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Obbligazioni

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Obbligazioni

Le obbligazioni sono titoli di debito che possono essere emessi da soggetti diversi come imprese, Stati, Pubbliche amministrazioni e organizzazioni internazionali per finanziarsi. Dal punto di vista dell’investitore, esse conferiscono il diritto di percepire una somma periodica a titolo di interesse, oltre al rimborso finale del capitale prestato. 

Le caratteristiche delle obbligazioni

Nel momento in cui un investitore acquista un’obbligazione (detta anche bond, con un termine inglese), le caratteristiche fondamentali a cui deve prestare attenzione sono:

  1. Il valore nominale, vale a dire l’ammontare complessivo del capitale sottoscritto (in pratica, la somma totale che si presta al soggetto che emette l’obbligazione e che dovrà essere restituita a scadenza).
  2. La cedola, che esprime il valore dell’interesse che viene periodicamente pagato dal soggetto che emette l’obbligazione.
  3. La scadenza, che indica la data entro cui il capitale sottoscritto deve essere restituito, e che quindi corrisponde alla durata del prestito.
  4. La modalità di rimborso del capitale, che può essere corrisposto in un’unica soluzione oppure prevedere pagamenti dilazionati a scadenze prefissate. Alcune obbligazioni danno anche all’emittente la facoltà di effettuare un rimborso anticipato rispetto alla scadenza.

La classificazione delle obbligazioni

Le obbligazioni possono essere classificate in base a diversi criteri. Una delle distinzioni più comuni è quella tra government bond, che sono emesse dagli Stati sovrani, e corporate bond, che sono emesse da imprese. Possiamo anche distinguere tra obbligazioni senza cedola (o zero coupon, come i BOT: in questo caso il ritorno per l’investitore è dato dalla differenza tra il valore nominale e il prezzo di acquisto), obbligazioni a tasso fisso (che pagano una cedola fissa) e obbligazioni a tasso variabile (nelle quali la cedola varia a seconda di un parametro prestabilito, come ad esempio l’inflazione).

Il rischio delle obbligazioni

Le obbligazioni sono generalmente percepite come un investimento sicuro ma anch’esse, come tutti gli strumenti finanziari, incorporano un certo grado di rischio. In effetti ogni obbligazione, a seconda delle sue caratteristiche, può presentare gradi di rischio specifici che devono essere oggetto di una attenta valutazione. Dal punto di vista generale, il rischio principale a cui l’investitore si espone è il rischio di insolvenza o di default dell’emittente: in questo caso il soggetto che ha emesso l’obbligazione non è più in grado di far fronte ai suoi impegni e il rimborso del capitale non è garantito. A seconda del tipo di obbligazione, si possono presentare poi rischi legati al variare di parametri macroeconomici quali i tassi di cambio (se si acquistano obbligazioni in moneta estera), l’inflazione e i tassi di interesse.

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ABS
ABS (Asset Backed Securities) Cosa è? ABS è l’acronimo di Asset-Backed Security, si tratta di un titolo garantito da una attività, è uno strumento finanziario, un'obbligazione negoziabile o trasferibile emessa a fronte di operazioni di cartolarizzazione, garantita dagli attivi sottostanti. Le ABS sono emesse da particolari società chiamate SPV (Special Purpose Vehicle), costituite da banche, imprese o pubbliche amministrazioni. I crediti o altre attività finanziarie normalmente poco liquide, difficilmente negoziabili (es. crediti da mutui) vengono trasferiti alle SPV; la SPV emette obbligazioni (obbligazioni ABS) che sono collocabili sui mercati, specialmente quando hanno un buon rating. I crediti ceduti sono costituiti a garanzia del pagamento delle obbligazioni emesse, pertanto si viene a creare un legame diretto tra le attività presenti nel portafoglio segregato e le ABS. Gli attivi sottostanti solitamente sono costituiti da mutui ipotecari, prestiti, obbligazioni, crediti commerciali e crediti derivanti da carte di credito. In base alla tipologia dell’attivo sottostante, le ABS si differenziano tra loro e possono essere classificate in diverse categorie.
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Agenzia di rating
Che cos’è un agenzia di rating? Un’agenzia di rating è una società indipendente che assegna una valutazione in materia di solidità e solvibilità alle società emittenti di titoli sul mercato finanziario. Le valutazioni delle agenzie di rating sono quindi oggettive e cercano il più possibile di dare un'idea della capacità delle società di far fronte agli impegni presi nei confronti dei creditori. Quali sono le più famose agenzie di rating? Le principali agenzie di rating sono Fitch Investors Service, Moody's e Standard & Poor's. Quali sono le classi di rating? Ogni agenzia ha le sue personali classi di rating, le scale più utilizzate sono: Standard & Poor's
  • AAA: elevata capacità di ripagare il debito.
  • AA: alta capacità di pagare il debito.
  • A: solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse.
  • BBB: adeguata capacità di rimborso, che nel futuro potrebbe peggiorare.
  • BB, B: debito prevalentemente speculativo.
  • CCC, CC: debito altamente speculativo.
  • D: società insolvente.
Moody's
  • Aaa: livello minimo di rischio, debito di ottima qualità.
  • Aa: basso livello di rischio, qualità del debito molto buona.
  • A: debito di buona qualità, potrebbe essere soggetto a rischio futuro.
  • Baa: debito di media qualità ma soggetto a rischio futuro.
  • Ba: debito con un certo rischio speculativo.
  • B: debito con alto rischio speculativo.
  • Caa, Ca: investimento ad alto rischio.
  • C: pericolo di insolvenza molto alto.
Fitch
  • AAA: la massima solvibilità creditizia.
  • AA: alta solvibilità creditizia.
  • A: solvibilità creditizia superiore alla media.
  • BBB: solvibilità creditizia media. 
  • BB: bassa solvibilità creditizia. 
  • B: solvibilità creditizia molto bassa.
  • CCC: solvibilità creditizia estremamente bassa.
  • CC: solvibilità creditizia altamente speculativa.
  • C: solvibilità creditizia altamente speculativa e default imminente.
  • D: default.
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Asset Allocation
Cosa è? L’asset allocation è l’attività con la quale si decide come distribuire le risorse fra le diverse asset class, consiste nella costruzione e gestione del portafoglio, determinando il corretto bilanciamento tra rischio e rendimento atteso in base agli obiettivi e alle esigenze dell’investitore.  Solitamente, l’asset allocation è un’attività svolta prevalentemente da investitori professionali, SGR, consulenti finanziari ma talvolta anche dall’investitore retail.  Possiamo individuare tre diversi approcci in merito all’asset allocation: asset allocation strategica, tattica o dinamica.
  • L’asset allocation strategica considera gli investimenti secondo un orizzonte temporale di medio e lungo periodo. Il fattore timing non è determinante per il risultato di lungo periodo.
  • L’asset allocation tattica si basa su un orizzonte di breve termine e sulla visione di un mercato contingente rispetto a quella strategica. Spesso questa asset allocation si utilizza per adattare l’allocazione strategica ai trend momentanei del mercato. In genere, far coesistere asset allocation strategica e tattica permette anche di evitare errori nella gestione del portafoglio.
  • Infine, l’asset allocation dinamica rappresenta un’allocazione degli investimenti ancor più orientata ad una lettura del mercato dil breve termine. Spesso si fa riferimento all’asset allocation dinamica per spiegare rapidi adattamenti del portafoglio a brusche variazioni di mercato; in questo caso va considerato che il fattore tempo (timing) è un elemento molto importante per l’asset allocation.
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Asset Class
L’Asset Class individua gruppi e tipologie di investimenti finanziari in base alle loro caratteristiche, queste tendono ad avere reazioni simili in diverse condizioni di mercato.  Le principali categorie di asset sono:
  • liquidità (conto corrente, conto deposito, BOT); 
  • azioni (tra cui quotate, non quotate, nazionali ed estere), titoli collegati al capitale della società emittente; 
  • obbligazioni, titoli di debito collocati sul mercato dall’emittente (si distinguono tra governative e societarie oppure investment grade e high-yeld); 
  • materie prime (per esempio metalli preziosi e pesanti, materie prime agricole ed energia); 
  • risorse naturali (petrolio, gas); 
  • derivati (tra cui swap, opzioni e futures);
  • beni immobiliari; 
  • beni di lusso o oggetti da collezione, tra cui opere d’arte, gioielli, vini e francobolli.
Quali Asset Class scegliere e come raggruppare i vari strumenti è alla base della strategia d’investimento. La scelta delle Asset Class è fondamentale per la costruzione del portafoglio, le singole componenti vengono valutate nel processo di Asset Allocation. Ogni asset implica rischi e prospettive di rendimento specifici.
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Asset Finanziari
Il termine asset significa letteralmente “attività”. Per tale motivo sarebbe più corretto parlare di asset class, più che di asset finanziario, perché con asset class si intende una categoria d’investimento, un insieme di strumenti dotati di caratteristiche simili. In finanza, quindi, con il termine asset ci si riferisce a tutto quello che viene scambiato sul mercato finanziario, ad esempio azioni, bond, valute o materie prime. Un asset rappresenta l’oggetto dell’investimento, viene acquistato perché ci si aspetta un rialzo del suo prezzo nel futuro così da poterne ricavare un guadagno.  Più dettagliatamente, gli asset possono comprendere azioni, indici, materie prime, valute, obbligazioni, derivati, opzioni o ETP.
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Azione
Cosa è un’azione? Le azioni sono le singole parti in cui è suddiviso il capitale delle società per azioni. Il titolare di un'azione, quindi, possiede un "pezzetto" della società, con tutti i diritti e gli oneri. Il proprietario di un’azione diventa, quindi, a tutti gli effetti socio dell’azienda. Le società per azioni finanziano la propria attività con l'emissione ed il collocamento delle azioni. Le azioni sono sempre quotate? Le azioni possono essere quotate o non quotate. Nel primo caso è più facile acquistarle o venderle ad un prezzo di mercato. Le azioni non quotate, invece, possono presentare alcuni problemi al momento della vendita. Quali sono gli oneri e i diritti dell'azionista? L'azionista non è un creditore ma un socio della società, pertanto partecipa all'attività economica della società stessa sopportandone i rischi in caso di perdite. I rischi sono limitati al valore delle azioni possedute. I diritti dell'azionista sono:
  • percezione dei dividendi, se distribuiti dalla società;
  • possibilità di esprimere il proprio voto nelle assemblee;
  • possibilità di consultare i libri sociali;
  • possibilità di impugnare le delibere assembleari invalide.
Le azioni sono tutte uguali? Di norma le azioni hanno tutte lo stesso valore (valore nominale) e stessi diritti. Tuttavia, le società, nello statuto, possono prevedere diverse categorie di azioni, con diritti amministrativi ed economici differenti tra loro.
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Azioni di risparmio
Le azioni di risparmio sono azioni prive di diritto di voto, ma garantiscono alcuni privilegi di natura economica e patrimoniale rispetto alle azioni ordinarie, solitamente questi privilegi riguardano la distribuzione dei dividendi. Ciò comporta, quindi, una distinzione tra gli azionisti a fronte di un vantaggio patrimoniale, le azioni di risparmio sono del tutto prive del diritto di voto sia nelle assemblee ordinarie sia in quelle straordinarie, senza precludere comunque la qualifica di socio.  Le azioni di risparmio sono state introdotte per incentivare l'investimento in azioni, offrendo ai risparmiatori titoli che meglio rispondessero alle loro esigenze, qualora questi fossero interessati solo all’aspetto economico-patrimoniale e non all’esercizio dei diritti amministrativi. 
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Azioni e price
Cos’è il prezzo di un’azione? Il prezzo di un’azione indica quanto costa l’acquisto di un’azione unitaria di una società. Il prezzo non è fisso, ma fluttua in base alle condizioni di mercato: è probabile che aumenti se la società viene ritenuta affidabile o che scenda se la questa non soddisfa le aspettative. Con l’acquisto di un’azione si diventa soci della società. Cosa determina il prezzo di un’azione? Inizialmente, i prezzi delle azioni vengono stabiliti con l’offerta pubblica iniziale di una società (IPO), durante la quale il prezzo dell’azione è determinato in base all’offerta e alla domanda per i titoli di quella compagnia. Dopo l’IPO, il prezzo di un’azione della società dipende da svariati fattori. In primis vige la legge della domanda e dell'offerta, secondo cui maggiore è la richiesta (quindi la domanda) e maggiore sarà il prezzo per acquistarlo, maggiore è l'offerta di un titolo e minore sarà il prezzo della vendita. Altre variabili che incidono sulla determinazione del prezzo sono le notizie che si diffondono sulla stessa, ad esempio in seguito ad avvicendamenti nella leadership senior di una società o altre notizie di settore previste o inattese, infine anche i comunicati di dati macroeconomici possono influire positivamente o negativamente sul prezzo.
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Azioni ordinarie
Cosa sono? L’azione ordinaria rappresenta l’unità minima che permette di partecipare al capitale di una società, pertanto possedendo le azioni ordinarie si diventa soci dell’azienda. Le azioni ordinarie sono azioni che non attribuiscono alcun privilegio particolare sulla distribuzione di dividendi o sulla ripartizione in sede di liquidazione della società. Le caratteristiche principali delle azioni ordinarie riguardano i pagamenti dei dividendi che sono discrezionali, i diritti residuali sul capitale della società, la responsabilità limitata e il diritto di voto nelle assemblee societarie. I profitti derivanti dal possesso di azioni ordinarie sono rappresentati sia dai dividendi che dai guadagni in conto capitale, comunemente detto capital gain, che deriva dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita della stessa azione Diritti e oneri Con le azioni ordinarie si possiede la titolarità di un diritto di voto che permette agli azionisti di partecipare alle assembleare. Solitamente, ad ogni azione corrisponde un voto. In caso di scioglimento o fallimento della società gli azionisti avranno diritto a suddividere pro quota ciò che rimane dopo il soddisfacimento degli stakeholders: creditori, lavoratori dipendenti, obbligazionisti e azionisti privilegiati. Gli azionisti ordinari rispondono con il solo ammontare dei conferimenti a titolo di capitale, qualora il valore dei debiti dell’impresa sia maggiore il patrimonio dell’azionista rimane segregato e non può essere intaccato.  Le azioni ordinarie, quindi, risultano più rischiose sia dei titoli di debito che delle azioni privilegiate in quanto queste hanno una priorità nel rimborso.
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Azioni privilegiate
Le azioni privilegiati sono quelle azioni che garantiscono ai titolari una priorità rispetto agli altri azionisti ordinari in sede di distribuzione degli utili e di rimborso del capitale al momento dello scioglimento della società. Questi privilegi comportano, tuttavia, alcune limitazioni nei diritti amministrativi quali diritto di voto, diritto di poter impugnare le delibere delle assemblee e diritto di opzione.  L'azione privilegiata, così come l'azione ordinaria, rappresenta l'unità minima per poter partecipare al capitale di una società e attribuisce sia diritti amministrativi, sia diritti patrimoniali. Tuttavia, i diritti patrimoniali possono essere liberamente stabiliti dalla società e, per questo motivo di norma, prevedono alcuni vantaggi rispetto alle azioni ordinarie.  Per quanto concerne il diritto di voto, gli azionisti privilegiati possono votare solo nelle assemblee straordinarie, ma non ordinarie. Ad ogni modo, rimane in vigore per tutte le società il limite delle azioni con voto limitato che non può comunque superare la metà del capitale sociale.
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Bail-in
Cosa è? Bail-in è un termine inglese che significa salvataggio interno, consiste nel risolvere e risanare una crisi bancaria dall’interno, con il solo intervento di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Il principio di base è opposto al Bail-out, quando vi assiste ad un risanamento esterno con intervento diretto dello stato. Questa forma di intervento ha il fine di prevenire e limitare le crisi di banche e imprese di investimento. Soggetti coinvolti È prevista una gerarchia di intervento che riguarda i soggetti coinvolti in caso di bail-in. I primi ad essere chiamati sono gli azionisti e i possessori di titoli similari (es. azioni di risparmio, obbligazioni convertibili), che potranno vedere ridotto o azzerato il valore dei propri titoli. Successivamente, qualora il loro intervento non fosse sufficiente, saranno chiamati a contribuire i possessori di obbligazioni subordinate. Ancora, se non fosse sufficiente, sarà il turno dei possessori delle obbligazioni ordinarie. Infine, se il loro intervento non fosse sufficiente per l'assorbimento delle perdite, potrebbero essere chiamati a contribuire anche i clienti che detengono depositi superiori a 100.000 euro, ma verrebbero coinvolti per la sola parte eccedente. Esclusioni Impossibile, invece, che vengano coinvolte anche alcuni depositi e investimenti tra cui: i depositi protetti dal sistema di garanzia dei depositi (protetti fino a 100.000 euro), le passività garantite (es. covered bond), i beni dei clienti custoditi in banca (es. cassette di sicurezza) e i debiti verso i dipendenti.
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Bail-out
Cosa è? Il termine Bail-out indica un’operazione di salvataggio esterno grazie ad un ausilio economico per prevenire il fallimento o default. Questi salvataggi possono assumere la forma di prestiti, obbligazioni, titoli o contanti.  Settore privato e pubblico Nel settore privato, il Bailout si ha intervenendo a sostegno di istituzioni finanziarie quali banche e assicurazioni. Per quanto riguarda le banche, se vi è una crisi di liquidità, l’intervento può arrivare direttamente della banca centrale; invece, in caso d’insolvenza, è necessario un’assistenza finanziaria a carico del bilancio pubblico.  Nel caso di Bail-out nel settore pubblico, al fine di scongiurare il default di uno Stato sovrano, intervengono gli altri Stati insieme a istituzioni come il FMI (Fondo Monetario Italiano).
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Banche Centrali
Cos’è una Banca Centrale? Una banca centrale è un’istituzione pubblica che ha il compito di governare la valuta di un Paese o di un gruppo di Paesi (es. BCE sull’Unione Europea). Per farlo, controlla e gestisce la quantità di moneta in circolazione. L’obiettivo principale di molte banche centrali (tra le quali la BCE, la Banca Centrale Europea) è la stabilità dei prezzi; in alcuni Paesi, come per esempio la Federal Reserve negli Stati Uniti, la banca centrale è tenuta ad agire anche a sostegno dell’occupazione.  Obiettivo stabilità dei prezzi Uno degli obiettivi consiste nel mantenere la stabilità dei prezzi, ciò significa controllare che i prezzi al consumo non aumentino in misura significativa (inflazione), ma nemmeno che diminuiscano in maniera prolungata (deflazione): l’eccessiva inflazione o deflazione per lunghi periodi hanno entrambe effetti negativi sull’economia. L’inflazione ideale dovrebbe assestarsi su livelli “inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo”. Obiettivo stabilità sistema finanziario Inoltre, un altro obiettivo che molte banche centrali si prefiggono consiste nella stabilità del sistema finanziario attraverso la vigilanza delle banche commerciali, allo scopo di assicurare che gli istituti di credito non si assumano rischi eccessivi che potrebbero compromettere l’intero sistema finanziario.
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BCE
Cosa è? BCE è l’acronimo di Banca Centrale Europea, è la banca centrale che si occupa della politica monetaria nei Paesi dell'Unione europea che hanno aderito alla moneta unica rinunciando alla propria valuta nazionale. Gli Stati che hanno aderito, formando la cosiddetta zona euro, sono: Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna. Funzioni Le funzioni della BCE sono prevalentemente: 
  • definire ed attuare la politica monetaria per l'area euro,
  • svolgere operazioni sui cambi,
  • detenere e gestire le riserve dei paesi dell'area euro,
  • promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.
Obiettivi L'obiettivo principale è il controllo sul livello dell’inflazione, ovvero l'andamento dei prezzi.  Questo obiettivo si differisce da quello di un’altra Banca Centrale, la Federal Reserve, che promuove stabilità dei prezzi e piena occupazione. Nello specifico l'obiettivo della BCE consiste nel mantenere il tasso di inflazione di medio periodo prossimo al 2%.  Gli altri obiettivi della BCE possono essere perseguiti solo se non viene compromesso l’obiettivo cardine di controllo dell’inflazione. Essi riguardano i valori e il benessere dei suoi popoli e lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e su un'economia sociale di mercato competitiva. Infine, la BCE in coordinamento con le altre banche centrali, si occupa anche di vigilanza bancaria. Strumenti La BCE utilizza numerosi strumenti per il raggiungimento dei propri obiettivi, in particolare per attuare la propria politica monetaria gli strumenti utilizzati sono:
  • fissazione dei tassi d'interesse (su operazioni di finanziamento, su operazioni di finanziamento marginale e su depositi overnight);
  • operazioni di mercato aperto;
  • gestione giornaliera della liquidità;
  • modifiche del coefficiente di riserva obbligatorio delle banche.
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Benchmark
Benchmark Un benchmark è un parametro di riferimento che permette di fornire una valutazione comparativa del rendimento di un determinato strumento finanziario. Grazie all’utilizzo del benchmark, gli investitori possono avere una prima immediata valutazione dell’efficienza del proprio portafoglio di investimento. I diversi tipi di benchmark A seconda del tipo di investimento effettuato, si possono avere diversi tipi di benchmark. Per quello che riguarda i titoli azionari, alcuni dei benchmark più utilizzati sono l’indice S&P 500®, che replica i 500 titoli azionari statunitensi a maggiore capitalizzazione, l'indice Russell 2000®, che replica 2000 titoli azionari statunitensi a bassa capitalizzazione e l’indice Nasdaq 100®, che replica una selezione di 100 titoli azionari scelti tra i titoli non finanziari quotati sulla borsa NASDAQ. A livello globale, un parametro molto utilizzato è l'indice MSCI World, che replica i titoli azionari di 23 paesi sviluppati di tutto il mondo. Per i titoli a reddito fisso, alcuni esempi di parametri molto diffusi sono il Bloomberg Global Aggregate 500, che replica i titoli obbligazionari con rating elevato emessi da imprese e Stati sui mercati emergenti e sviluppati, oppure il FTSE World Government Bond - Developed Markets, che replica obbligazioni governative con rating elevato emesse da nazioni sviluppate. Esistono anche benchmark per l’investimento in materie prime, come ad esempio il Bloomberg Commodity Index. Utilizzi del benchmark Lo scopo dichiarato dei fondi a gestione attiva è quello di riuscire a “battere il benchmark”, ossia di ottenere un rendimento più alto rispetto a quello del mercato di riferimento grazie all’utilizzo di sofisticate tecniche di selezione degli investimenti. Tanto la teoria economica dei mercati efficienti, quanto l’evidenza empirica, mostrano come in effetti riuscire a battere il mercato non sia un obiettivo raggiungibile, nella quasi totalità dei casi. Non a caso, negli ultimi anni si sono sempre più diffusi strumenti a replica passiva il cui scopo non è quello di battere il benchmark, ma quello di replicarlo, garantendo così all’investitore un rendimento perfettamente allineato a quello medio del mercato di riferimento. Nel lungo periodo, questo tipo di strumenti sono molto più efficienti e meno costosi rispetto ai tradizionali fondi a gestione attiva.
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Borsa
Cosa è? La borsa valori, conosciuta anche come borsa finanziaria o comunemente borsa, è un mercato finanziario regolamentato, dove avvengono gli scambi di valori mobiliari e valute. I principali prodotti finanziari che vengono scambiati in borsa sono azioni, obbligazioni e derivati. La borsa è un mercato secondario, si tratta di un mercato regolamentato e ufficiale in quanto vengono disciplinate tutte le operazioni di negoziazione, le loro modalità, gli operatori, le tipologie contrattuali ammesse ecc… Funzione della borsa La funzione principale della borsa consiste nel ricevere gli ordini di compravendita dagli operatori ed eseguirli, seguendo la legge della domanda e dell'offerta (maggiore è la richiesta di un titolo e maggiore sarà il prezzo per acquistarlo, maggiore è l'offerta di un titolo e minore sarà il prezzo della vendita). Società quotate Le società che sono quotate possono ritirarsi dalla borsa attraverso il delisting, mentre quelle che non sono ancora quotate possono accedere (o rientrare) qualora rispettino certi parametri, tra cui l’ammontare minimo di capitale sociale.
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Borsa Italiana
Che cos'è Borsa Italiana S.p.A.? Borsa Italiana S.p.A. è una società nata nel 1998 a seguito della privatizzazione dei mercati di borsa, che gestisce il mercato finanziario italiano (la Borsa di Milano). Il suo compito è quello di efficientare lo svolgimento delle operazioni di borsa e di semplificare gli scambi sui mercati. Cosa fa Borsa Italiana S.p.A.? All’interno del Testo Unico sull'Intermediazione Finanziaria è sancito che l’attività di Borsa Italiana deve essere svolta in condizioni di piena autonomia e flessibilità operativa. I principali compiti che svolge Borsa Italiana sono:
  • vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni di borsa;
  • definire dei requisiti e delle procedure di ammissione e permanenza sul mercato per le società emittenti;
  • definire dei requisiti e delle procedure di ammissione per gli intermediari che operano sui mercati;
  • gestire l'informativa sulle società quotate.
Che mercati gestisce Borsa Italiana S.p.A.? In base ai prodotti negoziati, il sistema di Borsa Italiana si suddivide in diversi mercati. Azioni:
  • MTA (Mercato Telematico Azionario)
  • AIM Italia
  • MIV (Mercato degli Investments Veichles)
  • Borsa Italiana Equity MTF
Derivati:
  • IDEM (Italian Derivatives Market)
    • IDEX (Italian Derivatives Energy Exchange)
    • AGREX (Agricultural Derivatives Exchange)
ETF:
  • ETFPlus
Obbligazioni:
  • MOT (Mercato Telematico delle obbligazioni e dei Titoli di Stato)
  • ExtraMOT
  • ExtraMOT PRO
  • SeDeX
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BOT
Cosa significa BOT? BOT è un acronimo che significa Buoni Ordinari del Tesoro. Cosa sono i BOT? I BOT sono strumenti finanziari emessi dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, tramite il Tesoro italiano, per finanziare il debito pubblico e coprire le spese dello Stato. Si tratta di titoli di Stato a breve termine, con scadenze comprese tra tre mesi e un anno, che non prevedono il pagamento di cedole, il loro rendimento infatti è dato interamente dallo scarto tra il prezzo di emissione e il valore di rimborso alla scadenza. Come viene emesso un BOT? I BOT vengono emessi mediante il meccanismo di asta competitiva al taglio minimo di 1.000 euro, successivamente all’emissione possono essere negoziati sul Mercato Telematico delle Obbligazioni (MOT). Le aste avvengono con cadenza mensile per i BOT semestrali e annuali, e con cadenza variabile per quelli trimestrali o flessibili. Quanto rende un BOT? I Buoni Ordinari del Tesoro sono ritenuti uno strumento piuttosto sicuro data la loro scadenza a breve termine, di conseguenza i rendimenti che può offrire un BOT sono inferiori rispetto ad altri titoli a lungo termine.
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BTP
Cosa significa BTP? BTP è un acronimo che significa Buoni del Tesoro Poliennali. Cosa sono i BTP? I BTP sono strumenti finanziari al portatore emessi dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, per finanziare il debito pubblico a lungo termine. A differenza dei Buoni Ordinari del Tesoro (BOT), i BTP hanno una scadenza più lunga, che varia da 3 a 50 anni, e prevedono il pagamento di una cedola periodica ai possessori dei titoli, generalmente ogni 6 mesi. Come viene emesso un BTP? I BTP vengono emessi con cadenza mensile mediante il meccanismo di asta marginale al taglio minimo di 1.000 euro per gli investitori retail e 2,5 mln di euro per gli investitori istituzionali, successivamente all’emissione possono essere negoziati sul Mercato Telematico delle Obbligazioni (MOT) e sul Mercato all'Ingrosso dei Titoli di Stato (MTS). Quanto rende un BTP? Il rendimento dei BTP è dato dalla somma delle cedole semestrali che vengono distribuite e dall’eventuale scarto tra il prezzo di emissione e il valore di rimborso alla scadenza. BTP€i Il BTP€i è un particolare tipo di BTP caratterizzato dall’indicizzazione all’inflazione europea, prevede infatti delle cedole semestrali variabili calcolate con riferimento all’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo Eurostat (escluso il tabacco). Anche in caso di rimborso anticipato, la quota corrisposta è data dal capitale versato moltiplicato per il coefficiente di indicizzazione (se inferiore a 1 verrà restituito il valore nominale).
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Buono fruttifero postale
Che cos’è un buono fruttifero postale? I buoni fruttiferi postali sono titoli emessi da Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dallo Stato Italiano e collocati sul mercato da Poste Italiane. Come funzionano i buoni fruttiferi postali? Il funzionamento è semplice, i buoni sono acquistabili da un taglio minimo di 50 euro ed a seconda delle condizioni, che variano in rapporto alla tipologia del buono, produrranno degli interessi nel tempo. I vantaggi dei buoni fruttiferi sono:
  • L’assenza di costi di sottoscrizione
  • Sono garantiti dallo stato italiano
  • La possibilità di chiedere il capitale investito in qualsiasi momento. Da precisare che se ritiriamo i buoni prima dei tempi concordati potremmo perdere in tutto o in parte gli interessi maturati.
  • Non sono soggetti alle imposte di natura successoria
  • Facilità di calcolo buoni fruttiferi postali
Gli svantaggi sono:
  • La stessa garanzia posta dallo stato italiano, potrebbe rivelarsi un grosso rischio nel momento in cui l’Italia dovesse andare in default.
  • Il livello di rating attuale dell’Italia è BBB (rating medio-basso).
  • Un ulteriore declassamento da parte delle agenzie di rating, potrebbe essere davvero pericoloso per i detentori di buoni fruttiferi.
  • I bassi rendimenti dei buoni fruttiferi. I BFP infatti sono strumenti d’investimento molto basici, che quindi non offrono un grosso rendimento a lungo termine ed in molti casi non permettono neppure di stare al passo con l’inflazione.
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Cambi valutari
Cosa sono i cambi valutari? I cambi valutari si riferiscono alla conversione di una valuta in un'altra.  Ogni Paese o unione di Paesi ha la propria valuta, e quando si viaggia all'estero o si effettuano transazioni commerciali internazionali, spesso è necessario convertire la propria valuta in quella del paese di destinazione. La conversione tra una valuta con un’altra avviene sulla base del tasso di cambio attuale. Che cos’è il tasso di cambio? Il tasso di cambio indica il valore relativo tra le valute di due paesi e rappresenta il prezzo di una valuta espressa in termini di un'altra.  Ad esempio, se il tasso di cambio tra dollaro USA ed euro è di 1,20, significa che un dollaro vale 1,20 euro. Da cosa sono influenzati i tassi di cambio? I tassi di cambio sono influenzati da molteplici fattori, tra cui le politiche economiche e monetarie dei governi, le fluttuazioni del mercato finanziario, l'offerta e la domanda di valute sul mercato, le condizioni economiche globali e gli eventi geopolitici. Le oscillazioni dei tassi di cambio possono avere un impatto significativo sui prezzi delle merci e sui flussi commerciali tra paesi.
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CCT
Cosa significa CCT? CCT è un acronimo che significa Certificato di Credito del Tesoro. Cos’è un CCT? Un Certificato di Credito del Tesoro è un titolo di Stato di durata 7 anni emesso dal dipartimento del Tesoro del MEF per finanziare il debito pubblico. Quanto rende un CCT? A differenza dei Buoni del Tesoro, i CCT non prevedono un rendimento fisso, infatti pagano cedole semestrali indicizzate all’andamento dei BOT semestrali, cioè sono pari al rendimento dei BOT più un margine, detto spread, predeterminato. Come viene emesso un CCT? Il collocamento dei CCT è affidato alla Banca d’Italia e avviene tramite il meccanismo dell’asta marginale, ossia attraverso un processo per il quale gli intermediari che si sono aggiudicati i titoli li pagheranno al prezzo marginale, cioè al più basso dei prezzi fra tutte le offerte accoglibili. Una volta collocati i CCT si possono negoziare tutti i giorni di Borsa aperta sul Mercato Obbligazionario Telematico (MOT) organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. CCTEU Nel 2010 i CCT sono stati sostituiti dai CCTEU, le caratteristiche dei nuovi titoli sono identiche a quelle dei vecchi CCT (scadenza 7 anni e cedole semestrali indicizzate ai bot a sei mesi). I vecchi proprietari di CCT hanno la possibilità di scambiarli con i nuovi titoli mediante operazioni di con cambio ordinarie.
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Certificates
I Certificates,cosa sono? I Certificati d’investimento, o più semplicemente Certificates, sono strumenti d’investimento emessi e garantiti da un Market Maker, negoziabili sul SeDex di Borsa Italiana o altri mercati regolamentati. I Certificates replicano in modo passivo l'andamento di un'azione, di un basket di azioni, di un indice finanziario, di una valuta, di una materia prima o di un tasso di interesse. Come si suddividono i Certificates? Ci sono varie tipologie di Certificates:
  • Prodotti a capitale garantito 100%: Hanno un rischio inferiore a quello di un investimento diretto e garantiscono a scadenza il 100% del capitale investito.
  • Prodotti a capitale protetto o parzialmente garantito:A scadenza permettono di ottenere o una protezione del capitale investito, o la garanzia di riavere una consistente parte del capitale investito.la protezione è data dalla barriera che, se non violata alle date previste, garantisce almeno il capitale sottoscritto.Fanno parte della seconda categoria i certificati che  a scadenza prevedono la garanzia di una percentuale prefissata di capitale investito indipendentemente dall’andamento del sottostante
  • Prodotti a capitale non protetto: consentono di investire in azioni o sugli indici rappresentativi delle borse o di altri strumenti finanziari, senza protezione del capitale.
  • Prodotti a leva: Permettono di esporsi sul mercato con un controvalore maggiore rispetto al pagamento iniziale, amplificando guadagni e perdite
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CONSOB
Cosa vuol dire Consob? Consob è un acronimo che significa Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. Cos’è la Consob? La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa è un’autorità amministrativa italiana istituita nel 1974 come organo indipendente con lo scopo di tutelare gli investitori e garantire la trasparenza e l'efficienza dei mercati finanziari. Cosa fa la Consob? La Consob svolge diversi compiti stabiliti dalla legge, il suo obiettivo è quello di vigilare sulle attività di borsa. In particolare, si occupa della regolamentazione e del controllo delle società quotate, dei mercati regolamentati, delle società di gestione del risparmio, degli intermediari finanziari e delle società di revisione contabile.  Inoltre, essa promuove la diffusione di una cultura finanziaria tra gli investitori e collabora con altre autorità di vigilanza nazionali e internazionali per garantire la stabilità e l'efficienza dei mercati finanziari globali. La storia della Consob Prima della Consob, a vigilare sul mercato finanziario c’era il Ministero del tesoro, tuttavia si rese necessaria la composizione di un organismo autonomo altamente specializzato, capace e pronto a prendere delle decisioni importanti. Nacque così la Consob, con la legge del 1974 (n. 216) per volontà del Governo Italiano. Il 23 luglio dell’anno successivo divenne pienamente operativa. Nel corso degli anni, la Consob ha ampliato il proprio campo d'azione, acquisendo nuove competenze e poteri, e diventando sempre più attenta alle esigenze degli investitori e alla necessità di garantire la stabilità dei mercati finanziari.  In particolare si è resa protagonista di importanti interventi legislativi e regolamentari, che hanno contribuito a rendere più trasparenti ed efficienti i mercati finanziari italiani. Degna di nota fu l’emanazione del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF) nel 1998. Oggi, la Consob è una delle autorità di vigilanza finanziaria più importanti d'Italia. Da chi è composta la Consob? La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa è dotata di struttura collegiale ed è formata da 5 persone. Il presidente e i quattro membri sono selezionati tra individui di comprovata esperienza e competenza, nonché di indiscussa moralità. Essi sono nominati con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri e previa deliberazione del Consiglio stesso.  In passato, il mandato durava cinque anni e poteva essere rinnovato una sola volta, mentre ad oggi la legge n. 31 del 28 febbraio 2008 ha stabilito una durata in carica di sette anni senza possibilità di riconferma.
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Consulenza Finanziaria Indipendente
Che cos’è la Consulenza Finanziaria Indipendente? Prima di spiegare cos’è la consulenza finanziaria indipendente bisogna fare una doverosa distinzione tra la consulenza finanziaria tradizionale (fatta dalla banca) e la consulenza finanziaria indipendente. In questo caso un semplice aggettivo può fare davvero la differenza, soprattutto quando si parla di mettere mano ai risparmi di una vita. Nel resto del mondo la consulenza finanziaria indipendente esiste già da tempo, in Italia i primi riferimenti normativi sono arrivati intorno agli anni 2000:
  • Mifid del 2004.
  • Mifid di secondo livello nel 2006.
  • 2015, legge n. 208, direttiva Consob n. 20704: viene ufficializzata l’istituzione dell’Albo Unico dei consulenti finanziari e dell’OCF.
  • 1° dicembre 2018 finalmente viene concretizzato il tutto e la consulenza finanziaria indipendente inizia a prendere piede anche in Italia.
Chi è il Consulente Finanziario Indipendente? Un consulente finanziario autonomo è un professionista del settore che aiuta i suoi clienti nella pianificazione ottimale delle loro patrimonio, trovando la soluzione migliore per raggiungere dei loro obiettivi di vita futuri. Come gli altri professionisti, per esercitare la sua attività un consulente finanziario indipendente deve soddisfare determinati requisiti, in particolare sono:
  • Professionalità
  • Onorabilità
  • Indipendenza
  • Patrimoniali
Questa è una delle principali differenze rispetto al classico consulente bancario, ma non finisce qui: per tutelare ulteriormente i clienti, la normativa impone ai consulenti finanziari indipendenti un percorso di formazione costante, finalizzato a preservare e migliorare le sue competenze. Il requisito dell’onorabilità prevede che ogni consulente che presta il servizio di consulenza indipendente deve agire sempre con trasparenza, diligenza e onestà, come altri professionisti per svolgere la professione non si possono avere condanne o processi in corso. Non meno importanti sono i requisiti patrimoniali, che impongono al consulente di possedere strumenti adeguati e all’avanguardia per affiancare il cliente e un’assicurazione professionale con determinati standard. Ultimo ma più importante di tutti: l’indipendenza. Per legge il consulente finanziario indipendente non può avere alcun tipo di conflitto di interessi nei confronti di istituti finanziari, banche, poste, intermediari, assicurazioni…  L’unico interesse di un consulente finanziario indipendente è quello di soddisfare le esigenze dei propri clienti. Cosa fa il Consulente Finanziario Indipendente? Le competenze di un consulente finanziario indipendente non si limitano alla gestione degli investimenti, infatti un buon consulente ha sempre un occhio di riguardo per tutta la sfera patrimoniale del cliente, le sue conoscenze spaziano dal campo finanziario a quello previdenziale, dal campo assicurativo a quello successorio. Tra i principali servizi che offre la consulenza finanziaria indipendente troviamo:
  • Analisi iniziale del portafoglio
  • Presentazione di soluzioni alternative e ottimizzazione del portafoglio finanziario
  • Pianificazione finanziaria personalizzata su esigenze specifiche del cliente
  • Protezione del patrimonio da potenziali fonti di rischio
  • Pianificazione previdenziale personalizzata
  • Ottimizzazione successoria
  • Ottimizzazione fiscale degli investimenti e gestione delle minusvalenze
  • Costruzione del portafoglio e monitoraggio personalizzato sulla posizione finanziaria
  • Monitoraggio con possibile ribilanciamento del portafoglio
  • Reportistica del portafoglio
Quanto costa la Consulenza Finanziaria Indipendente? Il consulente finanziario indipendente ottiene una remunerazione diretta effettuata esclusivamente dal cliente (fee only), quindi non prende nessun tipo di compenso da banche o altre case di gestione del risparmio. I prodotti consigliati da un consulente indipendente sono molto meno costosi di quelli che mediamente vengono fatti sottoscrivere in banca. La parcella può essere di diversi tipi, i più comuni sono:
  • Parcella spot: ha un prezzo personalizzato in base alla situazione da risolvere e viene pagata una tantum (molto comune nella consulenza successoria o previdenziale).
  • Parcella in % al patrimonio in consulenza: solitamente si aggira intorno all’1% del patrimonio in consulenza e viene pagata ogni anno in sede di rinnovo del contratto.
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Conto deposito
Che cos’è un conto deposito? Un conto deposito è un prodotto finanziario che consente di ricevere una remunerazione minima garantita sul capitale in giacenza con una scadenza massima di 5 anni. Come funziona un conto deposito? Esistono due categorie di deposito a seconda della tipologia di vincolo prevista per le somme depositate:
  • I conti deposito vincolati, che prevedono che il capitale possa essere prelevato solo al termine di un certo periodo, che può essere di 3, 6, 12, 18 o 60 mesi, in base alle condizioni contrattuali.
Nel caso in cui il titolare voglia ritirare il capitale prima della scadenza, è previsto il pagamento di una penale.
  • I conti deposito non vincolati non prevedono vincoli di sorta, e quindi le somme depositate possono essere ritirate in qualsiasi momento senza incorrere in penali. 
Tuttavia, per questa tipologia di conto, i tassi di interesse offerti sono solitamente inferiori. In ogni caso, l'operatività dei conti deposito è limitata alle operazioni di versamento e prelievo dal conto di appoggio, attraverso strumenti come bonifici o assegni bancari. Quali rischi ha un conto deposito? I conti deposito, sono protetti e garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per somme fino ai 100.000 euro. Questo significa che se la banca in cui hai aperto un conto deposito dovesse fallire ti verrebbero restituite tutte le somme depositate fino ad un massimo di 100.000 euro. Per azzerare il rischio è sufficiente limitare la giacenza a questa soglia. Quanto rende un conto deposito? I tassi offerti sui conti deposito di norma sono compresi fra l’1 e il 2,5%. Quando si valuta l’apertura di un conto deposito bisogna però tenere in considerazione la tassazione al 26% sugli interessi maturati e l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul capitale in giacenza.
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Controvalore
Che cos’è il controvalore? Il termine "controvalore" può avere diverse accezioni a seconda del contesto in cui viene utilizzato. In campo finanziario, il controvalore rappresenta il valore di mercato di una posizione o di un'operazione finanziaria.  Controvalore di carico: indica l’importo medio pagato al momento dell’acquisto e include generalmente il prezzo tel quel e il costo di intermediazione.  Controvalore di mercato: indica il ricavo che si otterrebbe dalla vendita dei titoli senza considerare i ratei e i costi.  Come si calcola il controvalore? Per calcolare il controvalore di mercato che si possiede investito in uno strumento finanziario (azioni, obbligazioni, fondi, ETF…) è necessario moltiplicare il valore attuale dello strumento per il numero di quote possedute. Ad esempio se possiedo 10 azioni che valgono € 50 l’una, per calcolare il controvalore della mia posizione su quell’azione devo utilizzare la seguente formula:  Numero di quote * Valore attuale = Controvalore di mercato (10 * 50 = € 500)
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CTZ
Che significa CTZ? CTZ è un acronimo che significa Certificato di Credito del Tesoro Zero Coupon. Che cos’è un CTZ? Il Certificato di Credito del Tesoro Zero Coupon è un titolo di debito emesso dallo Stato italiano a tasso fisso e con scadenza pari o inferiore a 24 mesi. È considerato uno strumento finanziario a basso rischio, poiché è emesso da uno Stato e ha una scadenza prestabilita, tuttavia, poiché il rendimento è definito in anticipo e non è legato all'andamento dei tassi di interesse di mercato, il rendimento dei CTZ potrebbe risultare inferiore a quello di altri strumenti finanziari. Quanto rende un CTZ? I CTZ prevedono un rendimento sotto forma di differenza tra il prezzo di acquisto e il valore nominale alla scadenza, senza distribuire interessi periodici. In pratica, acquistando un CTZ, il possessore paga un prezzo inferiore al valore nominale del titolo e alla scadenza riceverà un importo pari al valore nominale.  La differenza tra questi due valori rappresenta il rendimento del titolo, che viene calcolato in termini percentuali. Come funziona un CTZ? I Certificati di Credito del Tesoro Zero Coupon vengono emessi dal Dipartimento del Tesoro del MEF ogni mese mediante asta marginale, una volta collocati i CTZ si possono negoziare tutti i giorni di Borsa aperta sul Mercato Obbligazionario Telematico (MOT) organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A.
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d
Debito pubblico italiano
Che cos’è il debito pubblico? Il debito pubblico si riferisce all'ammontare del debito accumulato da un governo centrale o da un'organizzazione governativa nazionale nel corso del tempo.  Questo debito è costituito da tutti i prestiti e gli obblighi finanziari assunti dal governo per far fronte al proprio fabbisogno (finanziare la propria crescita economica, offrire vari servizi ai cittadini, effettuare degli investimenti…). A cosa serve il rapporto tra debito pubblico e PIL? Uno dei parametri principali per misurare la salute e la stabilità finanziaria di uno stato è il rapporto tra debito pubblico e PIL: non a caso, è fra i parametri che condizionano l’accesso e la permanenza dei vari Paesi nell’Eurozona. Il debito pubblico in Italia In Italia, il debito pubblico è uno dei più alti al mondo in termini di percentuale del PIL.  Nel 2020, il debito pubblico italiano ha superato il 155% del PIL (il limite massimo per appartenere all’unione europea è del 60%), il che significa che il valore del debito nazionale supera il valore dell'economia italiana in un anno. L'alto livello di debito pubblico può rendere più difficile per il governo reperire finanziamenti per investimenti e programmi di spesa, infatti l’Italia è tenuta ad adottare apposite misure per riportare il debito ad una quota sostenibile. 
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Deflazione
Cos’è la deflazione? La deflazione è la diminuzione del livello dei prezzi, essa genera un incremento del potere d'acquisto della moneta. La deflazione corrisponde all’opposto della ben più nota inflazione. Se scendono i prezzi non è positivo? No, in realtà l’eccessiva deflazione per lunghi periodi ha effetti negativi sull’economia. Prolungati periodi di deflazione alimentano la convinzione che un bene che pensiamo di acquistare possa scendere ulteriormente di prezzo nei prossimi mesi, rimandando la spesa. Questo fenomeno può innescare una spirale discendente dei prezzi che potrebbe portare le aziende a ridurre o a congelare i salari, o persino a ricorrere a tagli di personale per fronteggiare il calo della domanda, generando disoccupazione.  
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Dividendo
Dividendo Parte degli utili distribuiti dalla società agli azionisti come remunerazione del capitale investito. La distribuzione dei dividendi viene eventualmente deliberata dall'assemblea ordinaria dei Soci in fase di approvazione del bilancio. La stessa assemblea può anche decidere di non distribuire dividendi per reinvestire tutto nell’attività della società. Alcuni tipi di azioni speciali (es. privilegiate) possono avere da statuto sempre diritto ad ottenere un dividendo minimo in caso il bilancio presenti un utile di esercizio. Ha diritto al dividendo il proprietario dell’azione alla data dello stacco.
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Dividendo Straordinario
Dividendo Straordinario Il dividendo straordinario deriva da una parte delle riserve di liquidità della società e non dalla distribuzione dell'utile d'esercizio. Può essere deliberato dall’assemblea dei soci in caso di eccesso di liquidità dovuto da accantonamenti durante gli esercizi precedenti o dalla vendita di rami d'azienda o  altro.
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Dividendo/prezzo
Dividendo/prezzo Il Dividendo/Prezzo (in inglese dividend yield) è il rapporto tra il dividendo pagato da un’azione e il prezzo dell'azione stessa. È  un indicatore di rendimento ed è utilizzato per valutare un’azienda. Normalmente utilizzato per paragonare un'azienda rispetto alle altre dello stesso settore, maggiore è il rapporto e migliore è la valutazione della società analizzata.
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Duration
Duration La duration, o durata finanziaria, esprime il numero di anni necessari affinché l’acquirente di un titolo obbligazionario possa rientrare, grazie ai flussi cedolari, dell’investimento sostenuto. La duration è anche utilizzata al fine di stimare l’impatto che variazioni nei tassi di interesse possono avere sul valore dell’obbligazione. Da questo punto di vista, essa è uno dei principali indicatori di rischio di una obbligazione, insieme alle valutazioni di rating. La duration e le variazioni dei tassi di interesse A parità di tutte le altre condizioni, le obbligazioni che hanno una duration più elevata sono più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse. Nello specifico, un aumento dei tassi di interesse colpirà in modo maggiore queste obbligazioni, che quindi vedranno il loro valore scendere in modo sensibile. I fattori in grado di influire sulla duration sono:
  • la scadenza del titolo: un titolo a breve scadenza ha una duration più bassa rispetto a un titolo a lunga scadenza;
  • la frequenza e l’importo dei flussi cedolari: titoli che hanno flussi cedolari più frequenti e di maggiore importo hanno una duration più bassa rispetto a titoli che pagano cedole minori e con minore frequenza.
Per le obbligazioni a zero coupon, che non pagano cedole, la duration coincide sempre con la effettiva scadenza del titolo: questo perché, vista l’assenza di cedole, l’investitore potrà rientrare del proprio capitale solo alla data di rimborso. Duration e duration modificata La duration normalmente viene calcolata in anni e può non essere sempre facile fornirne una interpretazione immediata in termini di impatto sul prezzo di una obbligazione. Al posto della duration si può quindi usare la duration modificata, che esprime direttamente quale potrebbe essere l’impatto sul prezzo dell’obbligazione di una variazione dei tassi di interesse pari all’1%. Ricordando che tra tasso di interesse e prezzo di una obbligazione esiste sempre una relazione inversa, se un titolo obbligazionario dovesse avere ad esempio una duration modificata pari a 3, questo vorrebbe dire che un aumento dei tassi di interesse dell’1% farebbe scendere del 3% il valore di quel titolo.  
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e
ETC
Exchange Traded Commodities Un Exchange Traded Commodities (ETC) è uno strumento finanziario che investe direttamente in materie prime fisiche (ETC fisico, in inglese ETC physically-backed) o in contratti derivati sulle materie prime. Come gli ETF, gli ETC replicano passivamente l’andamento del prezzo della materia prima o dell’indice di materie prime (detto paniere) ed è negoziato in Borsa come un’azione. Gli ETC permettono d’investire su di una singola materia prima, cosa che non può fare l’ETF che ha una differente regolamentazione. Gli ETC fisici equivalgono a comprare direttamente la materia prima ma senza dover sostenere i costi (ed anche i rischi) dovuti al magazzino fisico con relativa assicurazione, vigilanza, ecc.
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ETF
Exchange Traded Fund È un fondo d'investimento negoziato in Borsa come un'azione ed ha l’obiettivo di replicare un indice di riferimento (in inglese benchmark) come ad esempio il FTSE MIB o lo S&P 500, ecc. e con una gestione totalmente passiva. Un ETF ha sia le caratteristiche di un'azione sia quelle di un fondo e consente all’investitore di sfruttare le caratteristiche migliori di entrambi: negoziazione in tempo reale dell’azione e diversificazione con conseguente riduzione del rischio del fondo.
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ETF Strutturato
ETF Strutturato Gli ETF strutturati sono Fondi (o Sicav = Società di Intermediazione a CApitale Variabile o OICR = Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio) negoziati in Borsa come le azioni ma gestiti con tecniche che amplificano l'andamento del mercato a cui si riferiscono, con lo scopo di ottenere migliori rendimenti, permettono di partecipare in maniera più che proporzionale all'andamento di un indice (ETF a leva) o di partecipare inversamente all’andamento del mercato stesso (ETF short con/senza leva).
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Euribor
Euribor L'Euribor (Euro Interbank Offered Rate) è il Tasso di interesse di riferimento, calcolato facendo la media dei tassi che le principali banche europee applicano negli scambi di liquidità tra loro. Indica il costo del denaro a breve termine ed è utilizzato come parametro per le variazioni degli interessi nei prestiti a tasso variabile (mutui, alcune obbligazioni, ecc.) con l’aggiunta di uno spread. Introdotto il 1° gennaio 1999 con l'adozione dell'euro, viene calcolato tutti i giorni feriali alle 11.00 dall' European Money Markets Institute (EMMI), che si serve del contributo delle 20 maggiori banche europee; ha scadenze da 1 settimana ad 1 anno.
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Eurirs
Eurirs L’Eurirs (Euro Interest Rate Swap) in breve IRS, è il tasso d’interesse medio applicato ai contratti swap (di copertura del rischio interesse) da parte delle principali banche che operano nell’Unione europea.  Indica il costo del denaro a medio/lungo termine, viene utilizzato come parametro per le variazioni degli interessi nei prestiti a tasso fisso (principalmente mutui) con l’aggiunta di uno spread. L’Eurirs viene calcolato tutti i giorni feriali dalla Federazione bancaria europea (FBE) ed è la media del tasso IRS usato dalle 50 maggiori banche europee; ha scadenze da 1 anno a 50 anni.
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f
Fixing
Fixing L’Eurirs (Euro Interest Rate Swap) in breve IRS, è il tasso d’interesse medio applicato ai contratti swap (di copertura del rischio interesse) da parte delle principali banche che operano nell’Unione europea.  Il Fixing è il prezzo ufficiale di uno strumento finanziario (azioni, valute, ecc.) ad un determinato orario della giornata. Nasce sul mercato londinese come determinazione del prezzo ufficiale dell'Oro, ed è stato poi esteso anche ad altri titoli e su altri mercati.
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Fondi azionari
Fondi azionari Fondo comune di investimento mobiliare aperto che investe almeno il 70% del proprio patrimonio in azioni. Investono almeno il 70% del patrimonio in azioni di diverso tipo ed il rimanente 30% può essere investito in obbligazioni o resta in liquidità che può essere utilizzata per eventuali rimborsi richiesti dagli investitori. Sono classificati a seconda del mercato in cui investono, ad esempio:
  • Fondo  Azionario per Paese/Area geografica
    • Italia, 
    • Europa, 
    • America, 
    • Paesi Emergenti, ecc.
  • Fondo  Azionario per settore
    • Beni di Consumo,
    • Salute, 
    • Finanza, 
    • Energia, ecc.
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Fondi comuni d’investimento
Fondi comuni d’investimento Il Fondo comune di investimento è uno strumento di investimento che riunisce le risorse finanziarie di un gruppo di risparmiatori e le investe in strumenti finanziari. Il patrimonio è il complesso dei beni su cui sono state investite le risorse, inclusa la liquidità,  ed è separato dal patrimonio del gestore; si può partecipare sottoscrivendo una o più quote (tutte con uguale valore e uguali diritti) nelle quali viene suddiviso il patrimonio del fondo stesso.  Il valore della singola quota è il rapporto tra il valore netto del patrimonio ed il numero delle quote emesse e viene calcolato quotidianamente e pubblicato su almeno due quotidiani a diffusione nazionale. Sono indicati per l’investitore che vuole ottenere un’importante diversificazione che sarebbe difficile soprattutto con piccoli capitali. I fondi comuni di investimento sono classificati in:
  • Fondi pensione, Mobiliari, Immobiliari;
  • Fondi a distribuzione se distribuiscono gli utili (cedole, dividendi, ecc.) o ad accumulazione se reinvestono gli utili fondo stesso;
  • Fondi armonizzati possono essere venduti in ogni paese dell'Unione Europea o non armonizzati che devono richiedere l’autorizzazione all’organismo di vigilanza di ogni stato membro dell’UE.
In Italia un fondo comune può essere venduto solo dopo la pubblicazione di un prospetto informativo (conforme ai regolamenti CONSOB) che deve contenere informazioni relative alle caratteristiche dell'investimento ed alla Società di Gestione, inclusa la situazione finanziaria e l’organizzazione di quest’ultima.
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Fondi pensione
Fondi pensione Il Fondo Pensione è un OICR (Organismo di investimento collettivo del risparmio) nel quale i lavoratori (ed in alcuni casi anche i datori di lavoro) possono versare dei contributi che vengono investiti con il fine di erogare un capitale o una pensione integrativa al momento del pensionamento del lavoratore. I fondi pensione possono essere chiusi cioè legati a singole categorie professionali (Metalmeccanici, Chimici, ecc.) frutto di accordi aziendali o collettivi (es. sindacali o di associazioni di categoria di liberi professionisti) ed ai quali possono aderire solo gli appartenenti alla categoria stessa già iscritti alle forme di pensione obbligatoria. In alternativa i fondi pensione aperti ai quali possono aderire tutti coloro che vogliono crearsi una pensione complementare.  Gli aderenti al fondo pensione riceveranno le prestazioni in base ai contributi versati ed agli anni di iscrizione alla decorrenza della  pensione obbligatoria di anzianità o di vecchiaia. I contributi ai fondi pensione sono soggetti ad agevolazioni fiscali, mentre le prestazioni pensionistiche erogate saranno tassate come redditi. La COVIP (Commissione di Vigilanza per i Fondi Pensione) è l’organo di vigilanza sulla trasparenza e correttezza dell’amministrazione e della gestione dei fondi pensione da parte dei gestori che possono essere Società di Gestione del Risparmio, SIM, banche o compagnie di assicurazione, oltre agli enti gestori della previdenza obbligatoria.
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FTSE MIB
Cosa è? Il FTSE MIB è l’acronimo di Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa, esso è l’indice azionario più significativo della Borsa Italiana. Il FTSE MIB comprende le azioni delle 40 società italiane maggiormente capitalizzate, aziende che possono avere anche la sede legale all'estero e quotate sull'MTA o sul MIV. Revisione dell’indice Solitamente la revisione dei componenti avviene trimestralmente, pertanto alcune società possono uscire dall’indice e venire sostituite da altre. Talvolta possono esserci ribilanciamenti straordinari a seguito di operazioni sul capitale, fusioni, delisting (cancellazione), a variazioni rilevanti del flottante e a seguito di nuove quotazioni. Altri indici italiani Altri indici italiani importanti, oltre al FTSE MIB, sono il FTSE Italia Mid Cap (società con media capitalizzazione) e FTSE Italia Small Cap (società con piccola capitalizzazione). I tre indici insieme compongono il FTSE Italia All-Share.
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FTSE MIB indice
FTSE MIB indice Indice riferito ai prezzi delle azioni delle 40 Società a maggior capitalizzazione e maggior liquidità sui mercati Euronext MIV Milan ed Euronext Milan. L'indice FTSE MIB viene calcolato in tempo reale e in chiusura di giornata e tiene conto dei soli prezzi dei 40 titoli, nessuno dei quali può avere un peso superiore al 15%, non prende in considerazione i dividendi è quindi un indice ponderato della capitalizzazione di mercato corretta per il flottante. 
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Futures
Futures  I futures sono contratti a termine standardizzati e quotati sui mercati regolamentati. Con un future, le parti assumono l’obbligo di scambiarsi l’attività sottostante, che può essere un titolo finanziario o una materia prima, a una data futura e al prezzo stabilito nel contratto. I principali mercati per la compravendita di futures sono il Chicago Board of Trade e il Chicago Mercantile Exchange. In Italia, i futures vengono negoziati sul mercato IDEM, gestito da Borsa Italiana S.p.A. Caratteristiche dei futures I futures consentono di assumere sia posizioni long (o rialziste) che short (o ribassiste) su un determinato sottostante e possono essere utilizzati a fini di copertura, speculazione o arbitraggio:
  • se una impresa italiana ha stipulato un contratto di acquisto con un fornitore statunitense che prevede il pagamento tra 90 giorni di 100.000 dollari, esiste il rischio che in questi 90 giorni il dollaro possa aumentare di valore rispetto all’euro, determinando quindi un onere maggiore; l’impresa italiana potrebbe quindi acquistare futures sul dollaro per coprirsi in tutto o in parte da questo rischio di cambio;
  • l’utilizzo dei futures con finalità di speculazione si ha ad esempio quando un soggetto è convinto che un determinato asset finanziario, che al momento attuale ha un prezzo pari a 20 euro, possa in futuro aumentare di valore fino a raggiungere il prezzo di 25 dollari. L’investitore potrebbe allora comprare futures al prezzo di 22 euro su quel sottostante. Se le sue previsioni dovessero rivelarsi corrette, otterrebbe infatti un profitto di 3 euro su ogni unità di sottostante comprata;
  • l’utilizzo a fini di arbitraggio cerca di approfittare di eventuali errori nell’allineamento tra il prezzo attuale (o prezzo spot) e il prezzo futuro del sottostante. La caratteristica fondamentale dei future è infatti data dalla convergenza tra questi due prezzi, mano a mano che ci si avvicina alla data di scadenza del future.
Come tutti gli strumenti derivati, i futures non sono strumenti indicati per investitori non professionali, anche perché incorporando un effetto leva possono esporre alla perdita di somme ingenti.
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g
Grafico di Ibbotson
Grafico di Ibbotson Il grafico, detto anche cono, di Ibbotson è usato per tracciare l’evoluzione attesa di una strategia di investimento riportando in forma grafica i rendimenti attesi e la rischiosità della strategia stessa, cioè la deviazione standard dei rendimenti attesi. Tracciando il grafico si può simulare l’evoluzione del portafoglio ed i possibili risultati nei casi migliori o peggiori che si possono ottenere.
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h
Hedge Funds
Cosa significa il termine Hedge Funds? Gli hedge funds o fondi speculativi, sono fondi di investimento alternativi che cercano di generare rendimenti elevati per gli investitori, a prescindere dall’andamento del mercato. Cosa sono gli Hedge Funds? Gli hedge funds sono fondi che utilizzano strategie di investimento complesse e sofisticate al fine di generare rendimenti assoluti elevati e decorrelati dal mercato. Per raggiungere questi obiettivi i gestori di hedge fund possono utilizzare una vasta gamma di strumenti finanziari e tecniche, assumendo rischi più elevati rispetto ad altri tipi di fondi.  Quali sono le differenze tra Hedge Funds e fondi comuni di investimento? A differenza dei fondi comuni di investimento gli Hedge funds non sono soggetti a restrizioni normative riguardanti la diversificazione degli investimenti, la leva finanziaria o le strategie di investimento. Quindi se i fondi comuni di investimento sono regolamentati da normative specifiche e mirano a ottenere rendimenti stabili e a lungo termine per i propri investitori, gli Hedge funds non sono soggetti alle stesse restrizioni e possono operare con una maggiore flessibilità, cercando di generare rendimenti elevati utilizzando strategie di investimento più complesse e sofisticate. I fondi comuni risultano quindi meno rischiosi e più lineari mentre gli Hedge funds generalmente più rischiosi e adatti a investitori esperti e con maggiori risorse finanziarie. Da dove deriva il termine Hedge? Il termine “Hedge” significa “copertura” poiché questi fondi di investimento (fondi hedge) utilizzavano tecniche di copertura del rischio per proteggere il portafoglio da ribassi e da volatilità elevata. In sostanza, utilizzavano strumenti finanziari come le opzioni o i contratti a termine (futures) attraverso tecniche di “hedging” avanzate per ridurre o eliminare il rischio di perdita sui propri investimenti. Nel tempo, i fondi hedge si sono evoluti in "hedge fund", utilizzando tecniche di investimento spesso al di fuori delle normali pratiche di investimento che osserviamo nei fondi comuni di investimento. Oggi, gli hedge funds hanno come obiettivo primario il rendimento assoluto e non più la copertura. Gli stessi sono noti per le loro strategie di investimento innovative e la loro flessibilità nella scelta degli asset. Tipologie di Hedge funds Esistono diverse tipologie di Hedge Funds che variano in base alla loro strategia di investimento:
  • Macro Funds: Sono fondi che sfruttano le varie asset class in base alle previsioni sulle tendenze macroeconomiche per ottenere un rendimento assoluto elevato.
  • Arbitrage Fund: Sono fondi che cercano di trarre profitto dalle inefficienze del mercato sfruttando le differenze di prezzo tra diversi mercati attraverso l'utilizzo di tecniche di arbitraggio.
  • Equity Hedge: Sono fondi che acquistano titoli azionari che ritengono possano salire e allo stesso tempo vendono allo scoperto (short selling) titoli azionari che ritengono possano scendere. 
  • Event Driven: Sono fondi che investono in concomitanza di eventi che potrebbero influenzare il prezzo delle azioni, come fusioni e acquisizioni, ristrutturazioni societarie e fallimenti.
I costi di un Hedge funds Gli hedge fund possono addebitare commissioni significativamente più alte rispetto ai fondi comuni d'investimento e le stesse possono variare notevolmente a seconda del gestore del fondo, della sua dimensione e della sua strategia di investimento.  Esistono alcune categorie di costi che vengono solitamente addebitate ai clienti di un hedge fund come ad esempio le commissioni di gestione e le commissioni di performance, legate al rendimento del gestore.
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i
Indice PMI
Cos’è l’indice PMI L'indice PMI (Purchasing Managers' Index) è un indicatore macroeconomico che misura l'attività manifatturiera di un paese. Viene calcolato dall’ISM (Institute for Supply Management) mensilmente tramite un’indagine condotta tra i responsabili degli acquisti delle aziende manifatturiere, che vengono interrogati sulle loro intenzioni di acquisto di beni e servizi nei mesi successivi.

Come viene calcolato il PMI?

L'indice PMI è calcolato attraverso un sondaggio mensile inviato ad un campione rappresentativo di responsabili degli acquisti delle aziende manifatturiere di un determinato paese o regione. Il risultato sarà un valore che varia da 0.0 a 100.0 che viene calcolato utilizzando una formula ponderata, che tiene conto della percentuale di risposte positive o negative ai diversi quesiti dell'indagine. L’indice si basa su diverse aree di indagine come tra cui il livello dei nuovi ordini, le consegne dei fornitori, il livello degli inventari, l'occupazione, i prezzi e la produzione.

In che modo viene utilizzato il PMI?

L’indice PMI viene utilizzato come indicatore sullo stato di salute dell’economia, per questo viene utilizzato da manager e produttori per prendere decisioni sulla produzione e sui prezzi di materie prime e componenti. Un valore pari a 50 indica una stabilità dell’attività manifatturiera rispetto al mese precedente. Un valore superiore a 50 indica un'espansione dell'attività manifatturiera rispetto al mese precedente, mentre un valore inferiore a 50 indica una contrazione dell'attività. 
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Inflazione
Cos’è l’inflazione? L’inflazione indica l’aumento generalizzato, sostenuto e progressivo dei prezzi di beni e servizi. Questo aumento non si limita a singole voci di spesa ma indica un rincaro di ampia portata. Come si misura l’inflazione? L'inflazione viene generalmente calcolata analizzando la variazione percentuale di prezzo, di un paniere rappresentativo di beni e servizi, calcolata in uno specifico periodo temporale.  Per monitorare i livelli di inflazione spesso si usa l'IPC (Indice dei Prezzi al Consumo), che misura i cambiamenti nel costo di una selezione di beni e servizi tipicamente acquistati dai consumatori. L’IPC ha però dei limiti poiché, per ogni paese, può variare il paniere di beni e servizi presi in considerazione. Per ovviare a questo problema in Europa viene utilizzato l’indice IPCA (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell'Unione Europea) per poter garantire una misura dell’inflazione comparabile tra tutti gli stati dell’Unione Europea. L’IPCA si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore per beni e servizi e si può trovare anche con l’acronimo HICP (Harmonized Index of Consumer Prices). Da cosa è causata l’inflazione? Sono diversi i fattori che possono causare inflazione come ad esempio:
  • eccesso di domanda di beni e servizi rispetto all’offerta;
  • aumento dei salari medi;
  • maggiore emissione di moneta da parte della banca centrale;
  • aumento dei costi alla produzione.
  Quali effetti produce l’inflazione? Un livello moderato di inflazione può essere considerato un segnale di una economia sana, poiché indica una crescente domanda di beni e servizi. Tuttavia, superati certi valori può portare a svariati problemi, in quanto riduce il potere d'acquisto della moneta in quanto, le persone possono acquistare meno beni e servizi con la stessa quantità di denaro. Per questo motivo, un’alta inflazione, pesa sulle famiglie e sulle imprese che sono chiamate ad affrontare maggiori costi subendo un’erosione dei propri risparmi. In base al livello di inflazione rilevato, è possibile identificare diverse classificazioni. Ad esempio, un valore del 2% annuo, è un valore considerato normale in molte economie avanzate. Questo valore spesso viene considerato il target da raggiungere per le banche centrali.  Un valore compreso tra il 2% e il 9% può essere considerato un valore sostenibile, che può essere causato da un surriscaldamento dell’attività economica.  Valori che superano il 10% possono essere poco sostenibili per le famiglie e per le imprese che devono fare i conti con un’erosione del potere di acquisto decisamente elevata. Cos’è la deflazione? La deflazione è il fenomeno opposto all'inflazione, e si verifica generalmente nei momenti di crisi, quando il livello generale dei prezzi dei beni e dei servizi diminuisce nel tempo. La deflazione può portare a una spirale negativa in cui la diminuzione dei prezzi comporta una diminuzione dei profitti delle imprese, delle entrate del governo, e dei salari dei lavoratori, e quindi una diminuzione della domanda, portando l’economia in una crisi profonda. Per questo bassi livelli di inflazione sono da considerare positivi per l’economia. Cos’è l’iperinflazione? L’iperinflazione invece si verifica quando il tasso di inflazione supera il 50% al mese. Questo livello di inflazione può essere causato da fattori come una perdita di fiducia nella valuta nazionale, una rapida espansione monetaria, una crisi economica o politica.
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IPO
Che cos’è un’Offerta al Pubblico Iniziale (IPO)? L’Offerta al Pubblico Iniziale (IPO) è il processo attraverso il quale un’azienda emette per la prima volta sul mercato pubblico azionario i propri titoli. In pratica permette alla società di raccogliere capitale dagli investitori diventando una società quotata in borsa. Ogni società che ha intenzione di effettuare un’IPO deve organizzare l'operazione avendo cura di osservare la disciplina del Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/1998) finalizzata a garantire un'informazione trasparente ai destinatari dell'offerta, in quanto costituisce una sollecitazione all’investimento. Per quanto sembri semplice l’organizzazione e la messa in atto di un’Offerta al Pubblico Iniziale, coinvolge diversi soggetti: la società emittente, il global coordinator, lo sponsor, lo specialist, l'advisor finanziario, gli studi legali e i membri del consorzio di collocamento. L’intero processo è articolato in diversi passaggi e per essere portato a termine può impiegare dai 4 ai 6 mesi.
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Junk Bong
Che cos’è il Junk Bond? Chiamate anche obbligazioni spazzatura, i Junk Bond sono quelle obbligazioni che hanno un rating inferiore al gradino investment grade, ovvero un rating inferiore a Baa3 per Moody’s e BBB- per Standard and Poor’s e Fitch. I Junk Bond vengono in genere emessi dalle società ad alto rischio di insolvenza, per questo sono disposte a pagare interessi più alti per compensare il rischio. 
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KID e KIID
KIID e KID Il KIID, o meglio Key Investor Information Document, è un documento istituito nel 2012 che contiene le caratteristiche principali di un fondo di investimento. Com'è strutturato? È possibile individuare nell KIID sei sezioni ben precise che riportano rispettivamente:
  • Dati identificativi del fondo di investimento (nome e ISIN)
  • Obiettivi e politica di investimento
  • Profilo di rischio del fondo di investimento
  • Spese (correnti, di ingresso, di uscita, di performance)
  • Risultati ottenuti in passato (non sono garanzia dei risultati futuri)
  • Informazioni Pratiche
A cosa serve il KIID? Il KIID ha lo scopo di far comprendere all'investitore la natura dell'investimento e i rischi a cui è esposto. L'obiettivo, quindi, è favorire una scelta consapevole. Dove lo trovo? Il documento è gratuito e si trova facilmente online. Anche se si tratta di un documento semplice e non troppo dettagliato, è utilissimo per farsi una prima idea dell'investimento che si vuole sottoscrivere. Dal 01/01/2023 è stato sostituito dal KID, Key Information Document, che ha il medesimo scopo di fornire le caratteristiche chiave dell’investimento e serve per uniformare tutti i documenti informativi in materia di fondi investimento per guidare gli investitori verso decisioni consapevoli.  
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Leva finanziaria
Leva finanziaria La leva finanziaria (o "financial leverage" in inglese) è uno strumento che consente di prendere in prestito denaro per investire in attività o in opportunità che si prevede generino un rendimento superiore al costo del finanziamento.  Perché si utilizza la leva finanziaria? L'uso della leva finanziaria consente di aumentare la quantità di denaro a disposizione per investire e, di conseguenza, può aumentare il potenziale guadagno. In altre parole la leva finanziaria permette di moltiplicare le risorse economiche a disposizione.  I rischi della leva finanziaria L’utilizzo della leva finanziaria, ha come scopo finale la moltiplicazione dei possibili rendimenti. Quando però le attività finanziate non generano il rendimento previsto, l'individuo o l'azienda rischiano di non essere in grado di rimborsare il debito contratto, con conseguenti problemi finanziari come l'insolvenza o il fallimento. Pertanto, l'uso della leva finanziaria deve essere ponderato e valutato attentamente in base alle circostanze specifiche di ogni situazione finanziaria.  La leva finanziaria in sostanza oltre ad essere un moltiplicatore di possibili rendimenti può essere un moltiplicatore di possibili perdite. Facciamo un esempio di leva finanziaria Supponiamo che si voglia investire in un'attività che richiede un investimento iniziale di 1000 euro e che si prevede genererà un rendimento del 10% (100 euro). L'individuo ha a disposizione solo 500 euro, quindi non ha abbastanza denaro per fare l'investimento. Se l'individuo decide di utilizzare la leva finanziaria, può prendere in prestito i restanti 500 euro da una banca a un tasso di interesse del 5%. In questo modo, l'investimento totale diventa di 1000 euro (500 euro di capitale proprio e 500 euro di debito). Supponiamo che l'attività abbia un rendimento del 10%, come previsto. Alla fine l'individuo ha guadagnato 100 euro in profitti. Dopo aver pagato gli interessi sul prestito bancario, rimangono 75 euro netti di guadagno (100 euro di profitti meno il 5% di interessi sul debito, pari a 25 euro). Quindi, l'investimento totale è di 1000 euro, mentre l'individuo ha guadagnato 75 euro in profitti, ovvero un rendimento del 7,5% sull'investimento totale. Si noti che, senza la leva finanziaria, l'individuo avrebbe potuto investire solo 500 euro e ottenere un rendimento annuo del 10% su quel capitale, pari a 50 euro all'anno. Attenzione però, se l’investimento genera un rendimento nullo, cioè dello 0%, l’individuo dovrà pagare il tasso di interesse pari al 5% (25).  Se invece, l’investimento genera un rendimento negativo del -10%, cioè una perdita di 100 euro più il costo del debito di 25 euro, l’individuo sul capitale a disposizione (500 euro) subisce una perdita del 25%. Conclusioni sulla leva finanziaria La leva finanziaria quindi può aumentare i possibili guadagni ma può risultare il più grande moltiplicatore di perdite poiché oltre alla perdita sul capitale effettivamente investito, si perdono anche i soldi presi in prestito e il tasso pagato al creditore per indebitarsi. 
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Libor
Che cosa significa LIBOR? LIBOR è un’abbreviazione che significa London InterBank Offered Rate. Che cos’è il LIBOR? Il LIBOR è il riferimento utilizzato in Europa per determinare il tasso al quale le banche si prestano denaro tra loro. Si tratta di un tasso calcolato dall’agenzia Reuters per conto della British Bankers’ Association che varia giornalmente sulla base dei tassi richiesti per cedere a prestito depositi in una certa valuta da parte delle banche operanti a Londra. Perché è importante il LIBOR? Per gli istituti di credito il mercato interbancario rappresenta uno strumento molto importante per reperire capitali; esso, inoltre, assicura la solvibilità dell’intero sistema creditizio. Inoltre, in molti casi, il LIBOR viene utilizzato come riferimento per determinare altri tassi, come quello dei mutui a tasso variabile (principalmente in valute diverse dall’euro) e quello dei contratti derivati Interest Rate Swap (IRS) e Forward Rate Agreement (FRA).
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Liquidità
Cos’è la liquidità? La liquidità è la disponibilità immediata di risorse finanziarie che possono essere facilmente convertite in contanti senza perdite significative di valore. In altre parole, la liquidità indica la capacità di una persona, di un'azienda o di un'istituzione di soddisfare i propri obblighi finanziari in modo tempestivo e senza difficoltà. La liquidità è spesso rappresentata da contante, depositi bancari facilmente prelevabili, strumenti finanziari altamente liquidi come azioni o obbligazioni facilmente negoziabili sul mercato, o altre attività facilmente convertibili in contanti. Cosa si intende per strumento liquido? Uno strumento è definito liquido quando la fitta presenza di compratori e venditori rende possibile la compravendita in maniera istantanea. Molto spesso in mercati o strumenti poco liquidi, gli ordini degli investitori, rischiano di non essere validati oppure di essere eseguiti a prezzi decisamente diversi da quelli preventivati. Questa differenza di prezzo è data dalla distanza tra BID e Ask in quanto nel mercato ci sono appunto pochi investitori pronti a comprare o vendere quello specifico strumento. Cos’è il rischio di liquidità? Il rischio di liquidità è un rischio finanziario che si riferisce alla capacità di una persona, di un'azienda o di un'istituzione di coprire i propri impegni finanziari a breve termine, come il pagamento di debiti, interessi o dividendi, a causa di una mancanza di liquidità.
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Mercati Finanziari
Mercati Finanziari Cosa sono i mercati finanziari? I mercati finanziari sono il luogo dove si incontrano domanda e offerta di strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, valute, materie prime e derivati finanziari, con l'obiettivo di scambiarsi determinati asset. Quali soggetti sono presenti nei mercati finanziari? I tre soggetti presenti nei mercati finanziari sono:
  • Investitori: sono coloro che acquistano o vendono strumenti finanziari, per ottenere un guadagno finanziario.
  • Emittenti: sono coloro che emettono strumenti finanziari, come ad esempio azioni o obbligazioni, o il Tesoro italiano che emette titoli di Stato, per finanziarsi.
  • Intermediari finanziari: sono soggetti che operano nel mercato finanziario come intermediari tra investitori ed emittenti. Essi comprendono banche, società d'investimento, broker, agenti di cambio e altri professionisti del settore finanziario. 
A cosa servono i mercati finanziari? I mercati finanziari sono fondamentali per l'economia globale, poiché consentono alle imprese di accedere a finanziamenti attraverso l'emissione di titoli e permettono agli investitori di allocare i propri risparmi in modo efficiente e di gestire i rischi in modo adeguato. All’interno dei mercati finanziari gli investitori possono comprare o vendere titoli e prodotti finanziari con l'obiettivo di ottenere un rendimento sul proprio capitale investito.
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Mercati OTC
Mercati OTC (Over-The-Counter) cosa sono? I mercati OTC (over-the-counter) sono mercati finanziari non regolamentati e decentralizzati in cui le negoziazioni avvengono direttamente tra le parti, senza l'intermediazione di una borsa valori o di una camera di compensazione. I titoli e gli operatori ammessi non sono assoggettati a discipline specifiche e per questo tali mercati risultano meno controllati e quindi più rischiosi. Le caratteristiche dei mercati OTC Nei mercati OTC quindi, un titolo viene scambiato tramite un mercato non regolamentato, ovvero un mercato in cui gli acquirenti e i venditori si accordano direttamente tra di loro, senza l'intermediazione di una borsa valori o di un intermediario finanziario. Gli investitori quindi, potrebbero non essere in grado di trovare un acquirente o un venditore per il loro titolo quando lo desiderano, il che potrebbe rendere difficile vendere o acquistare il titolo. Questo viene chiamato rischio di liquidità. La mancanza di standardizzazione dei prodotti finanziari negoziati nel mercato OTC potrebbe anche rendere difficile per gli investitori comprendere il rischio associato a un particolare prodotto finanziario.
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Mibtel
Cos’è il Mibtel? L’indice Mibtel (Milano Indice di Borsa TELematico) in vigore fino al 2009 rappresentava 275 titoli quotati. Nel 2009 è stato sostituito dal FTSE Italia All-Share che comprende gli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap.
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MIFID
Cos’è la direttiva MiFID? La direttiva MiFID (Markets in Financial Instruments Directive) 2004/39/CE emanata dall'Unione Europea il 21 aprile 2004, è entrata in vigore il 1º novembre 2007.  MiFID ha introdotto nuove regolamentazioni dei servizi di investimento nell'Unione Europea, con l’obiettivo di migliorare la protezione dei clienti, promuovere la concorrenza tra i fornitori di servizi di investimento e aumentare la trasparenza dei mercati finanziari. MiFID: la direttiva che protegge gli investitori L’obiettivo principale della direttiva MiFID è la protezione dell’investitore, tramite normative armonizzate e allineate nei singoli paesi dell’Unione Europea.  MiFID ha introdotto un questionario che contiene domande sulla conoscenza e sull'esperienza del cliente in materia di investimenti, nonché sulle sue esigenze e sui suoi obiettivi di investimento. Il questionario serve per valutare l'idoneità dell'investimento proposto al cliente.  L’introduzione della MiFID II Per rafforzare ulteriormente la protezione e la trasparenza nei confronti della clientela il 3 gennaio 2018 è stata introdotta la direttiva MiFID II. La direttiva richiede alle società di fornire una maggiore trasparenza sui costi e le commissioni, di divulgare i conflitti di interesse e di condurre valutazioni di idoneità prima di fornire consulenza sugli investimenti. Inoltre, la MiFID 2 introduce nuove regole per la protezione dei clienti in caso di fallimento di una società finanziaria. Infine, la MiFID 2 ha introdotto nuove regole per aumentare la trasparenza del mercato, come la pubblicazione di dati pre-negoziazione e post-negoziazione, l'obbligo di segnalazione in tempo reale delle transazioni alle autorità di vigilanza e la separazione dei costi di ricerca e di esecuzione. Trasparenza e protezione per diverse categorie di clienti MiFID obbliga gli intermediari finanziari a valutare il livello di protezione necessario per ciascun cliente e adottare le misure appropriate per garantirlo.  I clienti possono poi essere suddivisi in tre diverse categorie che identificano livelli di protezione differenti.  Gli investitori possono essere suddivisi in:
  • Clienti retail: sono i clienti che non hanno l'esperienza e le conoscenze necessarie per valutare in modo adeguato i rischi legati agli investimenti
  • Clienti professionali: sono i clienti che hanno un'esperienza e una conoscenza del mercato finanziario tali da consentirgli di valutare i rischi e le opportunità degli investimenti.
  • Controparti qualificate: sono i soggetti che operano abitualmente nei mercati finanziari e che, pertanto, sono considerati in grado di comprendere e gestire i rischi degli investimenti.
Per proteggere al meglio la clientela MiFID prevede un questionario che valuta adeguatezza e appropriatezza del cliente.   L'intermediario finanziario deve effettuare il questionario prima di proporre un prodotto di investimento a un cliente, e deve anche riesaminare regolarmente la situazione del cliente per valutare se il prodotto di investimento rimane adatto per lui. Nel test vengono effettuate domande volte a comprendere il profilo finanziario del cliente.
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Momentum
Che cos’è il momentum? Il termine "momentum”, in finanza, può essere utilizzato per far riferimento alternativamente a una particolare strategia di investimento o un indicatore utilizzato in analisi tecnica. Che cos’è la strategia momentum? La strategia di investimento “momentum” prevede l’acquisto di titoli con valori di multiplo di mercato elevato (glamour) e la vendita di azioni con bassi valori di multipli di mercato (value). Che cos’è l’indicatore momentum? In analisi tecnica algoritmica l’indicatore momentum rappresenta il rapporto tra la variazione del prezzo del titolo e l’arco temporale in cui la variazione si è verificata. Se il momentum di un titolo è elevato significa che ha subito forti oscillazioni di prezzo, al contrario, quando il momentum assume valori ridotti significa che il titolo nel periodo analizzato ha avuto un prezzo mediamente costante.
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MOT
MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni) Il MOT è il mercato telematico delle obbligazioni gestito da Borsa Italiana, nonché l’unico mercato obbligazionario regolamentato in Italia. Il MOT consente ai partecipanti di visualizzare le offerte di acquisto e vendita di obbligazioni, effettuare ordini di acquisto o vendita, e negoziare direttamente con altri partecipanti alla piattaforma.  Approfondimenti sul MOT Il MOT nasce nel 1994 dall’esigenza di agevolare l’accesso nel mondo obbligazionario agli investitori privati offrendo al contempo un mercato elettronico, attraverso il quale anche gli investitori professionali possono efficientare la propria operatività. Nel 2005 Borsa Italiana ha suddiviso il MOT in due segmenti che si caratterizzano per il diverso sistema di liquidazione. I due segmenti sono il DomesticMOT ed l’EuroMOT.  I due segmenti sul MOT Il MOT è stato suddiviso in due diversi segmenti:
  • nel DomesticMOT vengono scambiati Titoli di Stato Italiani e altri titoli di debito, che vengono liquidati attraverso il sistema di liquidazione nazionale, il Monte Titoli;
  • nell’EuroMOT vengono scambiati Eurobonds, titoli di stato esteri e sovranazionali che vengono liquidati attraverso I sistemi internazionali.
Le negoziazioni sul MOT La struttura order driven del MOT, in cui l’investitore retail e l’operatore professionale possono contribuire, attraverso i propri ordini, alla formazione del prezzo prevede la presenza facoltativa di operatori a sostegno delle negoziazioni. Le negoziazioni nel MOT avvengono inizialmente, dalle 8:00 alle 9:00 con modalità di asta, in seguito, dalle 9:00 alle 17:30, con modalità in negoziazione continua. Durante la prima fase gli ordini di acquisto e vendita degli operatori determinano il prezzo d'asta, ossia il prezzo al quale è negoziabile il maggior numero di contratti, successivamente, durante la fase di negoziazione continua, la conclusione dei contratti automaticamente in base alle proposte in acquisto e in vendita. Gli ordini possono essere inseriti con o senza limite di prezzo. Le proposte senza limite di prezzo saranno inserite a mercato e saranno eseguite al meglio. Gli ordini possono essere visti per intero o parzialmente e possono essere associati in base al tempo di validità o in base all’esito dell’ordine stesso. Le quotazioni sul MOT Le obbligazioni sul MOT possono essere negoziate a corso secco o a corso tel quel. Nel primo caso,  il prezzo del titolo rappresenta il valore attuale al netto di eventuali flussi di cassa futuri, che verranno aggiunti al momento della liquidazione. Un esempio sono  le obbligazioni a tasso fisso o tasso variabile il cui parametro di indicizzazione viene rilevato prima del godimento della cedola in corso. Il corso tel quel, invece, comprende il valore dei diritti accessori. La quotazione delle obbligazioni scambiate sul MOT può essere:
  • sotto la pari, il prezzo è inferiore a 100 euro;
  •  alla pari, il prezzo è uguale a 100 euro;
  • sopra alla pari se il prezzo è sopra a 100 euro.
Per ogni strumento negoziato sul MOT Borsa Italiana diffonde quotidianamente un prezzo ufficiale.
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Nav
Cos’è il NAV? Il net asset value (NAV) è un concetto finanziario che viene utilizzato per determinare il valore di un fondo comune d'investimento o di un'azienda di investimento quotata in borsa.  ETF, fondi comuni di investimento e NAV? Nei fondi comuni di investimento e negli ETF (Exchange traded fund) il NAV (Net Asset Value) è il valore netto delle attività del fondo meno le sue passività, diviso per il numero di azioni in circolazione.  Cosa rappresenta il NAV per le aziende? Il NAV o valore patrimoniale netto, può essere calcolato anche per le aziende, ma in questo caso rappresenta il valore contabile della società, indicando il totale delle attività detenute dall'azienda meno i suoi passivi. A cosa serve il NAV? Il NAV è un indicatore importante per gli investitori, in quanto fornisce una stima del valore attuale dell'investimento in un determinato momento e permette di monitorare l'andamento del proprio investimento nel tempo. Il NAV inoltre può essere usato come riferimento per l’acquisto e la vendita delle quote del fondo, poiché rappresenta il valore attuale dell'investimento. Come utilizzare il NAV? Il NAV può essere utile, insieme ad altri parametri, per confrontare le prestazioni di diversi fondi comuni di investimento. Il prezzo di mercato delle azioni può essere superiore o inferiore al NAV, in base alle dinamiche di offerta e domanda del mercato. Gli ETF ad esempio, vengono scambiati durante tutta la giornata, per questo il loro prezzo varia, mentre il NAV viene calcolato alla fine di ogni giornata di negoziazione.  Questo valore quindi, rappresenta il valore contabile delle attività detenute dal fondo, non il prezzo di mercato effettivo delle azioni del fondo. Per questo motivo, gli investitori dovrebbero fare attenzione quando acquistano o vendono azioni di ETF, e monitorare il prezzo di mercato dell'ETF rispetto al valore dell'indice di riferimento e al NAV. Come calcolare il NAV? Le società di gestione dei fondi calcolano il NAV su base giornaliera, utilizzando la seguente formula: NAV = (valore di mercato totale delle attività del fondo - passivi) / numero di quote in circolazione Il calcolo del NAV per i fondi chiusi viene effettuato con cadenza solitamente mensile e non più giornaliera come per i fondi aperti. I fondi chiusi, sono un tipo di fondo comune d'investimento in cui il numero di azioni o quote disponibili è limitato. In questo genere di fondi il diritto di rimborso dei partecipanti avviene solo per date predeterminate.
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NFT
Non Fungible Token (NFT) Cosa sono gli NFT I Non-Fungible Tokens (NFT)  sono certificati che garantiscono l’unicità di asset digitali che utilizzano la tecnologia blockchain. La loro caratteristica principale è che sono "non fungibili", ovvero ogni NFT è unico e non può essere scambiato con un altro NFT uguale. Chi decide il prezzo di un NFT? Il prezzo degli NFT varia a seconda della loro rarità e della domanda di mercato, e può raggiungere cifre molto elevate. Gli NFT utilizzano la tecnologia blockchain in quanto fornisce un registro immutabile che ne garantisce l'autenticità e la proprietà i. Prima di effettuare un acquisto, è importante verificare l'autenticità dell'NFT e assicurarsi che il venditore sia legittimo. In genere un NFT viene acquistato in una piattaforma o sito web che accetta come pagamento le criptovalute.   
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Nota informativa
Nota informativa Cos’è la nota informativa? La nota informativa è un documento obbligatorio fornito dall’emittente ai potenziali investitori prima dell'acquisto dello strumento di investimento. A cosa serve la nota informativa? La nota informativa fornisce una panoramica sulle caratteristiche dello strumento di investimento, tra cui il tipo di strumento, le modalità di funzionamento, i rischi associati, le commissioni e i costi, le informazioni sul rendimento passato e le prospettive di rendimento futuro, le informazioni sulle modalità di negoziazione, la valuta di denominazione, il profilo dell'emittente, e altre informazioni rilevanti. Per questo la nota informativa è un documento obbligatorio, regolamentato dalla normativa europea MIFID II (Markets in Financial Instruments Directive II). Perché risulta importante leggere la nota informativa? L'investitore dovrebbe leggere attentamente la nota informativa perché essa fornisce una panoramica completa delle caratteristiche, dei rischi e delle opportunità dello strumento di investimento che si sta considerando di acquistare. In questo modo, l'investitore può prendere una decisione informata sulla base delle sue esigenze e del suo profilo di rischio. La nota informativa ha lo scopo di informare l'investitore in modo trasparente e dettagliato sul prodotto di investimento, per consentirgli di prendere decisioni informate sulla base delle sue esigenze e del suo profilo di rischio. In particolare, la nota informativa fornisce informazioni su:
  • Le caratteristiche dello strumento di investimento, come il tipo di strumento, le modalità di funzionamento, la valuta di denominazione, le scadenze, le modalità di negoziazione, e altre informazioni tecniche;
  • I rischi associati allo strumento di investimento, come il rischio di perdita del capitale investito, il rischio di mercato, il rischio di cambio, il rischio di credito, e altri rischi specifici dello strumento di investimento in questione;
  • Le commissioni e i costi associati allo strumento di investimento, come i costi di acquisto e di vendita, le commissioni di gestione, le spese amministrative, e altri costi;
  • Le informazioni sul rendimento passato e le prospettive di rendimento futuro, compreso il potenziale rendimento e le previsioni di mercato;
  • Le informazioni sul profilo dell'emittente, come la sua reputazione, la sua stabilità finanziaria, e altre informazioni utili per valutare il rischio di credito.
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Obbligazioni
Obbligazioni Le obbligazioni sono titoli di debito che possono essere emessi da soggetti diversi come imprese, Stati, Pubbliche amministrazioni e organizzazioni internazionali per finanziarsi. Dal punto di vista dell’investitore, esse conferiscono il diritto di percepire una somma periodica a titolo di interesse, oltre al rimborso finale del capitale prestato.  Le caratteristiche delle obbligazioni Nel momento in cui un investitore acquista un'obbligazione (detta anche bond, con un termine inglese), le caratteristiche fondamentali a cui deve prestare attenzione sono:
  1. Il valore nominale, vale a dire l’ammontare complessivo del capitale sottoscritto (in pratica, la somma totale che si presta al soggetto che emette l’obbligazione e che dovrà essere restituita a scadenza).
  2. La cedola, che esprime il valore dell’interesse che viene periodicamente pagato dal soggetto che emette l’obbligazione.
  3. La scadenza, che indica la data entro cui il capitale sottoscritto deve essere restituito, e che quindi corrisponde alla durata del prestito.
  4. La modalità di rimborso del capitale, che può essere corrisposto in un'unica soluzione oppure prevedere pagamenti dilazionati a scadenze prefissate. Alcune obbligazioni danno anche all’emittente la facoltà di effettuare un rimborso anticipato rispetto alla scadenza.
La classificazione delle obbligazioni Le obbligazioni possono essere classificate in base a diversi criteri. Una delle distinzioni più comuni è quella tra government bond, che sono emesse dagli Stati sovrani, e corporate bond, che sono emesse da imprese. Possiamo anche distinguere tra obbligazioni senza cedola (o zero coupon, come i BOT: in questo caso il ritorno per l’investitore è dato dalla differenza tra il valore nominale e il prezzo di acquisto), obbligazioni a tasso fisso (che pagano una cedola fissa) e obbligazioni a tasso variabile (nelle quali la cedola varia a seconda di un parametro prestabilito, come ad esempio l’inflazione). Il rischio delle obbligazioni Le obbligazioni sono generalmente percepite come un investimento sicuro ma anch'esse, come tutti gli strumenti finanziari, incorporano un certo grado di rischio. In effetti ogni obbligazione, a seconda delle sue caratteristiche, può presentare gradi di rischio specifici che devono essere oggetto di una attenta valutazione. Dal punto di vista generale, il rischio principale a cui l’investitore si espone è il rischio di insolvenza o di default dell’emittente: in questo caso il soggetto che ha emesso l’obbligazione non è più in grado di far fronte ai suoi impegni e il rimborso del capitale non è garantito. A seconda del tipo di obbligazione, si possono presentare poi rischi legati al variare di parametri macroeconomici quali i tassi di cambio (se si acquistano obbligazioni in moneta estera), l’inflazione e i tassi di interesse.
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OICR
Che cosa significa OICR? OICR è un acronimo che significa Organismo di Investimento Collettivo del  Risparmio, il Testo Unico dell'Intermediazione Finanziaria definisce così i fondi comuni di investimento, le Sicav e le SGR. L'obiettivo principale di un Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) è appunto offrire un servizio di gestione collettiva del risparmio.  Ciò si traduce nella creazione, promozione e organizzazione di fondi comuni d'investimento. Questi fondi sono costituiti da un patrimonio autonomo, raccolto tra una pluralità di risparmiatori con l'intento di investirlo in base a una politica di investimento prestabilita; il patrimonio viene poi suddiviso in quote di pertinenza di una pluralità di partecipanti e gestito centralmente dall'OICR, nell'interesse dei partecipanti e in autonomia dai medesimi.
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OPA
Che cosa significa OPA? OPA è un acronimo che significa Offerta al Pubblico di Acquisto, il TUF definisce OPA tutte le offerte, gli inviti a offrire o messaggi promozionali, in qualsiasi forma, finalizzati ad acquistare prodotti finanziari, rivolti al pubblico. Come si svolge un OPA? Durante le Offerte al Pubblico di Acquisto, il soggetto si rivolge direttamente ai proprietari dei titoli e si offre di acquistarli in cambio di denaro entro un periodo di tempo stabilito. Solitamente i soggetti che effettuano un’OPA hanno l’obiettivo di assumere il controllo di una società e diventare il principale azionista o proprietario. Le OPA sono disciplinate dalla Consob e si svolgono in diverse fasi:
  1. Gli offerenti comunicano alla Consob il documento di offerta.
  2. Trasmissione del documento di offerta anche all’emittente dello strumento oggetto.
  3. Pubblicazione del documento di offerta.
  4. Periodo che intercorre tra la pubblicazione e il pagamento del corrispettivo stabilito.
  5. Diffusione del comunicato dell’emittente che valuta l’offerta.
  6. Periodo di adesione.
  7. Eventuali modifiche e lancio di offerte concorrenti.
  8. Chiusura dell’offerta.
  9. Raccolta delle adesioni.
Quando un’OPA diventa obbligatoria? Esistono due casistiche in cui un’Offerta al Pubblico di Acquisto diventa obbligatoria:
  • Offerta totalitaria.
  • Offerta residuale.
OPA totalitaria Se un soggetto (o un insieme di soggetti con un accordo) arriva a possedere il 30% di partecipazione aziendale (diritti di voto) l’OPA diventa obbligatoria verso tutti i detentori dei titoli. L’OPA totalitaria ha lo scopo di permettere  ai restanti azionisti di uscire dalla società in seguito alla formazione di un nuovo gruppo di controllo. OPA residuale Se in seguito ad un OPA totalitaria obbligatoria il soggetto supera il 90% della partecipazione ha l’obbligo di acquistare tutte le azioni restanti di chi lo richiede oppure deve ripristinare il “flottante” ovvero lasciare al pubblico almeno il 10% delle azioni. Se invece il soggetto supera il 95% può solo acquistare tutte le altre azioni di chi ne fa richiesta. Il soggetto tenuto all’obbligo di OPA residuale deve comunicare entro 10 giorni alla Consob se intende ripristinare il flottante.
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Opzione Call
Che cos’è un opzione call? Un'opzione call è un tipo di contratto finanziario che dà al compratore il diritto, ma non l'obbligo, di acquistare un'attività sottostante (come ad esempio un'azione o un'obbligazione) a un prezzo prestabilito, noto come prezzo di esercizio o prezzo di strike, a (o entro) una data specifica. Chi compra un'opzione call ha aspettative rialziste sul sottostante, in altre parole ritiene che entro la scadenza il valore del sottostante salirà. Il compratore ha convenienza ad esercitare l’opzione quando il prezzo di esercizio è minore del prezzo di mercato del sottostante; tuttavia non per forza consegue un guadagno, perché per acquistare il diritto ha versato un premio, il guadagno è dato dalla differenza tra il ricavo netto e il premio versato. Quali sono i rischi di un'opzione call? L’acquirente di un’opzione call può conseguire perdite massime di ammontare uguale al premio pagato.
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Opzione Put
Che cos’è un’opzione put? Un'opzione put è un tipo di contratto finanziario che dà al compratore il diritto, ma non l'obbligo, di vendere un'attività sottostante (come ad esempio un'azione o un'obbligazione) a un prezzo prestabilito, noto come prezzo di esercizio o prezzo di strike, a (o entro) una data specifica Chi compra un'opzione put ha aspettative ribassiste sul sottostante, in altre parole ritiene che entro la scadenza il valore del sottostante scenderà. Il compratore ha convenienza ad esercitare l’opzione quando il prezzo di esercizio è maggiore del prezzo di mercato del sottostante; tuttavia non per forza consegue un guadagno, perché per acquistare il diritto ha versato un premio, il guadagno è dato dalla differenza tra il ricavo netto e il premio versato. Quali sono i rischi di un'opzione put? L’acquirente di un’opzione put può conseguire perdite massime di ammontare uguale al premio pagato.
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Opzioni
Opzioni Le opzioni sono strumenti finanziari derivati che danno il diritto di comprare o vendere un determinato titolo sottostante a una certa data, a un prezzo prefissato. La differenza fondamentale tra le opzioni e i futures è che con le prime l’acquirente acquisisce solo il diritto di effettuare una determinata operazione di acquisto o vendita, ma non ha l’obbligo di farlo. Tipi di opzioni e loro caratteristiche A livello generale possiamo avere due tipi di opzioni: le call e le put. Le opzioni call conferiscono il diritto di acquistare il sottostante, mentre le opzioni put conferiscono il diritto di vendere il sottostante. A prescindere dalla tipologia di opzione, le caratteristiche fondamentali sono:
  • il premio, ossia la somma che deve essere pagata per acquisire il diritto di opzione;
  • la data di scadenza, ossia il momento entro il quale il diritto di opzione può essere esercitato;
  • lo strike price o prezzo di esercizio, che è il livello di prezzo prefissato al quale il diritto di opzione può essere esercitato.
Ipotizziamo che il titolo di Google abbia una quotazione attuale di 90 dollari. Un investitore convinto che l’azione sia destinata ad aumentare di valore potrebbe comprare un'opzione call, con strike price pari a 95. Se alla data di scadenza dell’opzione il titolo Google dovesse avere una quotazione pari a 98 dollari, l’investitore eserciterà il proprio diritto di opzione. In questo caso, comprando a 95 dollari un’azione che effettivamente ne vale 98, l’investitore registrerebbe infatti un guadagno di 3 dollari per azione. Per calcolare il profitto netto dell’operazione, bisognerebbe poi sottrarre l’importo del premio pagato per l’acquisto dell’opzione. Nel caso in cui a scadenza il valore del titolo fosse inferiore rispetto al prezzo di esercizio, l’investitore invece non eserciterà il proprio diritto di opzione, perdendo in questo caso solo il premio pagato. Opzioni americane e opzioni europee Le opzioni europee possono essere esercitate solo alla data di scadenza, mentre quelle americane possono essere esercitate in qualunque momento compreso tra la data di emissione e quella di scadenza. In virtù di questa maggiore flessibilità che offrono all’investitore, di solito le opzioni americane presentano dei premi maggiori. Utilizzi delle opzioni Le opzioni sono strumenti altamente complessi che possono essere utilizzati sia in un’ottica di copertura, al fine di ridurre l’esposizione al rischio che deriva dall’assunzione di una determinata posizione, sia per finalità speculative. Come tutti i titoli derivati, non sono però adatti a una clientela non professionale, in quanto sono strumenti molto sofisticati che possono portare a rilevanti perdite se non utilizzati in modo corretto. Incorporando un effetto di leva finanziaria, le opzioni possono infatti esporre al rischio di perdere somme maggiori rispetto al capitale utilizzato.
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p
P/E
P/E(Price/Earnings) Il Price/Earnings ratio, detto anche rapporto Prezzo/Utile per azione, è uno dei principali indicatori utilizzati per la valutazione dei titoli azionari. Per calcolarlo, è sufficiente dividere il prezzo attuale di una azione per la quota di utili ad essa attribuibili. Nel calcolo, si possono utilizzare gli utili effettivamente conseguiti dalla società e che risultano dall’ultimo bilancio approvato: in questo caso si parla anche di “trailing P/E”. È possibile però considerare anche gli utili attesi per il futuro, che derivano ad esempio dalle stime effettuate dagli analisti finanziari: in questo secondo caso si parla di “forward P/E”. Nell’ipotesi in cui si supponga che gli utili rimangano costanti nel tempo, il P/E esprime il numero di anni necessari ad un investitore per rientrare dell’investimento fatto. Si supponga infatti di pagare 10 euro una azione che ogni anno dà diritto ad un utile di 1 euro: in questo caso il rapporto P/E sarebbe proprio uguale a 10, e dopo 10 anni il flusso di utili che l’investitore ha incassato sarebbe esattamente uguale al prezzo pagato per l’acquisto del titolo. Il P/E ratio è molto utilizzato per valutare se un titolo azionario è sopravvalutato oppure sottovalutato. In questo tipo di analisi, spesso è utile comparare il P/E della singola azione con quello medio del mercato nel suo complesso, o di uno specifico settore. Ipotizziamo ad esempio che il P/E ratio medio per le aziende quotate in un determinato mercato di Borsa sia pari a 15. Se troviamo una azione che presenta un P/E di molto superiore rispetto alla media (ad esempio superiore a 27), vuol dire che il prezzo di quel titolo, rapportato alla capacità dell’azienda di produrre utili consistenti nel tempo, è molto alto e c’è quindi un fondato rischio di comprare un’azione sopravvalutata. Di contro, se il P/E ratio dovesse essere basso (ad esempio inferiore a 9), ciò potrebbe essere un segnale che quell’azione viene venduta ad un buon prezzo rispetto al suo effettivo valore. In ogni caso, si deve tenere presente che il P/E ratio, come tutti gli indicatori, può offrire solo delle valutazioni parziali. Potrebbe benissimo essere il caso che una azienda che al momento presenta un P/E alto possa produrre in futuro utili consistenti e veda salire ulteriormente il proprio prezzo, o al contrario che una azienda con un P/E basso incorra in perdite ingenti che ne fanno scendere ancora di più il prezzo. Le indicazioni provenienti dal P/E ratio possono quindi contribuire a informare le scelte di investimento, ma devono essere accompagnate anche dalla valutazione di altri aspetti qualitativi e quantitativi.
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PAC
PAC (Piano di Accumulo) Il PAC è una strategia di investimento molto utilizzata che permette all’investitore di non doversi preoccupare della scelta del momento migliore per entrare sui mercati, minimizzando al tempo stesso la volatilità e consentendo una migliore gestione degli aspetti psicologici ed emotivi legati all’investimento sui mercati finanziari. La strategia prevede di effettuare investimenti periodici a scadenze prefissate, senza preoccuparsi di quale sia il livello di prezzo in quel preciso momento. Un investitore deciso a investire in un determinato fondo o ETF, avendo a disposizione una somma complessiva di 1200 euro, potrebbe ad esempio effettuare ogni mese acquisti per 100 euro nell’arco di un anno. In questo modo, essendo entrato sul mercato in diversi momenti, è molto probabile che il prezzo medio di acquisto sia inferiore a quello che si sarebbe avuto con un solo acquisto. Inoltre il fatto di effettuare tanti piccoli acquisti di importo contenuto potrebbe avere un impatto psicologico minore: per questo motivo, il PAC è molto spesso utilizzato da investitori alle prime armi, oltre che da coloro che, per ragioni di forza maggiore, non hanno a disposizione grandi somme da investire. I PAC sono strumenti molto flessibili che possono essere personalizzati sulla base delle esigenze del singolo investitore, che può anche decidere in ogni momento di sospendere, modificare o annullare il piano stesso. Un ulteriore vantaggio del PAC consiste nell’automatizzare completamente le decisioni di risparmio e investimento sui mercati, sottraendole all’impatto di fattori emotivi. Pur avendo diversi vantaggi, i PAC possono presentare anche degli svantaggi che devono essere attentamente valutati. In primo luogo, va tenuto presente che ogni acquisto di strumenti finanziari presuppone il pagamento di commissioni di acquisto: è quindi opportuno calibrare in modo attento il proprio PAC per evitare che queste commissioni abbiano un impatto percentuale troppo elevato rispetto alle somme che si vanno effettivamente a investire. In secondo luogo, anche le dinamiche complessive del mercato e l’orizzonte temporale dell’investitore devono essere effettivamente valutati, in quanto in determinati scenari di mercato l’utilizzo del PAC potrebbe portare a ottenere rendimenti minori rispetto a quelli conseguibili con strategie differenti.
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Persona Politicamente Esposta
Persona Politicamente Esposta (PEP) Il concetto di Persona Politicamente Esposta (PEP) è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con il Decreto Legislativo 231 del 21 novembre 2007, che ha recepito la Direttiva 2005/60 della Commissione Europea in materia di anti-riciclaggio. In seguito, la normativa in materia è stata rivista con i Decreti Legislativi 90 e 92 del 2017 e con il Decreto Legislativo 125/2019. Chi sono le persone politicamente esposte Ai sensi della normativa vigente, sono considerate persone politicamente esposte “le persone fisiche che occupano o hanno cessato di occupare da meno di un anno importanti cariche pubbliche, nonché i loro familiari e coloro che con i predetti soggetti intrattengono notoriamente stretti legami”. L’elenco completo delle cariche pubbliche da ritenersi rilevanti ai fini dell’attribuzione della qualifica di PEP è contenuto nel Decreto Legislativo 90/2017 e comprende:
  • il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri, Viceministri e Sottosegretari, i Presidenti di Regione, gli assessori regionali, i Sindaci di capoluoghi di provincia o di città metropolitane, i Sindaci di comuni con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti, nonché cariche analoghe in Stati esteri; 
  • i deputati, senatori, parlamentari europei, consiglieri regionali nonché cariche analoghe in Stati esteri;
  • i membri degli organi direttivi centrali di partiti politici;
  • i giudici della Corte Costituzionale, i magistrati della Corte di Cassazione o della Corte dei conti, i consiglieri di Stato e altri componenti del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana nonché cariche analoghe in Stati esteri; 
  • i membri degli organi direttivi delle banche centrali e delle autorità indipendenti;
  • gli ambasciatori, gli incaricati d'affari ovvero cariche equivalenti in Stati esteri, gli ufficiali di grado apicale delle forze armate ovvero cariche analoghe in Stati esteri; 
  • i componenti degli organi di amministrazione, direzione o controllo delle imprese controllate, anche indirettamente, dallo Stato italiano o da uno Stato estero ovvero partecipate, in misura prevalente o totalitaria, dalle Regioni, da comuni capoluoghi di provincia e città metropolitane e da comuni con popolazione complessivamente non inferiore a 15.000 abitanti; 
  • i direttori generali di ASL e di azienda ospedaliera, di azienda ospedaliera universitaria e degli altri enti del servizio sanitario nazionale;
  • i direttori, vice direttori e membri dell'organo di gestione, o i soggetti svolgenti funzioni equivalenti in organizzazioni internazionali.
I familiari e i soggetti che hanno stretti legami con le Persone Politicamente Esposte Sono considerati familiari delle Persone Politicamente Esposte “i genitori, il coniuge o la persona legata in unione civile o convivenza di fatto o istituti assimilabili alla persona politicamente esposta, i figli e i loro coniugi nonché le persone legate ai figli in unione civile o convivenza di fatto o istituti assimilabili”. Le persone che hanno “stretti legami” con le Persone Politicamente Esposte comprendono tra l’altro coloro che hanno la titolarità effettiva congiunta di enti giuridici o altro stretto rapporto di affari e le persone fisiche che “detengono solo formalmente il controllo totalitario di un’entità notoriamente costituita, di fatto, nell’interesse e a beneficio di una persona politicamente esposta”. Che cosa fare se si opera con una PEP Tenuto conto che le persone politicamente esposte presentano un elevato rischio di essere coinvolte in attività illecite, la normativa prevede nei loro confronti l’obbligo di applicare misure di verifica rafforzate volte ad esempio ad accertare l’origine dei fondi impiegati all’interno del rapporto continuativo o della singola operazione.
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PIL
PIL  Il PIL o Prodotto Interno Lordo è uno dei principali indicatori macroeconomici utilizzati per valutare l’andamento dell’economia di un Paese. In termini tecnici, il PIL corrisponde al valore monetario di tutti i beni e i servizi finali prodotti all’interno di uno Stato in un determinato orizzonte temporale, che solitamente coincide con l’anno solare. Esistono però anche rilevazioni a scadenza temporale più ravvicinata che permettono ad esempio di calcolare il PIL trimestrale. PIL nominale e PIL real Da un punto di vista tecnico, esistono diverse possibili definizioni di PIL, che dipendono anche dalla specifica metodologia di calcolo utilizzata. Una distinzione particolarmente significativa è quella tra il PIL reale, detto anche a prezzi costanti, e il PIL nominale, detto anche a prezzi correnti. Dal momento che il PIL considera il valore monetario dei beni e servizi prodotti all’interno di uno Stato, il suo calcolo risente anche delle fluttuazioni dei prezzi: un aumento dei prezzi farà infatti aumentare il valore del PIL nominale anche nel caso in cui la produzione effettiva di beni e servizi non sia di fatto aumentata. Per questo motivo le comparazioni tra il PIL di anni differenti vengono di solito effettuate tenendo conto del PIL reale, ossia del PIL corretto per tener conto solo degli effetti legati al variare della produzione effettiva di beni e servizi e non delle variazioni dei prezzi. IL PIL pro capite Al fine di consentire la comparazione tra Stati che presentano rilevanti differenze nella dimensione dei rispettivi settori economici, spesso viene utilizzato come indicatore il PIL pro capite, che si ottiene dividendo il PIL per la popolazione complessiva. Il PIL pro capite viene utilizzato per avere una indicazione immediata del livello di benessere degli abitanti di un determinato Stato. Le comparazioni tra il PIL pro capite di Paesi diversi devono però tener conto anche delle differenze nel costo della vita: il PIL pro capite negli USA potrebbe essere circa il doppio di quello italiano, ma questo non vuol dire che in media un americano sia due volte più ricco, in termini reali, rispetto a un italiano, in quanto la vita negli USA potrebbe essere più cara rispetto all’Italia. Per tener conto di questi aspetti le statistiche relative al PIL vengono spesso espresse in termini della parità dei poteri di acquisto, ossia tenendo conto della quantità di beni e servizi che una stessa cifra di denaro può comprare in Paesi differenti. Il PIL e le decisioni di investimento Il PIL rappresenta uno dei principali indicatori dell’andamento dell’economia di un determinato Stato. Se una nazione registra consistenti tassi di crescita del PIL di anno in anno, questo comporta una crescita economica che potrebbe avere ripercussioni positive anche sulla capitalizzazione di mercato delle imprese di quel Paese e quindi sulla crescita di valore delle loro azioni. Dall’altro lato, una crescita troppo accelerata del PIL potrebbe comportare rischi di aumento dell’inflazione e questo potrebbe spingere le autorità monetarie a adottare politiche monetarie di tipo restrittivo che potrebbero ad esempio influire sull’andamento dei titoli obbligazionari. Le valutazioni legate al PIL devono quindi essere sempre accompagnate anche dalla considerazione di altri fattori, e dovrebbero sempre essere condotte in termini storici e comparati.
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Plusvalenze e Minusvalenze
Plusvalenze e Minusvalenze Le plusvalenze e le minusvalenze sono componenti straordinarie di reddito legate alla variazione di valore di determinati beni nel corso del tempo. Si ha una plusvalenza nel momento in cui un soggetto vende un bene a un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto: in questo caso si avrà una forma di arricchimento, che potrà anche essere oggetto di tassazione. Si ha invece una minusvalenza nel caso in cui il prezzo di vendita del bene sia inferiore rispetto a quello di acquisto: in questo caso si registrerà una perdita che non è soggetta a tassazione. Il trattamento fiscale delle plusvalenze e delle minusvalenze finanziarie Le plusvalenze finanziarie, a volte chiamate anche capital gain o guadagni in conto capitale, sono assoggettate a tassazione con aliquota del 26%. Fanno eccezione le plusvalenze ottenute dalla vendita di titoli di Stato italiani o di stati che fanno parte della “white list”, per i quali è prevista una tassazione con l’aliquota del 12,5%. Le minusvalenze finanziarie, dette anche capital loss o perdite in conto capitale, non sono soggette a tassazione ma generano un credito fiscale che può essere utilizzato, entro 5 anni, al fine di abbattere la tassazione di eventuali plusvalenze future. Si supponga ad esempio di registrare, nel gennaio del 2023, una minusvalenza di 2000 euro derivante dalla vendita in perdita di alcune azioni. Tale minusvalenza potrà essere utilizzata per compensare una eventuale futura plusvalenza di pari valore ottenuta nel corso del 2023 o dei successivi 4 anni, sulla quale quindi non si dovranno pagare imposte. Va però ricordato come questo meccanismo di compensazione delle plusvalenze valga solo nel caso di determinati strumenti finanziari come ad esempio azioni, obbligazioni, certificati e ETC/ETN. Le eventuali plusvalenze derivanti dalla vendita di fondi comuni o ETF non sono invece compensabili e quindi su queste l’investitore sarà sempre soggetto alla tassazione per intero.
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Portafoglio
Portafoglio Un portafoglio è l’insieme degli investimenti detenuti da un soggetto. Un portafoglio può contenere al suo interno azioni, obbligazioni, materie prime, denaro liquido, fondi di investimento, Etf, ma anche immobili, opere d’arte, orologi preziosi e vini. Uno dei concetti chiave nella composizione del portafoglio consiste nella diversificazione del rischio, ossia nel non puntare tutto su un solo tipo di investimento ma nel cercare di distribuire le proprie risorse all’interno di un ampio insieme di strumenti. La teoria di Markowitz, vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 1990, rappresenta il punto di riferimento fondamentale nella costruzione di portafogli efficienti, in grado cioè di offrire la migliore combinazione possibile tra rischio e rendimento. La teoria di Markowitz si basa sul concetto di correlazione, che esprime il legame tra i differenti rendimenti dei titoli al variare degli scenari di mercato. Prendendo ad esempio due titoli A e B, se agli aumenti di valore del primo corrispondono sempre diminuzioni di valore del secondo, la correlazione tra i loro rendimenti è negativa. In pratica, i due titoli reagiscono in modo opposto ai vari scenari di mercato che si possono verificare.  Utilizzando titoli che presentano rendimenti correlati tra loro in modo negativo, diventa allora possibile costruire un portafoglio finale che presenta un grado di rischio complessivo minore rispetto al rischio medio dei singoli titoli. Anche se questa teoria costituisce un importante punto di riferimento, nella pratica la costruzione di un portafoglio ottimale deve tener conto anche di variabili soggettive che cambiano da soggetto a soggetto, in particolar modo per quello che riguarda l’orizzonte temporale dell’investitore e la sua propensione al rischio. Per questo motivo la costruzione del portafoglio ottimale è un processo complesso che non si presta ad essere facilmente standardizzato, in quanto deve essere attentamente calibrato in base alle esigenze e alle propensioni individuali di ogni singolo investitore.
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Profilo di investitore
Profilo di investitore  Il profilo di investitore, detto anche profilo di rischio, è uno degli elementi essenziali per poter procedere, sulla base di una accurata pianificazione finanziaria, alla definizione del portafoglio di investimento. Il profilo di rischio valuta la propensione al rischio dell’investitore, vale a dire il massimo grado di rischio complessivo che lui è disposto ad accettare. Avversione e propensione al rischio Da un punto di vista teorico, i soggetti possono essere propensi al rischio, avversi al rischio o neutrali nei confronti del rischio. Per poter interpretare in modo corretto questi atteggiamenti bisogna però considerare il rischio in collegamento con il rendimento atteso, tenuto conto del fatto che in media i due concetti sono collegati: un rendimento elevato si accompagna solitamente a un rischio elevato e viceversa. In base a queste classificazioni, i soggetti propensi al rischio sarebbero coloro che, volendo conseguire rendimenti elevati nel lungo periodo, sono disposti a esporsi a oscillazioni negative anche di considerevole entità nel valore complessivo del loro portafoglio. I soggetti avversi al rischio non sono invece disposti a sopportare diminuzioni di valore dei loro investimenti e per evitare di incorrere in questi eventi si accontenterebbero di un minore rendimento atteso nel lungo periodo. Va anche sottolineato come a volte l’atteggiamento dei soggetti nei confronti del rischio possa mutare a seconda delle situazioni. In base alla Prospect Theory di Tversky e Kahneman, quest’ultimo vincitore del Premio Nobel per l’Economia nel 2002, i soggetti sarebbero avversi al rischio quando si trovano in situazioni di guadagno, ma propensi al rischio quando sono in situazioni di perdita. Questa teoria, che è uno dei capisaldi della cosiddetta finanza comportamentale, spiegherebbe ad esempio come mai gli investitori siano molto poco propensi a liquidare i loro investimenti in perdita, esponendosi così al rischio di incorrere in perdite ancora maggiori nel lungo periodo.
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Quantitative easing
Quantitative Easing Il Quantitative Easing (QE) o “alleggerimento quantitativo” è una politica monetaria non convenzionale di tipo espansivo, con la quale le Banche Centrali effettuano acquisti di titoli al fine di ridurre i tassi di interesse e aumentare la quantità di moneta in circolazione. L’obiettivo di questo tipo di intervento è quello di sostenere l’economia in un periodo di crisi prolungata, incentivando la concessione di prestiti e la richiesta di finanziamenti e scongiurando il rischio di precipitare in una spirale deflattiva. Quali sono i presupposti del Quantitative easing Le Banche Centrali di solito intervengono sui mercati mediante la manovra sul tasso di interesse di riferimento o tasso di sconto, ossia il tasso di interesse che le Banche private devono pagare sui prestiti che chiedono alle Banche Centrali. Quando la crescita economica rallenta e l’economia è a rischio di cadere in una recessione, le Banche Centrali possono abbassare il tasso di riferimento: questo incentiva le Banche private a chiedere più prestiti, che a loro volta possono essere utilizzati per concedere mutui e finanziamenti a imprese e famiglie. Questa manovra fa quindi aumentare gli investimenti e i consumi privati e ha ripercussioni positive sulla crescita economica e sul PIL. Quando però i tassi di interessi sono pari o prossimi allo zero, questo tipo di manovra non può essere utilizzata. Mediante il QE, le Banche Centrali possono intervenire direttamente sul mercato comprando titoli, allo scopo di aumentare la liquidità a disposizione degli operatori finanziari e stimolare in questo modo la crescita economica. Gli effetti del Quantitative Easing sull’economia Sia la Federal Reserve che la BCE hanno realizzato diversi interventi di Quantitative Easing a seguito dello scoppio della crisi dei mutui subprime nel 2007-2008, della crisi dei debiti sovrani europei del 2010 e dello scoppio della pandemia da Covid-19. In tutti questi casi, lo scopo è stato quello di sostenere i sistemi economici che si trovavano a vivere situazioni di particolare tensione, per evitare gravi crisi recessive e deflattive. Non è facile effettuare una stima precisa degli effetti di questi tipi di interventi. Di sicuro, le politiche di QE hanno contribuito a mantenere basso il livello dei tassi di interesse e questo ha agevolato i Paesi con un elevato livello di debito, sostenendo anche la crescita dei mercati azionari. I critici di questo tipo di interventi sostengono però che essi possano portare all’aumento dell’inflazione e introdurre distorsioni all’interno dei mercati finanziari, favorendo lo sviluppo di bolle speculative potenzialmente molto rischiose.
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Rating
Rating Il rating è un giudizio sintetico che viene assegnato da istituti di analisi specializzati e che può fornire all’investitore una valutazione immediata in merito all’opportunità di investire in un determinato strumento finanziario. Il rating misura, sulla base di complesse analisi qualitative e quantitative, il rischio di credito di una organizzazione o di un singolo titolo, ed è oggetto di revisione periodica. Quali sono le tipologie di rating Possono essere sottoposti a rating sia i soggetti emittenti di strumenti finanziari, come Stati e imprese, che gli strumenti stessi, come azioni e obbligazioni. Nel caso la valutazione riguardi un titolo azionario, gli analisti svolgono un’analisi minuziosa della situazione economica e finanziaria  della società, andando a considerare aspetti quali il posizionamento sul mercato, le prospettive di sviluppo settoriale, la qualità del management, gli indici di solidità e redditività, l’andamento dei flussi di cassa, i livelli di indebitamento, l’esposizione all’impatto delle variabili macroeconomiche.  I risultati di questa analisi confluiscono in un giudizio sintetico che, al di là delle specifiche terminologie adottate dai singoli istituti, può essere di tre tipi diversi: “buy”, “hold” o “sell”. Nel primo caso si tratta di un titolo che sembra offrire buone prospettive di crescita e di cui si consiglia l’acquisto; nel secondo caso la valutazione è di tipo neutrale mentre nel terzo caso siamo in presenza di un titolo che pare destinato a perdere valore nel tempo. Il giudizio di rating è sempre relativo a uno specifico orizzonte temporale di riferimento ed è frutto di una valutazione non statica, ma dinamica. In questo senso si parla di upgrade e downgrade per indicare, rispettivamente, miglioramenti o peggioramenti del rating attuale rispetto a quello espresso in precedenza. Il rating delle obbligazioni Nel caso la valutazione sia relativa a un titolo obbligazionario, il rating viene espresso sulla base di un punteggio che fornisce una immediata misurazione della capacità dell’emittente di rimborsare il capitale e di pagare gli interessi alle date stabilite. Le principali agenzie che svolgono questo tipo di analisi sono Standard & Poor's, Moody's Investors Service, Fitch Ratings, a cui negli ultimi anni si è affiancata anche la cinese Dagong. Anche se ci possono essere leggere differenze tra il sistema di punteggi adottato dalle singole agenzie, tutte le valutazioni sono comprese tra un livello massimo, contrassegnato come AAA (titolo o emittente molto affidabili e con un rischio minimo di default) e un livello minimo indicato come D (situazione di default). I valori intermedi rispecchiano gradi di rischio diversi e servono anche per dividere i titoli obbligazionari considerati affidabili, classificati come investment grade, da quelli speculativi che presentano rischi di insolvenza molto elevati e che possono ricadere nella categoria dei cosiddetti “titoli spazzatura” o junk bond. Questi titoli possono offrire dei rendimenti anche molto elevati, a fronte però di un rischio non indifferente di poter perdere per intero il proprio capitale.
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Recessione
Che cos’è la Recessione Economica? La recessione economica è una situazione caratterizzata da livelli di attività produttiva più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando tutti i fattori produttivi a disposizione in maniera efficiente. Quando si ha una Recessione economica? Durante una fase di recessione, si assiste a una generale decrescita dell’economia e tutte le attività calano, compresi i prezzi. Infatti in questa situazione si registra una decrescita del PIL per due trimestri consecutivi, una crescita del tasso di disoccupazione, un calo delle vendite al dettaglio e una contrazione dei redditi e del settore manifatturiero per un periodo di tempo prolungato.
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Ribilanciamento del portafoglio
Cosa significa ribilanciamento del portafoglio? Ribilanciare significa vendere o acquistare asset che, variando il loro valore, modificano la composizione e di conseguenza il rischio del portafoglio.  Ad esempio, nel portafoglio rappresentato dal grafico sotto,il 60% azioni e 40% obbligazioni, Trascorso un anno, se l’azionario è aumentato fino al 70% e l’obbligazionario è diminuito fino al 30%, verrà venduto il 10% di azionario e verrà acquistato la stessa percentuale di obbligazionario, ribilanciando cosi la composizione iniziale. Perché ribilanciare il portafoglio? Il ribilanciamento del portafoglio, ci permette di mantenere invariata la percentuale dei singoli strumenti di investimento all’interno dell’intervallo desiderato. Si tratta di un processo disciplinato, che consente di riequilibrare la composizione del portafoglio di investimento a seguito dei movimenti dei mercati finanziari o della variazione degli obiettivi dell’investitore.  Lo scopo ultimo non è altro che rimanere fedeli al piano di investimento strutturato all’inizio. Esempio di ribilanciamento? Prendiamo ad esempio due portafogli, di cui solo uno attua una politica di ribilanciamento disciplinato.  Il periodo esaminato va da gennaio 2001 a fine ottobre 2021 e i due portafogli detengono un’asset allocation del 40% nell’obbligazionario, e del 60% in azioni con capitale di 1000 euro.
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Rischio di mercato
Il Rischio di Mercato (Market Risk) è rappresentato dalla probabilità che determinati asset o attività scambiate su un mercato, siano sottoposte a sensibili oscillazioni della propria quotazione, a causa dell’imprevedibilità di fattori in grado di influenzarla.  Tali fattori possono essere
  • Rischio di tasso di interesse: è il rischio legato alla variazione dei tassi d’interesse, che causa oscillazione di titoli legati ad essa, come i titoli obbligazionari che variano il loro prezzo al variare dei tassi. Il rischio di tasso d’interesse, è direttamente proporzionale alla lunghezza dell’investimento (più è lungo il tempo, più il rischio aumenta).
  • Rischio di cambio: è il rischio legato alla variazione del rapporto tra due valute, e incide sul valore di un bene straniero alla conversione della valuta.
  • Rischio Azionario: è il rischio dovuto alla variabilità delle azioni e degli indici, il cui andamento fluttua di continuo. Maggiore volatilità vuol dire maggiore rischio, ma non sempre è negativo, infatti può voler dire anche maggiori guadagni.
  • Rischio di Commodity: è il rischio di perdita derivante da movimenti avversi nel prezzo delle materie prime o beni agricoli.
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s
SGR
Che cos’è una SGR? SGR è l'acronimo di Società di Gestione del Risparmio, ovvero una società di diritto italiana autorizzata a creare fondi comuni d’investimento, e a gestire il patrimonio degli investitori che li acquistano. Che attività svolgono le SGR? Le SGR si occupano di:
  • Gestione collettiva del risparmio:
 Raccolgono e gestiscono il risparmio degli investitori, raccolti attraverso i fondi comuni d’investimento.
  • Gestione Patrimoniale:
I risparmiatori delegano la gestione del proprio patrimonio alle SGR, e quest’ultimi possono investire i risparmi attenendosi alle direttive sottoscritte nel mandato dal cliente.
  • Gestione dei fondi pensione:
Investono i risparmi degli investitori in strumenti finanziari che, nel tempo, generino un’entrata periodica da aggiungere alla previdenza obbligatoria.
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Sicav
Che cosa sono le SICAV? Le Sicav o Società di investimento a Capitale Variabile, sono società per azione che, offrendo le proprie azioni, raccolgono capitale dagli investitori investendolo. Essendo un fondo aperto, il proprio patrimonio fluttuerà in base ai rimborsi e alle quote di nuovi azionisti. Gli investitori acquisiranno diritti sulle azioni acquistate e diverranno azionisti della società. Le azioni della SICAV possono essere:
  • Al portatore: Indipendentemente dalle azioni, si avrà diritto ad un solo voto;
  • Nominative:  Ogni azione equivale ad un voto.
Chi vigila sulle SICAV? Le SICAV sono autorizzate a svolgere i loro compiti dalla Banca d’Italia, sentita la Consob, e devono rispettare i requisiti sottoscritti nell’albo:
  • adozione della forma della Società Per Azioni;
  • sede legale e direzione generale situate nel territorio della Repubblica Italiana;
  • capitale sociale di ammontare non inferiore a quello stabilito dalla Banca D’Italia;
  • possesso, da parte degli esponenti aziendali, dei requisiti di onorabilità e professionalità.
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SIM
Che cos’è una SIM? Le SIM o Società di intermediazione Mobiliare, sono società per azione che si interpongono tra l’investitore e il mercato, e sono autorizzate a svolgere attività di investimento. Ad oggi hanno sostituito i vecchi “agenti di Borsa”, cioè coloro che si occupavano di vendere o acquistare strumenti finanziari per conto di un cliente sul mercato di riferimento. Quali servizi svolge? La SIM è vigilata dalla Consob, sentita la Banca D’Italia, che controllano il corretto svolgimento dei servizi che offre al pubblico:
  • negoziazione per conto proprio;
  • esecuzione di ordini per conto dei clienti;
  • assunzione a fermo e/o collocamento sulla base di un impegno irrevocabile nei confronti dell'emittente;
  • collocamento senza impegno irrevocabile nei confronti dell'emittente;
  • gestione di portafogli;
  • ricezione e trasmissione di ordini;
  • consulenza in materia di investimenti;
  • gestione di sistemi multilaterali di negoziazione. 
Banca d’Italia, inoltre, vigila sul contenimento dei rischi e sulla stabilità patrimoniale, mentre Consob vigila in merito alla trasparenza e alla correttezza dei comportamenti.
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Spread
Che cos’è lo spread?  Il termine spread, letteralmente “divario”, indica la differenza tra i titoli tedeschi (Bund) a 10 anni, considerata l’economia più solida a livello europeo, e i rendimenti di un titolo di stato italiano (BTP) a 10 anni. Perché è importante lo spread? Lo spread viene utilizzato come strumento di misura di affidabilità di uno Stato, più lo spread è ridotto, più lo Stato viene considerato “sicuro” e di conseguenza offrirà rendimenti minori sulle obbligazioni, mentre se quest’ultimo aumenta, lo Stato sarà percepito più rischioso e di conseguenza dovrà aumentare i rendimenti delle obbligazioni per indurre gli investitori a finanziare l’economia. Come impatta lo spread sull’economia? La prima vittima dello spread è il debito pubblico di uno Stato. L’aumentare dello spread fà aumentare i rendimenti dei titoli di Stato, ciò significa che per lo stesso importo lo Stato dovrà sborsare più interessi, creando effetti negativi sul conto economico. Lo Stato, per ribilanciare i conti, dovrà alzare i tassi sui prestiti e mutui, gravando sulle spalle dei cittadini. Gli effetti finali saranno un rallentamento dell’economia, dovuta a crediti più onerosi per imprese e famiglie, che vedendo calare il loro potere d’acquisto, ridurranno gli investimenti e le spese.
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Stagflazione
Che cos’è la Stagflazione? La stagflazione è una situazione in cui l'economia ristagna, ma i prezzi salgono.  In questo senso, quando le banche centrali e i governi attuano misure di politica economica per stimolare la crescita (come la diminuzione dei tassi di interesse), possono provocare l’effetto opposto e far aumentare ancora di più il tasso di inflazione. Differenza tra inflazione stagflazione? La differenza tra inflazione e stagflazione sta nel fatto che nel primo caso la crescita dei prezzi è accompagnata da una crescita dell’economia.  Nel caso della stagflazione, invece, l’inflazione è accompagnata da una crisi economica. Pertanto, l’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali per frenare i prezzi in aumento, può deprimere ulteriormente l’economia.
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t
Tapering
Che cos’è il Tapering? Il tapering è la graduale riduzione di iniezione di liquidità da parte della Banca Centrale nel sistema finanziario. Quando è applicato il Tapering? Il tapering è utilizzato quando si è in un periodo di espansione monetaria, che protratta per lunghi periodi, può portare ad un’ impennata dell’inflazione. E’ un’azione preventiva, per evitare che la situazione passi troppo rapidamente da una crescita economica a un rallentamento o recessione economica dovuta alla svalutazione monetaria e alla perdita del potere di acquisto.
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Tasso Di Cambio
Tassi di cambio: Cosa sono? Il tasso di cambio è il rapporto di prezzo tra due valute differenti. In altre parole, quante unità di una moneta domestica si ha bisogno per comprare una moneta estera. A cosa servono? I tassi di cambio vengono utilizzati per misurare lo stato di salute e di competitività economica di uno Stato. Numerosi fattori determinano i tassi di cambio:
  • l'inflazione,
  • i tassi di interesse e la politica monetaria,
  • il debito pubblico,
  • la bilancia commerciale,
  • la stabilità politica e la performance economica.
Queste cause fanno aumentare o diminuire il valore di una moneta e di conseguenza il suo potere d'acquisto, in un paese con una valuta diversa, che influirà positivamente o negativamente nei conti economici del paese.
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TER
Che cos’è il TER? Il Total Expense Ratio o TER è un indicatore sintetico del costo dei fondi comuni d’investimento, associato al costo di gestione e funzionamento. IL TER è il rapporto tra gli oneri che gravano sul fondo e il suo patrimonio.  Che costi comprende? IL TER include diversi costi:
  • La commissione di gestione: Ovvero la percentuale fissa che la società preleva ogni anno per gestire il fondo.
  • La commissione di deposito: Ovvero la commissione che l’intermediario riceve per la custodia degli averi del fondo.
  • Commissione di Performance: Ovvero la commissione applicata sull’extra rendimento rispetto all’indice di riferimento.
  • Costi amministrativi: Ovvero oneri legati alla gestione del fondo, tra cui la pubblicazione del kiid (prospetto informativo) e altri adempimenti previsti.
E’ importante conoscere il TER di un fondo perché ogni anno erode i rendimenti del fondo e di conseguenza la crescita degli investimenti.
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TRES
Che cosa significa TRES? TRES è un acronimo che significa Tasso di Rendimento Effettivo a Scadenza, è una delle misure più importanti per valutare la redditività di un investimento in titoli di debito. Il TRES infatti, a differenza di altri parametri, tiene conto di tutti i flussi di cassa futuri che ti restituirà il titolo, e li mette a confronto con il prezzo che hai pagato per acquistarlo. In sostanza, ti dà un'idea di quanto denaro guadagnerai se manterrai in portafoglio l’obbligazione fino alla sua scadenza.  La formula del TRES è: VA=Ft(1+tres)t Dove: VA: valore attuale del titolo (corso tel quel) T: scadenza del titolo F: flussi periodici corrisposti al possessore t: è il numero dei periodi fino a scadenza
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u
US PERSON
Cosa si intende con US Person? Per U.S. Person intendiamo soggetti residenti negli Stati Uniti, società di capitali e di persone di diritto statunitense. Requisiti per essere US Person:
  • Qualsiasi persona giuridica o fisica statunitense che alternativamente ha la nazionalità statunitense (nazionalità unica, doppia o plurima);
  • Ha lo statuto di residente estero negli Stati Uniti;
  • È contribuente statunitense;
  • È il beneficiario effettivo degli averi depositati, ai sensi della legge fiscale statunitense.
Pertanto il concetto di "Person", soprattutto in materia di diritto tributario, non è riferito solo a un individuo (cittadino) ma anche a una società, pertanto è comprensivo sia di persone fisiche che di persone giuridiche.
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v
Valore nominale
Cosa si intende per valore nominale? In ambito economico e finanziario si utilizza il termine “valore nominale” per riferirsi al valore teorico di un titolo o di un bene. Il valore reale invece corrisponde al prezzo di mercato del titolo o bene a cui si fa riferimento. Chi decide il valore nominale? Il valore nominale è stabilito al momento dell’emissione del titolo secondo accordi e convenzioni, tuttavia non corrisponde necessariamente né con il valore di emissione, questo potrebbe essere superiore nel caso di emissione sopra la pari o inferiore in caso di emissione sotto la pari, né con il valore di mercato, che è influenzato da diversi parametri. Che cos’è il valore nominale delle azioni? Nel caso delle azioni, il valore nominale rappresenta il valore contabile assegnato a ciascuna azione dall'azienda al momento della sua creazione.  Il valore nominale è spesso molto inferiore al valore di mercato dell'azione e non ha alcun effetto sul prezzo di mercato dell'azione stessa. Che cos’è il valore nominale delle obbligazioni? Nel caso delle obbligazioni, il valore nominale rappresenta il valore di rimborso dell'obbligazione al momento della scadenza.  Il valore nominale è spesso utilizzato per calcolare gli interessi e le cedole dell'obbligazione.
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VAR
Che cos’è il VaR? VaR è un acronimo che significa Value at Risk, in finanza è un indicatore di rischio che misura la perdita massima potenziale che può subire una determinata posizione o strumento finanziario, con un certo livello di confidenza, in un determinato orizzonte temporale. Le variabili che è necessario conoscere per determinare il VaR sono:
  • Controvalore della posizione
  • Variabilità dei fattori di rischio che sottostanno alla posizione e le loro correlazioni
  • Forma della distribuzione di probabilità dei fattori di rischio
  • Intervallo di confidenza desiderato (di solito tra il 95% e il 99%)
  • Orizzonte temporale sul quale effettuare la valutazione
Come si calcola il VaR? Per calcolare il Value at Risk esistono diversi metodi, ognuno dei quali prende in considerazione variabili differenti, questo potrebbe portare a risultati leggermente differenti, tuttavia come si può evincere dalla definizione, il VaR è un calcolo probabilistico e non da alcuna certezza sulla protezione del capitale. Il metodo più semplice per calcolare il Value at Risk è chiamato “approccio parametrico” o “metodo della varianza-covarianza”, studiato e diffuso da una delle più grandi case di investimento della storia, JP Morgan, negli anni Novanta. Questo metodo presuppone che i rendimenti siano distribuiti secondo la campana di Gauss, per questo fornisce un modello molto semplificato e con alto livello di approssimazione. Il secondo metodo più utilizzato è quello della simulazione storica, il quale attinge ai dati oggettivi della storia e li proietta nel futuro (solitamente il periodo di raccolta dei dati storici è di 1 o 2 anni, in base al grado di confidenza desiderato). Il terzo e ultimo metodo più conosciuto è il “metodo Montecarlo”, che consiste nel simulare tanti possibili scenari futuri per trarre delle valutazioni sulla rischiosità del portafoglio, per farlo però necessita di calcoli molto complessi.
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Volatilità
Che cos’è la volatilità? La volatilità è uno dei più importanti indicatori per valutare il rischio di un’attività finanziaria, infatti ne rappresenta la variabilità o l’incertezza del rendimento, più è elevata, più l’attività in questione sarà rischiosa. Come si calcola la volatilità? Dal punto di vista matematico la volatilità è rappresentata dalla deviazione standard delle variazioni di prezzo, in altre parole vengono misurate le ampiezze delle oscillazioni di prezzo di un’attività e la loro frequenza, in funzione di un determinato periodo temporale. La volatilità può essere utilizzata come indicatore dei rendimenti futuri, se un titolo ha un’elevata volatilità significa che nell’orizzonte temporale stabilito può discostarsi notevolmente dal rendimento atteso, al contrario, minore è la volatilità, maggiori sono le probabilità che il rendimento effettivo si avvicini al rendimento stimato. Cosa sono gli indici di volatilità? In finanza la volatilità non è utilizzata solo per valutare il rischio di un singolo titolo, esistono infatti degli indici che permettono di valutare le tendenze del mercato nel suo complesso. Gli indici di volatilità si riferiscono ad un insieme di titoli, i più utilizzati sono il Vix (Volatility Index) che si riferisce all’S&P500, i 500 titoli più capitalizzati degli Stati Uniti e il VStoxx, che si riferisce all’EuroStoxx 50, i 50 titoli più capitalizzati d’Europa.
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Volume
Che cos’è il volume? In finanza il volume è un indicatore della liquidità di un prodotto finanziario, rappresenta infatti il numero di scambi effettuati su quel titolo in un determinato periodo di tempo, maggiore è il volume maggiore è la sua liquidità. In analisi tecnica, il volume è un parametro importante perché le sue variazioni possono influenzare il prezzo dei titoli.  Se il volume aumenta o diminuisce notevolmente, ciò può indicare che gli investitori sono più o meno interessati a comprare o vendere quei titoli, il che può portare a un cambiamento significativo del prezzo.
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z
Zero-coupon
Cosa si intende per zero-coupon? Per obbligazione zero-coupon si intende un titolo privo di cedole, il cui rendimento è determinato esclusivamente dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso alla scadenza. Come funzionano i titoli zero-coupon? Per permettere ai sottoscrittori di ottenere un rendimento i titoli zero-coupon vengono emessi “a sconto”, ovvero, sotto la pari, possono quindi essere acquistati ad un prezzo inferiore al valore nominale. Il rendimento dei titoli zero-coupon è molto semplice da calcolare, è sufficiente sottrarre dal valore nominale il prezzo di acquisto, il risultato ottenuto è al lordo della tassazione, che per i titoli obbligazionari è al 12,50%. Quali sono i rischi delle obbligazioni zero-coupon? Come detto in precedenza questi titoli non prevedono un flusso cedolare, quindi significa che i possessori, fino alla scadenza (e di conseguenza al rimborso) non rientreranno dell’investimento iniziale, la duration dei titoli zero-coupon infatti coincide con la loro scadenza. Inoltre, rispetto alle obbligazioni classiche, gli zero-coupon risentono maggiormente delle variazioni dei tassi di interesse, il ché li rende più rischiosi soprattutto nel breve periodo.
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