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previdenza complementare

Perché è fondamentale iniziare presto a pensare alla propria pensione

Previdenza Complementare: sì o no?

In questo articolo andremo a vedere, in modo semplice, se conviene aderire alla previdenza complementare o meno.

E su questo non dobbiamo avere dubbi. Vi spoilero subito la risposta, che è: assolutamente sì.

Andremo a valutare nel dettaglio quando e perché e faremo insieme un focus sui tre pilastri della previdenza.

La previdenza complementare ci aiuta ad abbattere il gap pensionistico, ossia la differenza che ci sarà tra lo stipendio della nostra ultima busta paga e la prima rata di pensione pubblica che percepiremo.

Capiremo perché è necessario avere un fondo di previdenza complementare e, soprattutto, perché aprirlo al più presto, sin da giovani o giovanissimi.

I Tre Pilastri della Previdenza in Italia

In Italia la previdenza è divisa in quelli che vengono chiamati i tre pilastri della previdenza:

  • il primo pilastro è costituito dalla previdenza pubblica;
  • il secondo è la previdenza complementare collettiva;
  • la previdenza complementare individuale costituisce invece il terzo pilastro.

Il primo è obbligatorio. Ma sappiamo bene che non sarà lui da solo a garantirci un assegno pensionistico decente, necessario per poter vivere al meglio gli anni successivi al termine dell’attività lavorativa.

Il secondo e il terzo pilastro, invece, sono facoltativi… ma in realtà necessari e da scegliere, l’uno o l’altro, in base alla propria situazione lavorativa.

Il primo pilastro della previdenza: la previdenza pubblica obbligatoria

La vignetta qui di seguito rende bene l’idea del cambiamento che c’è stato con riguardo alla previdenza pubblica in Italia negli ultimi 50 anni. 

Uno schiaffo doloroso, se fino ad ora avessimo voltato le spalle al problema.

previdenza complementare

Il sistema previdenziale italiano è basato innanzitutto sulla pensione pubblica: la pensione di chi oggi la percepisce viene pagata con le trattenute delle buste paga degli attuali dipendenti oppure attraverso i versamenti effettuati dai lavoratori autonomi o dalle partite iva.

Questo significa che la nostra pensione verrà pagata da chi lavorerà quando noi smetteremo di farlo

Va da sé che, con l’aumento dell’età media anagrafica e con il calo demografico, il sistema previdenziale nei prossimi anni sarà messo a dura prova. 

Per questo motivo, negli ultimi decenni l’ambito è stato riformato più volte, così da cercare di arginare il problema per renderlo più sostenibile

C’è stato quindi il passaggio dal metodo retributivo (assegno pensionistico che dipendeva dalle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, e non dalla reale contribuzione) al metodo contributivo. Il lavoratore che rientra in quest’ultimo metodo di calcolo percepirà la pensione in base agli effettivi versamenti effettuati nell’arco della propria carriera lavorativa.

Nella maggior parte dei casi ci troveremo ad avere un gap pensionistico, a volte molto importante, che può arrivare addirittura al 50%.

Ed è proprio qui che ci viene in aiuto la previdenza complementare.

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Il secondo pilastro della previdenza: la previdenza complementare collettiva

Come funziona la previdenza complementare?

È questa la domanda che, prima di altre, dobbiamo porci. Perché è con essa che inizia la costruzione del nostro futuro

La previdenza complementare, come già accennato, è quello strumento che ci aiuta ad abbattere il gap pensionistico. Come?

Beh, per rispondere, iniziamo a vedere che cos’è il secondo pilastro, ossia la previdenza complementare collettiva.

In base ad accordi sindacali e scelte politiche, sono nati i fondi negoziali. In questi fondi pensionistici è possibile versare contributi provenienti sia dal lavoratore che dal datore di lavoro ed anche il proprio TFR.

Si tratta di previdenza complementare perché va a “completare” ciò che la pensione pubblica non riesce a portare a termine: un assegno pensionistico che ci consenta di mantenere il nostro tenore di vita anche una volta smesso di lavorare.

L’obiettivo è quindi quello di andare a crearci quel “gruzzoletto” che ci servirà in una fase della vita tanto bella quanto delicata, quella del “dopo lavoro”.

I fondi negoziali hanno delle particolarità che meritano di essere elencate:

  • la possibilità di adesione qualora l’azienda abbia sottoscritto quel particolare CCNL che lo prevede;
  • la contribuzione del datore di lavoro a fronte di un piccolo contributo volontario del lavoratore (oltre al versamento del TFR)
  • l’esistenza di più comparti che possono essere scelti in base all’età e agli anni mancanti alla pensione (questa possibilità di scelta è presente anche nel terzo pilastro)
  • i costi molto bassi

Tutti possono aderire a qualsiasi tipo di fondo negoziale? Purtroppo no (e questo è, di fatto l’unico difetto del secondo pilastro).

Per poter versare in un fondo ad adesione collettiva, dobbiamo rientrare in una determinata categoria di lavoratori il cui CCNL lo contempli.

La domanda sorge spontanea: ma allora, se non rientriamo in una certa categoria, potremo usufruire solo del primo pilastro? Rischiamo quindi di subire i rischi del sistema previdenziale pubblico?

Fortunatamente no!

In questo caso, ci viene in aiuto la terza forma di previdenza complementare.

Il terzo pilastro della previdenza: la previdenza complementare individuale

Se non rientriamo nel secondo pilastro oppure il secondo pilastro è troppo conservativo, e non ci risolve quindi la problematica del nostro gap pensionistico, allora possiamo aprire un fondo pensione aperto.

È simile a quello del secondo pilastro, senza però poter usufruire del versamento del datore di lavoro. In sostanza dovremo crearci da soli il nostro montante finale, eventualmente anche versandoci il TFR.

In questo caso andremo a fare un specie di “PAC”, ossia un piano di accumulo, che ha come obiettivo la nostra pensione. 

Il terzo pilastro prevede molti prodotti, alcuni davvero buoni, ma quasi sempre un po’ più costosi dei fondi negoziali che, grazie all’elevato numeri di aderenti, riescono a mantenere i costi bassi.

Altri prodotti pensionistici, invece, risultano essere molto costosi, per nulla performanti e sul lungo periodo erodono il capitale ed abbattono i vantaggi.

Ad esempio, alcuni prodotti buoni, considerando il comparto azionario, costano lo 0,8% annuo, mentre altri, non efficienti, possono arrivare ad avere costi di oltre il 2%. Su orizzonti temporali, che possono essere anche di 30 o 40 anni, i soldi che vengono sprecati per le spese sono davvero molti; soldi che invece sarebbero dovuti servire per crearci la nostra pensione.

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Fondo di previdenza complementare: perché e quando?

Dopo questa spiegazione generale sui tre pilastri della previdenza, abbiamo capito che la previdenza complementare, per quanto non obbligatoria, è davvero necessaria.

“Ma io sono giovane, ho tempo, ora mi servono i soldi per lo svago, ho l’auto da comprare, ho la casa da comprare, ho mille motivi per non pensare alla pensione. Anzi, vedrò mai la pensione? Devo lavorare ancora almeno 30/40 anni, perché dovrei privarmi di questi soldi ora, per pensare al mio futuro così lontano?”

Quanti di voi si sono posti queste domande? Oppure quanti magari non lo hanno fatto, semplicemente perché non hanno mai pensato al problema o non lo hanno reputato grave?

Dobbiamo pensarci subito, il prima possibile.

Se sei un lavoratore dipendente, il TFR non può comunque essere toccato, se non in determinati casi, ben specificati dalle normative. Casi simile a quelli per i quali è prevista la possibilità di richiedere una anticipazione al fondo pensione.

Basta davvero poco, per fare moltissimo.

Nei fondi negoziali, ad esempio, il versamento aggiuntivo necessario per avere diritto al contributo del datore di lavoro è davvero poca cosa rispetto ai vantaggi che possiamo avere nel lungo periodo. 

Mi viene in mente una pubblicità di qualche anno fa (anzi, ormai qualcosa di più di qualche anno): per pitturare una parete grande non ti serve un pennello grande, ma un GRANDE PENNELLO.

Questo pennello aveva l’idea, secondo la pubblicità, di fare miracoli, perché era fatto bene e dava effettivamente un aiuto al mestiere da svolgere.

Nel nostro caso tramutiamo il motto in “POCO SACRIFICIO, GRANDE VANTAGGIO. Con la differenza che in questo caso si parla del nostro futuro.

E non si tratta di pubblicità ingannevole perché il miracolo avverrà certamente: un piccolo sacrificio (la nostra contribuzione alla previdenza complementare) darà un vantaggio importantissimo e sicuro.

Basta pensare alla tassazione agevolata della prestazione pensionistica: l’aliquota massima è del 15%. Ben inferiore anche solo rispetto alla più bassa aliquota Irpef.

Se non abbiamo la possibilità del fondo negoziale, dovremo fare un piccolo sforzo in più, ma i vantaggi, tanto più se si parte da subito, sono giganteschi. 

L’immagine qui in basso mostra la differenza tra il pensare di abbattere il gap pensionistico in tenera età e in gioventù, rispetto a farlo con l’avanzare degli anni. Qui entra in gioco l’ottava meraviglia del mondo, cioè l’interesse composto.



previdenza complementareMartino Pezzei nel suo articolo adatta al tema una frase di Confucio:

Il miglior momento per aderire ad un fondo pensione era vent’anni fa, ma il secondo momento migliore è adesso”.

Questa affermazione, unita all’immagine qui sopra, è la giusta motivazione che dovrebbe spingere chiunque a pensare alla propria pensione fin da giovane.

Come scegliere il corretto fondo per la previdenza complementare?

Andrea Frulla nel suo articolo parla di tragedia annunciata, parla della cecità dei lavoratori, soprattutto giovani, che non riescono a vedersi ed immaginarsi da vecchi.

Non è una colpa, ma è sicuramente uno status che possiamo lasciarci alle spalle.

L’argomento, il nostro futuro, è troppo importante per rimandare la decisione. 

Come fare questa scelta?

Studiando, informandosi, leggendo. E parlando con il vostro CFA.

Ci possono essere situazioni semplici da gestire, le quali con poche parole e alcuni accorgimenti sarà possibile risolvere.

Oppure ci possono essere delle situazioni più complesse, e allora sarà necessaria un’analisi previdenziale, una valutazione della condizione previdenziale personale e la individuazione di possibili soluzioni. Anche perché, la scelta dello strumento giusto non sempre è immediata e facile. Utilizzare un prodotto sbagliato comporta una rischiosità maggiore oppure minori entrate, dovute in particolare ai maggiori costi.

Inoltre, vanno fatte le giuste valutazioni relativamente alle deduzioni che prevede la previdenza complementare ed ai vantaggi della tassazione, che non sono per niente poca cosa.

Tutte le caratteristiche della previdenza complementare vanno gestite al meglio per trarre da essa i migliori vantaggi e raggiungere il nostro obiettivo.

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