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Guida per costruire un portafoglio diversificato in ETF

Per iniziare a costruire un portafoglio etf ben diversificato è importante selezionare gli strumenti corretti.

Un’ottima soluzione è quella di utilizzare fondi comuni d’investimento, i quali possono essere identificati come prodotti ben diversificati poiché, per usare una metafora, possono essere paragonati scatole all’interno delle quali si trovano molteplici titoli finanziari.

E’ da specificare che ogni “scatola” conterrà al proprio interno asset differenti e, a seconda della tipologia, sarà quindi possibile trovare un fondo che investe in sole azioni, in sole obbligazioni o anche fondi che contengono un mix di entrambe le tipologie.

Ma andiamo insieme perché, utilizzando questi strumenti, il portafoglio può essere considerato diversificato.

Cosa significa diversificare nel portafoglio ETF?

Diversificare significa in larga parte ridurre al minimo il rischio del portafoglio etf.

Se acquistiamo, infatti, un’azione dell’azienda X, o un titolo di debito della stessa azienda e questa dovesse fallire, ci troveremo all’interno di una procedura fallimentare e, probabilmente, senza la possibilità di ottenere indietro il denaro che avevamo investito.

Utilizzando uno strumento, invece, che contenga al proprio interno centinaia di azioni di diverse aziende o molteplici titoli di debito, cosa succederebbe in caso dello stesso avvenimento?

come nell’esempio precedente il fallimento dell’azienda X, questo avvenimento porterebbe solo ad una piccolissima riduzione del nostro investimento.

Riduzione data dalla discesa del valore del prezzo di quello strumento, ma riusciremmo a ridurre notevolmente il rischio di perdita del denaro investito.

E’ ovvio che, d’altra parte, in caso di impennata del prezzo del titolo dell’azienda X, con la singola azione avremmo sicuramente più guadagno.

Ma la riduzione del rischio, in un portafoglio dove non si vuole speculare ma preservare il capitale con qualche guadagno, dovrebbe essere l’obiettivo principale da porsi in un portafoglio ben diversificato.

E’ importante porre l’attenzione, inoltre, su una ulteriore caratteristica riguardante sia i fondi comuni d’investimento che gli ETF: il rischio emittente.

Ogni volta, infatti, che si decide di investire in uno strumento finanziario è importante domandarsi cosa potrebbe accadere nel momento in cui dovesse fallire l’emittente di quello strumento stesso.

Nei fondi e negli Etf, il patrimonio contenuto è separato dal sottostante: in pratica, in caso di fallimento dell’emittente, i titoli contenuti al loro interno farebbero da garanzia e l’investitore non avrebbe il rischio di rimanere privo del proprio denaro.

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Differenze tra fondo comune ed Etf

E’ importante, però, identificare subito cosa differenzia il fondo comune d’investimento da un ETF e, successivamente, come selezionarne uno piuttosto che un altro.

Il fondo comune d’investimento segue una strategia attiva.

L’ETF (Exchange Traded Funds) segue una strategia passiva.

Il fondo comune d’investimento è amministrato da un analista o un team di gestione che, sulla base di un paniere di titoli di riferimento (ossia un indice di mercato) attivamente acquista e vende titoli all’interno del fondo con l’obiettivo di battere il mercato.

Per questo lavoro attivo, il fondo comune d’investimento ha un costo che viene definito “corrente” o “di gestione”, trattenuto all’investitore tramite una percentuale ben definita all’interno del foglio informativo dello strumento.

L’ETF, all’opposto, replica passivamente un paniere di titoli (anche in questo caso si tratta di un indice di mercato) e, per questa ragione, applica dei costi di gestione molto più ridotti.

Il costo di uno strumento influisce molto sul rendimento dello stesso e , inoltre, è molto improbabile che il gestore possa ottenere performance migliori rispetto al mercato.

Quindi è sempre consigliabile avere in portafoglio in ETF per cercare di raggiungere performance più redditizie nel lungo periodo.

Quanti ETF nel portafoglio?

E’ necessario, successivamente, selezionare con cura gli ETF da inserire nel proprio portafoglio etf, in un nuomero adeguato.

Per questo motivo è importante verificare le principali caratteristiche di questo strumento, ossia:

  • La dimensione o capitalizzazione di mercato
  • La storicità
  • La tipologia di replica
  • Il costo

La dimensione

Partiamo dalla caratteristica fondamentale, la dimensione o capitalizzazione di mercato.

Essa ci permette di capire quanto denaro è investito all’interno di quel fondo e ci può dare un’idea di quanto possa essere scambiato nel mercato durante le fasi di aperture di borsa.

Più la dimensione è elevata, maggiori sono le possibilità che avvengano numerosi scambi durante l’apertura del mercato, riducendo quindi il rischio liquidità.

Il rischio liquidità, infatti, è la possibilità che un determinato strumento possa essere poco scambiato sul mercato ed essere, quindi, più complicato venderlo quando si vuole liquidare l’investimento.

Il mercato, infatti, è l’incontro tra domanda e offerta, ossia chi vuole vendere un determinato prodotto ad un certo prezzo e chi decide di acquistarlo.

Se questo match non è accade, non avviene lo scambio. Uno strumento poco capitalizzato, quindi potrebbe essere poco scambiato e difficile da liquidare.

La storicità

La storicità di un etf risulta legata spesso alla dimensione del fondo.

Negli ultimi anni sono stati costruiti e immessi sul mercato numerosi etf che replicano l’andamento di molteplici indici di mercato.

Risulta quindi semplice collegare un etf di “giovane” costruzione ad una dimensione piccola di capitalizzazione.

E’ importante, quindi, tenere in considerazione anche questa caratteristica quando si sceglie quale strumento utilizzare.

Sottolineiamo che però è sempre possibile procedere in autonomia, effettuando da soli l’investimento di volta in volta e creando, quindi, il proprio personale piano di accumulo.

Ma ancora meglio è rivolgersi ad uno dei nostri consulenti finanziari indipendenti.

La replica

Un’ulteriore elemento distintivo da considerare quando si seleziona un ETF è la classificazione di replica dell’indice sottostante.

Esistono infatti due tipi di replica: fisica e sintetica.

La replica fisica può essere è spesso più semplice da comprendere: l’emittente dell’etf acquista fisicamente tutti, o un campione rappresentativo, i titoli presenti all’interno dell’indice che vuole replicare.

Ecco spiegato perché, in caso di eventuale default dell’emittente, il patrimonio dei titoli rimane separato da quello dell’emittente.

La replica sintetica, invece, utilizza degli strumenti derivati come replica del sottostante.

E’ piuttosto complicato spiegare con precisione come venga strutturato lo strumento, ma per semplificare si può dire che vengono utilizzati dei contratti derivati denominati swap.

Nel contratto swap, si concorda che la controparte dello stesso swap paghi all’ETF il rendimento dell’indice compresi tutti i dividendi distribuiti.

La controparte dello swap riceverà in cambio una commissione (commissione di swap) e il rendimento degli strumenti finanziari del portafoglio collaterale.

L’utilizzo della replica sintetica è molto diffuso soprattutto per gli exchange traded commodities, che a differenza degli Etf replicano l’andamento del prezzo di una materia prima.

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Portafoglio ETF: il costo

Il costo, infine, è forse la variabile minore da prendere in considerazione, ma deve comunque essere citata.

Normalmente, come spiegato all’ inizio dell’articolo, gli etf sono strumenti efficienti proprio perché poco costosi, essendo creati e gestiti in modo passivo.

Un etf normalmente ha un costo che varia da un minimo dello 0,07% ad un massimo dello 0,30/35%.

E’ possibile, però trovare sul mercato anche strumenti più costosi, fino ad un massimo dello 0,60/70%.

Questi costi possono essere ricondotti a particolari gestioni passive o alla replica di specifici indici di mercato più di nicchia.

Creare un portafoglio ETF

Prendendo in considerazione tutte queste caratteristiche degli etf, è possibile costruire un portafoglio ben strutturato, che possa diminuire il più possibile ogni rischio specifico.

E tu, hai già mai analizzato un etf per costruire un portafoglio ben diversificato?

 

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