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Il rischio fallimento banca: cose da sapere

Preoccuparsi della solidità dell’istituto di credito, a cui si ha affidato i propri risparmi, è doveroso da parte di tutti. Infatti, sempre più frequentemente i media riportano la notizia di una banca che si trova in cattive acque o addirittura del fallimento della banca e degli investitori, piccoli e grandi, che vengono intervistati esprimendo tutta la loro disperazione.

Per un risparmiatore, che non si occupa di finanza tutti i giorni, è complicato orientarsi nel capire quali siano le banche più solide. Ciononostante, basta prendere dimestichezza con alcuni fattori chiave che andremo a vedere in questo post.

Come valutare se una banca può fallire?

La trasparenza è il primo elemento da considerare in un istituto bancario. Le informazioni importanti devono essere accessibili in tempi rapidi e in maniera chiara e completa. Se la banca prende troppo tempo per fornirle su nostra richiesta, non è un buon segno.

La dimensione della banca è un altro fattore importante: gli istituti più grandi sono sottoposti anche alla vigilanza diretta della Banca Centrale Europea. Sono ben 113 le banche “significative” sotto vigilanza della BCE e queste detengono oltre l’80% del totale degli attivi bancari (Fonte: sito ufficiale BCE).

La quotazione in borsa è ugualmente importante, perché spesso i piccoli istituti bancari non lo sono e questo in un certo senso li rende più oscuri per i piccoli risparmiatori. Una banca quotata, di fatto, sarà sempre sotto l’occhio attento dei propri investitori. Di conseguenza ogni minima fragilità sarà immediatamente sanzionata con una perdita di valore. Se il titolo della banca ha un andamento positivo o in linea con quello generale del mercato, significa che gli investitori (grandi e piccoli) lo considerano tendenzialmente affidabile. Se invece il mercato è stabile o positivo ma il titolo scende, potrebbe esserci qualcosa che non va e nel peggiore dei casi potrebbe sorgere un rischio di fallimento della banca.

Un ulteriore fattore che può apparire ostico ma che è sia di fondamentale importanza sia facile da verificare è il solvency ratio o coefficiente di solvibilità. Questo coefficiente rappresenta la riserva patrimoniale che una banca ha a disposizione in caso di perdite nei suoi investimenti. Ovviamente maggiore è l’ammontare, meglio è.

Un ultimo fattore è l’indice di solidità o CET1 ratio. Il CET1, acronimo che sta per Common Equity Tier 1, è un valore in percentuale che misura la solidità di un istituto rispetto agli impieghi ponderati per il rischio. Il valore minimo stabilito dall’European Banking Authority è del 8% (Fonte: bis.org). Anche in questo caso, più la percentuale è alta e meglio è. In altre parole, se questo parametro va al di sotto dell’8% si può affermare che l’affidabilità della banca sia a rischio.

Il rischio fallimento delle banche: cosa c’è da sapere?

Perché le banche possono fallire?

La funzione principale di ogni banca è quella di raccogliere i risparmi di alcune persone con operazioni come il deposito, l’apertura del conto corrente, ecc…. Ciò con lo scopo di mettere gli stessi risparmi a disposizione di altri, cioè di coloro che chiedono un prestito o un mutuo. Insomma, in poche parole possiamo dire che le banche raccolgono capitale per darlo a chi non ne ha.

È chiaro, però, che questo sistema funziona fintanto che i capitali vengono tenuti depositati per un certo tempo. Se tutti i correntisti si recassero in banca, per chiedere la restituzione dei loro depositi, l’istituto non potrebbe farvi fronte in quanto non avrebbe più tutta la liquidità che ha ricevuto, avendola prestata a chi la chiedeva in prestito.

Facciamo un esempio davvero elementare: 10 persone depositano in banca 1.000 euro ciascuno, dopo un po’ la banca fa un prestito di 5.000 euro. Se anche solo 6 delle persone che hanno effettuato il deposito si recassero contemporaneamente in banca per chiedere il ritiro dei loro soldi, la banca non li avrebbe tutti perché, nel frattempo, sono stati impegnati dandoli in prestito.

L’esempio è molto semplice, ma rende l’idea.

È vero che la banca lucra sui prestiti grazie agli interessi che chiede in cambio. Tuttavia, se tutti o anche solo la maggior parte dei correntisti si recasse in banca, per prelevare i risparmi, è certo che l’istituto non potrebbe farvi fronte.

Il punto è che le banche detengono all’interno delle loro casseforti solo ed esclusivamente il contante necessario per soddisfare i normali prelievi quotidiani dei clienti. L’esperienza e la mole di clienti fornisce alla banca gli elementi necessari per capire quanto contante occorre in una giornata piuttosto che in un’altra. Nel caso di grossi prelievi i soldi vanno addirittura prenotati per tempo.

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Le banche come imprese commerciali

Le banche concludono affari con lo scopo di lucrare. La differenza sostanziale è che, mentre le aziende svolgono la propria attività imprenditoriale su un prodotto, il prodotto delle banche è il denaro.

Questo significa che le banche prendono in prestito il denaro da un cliente e lo danno in prestito ad un altro.

Il gioco è semplice: se io banca presto denaro ad un tasso di interesse più elevato di quello che pago a chi mi fornisce liquidità, io sto realizzando un utile per me, per i depositanti, per gli azionisti e per coprire le spese di gestione. 

Semplificando al massimo e considerando il sopracitato 8% delineato dalla BCE, se un depositante versa 1.000 euro sul suo conto, la banca può prestare 920 euro. Chi ottiene il prestito, che spenda il denaro o lo versi in un altro conto in banca, creerà 920 euro sotto forma di un nuovo deposito. Di questo deposito 846,40 euro possono essere dati a prestito, mentre 73,60 euro sono tenuti come riserva. Questo processo di reinvestimento continua, così che con una riserva richiesta dell’8%, un deposito di 1.000 euro può generare nuovo denaro per un totale di 12.000 euro.

È usuale che le banche, dunque, concedano prestiti fino al limite consentito.

I problemi iniziano quando si sparge voce che una banca è in. In quel contesto i depositanti iniziano a perdere fiducia nella banca stessa. La reazione è inevitabile: i depositanti iniziano a precipitarsi agli sportelli e a chiedere i propri soldi. In quel contesto la banca non potrà soddisfare la richiesta dei prelievi, e quindi i depositi non potranno essere restituiti.

Ecco che accade il fallimento della banca. In estrema sintesi, le strade sono dunque tre:

  • la banca fallisce con tutte le conseguenze del caso;
  • il governo salva la banca;
  • la banca viene fusa con una banca più solida.

Quali sono le altre cause di fallimento della banca? 

Le banche, oltre a fallire per non avere disponibilità di liquidità in caso di forte richiesta di prelievi, possono fallire a causa dei seguenti motivi.

Prestiti

Possono essere i prestiti stessi che mettono in difficoltà una banca. In particolar modo i prestiti a lungo termine e con tassi di interesse fissi molto bassi. In questo contesto, fino a quando l’economia si mantiene stabile e i tassi che la banca paga sul denaro depositato dai clienti o proveniente da altre fonti sono inferiori all’interesse sui prestiti, la situazione rimane stabile.

I problemi cominceranno dal momento in cui i tassi pagati sul denaro che riceve salgono. In fase di stretta monetaria, dunque, la banca si troverà nella condizione di dover spendere più di quanto essa stessa guadagna. Chiaramente, in caso di concessione di finanziamenti a tasso variabile, l’effetto è opposto e la banca aumenta la sua redditività. A testimoniare questo fenomeno ci sono i risultati fenomenali delle grandi banche europee nel 2023.

Mutui

La situazione degenera quando chi ha ottenuto un mutuo non lo restituisce. Tale inadempienza può portare alla crisi, soprattutto per le banche più piccole.

Frodi e appropriazione indebite

Queste illegalità sono un altro motivo del fallimento delle banche.

banche che falliscono

Cybersecurity

L’era degli hacker ha reso possibile il furto di fondi o le truffe online. Muovendosi tutto il sistema nel cyberspazio, le banche dovranno sempre utilizzare software al passo con i tempi per evitare conseguenze catastrofiche per l’istituto e i clienti.

L’amministrazione delle banche

La cattiva amministrazione e le pratiche commerciali imprudenti. Una banca mal gestita è ovviamente più soggetta a fallire. Se il direttore di una banca inizia ad elargire prestiti non garantiti ad amici e parenti senza una logica di merito creditizio, la banca a lungo andare sarà soggetta a rischio fallimento.

Quando un’amministrazione si sbilancia troppo in tempi di prosperità, il rischio è di causare danni all’istituto stesso nel momento in cui le condizioni dovessero cambiare.

Gli investimenti sbagliati o il cambio repentino di contesto macroeconomico

Alcune banche hanno tolto ogni freno, mettendo da parte la prudenza e cimentandosi in attività ad alto rischio. I mercati finanziari sono un’incognita. Inoltre, un cambio di contesto macroeconomico dovuto, per esempio, ad un’impennata dell’inflazione, porterebbe ad una probabile migrazione dei tassi di interesse per contrastarla.

Questa dinamica è risultata letale per tre banche regionali negli Stati Uniti, che nel corso del 2023 hanno visto le loro posizioni obbligazionarie svalutate a tal punto da innescare una serie di eventi che le ha portate al fallimento.

Questi sono i problemi più rilevanti che possono portare una banca al fallimento. I concetti menzionati sono universali e non riguardano solo le banche piccole. Anche i più grandi istituti del pianeta si possono trovare in seria difficoltà; si pensi per esempio al celebre caso di Lehman Brothers nel 2008.

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Le banche italiane sono a rischio?

Il sistema bancario, per quanto controllato e tutelato, è soggetto a crisi e fallimenti. Proprio per questo è diventato ancora più importante avere la certezza di scegliere una banca solida per i propri prestiti, risparmi ed investimenti.

In Italia si sente spesso parlare di crisi delle banche e di salvataggi statali. Sono molte le banche salvate dallo stato come: Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e, su tutte, Banca Monte dei Paschi di Siena. È importante citare anche le banche fallite, come Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Per non parlare di quelle banche integrate in altre come: Cassa Risparmio di Rimini, Caricesena, Cassa Risparmio S. Miniato, Popolare di Bari, Creval, Credito Artigiano, Carige.

Insomma, sono diversi gli istituti falliti o che sono stati in difficoltà in Italia. Dagli anni Ottanta i più grandi crolli riguardano banche con problemi strutturali oppure delle casse legate ad alcuni territori.

Le banche locali sono quelle più colpite dai fallimenti bancari e il fenomeno si è acuito con la crisi economica del 2008. Va da sé perciò che il fallimento di una banca non è uno scenario così remoto, andando ancora di più a sostenere l’utilità di confrontarsi con un consulente finanziario indipendente.

Cosa succede se la banca presso cui hai i soldi fallisce?

Immagino che qualche volta ti sarai chiesto che cosa succede se la banca presso cui hai i soldi fallisce. È una domanda lecita per chi col duro lavoro ha risparmiato per una vita intera con l’obiettivo di pensare al futuro dei figli e alla propria pensione.

A questo proposito esiste una procedura di salvataggio bancario dall’interno che prende il nome di bail-in.

Che cos’è il bail-in?

Nell’ipotesi di fallimento della banca si aprirebbe un meccanismo regolamentato dall’Unione Europea che va sotto il nome di bailin. In base a questa procedura i primi a sopportare le perdite sono gli azionisti della banca. Seguiranno, poi, gli altri investitori che hanno acquistato altre tipologie di strumenti finanziari emessi dall’istituto, come le obbligazioni. Infine, nel caso in cui le perdite non dovessero essere completamente assorbite dai soggetti precedenti, si attingerà dai conti correnti dei risparmiatori con un deposito superiore a 100.000 euro. Per tutti gli altri correntisti, invece, è prevista una garanzia sui depositi.

L’informazione più importante riguardante il bail-in è, quindi, che nelle operazioni di salvataggio interno non possono essere utilizzati i depositi dei correntisti fino a 100.000 euro. Ecco perché questo limite è così importante per i piccoli risparmiatori in caso di fallimento della banca.

Non possono essere toccati nemmeno i patrimoni che gli utenti hanno affidato all’istituto sotto forma di azioni, obbligazioni e titoli di fondi di altre società diverse dalla banca. A conti fatti, tuttavia, è sempre meglio avere un conto con una giacenza inferiore a 100.000 euro investendo l’eccedenza o aprendo un altro conto presso un diverso istituto di credito. Quindi, se sei un correntista con meno di 100.000 euro depositati in banca, non dovrai mai preoccuparti del fallimento della banca. Qualsiasi siano le sorti dell’istituto di credito a cui ti sei affidato, non subirai alcuna perdita grazie al Fondo Interbancario.

Come anticipato, nell’eventualità di possedere un quantitativo superiore di fondi, potresti valutare di spezzettare il tuo patrimonio presso più banche o di investire. per annullare anche tale rischio. Non conviene aprire più conti presso la stessa banca: difatti, il Fondo Interbancario copre fino a 100.000 euro presso lo stesso istituto di credito, a prescindere dal numero di conti correnti posseduti.  

Se hai un conto corrente cointestato con un’altra persona, la garanzia del fondo ti copre fino a 200.000 euro, in quanto la garanzia non riguarda il conto in sé, ma è fissata per ogni singolo depositante. 

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le banche falliscono

Panorama Bancario: in che direzione stiamo andando?

La prospettiva bancaria è cambiata e il modello basato sull’attività di prestiti non è più centrale e non può supportare da solo la redditività.

I grandi gruppi bancari, come si vede anno dopo anno, tendono a scegliere un modello di business “commission driven” (cioè guidato dalle commissioni) basato sulle fabbriche prodotto che hanno in casa e ha fatto crescere: società di gestione del risparmio, imprese assicurative e divisioni sull’investment banking, più la rete di private banking e di consulenti finanziari.

Esternalizzare le fabbriche prodotto non è sbagliato in sé e spesso ha recato importanti benefici per le banche per oggi potrebbe non essere la soluzione più efficace.

La via è segnata: si andrà verso banche più grandi, più attrezzate per fare anche altri mestieri (assicuratori, asset manager, venditori di prodotti finanziari). Questa dinamica può facilmente portare gli istituti bancari a preferire i loro strumenti “di casa”, escludendo altri prodotti efficienti per cui i guadagni per la banca sono ridotti.

Alla luce di questi fattori, è importante affidarsi a esperti del settore e richiedere subito una consulenza indipendente gratuita. Troverai dei professionisti pronti a guidarti sulla strada migliore per te perché senza conflitti d’interesse.

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