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Guida Completa ai Fondi Pensione

Ciao, benvenuto a questa guida completa ai fondi pensione!

Perché dovrei pensare alla pensione?

Ragionamento a seguire:

  • Lavoro
  • Pago le tasse e verso i contributi
  • Avrò la mia pensione pubblica, quando finirò di lavorare.

Torna tutto!

Quindi, in base a questo ragionamento, perché dovrei pensare alla pensione, magari ora che ho appena iniziato di lavorare, o perché dovrei pensarci, se è già 20 o 30 anni che lavoro?

Poi quando sarà il momento di andare in pensione, vado dal CAF di turno, che si interfacciano con l’INPS, e mi diranno quando vado in pensione e quanto percepirò.

Porto le carte da elaborare e sono tranquillo che riceverò la mia pensione pubblica, come l’hanno avuta i miei nonni, come l’hanno avuta i miei genitori…insomma, com’è sempre accaduto da sempre.

Giusto?

E se ti dicessi che ci sono 2 problematiche, che sfuggono a molti?

  • Età pensionabile
  • Assegno pensionistico

Guida completa ai fondi pensione: quando potrò andare in pensione?

Anche qui potrebbero non esserci dubbi. Anzi, non ce n’erano finché non sono iniziate le riforme pensionistiche:

  • 1992: riforma Amato
  • 2011: riforma Fornero

Ora l’età pensionabile si è spostata notevolmente in avanti, alla ricerca di quella sostenibilità del sistema che prima non c’era.

Questo comporta che in molte analisi previdenziali che stiamo facendo, molti scoprono di dover andare in pensione molto più tardi di quello che pensavano.

E quindi, torniamo alla domanda iniziale: è giusto pensare alla pensione ora? Questo è solo uno dei motivi del perché è necessario.

Quale sarà il mio assegno pensionistico?

Anche qui, i fattori sono molteplici e molto più complessi rispetto al più “semplice” sistema retributivo che vigeva fino a qualche decennio fa.

In questo metodo per il calcolo pensionistico vigeva la regola che l’assegno della pensione si ricavava in base agli ultimi 10 anni di retribuzione, quindi quando, solitamente, il salario era più elevato e tutti gli scatti di anzianità erano stati fatti.

Quindi la pensione non era tarata su quanto il lavoratore aveva versato effettivamente nella sua carriera, ma sui contributi degli ultimi 10 anni.

Con il sistema contributivo, e prima con il misto, questo calcolo si è fatto più complesso, anche se ora vengono presi in considerazione tutti i contributi versati.

E cosa cambia nel calcolo reale?

Ora vediamo insieme come possa cambiare e anche di molto.

guida completa fondi pensione

Possiamo notare 3 dati lampanti:

  • l’anzianità contributiva: non più 35 anni, come nel caso del metodo retributivo
  • l’età di pensionamento: non più tra i 55 e i 60 anni, ma ben oltre
  • il tasso di sostituzione: in questo caso l’analisi evidenzia che l’assegno pensionistico percepito sarà intorno al 66.5% dell’ultima busta paga.

Come vediamo, il problema si fa reale e prenderne coscienza prima possibile può limitare i danni, fino ad azzerarli.

Però…però, questo potrebbe essere anche un caso isolato…potrebbe essere un caso eccezionale, tutto sommato, quindi perché preoccuparsi?

guida completa fondi pensione

Ecco il perché: il primo risulta essere già un caso buono, se così vogliamo definirlo.

Le situazioni sono molteplici e svariate, ma ci troviamo di fronte a casi in cui la legge ha stabilito versamenti troppo bassi, che all’inizio agevolano il lavoratore, facendogli versare poco, ma poi purtroppo lo porteranno a piangere quando si avvicina il momento di lasciare il lavoro.

Guida completa ai fondi pensione: quanto importante è pensare alla pensione SUBITO?

guida completa fondi pensione

Dalla foto, che rappresenta la piramide dei bisogni, in chiave finanziaria, possiamo vedere che prima ancora dello scalino degli investimenti, c’è proprio quello della previdenza.

Lavorare per risparmiare soldi ed investirli, ma magari scoprire che non sono abbastanza per fare una vecchiaia tranquilla è una situazione ai quali pochi ambiscono, anzi, mi sbilancio, temo nessuno vorrebbe trovarsi in questa situazione.

Quindi tutti gli sforzi per comprendere la propria situazione, o almeno per metterci il naso, sono atti ad evitare di dover pensare alla pensione quando ormai è troppo tardi.

Quando ormai non possiamo più far nulla per cambiare il nostro futuro assegno pensionistico, quando i primi acciacchi dell’età non ci permettono di dare qualcosa in più per migliorare la situazione in modo importante.

Puoi vedere la tabelle dell’età pensionabile a questo link.

Guida completa ai fondi pensione: come crearsi una pensione integrativa?

Visti i presupposti appena descritti, vale la pena conoscere la risposta.

Il sistema per abbattere il gap pensionistico, quindi per passare da quel 65.5% di tasso di conversione, o ancor peggio, dal 40%, che non è ancora il caso limite, anche se sicuramente molto preoccupante, è appunto crearsi una pensione integrativa.

Cos’è la pensione integrativa?

Mai ho toccato finora parole come pilastri della pensione.

Beh, un piccolo cenno: la pensione pubblica è il primo pilastro, che come abbiamo visto, non è sufficiente a soddisfare le nostre esigenze. Ecco che la pensione integrativa è data dal secondo e/o dal terzo pilastro.

Fondi pensione creati con un versamento volontario da parte dell’aderente, che maturano interessi con il passare degli anni e che creano la giusta soluzione per abbattere quel gap pensionistico di cui abbiamo parlato.

Trovi maggiori informazioni in questo articolo.

In pratica la pensione integrativa è un accantonamento di denaro che viene investito, con l’unico scopo di integrare quella che sarà una pensione pubblica più povera rispetto ai decenni passati.

Guida completa ai fondi pensione: quale fondo pensione scegliere?

Come per la creazione di un portafoglio finanziario, anche il fondo pensione va scelto ad hoc, perché ogni situazione è diversa dalle altre. O meglio, ogni gruppo di situazione è diverso dalle altre.

Facciamo qualche esempio di gruppi, tanto per capire a cosa mi riferisco:

  • i lavoratori autonomi
  • i professionisti
  • i dipendenti privati
  • in aziende con almeno 50 dipendenti
  • in aziende con meno di 50 dipendenti
  • i lavoratori pubblici

Non me ne voglia che dimentichi qualcuno, quindi tutto il resto sarà in questo ultimo punto.

Convenite con me che non è possibile dare una soluzione a tutti su un articolo, ma l’intento è quello di farvi capire cosa esiste, così da essere più consapevoli del problema, e quindi essere “ispirati” ad affrontarlo quanto prima e con qualche base necessaria.

Questo per poter interloquire con chi vi cerca di vendere il prodotto che ritiene più giusto (per lui o per voi da valutare), o con chi analizza il problema per cercare una soluzione adatta.

In entrambi i casi l’idea è quella di arrivare alla scelta migliore, quella che con i minori costi e che crei il vantaggio più grande.

I fondi pensione possono essere di varie tipologie

  • chiusi
  • aperti
  • PIP

A dire la verità, per non nascondervi nulla, ci sono situazione in cui i fondi pensione non convengono al possibile aderente, quindi saranno da valutare altre strategie: in un capitolo a parte cerco di affrontare il tema, per non farvi sbagliare se rientrate in questi casi.

Qui già vi ho messo un po’ di confusione in testa: come faccio a scegliere come risolvere un problema grosso se ho appena scoperto di averlo?

Giusta considerazione: ovviamente informandovi, magari in taluni casi affidandovi a degli esperti, ma principalmente, prima di tutto, stando attenti a quello che non dovete scegliere, a quello che vi possono proporre.

Quale fondo pensione non è ottimale?

In breve, quelli che hanno costi alti.

È vero, anche in questo caso è difficile rendersi conto del problema.

Un fondo pensione negoziale (dopo vediamo cos’è nello specifico) o un fondo pensione aperto possono avere costi dallo 0.15% al 0.8%, nei casi migliori.

Uno strumento più costoso potrebbe arrivare all’1.5 o 2%, ma non è inusuale trovare anche costi sopra il 4%.

Se ci ragioniamo, magari sembra poca cosa in più, quindi per questo motivo non riusciamo a toccare il problema e a volte ci lasciamo trarre in inganno proprio perché SEMBRA poca cosa una così piccola differenza.

Vediamo un paio di spunti che possono aiutarci a toccare con mano il problema.

guida completa fondi pensione

Possiamo vedere che ci sono 3 situazioni apparentemente simili: per semplicità i rendimenti sono stati messi tutti uguali, perché qui entra in gioco anche la scelta del comparto, che affronterò in un secondo momento.

Quello che differenzia i 3 casi sono i costi:

  • Fondo A:
  • caricamenti, o costi diretti: 4.5%
  • costi di gestione, detti anche costi indiretti: 2.5%

 

  • Fondo B
  • caricamenti, o costi diretti: 40 €
  • costi di gestione, detti anche costi indiretti: 0.20%

 

  • Fondo C
  • caricamenti, o costi diretti: 1%
  • costi di gestione, detti anche costi indiretti: 0.80%

 

Sono tutte situazioni reali, e non delle peggiori o migliori: possiamo quasi definirli degli standard per le proprie tipologie.

Non vi nascondo che abbiamo trovato costi di ingresso anche del 11-12%!!!

Per farvi capire il problema dei costi diretti alti, vediamo un esempio: versiamo 100, e 11 o 12 vengono trattenuti prima di diventare strumento finanziario, quindi già da principio parto con una perdita di almeno 11%!

Tornando ai casi in esame, vediamo come evolvono i fondi in 20 e 30 anni.

Il caso di una persona che si rende conto del problema a 45 anni e l’altro caso in cui il possibile aderente parte a versare a 35 anni, circa.

guida completa fondi pensione

In 20 anni il Fondo A è zavorrato dai costi in maniera più pesante degli altri, quindi perde il confronto per circa 4-5 mila €. Vi sembra poco?

guida completa fondi pensione

Ecco che in 30 anni, che non è il periodo temporale più lungo possibile, perché un giovane che si approccia al lavoro dovrà versare contributi per almeno 40 anni, abbiamo che il fondo A sottoperforma gli altri di almeno 11mila €.

Se il versamento iniziale è più cospicuo, come avviene molto spesso, la forbice diventa ancora più preoccupante, ed è questo il motivo per cui i costi devono essere la prima cosa da valutare per la scelta di un fondo pensione complementare ottimale.

Per darvi un’indicazione più puntuale, vi metto questa tabellina qui sotto:

  • Fondo A: solitamente fondi aperti non ottimali, o PIP
  • Fondo B: fondi negoziali, o di categoria
  • Fondo C: fondi aperti buoni

Un ulteriore approfondimento sull’impatto dei costi, se vi ho messo curiosità, lo trovate a questo link.

Fondo pensione aperto o negoziale?

Escludendo il Fondo A, la differenza tra gli altri 2 sembra minima.

Dobbiamo però sapere la differenza tra il fondo aperto e il fondo negoziale, perché questo ci aiuta a capire cosa possiamo e cosa non possiamo scegliere.

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Fondo Negoziale: cos’è?

È una forma di previdenza derivante da contrattazione nazionale collettiva, in cui può aderire chi lavora per determinati comparti, che hanno sottoscritto questa contrattazione.

  • In base al contratto collettivo nazionale possiamo individuare più fondi negoziali, tra cui, per citare i più importanti:
  • fondo Cometa (metalmeccanico)
  • fondo FON.TE (commercio)
  • fondo Sanità (esercenti le professioni sanitarie)
  • fondo Pegaso
  • fondo Perseo Sirio

Quindi non tutti possono aderirvi e già qui la prima scrematura.

Solitamente hanno costi diretti e indiretti tra i più bassi, e questi li rendono migliori in talune situazioni.

Una volta che il lavoratore vi aderisce viene versato il TFR maturando, quindi senza andare ad intaccare il proprio salario mensile.

Ma volete sapere qual è il vantaggio ancora più importante?

Grazie alla contrattazione nazionale, in molti casi, versando un piccolo contributo volontario, che può aggirarsi solitamente tra l’1 e l’1.5%, l’azienda è obbligata a mettere un suo contributo, stabilito dalla contrattazione.

Questo risulta essere un vero e proprio aumento di stipendio, che ha unico obiettivo, quello di migliorare la propria situazione pensionistica.

Abbiamo già visto prima, parlando di costi, quanto anche solo un 1%, versato per lungo tempo, con la capitalizzazione dell’interesse composto possa incrementare la propria posizione in modo importante.

Guida completa ai fondi pensione: cos’è un fondo aperto?

Il fondo aperto invece è un fondo pensionistico a cui possono aderirvi tutti i lavoratori, pubblici, privati, professionisti…o anche non lavoratori.

Puoi aderirvi in forma individuale, o, in alcuni casi, anche in forma collettiva, dove la contrattazione aziendale abbia stretto tale accordo.

In alcuni casi è possibile godere del contributo del datore di lavoro, previo versamento del proprio contributo volontario, anche in questi fondi aperti.

Questi fondi sono fondi privati istituiti da banche, imprese di assicurazione, società di risparmio o società di intermediazione immobiliare, le quali raccolgono i versamenti e li depositano e gestiscono per conto del cliente.

Importante sapere che il patrimonio versato si dice che è separato e autonomo rispetto quello della società di gestione: cosa vuol dire?

È una tutela per l’aderente: se succede qualcosa alla società di gestione, se c’è un fallimento in atto, se per qualche motivo la società è in difficoltà, questi patrimoni versati come fondo pensione non possono essere utilizzati per risolvere i loro problemi. Si dice che il patrimonio è segregato, gestito solo per un unico scopo.

Come detto precedentemente, di questi fondi fanno parte anche i famosi fondi che nell’esempio avevo descritto come fondo A, quindi attenti sempre alla scelta.

Ecco che il fondo aperto potrà essere scelto anche da chi non può aderire ai fondi negoziali istituiti in forma collettiva di cui abbiamo parlato precedentemente. Si apre la possibilità così anche per i professionisti, gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti, per citarne solo alcuni.

Fondo pensione: è un PAC?

Volevo introdurvi anche il concetto di PAC, ovvero piano di accumulo, per spiegarvi anche come avviene l’accumulo del montante.

Questo è un metodo di investimento che serve per risparmiare ed investire in base alle proprie disponibilità, ovvero senza avere un capitale cospicuo iniziale.

Il fondo pensione pubblico, ovvero il versamento dei contributi mensili, è un PAC: ogni mese i contributi vengono versati alla propria cassa previdenziale di riferimento, e vengono gestiti per pagare le pensioni attuali, ma fanno cumulo sulla propria situazione previdenziale.

Anche fondo pensione integrativo lo è e porta con sé dei vantaggi interessanti:

  • versamento sul quanto ha a disposizione l’aderente, secondo la propria strategia pensionistica
  • mediazione del mercato.

Quest’ultimo è effettivamente il vero vantaggio di tale strategia: avviene continuamente il cumulo dei contributi, sia che il mercato sia in fase regressiva che di espansione.

Quindi quando ci saranno delle discese del mercato, potremmo comprare più “quote”, così da mediare il prezzo di acquisto, e nei momenti di espansione andremo a trarre dei benefici importanti.

Guida completa ai fondi pensione: scelto il fondo pensione, ho sistemato la mia situazione previdenziale?

Ancora qualche passo da fare: il fatto di aver scelto il fondo pensione negoziale o aperto, in base a quanto possibile o secondo gli studi fatti, va scelto il comparto.

Che sarà mai?

Il fondo pensione ha al suo interno dei comparti, ovvero delle differenti modalità di investimento del capitale versato, in base al proprio grado di rischio. Per farla più semplice, i comparti potrebbero essere:

  • conservativo
  • prudente
  • bilanciato
  • azionario

Ognuno di queste tipologie ha una parte di azionario e di obbligazionario, e quindi aumenterà il rischio, perché andremmo a cercare miglior rendimento.

Come sempre vige la regola: “Pasti gratis in finanza non esistono”, quindi se cerchiamo più rendimento aumenterà anche il rischio di conseguenza.

Questo però non significa che dobbiamo scegliere tutti il conservativo, per non rischiare di perdere il capitale.

Questo è uno dei rischi più facili da attivare: pensate solo che ora con l’inflazione stiamo perdendo, sui soldi in liquidità, circa 1.2/1.3% al mese, e che il comparto conservativo può non avere questo rendimento.

E allora quale comparto scegliere?

Sempre molto legato alla propria situazione personale, ma la prima indicazione può essere quella di spostarsi verso comparti più aggressivi, ovvero azionario o bilanciato, se manca tanto alla pensione.

Se siete sotto i 10 anni dallo smettere di lavorare, la valutazione potrebbe essere fatta sui comparti più conservativi o prudenti. Poi molto dipende anche dalla propensione al rischio che uno ha e quanto si sente tranquillo a fare una scelta rispetto ad un’altra.

A completamento del ragionamento sui fondi pensione, una distinzione tra i fondi negoziali e i fondi aperti potrebbe essere anche quella che solitamente i fondi negoziali hanno comparti che risultano essere più prudenti rispetto quelli aperti, soprattutto in alcuni casi, in cui il prudente di uno risulta essere l’azionario dell’altro.

Quindi talvolta la sola scelta del fondo pensione integrativo non basta a risolvere il problema pensionistico, ma sicuramente da il maggior apporto alla risoluzione del problema.

Ma…i liberi professionisti o lavoratori autonomi potrebbero avere problemi per la pensione?

È proprio qui che il problema è più grave: in molti casi la legge ha imposto un contributo previdenziale basso, quindi, essendo in regime contributivo, l’assegno pensionistico sarà più vicino a quel 40% visto prima, piuttosto che all’80% magari, che sarebbe già una cosa discreta.

Per dare qualche dato: si stima che la pensione, in questi casi, potrebbe aggirarsi tra il 30 e il 45% dell’ultimo stipendio.

Vi ho visto, avete fatto una faccia strana, impaurita, terrorizzata!!!

Non era mia intenzione rovinarvi la giornata, quanto farvi prendere coscienza prima possibile del problema, così che possiate sistemarvi prima possibile.

E la soluzione, come avrete capito, non può essere fatta in breve tempo, ma va costruita…per questo bisogna agire subito!

Fondo pensione aperto? Dipende…come accennavo prima, può essere opportuno o no, dipende dalla propria situazione.

Mai sentito parlare di deduzione dei contributi volontari?

Qualche cenno sul regime forfettario in partita IVA?

Per i meno avvezzi, cerco di darvi io qualche pillola per aiutarvi a sistemare tutti i tasselli e far quadrare tutte informazioni.

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Deduzione per i contributi del fondo pensione: come funziona?

Volevo mettervi qualche cenno anche su questa opportunità che ci viene data, e che molte volte viene confusa, intrecciata, scambiata per la detrazione.

Ebbene no, sono 2 cose ben diverse!

La deduzione è quell’operazione che ci permette di abbassare il reddito imponibile, sul quale poi verranno calcolate le tasse.

Quindi per una persona fisica che paga le tasse in base alla propria aliquota IRPEF di riferimento, questo comporta che andrà a pagare meno tasse sullo scaglione più elevato.

E perché ve ne ho parlato in questo articolo riguardante i fondi pensione?

Il contributo volontario ai fondi pensione potrà essere dedotto dal reddito, come il contributo del datore di lavoro.

Quindi abbiamo un miglioramento fiscale che ci porta ad una convenienza nell’aderire al fondo pensione integrativo.

E anche il versamento che può fare un libero professionista all’interno di un fondo pensione può essere dedotto, tranne il caso che tra poco vedremo.

Regime forfettario in partita IVA: cosa si intende?

Questo è più un argomento da commercialista, ma mi serve per spiegarvi una problematica, quindi qualche cenno cerco di trasmetterlo anche qui, anche se probabilmente, se è il vostro caso, già sapete di cosa parlo.

Il regime forfettario è pensato per quei lavoratori o professionisti che sono appena partiti con la propria attività in proprio o che comunque sottostanno a certi vincoli.

Uno dei più importanti quello di non aver ricevuto compensi superiori a determinati limiti dettati dal codice ATECO di riferimento.

Questo regime comporta una tassazione agevolata e delle semplificazioni fiscali molto importanti.

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Guida completa ai fondi pensione: come il professionista valuta un fondo pensione?

Andiamo a unire i due concetti e spiegare la casistica particolare: un libero professionista in regime forfettario non può dedurre nulla.

Tra tutti i vantaggi di questo particolare regime fiscale, spicca sicuramente questo svantaggio.

Quindi il versare all’interno di un fondo pensione integrativo non comporta questo vantaggio fiscale, che è abbastanza importante, ed è per questo che va valutata bene l’opportunità o meno dell’utilizzo di questo strumento.

In alcuni casi conviene aprire comunque un fondo, in altri si pensa ad una strategia PAC, ma non all’interno del fondo pensione, piuttosto con strumenti finanziari che lavorino sui mercati reali. Fondo pensione integrativo: solo vantaggi?

Per concludere questo vademecum sui fondi pensione, andiamo a capire insieme se scegliere il fondo pensione integrativo più corretto, con il comparto più giusto secondo la propria situazione, comporta solo dei vantaggi.

Ovviamente la domanda cela già la risposta, anche se non possiamo parlare di svantaggi veri e propri, quanto di vincoli del fondo pensione.

Vediamo una tabella che li riassume:

guida completa fondi pensione

Notiamo che non è possibile “disinvestire” il capitale senza una giusta causa, se non in parte, perché questo strumento ha lo scopo di abbattere il GAP pensionistico, come già visto prima.

Potremmo avere delle anticipazioni con dei vincoli

  • richiedere un 75% del capitale versato senza un tempo minimo di iscrizione, se servono per esigenze sanitarie gravi
  • potremmo richiedere fino ad un 75% dopo 8 anni di adesione, se per acquisto o ristrutturazione prima casa per sé o per i figli
  • fino ad un 30% per esigenze diverse da quelle riportate qui sopra

Nella tabella vengono riportati anche i casi di possibile riscatto del montante, e il fatto che sia possibile trasferirlo da un fondo all’altro previo siano trascorsi 2 anni dall’adesione.

Però non dobbiamo pensare a questi vincoli come troppo stringenti: il legislatore ha messo questi paletti per evitare che sia troppo facile recuperare l’”investimento”, altrimenti la soluzione al problema pensionistico viene meno, e torniamo a quanto già discusso precedentemente, ovvero che non vogliamo trovarci con un tasso di sostituzione talmente basso da passare la vecchiaia di stenti.

Riflessione finale: fondo pensione sì o no?

Spero di avervi dato quanto necessario per poter trarre la conclusione più corretta: salvo i casi in cui non sia conveniente, il fondo pensione è necessario ed è necessario pensarci quanto prima, anzi…come mi piace dire, già ieri era il giusto momento per pensarci.

Se non l’hai fatto, non perdere tempo, prendi in mano il tuo futuro.

Non è mai troppo presto per pensarci, e una volta che avrai sistemato la situazione, allora potrai rilassarti, e pensare agli altri problemi della vita, sapendo che almeno a questo hai già messo mano in modo corretto.

Che tu voglia farlo da solo, in modo corretto, studiando e facendo la formazione adeguata, o che voglia farti seguire da un esperto, renditi protagonista del tuo futuro del dopo lavoro, per non avere rimpianti e vivere in serenità.

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