendenti in un fondo pensione, invece di tenerlo in azienda?

Riguardo alla gestione del TFR, ci sono una serie di obblighi amministrativo-contabili che l’azienda può evitare di adempiere se destina la quota della liquidazione in un fondo pensione.

Per capire chiaramente quali sono i benefici, si riporta un esempio della situazione finanziaria aziendale che si avrebbe, se si decidesse di optare per una gestione del TFR con un fondo pensione.

È importante sottolineare inoltre l’impatto psicologico di non avere più il problema della gestione del TFR, che rappresenta una delle uscite finanziarie più impattanti nelle aziende contemporanee: la liquidazione del fine rapporto.

Vediamo un esempio di gestione del TFR che rispecchia molte situazioni reali.

Portiamo un esempio di un’azienda di 10 dipendenti con retribuzione totale di 300.000€ (30.000€ lordi a dipendente) e di aver destinato il TFR maturato interamente ad un fondo pensione efficiente con inflazione pari al 2%:

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Se l’azienda dovesse aver bisogno di liquidità e si indebitasse ad un tasso d’interesse medio del 3,5% (tasso di riferimento da Bankitalia su prestiti fino a 250.000 €):

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Il beneficio risulta rilevante, e solo per aver preso una semplice decisione, tuttavia si consiglia una preventiva consultazione con un consulente finanziario indipendente che può indicare con precisione i primi passi da seguire.

Quanto detto non considera il beneficio per i propri dipendenti, tema di cui parliamo in un paragrafo più avanti.

Gestione TFR per l’azienda: come gestire il TFR maturato?

Il TFR maturato rimane in gestione all’azienda che può muoversi creando tanti portafogli di investimenti personalizzati per quanti sono i dipendenti.

Ogni dipendente avrà una situazione sociale e contributiva diversa, quindi ogni portafoglio verrà creato con orizzonti temporali studiati ad personam (ipotizzandone il futuro pensionamento o futura interruzione lavorativa), in modo da poterlo liquidare prontamente qualora servisse.

Ancora una volta, si rimanda ad un consulente finanziario indipendente per la pianificazione finanziaria personalizzata di ciascun portafoglio.

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Gestione TFR: cosa conviene ai dipendenti?

Perché al dipendente conviene spostare il TFR su un fondo pensione, invece di tenerlo in azienda?

Generalmente, aderire ad un fondo pensione presuppone la volontà di soddisfare un bisogno previdenziale, ovvero integrare la futura pensione.

Aderire ad un fondo pensione garantisce fin da subito una tassazione sul capitale massima del 15% e minima del 9%, e non quella ordinaria IRPEF che può arrivare fino al 43%.

Vediamo come varia la tassazione per il dipendente, che opta per la gestione del TFR con un fondo pensione, in base agli anni di adesione:

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I benefici riguardano anche i versamenti dei contributi volontari (ulteriori al TFR) che sono deducibili per un massimo di 5.164,57€/anno per codice fiscale.

Questo non solo comporta una diminuzione dell’imponibile, ma in certi casi può anche valere lo scatto di scaglione IRPEF al ribasso.

Per quanto riguarda la gestione del TFR, inoltre, come abbiamo detto in precedenza, se lasciato in azienda questo viene rivalutato del 1,5% + 0,75%, ma se versato in un fondo pensione (a seconda del comparto scelto) viene rivalutato seguendo l’andamento del mercato di riferimento, come se fosse un vero e proprio investimento.

Per la scelta del giusto fondo pensione e del giusto comparto, si consiglia di rivolgersi al proprio consulente finanziario indipendente.

Ma c’è di più: il beneficio ulteriore dei versamenti volontari.

Spesso troviamo all’interno dei contratti di lavoro (CCNL) l’ipotesi di contributo del datore di lavoro a fronte del contributo volontario.

Questo significa che versando una percentuale volontaria al fondo pensione, il datore di lavoro è tenuto a versare una percentuale che può variare con l’importo volontario, facendo così ottenere al dipendente un vero e proprio aumento di stipendio.

Sia il contributo volontario, sia il contributo del datore di lavoro sono deducibili, ottenendo così una doppia deducibilità in capo al dipendente.

Gestione TFR per chi ha la Partita IVA

Come effettuare la gestione del TFR tramite fondo pensione se hai una Partita IVA?

In caso si sia in possesso di Partita IVA, bisogna distinguere le diverse ipotesi di regime fiscale: il regime ordinario e il regime forfettario.

In caso di quest’ultimo non è possibile portare in detrazione i versamenti, ma è comunque possibile beneficiare dei vantaggi fiscali legati agli anni di permanenza al fondo.

In questo caso è possibile pianificare un portafoglio di investimenti con finalità previdenziale e si consiglia di rivolgersi a un consulente finanziario indipendente abilitato per poter scegliere gli strumenti più efficienti e costruire il portafoglio più adatto alla situazione specifica.

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