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La guida completa sulla successione ereditaria

La successione ereditaria è uno degli argomenti più complessi del nostro ordinamento giuridico.

Capire esattamente in cosa consiste, come funziona, quali sono i costi e i requisiti richiesti dalla legge è fondamentale per evitare di commettere errori e imprudenze.

Cos’è la successione ereditaria?

Da un punto di vista strettamente legale possiamo definire la successione come la vicenda traslativa dei diritti di una persona in seguito alla sua morte. Cosa vuol dire esattamente? La morte causa l’estinzione della capacità giuridica e d’agire di una persona.

Il patrimonio in questo modo rimane privo di titolare e, proprio per questo motivo, deve avvenire il trasferimento dei rapporti giuridici che il de cuius (il defunto) aveva in vita e dei quali era titolare.

Perché è necessaria la successione ereditaria?

Hai mai pensato al motivo per cui è necessaria la successione?

In parte lo abbiamo anticipato nel paragrafo precedente: questo istituto nasce per permettere al titolare di beni mobili e immobili di decidere la loro destinazione futura.

La ratio del legislatore è evidente e consiste nella necessità di non lasciare nessuna posizione scoperta e per soddisfare le esigenze degli eredi, dei legittimari e di eventuali terzi aventi rapporti col de cuius. Ognuno di noi ha la possibilità di decidere quali saranno i beneficiari dei suoi beni.

Fai attenzione: la legge stabilisce dei limiti ben precisi da rispettare che vedremo nel corso dell’articolo.

Intanto, ti diamo un consiglio: tutela il tuo patrimonio e la tua famiglia, predisponendo una pianificazione successoria che possa scongiurare qualsiasi problema in un futuro lontanissimo.

Sembra un luogo comune ma, in questo campo, prevenire è meglio che curare: le cause per le successioni ereditarie portano via soldi, tempo e pazienza!

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Quanti tipi di successione esistono?

Il nostro ordinamento prevede tre tipi di successione ereditaria:

  • successione testamentaria;
  • successione legittima;
  • successione necessaria.

Prima di procedere, è necessario chiarire la differenza che sussiste tra due concetti fondamentali in materia di successione di morte: eredi legittimi e legittimari.

I legittimari sono il coniuge, i figli, compresi quelli nati al di fuori del matrimonio purché siano stati riconosciuti o se la filiazione è stata dichiarata per vie giudiziarie e, in mancanza di prole, gli ascendenti. Questi membri della famiglia hanno sempre diritto all’eredità.

Gli eredi legittimi sono gli altri parenti entro il sesto grado e possono ereditare soltanto nei casi previsti espressamente dalla legge: i fratelli e le sorelle, ad esempio, possono diventare eredi del de cuius soltanto se mancano i discendenti, gli ascendenti o i genitori.

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La successione testamentaria

La successione testamentaria, come dice la parola, si basa sulla presenza del testamento ovvero un atto giuridico unilaterale che permette al de cuius di esercitare la sua autonomia privata. Ti spieghiamo subito cosa vuol dire.

Grazie a questo atto, possiamo decidere la destinazione dei nostri beni e stabilire i diritti dei beneficiari da noi indicati proprio nel testamento. Esistono 3 tipi di testamento:

  • olografo;
  • pubblico;
  • segreto.

Il testamento olografo è il più semplice dei tre perché consiste in un documento scritto a mano dal testatore e non può essere redatto con l’ausilio, ad esempio, del pc. In questo testamento non devono mai mancare la firma e la data.

La prima comporta la nullità del documento mentre la seconda è motivo di annullabilità, in base a quanto disposto dall’articolo 606 del Codice Civile.

Il testamento pubblico è scritto e redatto da un notaio. Questo professionista raccoglie le volontà del testatore e, insieme al cliente e due testimoni, sottoscrive il documento.

Contrariamente all’olografo, quello pubblico è un testamento che non può essere smarrito o distrutto perché il rogante (notaio) ne conserva una copia.

Il testamento segreto infine è un documento che viene redatto dal testatore non necessariamente a mano e dato al notaio in busta chiusa e sigillata.

Il professionista non deve far altro che redigere un atto pubblico di ricevimento.

Tabella:

Fonte: avvocatopallanch.it

La successione legittima

La successione legittima è la successione che si apre in assenza di testamento o in quei casi in cui l’atto non è riuscito a disciplinare in maniera esaustiva e integrale le quote presenti nell’asse ereditario.

Quali sono i parenti che hanno diritto alla legittima?

In questa tipologia di successione occorre capire quali sono i beneficiari. In nostro soccorso arriva l’articolo 565 del Codice Civile che ci fornisce l’elenco ovvero:

  • coniuge;
  • discendenti;
  • ascendenti (genitori, nonni, bisnonni: in sostanza i nostri avi!);
  • collaterali (fratelli e cugini);
  • parenti di grado “meno prossimo”.

Manca un ultimo beneficiario: lo Stato. Se non facciamo testamento, se non ci sono parenti prossimi entro il sesto grado e nel caso in cui tutti gli eredi rinuncino alla quota ereditaria, i beni andranno di diritto allo Stato.

Tabella:

Fonte: avvocatopallanch.it

Quote ereditarie del coniuge

Scendiamo ancora di più nello specifico. Le quote ereditarie variano a seconda dei legittimari appartenenti alle singole categorie che concorrono tra loro. Vediamo questi rapporti nel dettaglio:

  • nel concorso di un coniuge con un figlio solo del defunto, il coniuge succede per la metà;
  • quando il coniuge concorre con più figli ha diritto a 1/3 dell’eredità;
  • nel concorso con ascendenti, fratelli e sorelle del defunto, al coniuge spettano i 2/3 dell’eredità, oltre al diritto di abitazione per la casa familiare e di uso dei mobili al suo interno.

Come funziona la successione dopo la morte di un genitore?

Dopo la morte di un genitore, la quota di legittima che spetta ai figli varia a seconda della presenza del coniuge o di altri figli.

In generale, ai figli spettano globalmente i 2/3 dell’eredità nel caso di concorso col coniuge o con la parte dell’unione civile del defunto.

Al figlio unico spetta la metà dell’eredità: sullo stesso piano vengono posti dalla legge i figli di sangue e i figli adottivi.

Come si divide l’eredità tra genitori e fratelli?

L’eredità tra genitori e fratelli funziona così: se l’ascendente è in concorso con fratelli e sorelle del defunto, l’eredità si divide tra tutti in parti uguali, ferma restando a favore degli ascendenti una quota minima della metà.

La successione necessaria

La successione necessaria invece vede come beneficiari i legittimari, ovvero i parenti più stretti della persona scomparsa.

Fai molta attenzione a questo passaggio. I legittimari, come abbiamo avuto modo di sottolineare, hanno sempre diritto a ricevere una quota dei beni del de cuius, anche se questi aveva stabilito diversamente nel suo testamento.

Da un punto di vista strettamente legale, si dice che ai parenti indicati dalla legge è garantita una riserva.

Altra nozione che devi tenere a mente: successione testamentaria e legittima possono coesistere in quanto il defunto può lasciare una serie di disposizioni relative alla porzione di beni che non rientrano nella legittima.

Tabella:

Fonte: dirittoprivatoinrete.it

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Non sai da che parte iniziare? Parti con la lettura di questo articolo “Pianificazione successoria e tutela patrimoniale: guida completa”.

Quali sono i beni che entrano in successione?

L’oggetto della successione, come abbiamo avuto modo di sottolineare, è rappresentato dall’insieme dei rapporti patrimoniali attivi e passivi del defunto.

Proviamo a semplificare questo elenco. Possono essere ereditati beni mobili e immobili, aziende, denaro ovviamente ma anche gioielli, orologi, pietre preziose e non solo. Nell’asse ereditario rientrano anche le quote dei fondi comuni d’investimento, i titoli azionari, i crediti e le pensioni.

Attenzione: nell’asse confluiscono anche tutti i debiti di cui era titolare la persona scomparsa.

Qual è la corretta successione?

Cosa succede dopo la scomparsa del de cuius? Per evitare problemi e complicazioni è necessario comprendere quali sono le fasi della corretta successione. Sei pronto? Seguici con attenzione!

1. Apertura della successione

Ti diamo una prima notizia di natura strettamente tecnica e necessaria, per stabilire l’autorità giudiziaria territorialmente competente. Per i procedimenti successori la successione si apre nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Una volta aperta, la successione di morte prevede due passaggi essenziali:

  • vocazione;
  • delazione.

La vocazione può essere identificata con la chiamata al testamento e consiste nell’individuazione dei soggetti che possono diventare eredi.

La delazione attribuisce il diritto di accettare l’eredità ovvero è il momento in cui il soggetto acquisisce il diritto a essere destinatario delle previsioni della legge o del testamento. La delazione può essere oggetto di eredità e si trasmette agli eredi se il chiamato muore prima di averla accettata, ma è necessario che sia vivo al momento dell’apertura del testamento.

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2. Accettazione

Gli eredi, prima dell’accettazione, possono esercitare, secondo il nostro ordinamento, i cosiddetti poteri di conservazione amministrativa temporanea. Cosa vuol dire? Semplicemente che, quando il patrimonio ereditario non è ancora in nostro possesso.

Possiamo salvaguardarlo esercitando atti di:

  • conservazione;
  • vigilanza;
  • amministrazione ordinaria.

L’eredità in questo frangente viene definita giacente e può essere tutelata con la nomina di un curatore che potrà esercitare i poteri di cui ti abbiamo parlato.

Per entrare in possesso dei beni dell’asse ereditario, è necessario procedere con l’accettazione che consiste nell’atto negoziale unilaterale mediante il quale il chiamato fa propria l’eredità che gli è conferita per legge o per testamento. In pratica, con l’accettazione il tuo status passa da chiamato a erede.

L’accettazione può essere tacita oppure espressa.

Nel primo caso, la volontà di diventare erede viene dedotta da una serie di comportamenti che vanno a confermare la volontà di accettare e che non potresti mettere in essere se tu non avessi intenzione di diventare erede.

Ti facciamo un esempio per chiarire questo ultimo passaggio: se paghi i debiti ereditari, vuol dire che hai intenzione di accettare, altrimenti non lo faresti di certo!

A proposito di debiti, ti ricordiamo che l’accettazione può essere anche con beneficio d’inventario. Questa modalità prevista dal Codice Civile comporta una limitazione legale della tua responsabilità patrimoniale se sono presenti debiti ereditari, legati e oneri.

In pratica, non si attua la confusione del patrimonio tipica dell’accettazione ordinaria ma vengono mantenuti separati il patrimonio dell’erede da quello del de cuius.

Per saperne di più, ti consigliamo di consultare la tabella presente sul sito del nostro Ministero di Giustizia, per avere una panoramica chiara e completa dell’argomento.

L’accettazione espressa invece deve essere concretizzata con un atto ricevuto dal Tribunale dell’ultimo domicilio del defunto o dal notaio.

È possibile impugnare l’accettazione dell’eredità?

Il nostro ordinamento prevede l’impugnazione dell’accettazione. Puoi esercitare questo diritto però soltanto per dolo o violenza e non per errore. Cosa si intende nello specifico?

Pensiamo, ad esempio, ai casi in cui chi accetta è stato costretto oppure raggirato. In queste circostanze la volontà espressa non corrisponde a quella reale. La prescrizione dell’azione di impugnazione è di cinque anni a partire dal giorno in cui hai scoperto il dolo o è cessata la violenza.

Nel momento in cui il giudice pronuncia la sentenza di annullamento, l’accettazione perde la sua efficacia e si ha il ripristino della situazione giuridica preesistente.

In cosa consiste la rinuncia all’eredità?

Se un erede si rifiuta di fare la successione? In questo caso la legge prevede l’istituto della rinuncia inteso come un negozio unilaterale grazie al quale il soggetto può recedere dal suo diritto ad accettare l’eredità.

Nel caso in cui, dopo la rinuncia, cambi idea, la legge ti permette di revocare la rinuncia, a patto che gli altri non abbiano ancora accettato l’eredità. Un passaggio molto importante riguarda la natura unitaria di questo istituto.

Ciò vuol dire che puoi rinunciare soltanto all’intera eredità, senza distinzioni tra testamentaria e legittima.

L’unica possibilità che hai è quella di tenere i legati ovvero quei singoli beni a carico dell’eredità che il de cuius ti ha attribuito nominativamente.

Ricorda che la rinuncia deve essere concretizzata in un atto che dovrai presentare al notaio o al cancelliere del Tribunale del luogo dove si è aperta la successione.

guida per eredità successoria

Rinuncia di coerede

Cosa succede se a rinunciare è un coerede in caso di successione legittima? La legge prevede il cosiddetto accrescimento. La sua parte d’eredità viene ripartita equamente tra gli altri eredi, che vedranno, appunto, un accrescimento della loro quota ereditaria.

Puoi esercitare il tuo diritto all’accettazione e al rifiuto entro dieci anni dalla morte del de cuius: dopo questo lasso di tempo scatta la prescrizione, quindi non hai più titolo per agire.

Questo termine però può essere abbreviato nei casi previsti espressamente dal nostro legislatore. Facciamo un esempio: se hai dei creditori personali, questi possono richiedere al tribunale competente per territorio un termine perentorio entro il quale dovrai decidere se accettare o meno l’eredità.

Se non dichiari nulla entro questo termine, perdi automaticamente il diritto di accettare/rinunciare alla tua quota ereditaria.

3. La dichiarazione di successione

Quando sei nello stato di chiamato o accetti l’eredità e, in assenza di rinuncia, devi presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla scomparsa del de cuius.

L’ufficio territoriale al quale ti devi rivolgere è quello che ha sede nella ultima residenza del defunto.

Non dimenticare questo passaggio, perché, se non presenti questa dichiarazione, sei passibile di sanzione amministrativa per evasione fiscale.

Questo documento è necessario per determinare le imposte di successione sulla base dell’asse ereditario, che non deve aver subito modifiche rispetto alla sua “consistenza” al momento dell’apertura della successione.

La dichiarazione può essere presentata dall’erede, dai chiamati, dai legatari, dai loro rappresentanti legali, dagli amministratori, dai curatori e dagli esecutori testamentari.

Nel documento devono essere riportati diritti e beni spettanti al de cuius come, ad esempio, beni mobili e immobili, titoli al portatore, liquidazioni di quote societarie ma anche investimenti, obbligazioni, BOT e CCT.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrare trovi il modulo per la dichiarazione e l’elenco di tutti i documenti che devi allegare per presentarla.

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Dichiarazione di successione: chi non la deve presentare

Il nostro legislatore ha previsto una serie di categorie che non sono tenute alla presentazione della dichiarazione di successione. Vediamole nel dettaglio.

I parenti in linea retta e il coniuge superstite, che hanno ricevuto un asse ereditario non superiore a 100.000,00 euro, non devono presentare la dichiarazione. Attenzione: non devono esserci beni immobili o diritti reali su fabbricati e/o terreni.

La legge prevede anche che possano evitare di presentare la dichiarazione tutti coloro che, come vedremo più avanti, abbiano rinunciato all’eredità e ai legati. Il modus operandi è semplice perché non devi far altro che compilare la dichiarazione di responsabilità, con la quale dovrai confermare la presenza delle condizioni che ti abbiamo elencato.

1. Pagamento delle imposte di successione

Uno degli argomenti più importanti in materia di eredità è senza dubbio quello relativo ai costi. Dopo aver presentato la dichiarazione di successione, sulla base di questo documento, viene determinata la tassa di successione che dovrà essere corrisposta dagli eredi e dai legatari in virtù del loro status.

Questa imposta sarà del 4%, se il soggetto è coniuge, ascendente o discendente del de cuius. Sarà del 6% per fratelli, sorelle e anche per i parenti fino al quarto grado. È dell’8% per tutti gli altri soggetti.

Per ognuna di queste categorie è stabilita una franchigia di successione dell’aliquota, che garantisce l’esenzione dal pagamento della stessa e varia in relazione ai beni che compongono l’asse ereditario. Il suo ammontare è legato alle aliquote che a loro volta sono stabilite in base al rapporto di parentela con il de cuius.

Seguici con attenzione perché il discorso è di natura tecnica.

Per le categorie, a cui spetta un’aliquota del 4%, la franchigia è 1 milione di euro, per le categorie del 6% è 100.000,00 euro, ad eccezione dei soggetti portatori di handicap per cui è di 1.500.000 euro. Per le restanti categorie non è stabilita un’aliquota.

Tabella:

Fonte: laleggepertutti.it

Il costo della successione può variare, oltre che per l’aliquota, anche per il soggetto adibito allo svolgimento della pratica.

Parlando di successioni semplici, non ci sono delle vere differenze tra i costi di una successione aperta presso un notaio o presso il CAF. Tuttavia, quando il patrimonio oggetto della successione ereditaria comprende anche dei beni immobili o, in generale, si verificano vicende più complesse, il costo varia sensibilmente, arrivando a sfiorare anche numeri a tre zeri di differenza.

È stato calcolato che la tariffa base della pratica presso il CAF nel 2023 si è aggirata sui 600 euro, non contando le eventuali oscillazioni del costo dovute a un numero di eredi o di immobili superiore a tre, o più di due cespiti. Altre aggiunte possono derivare da imposte come la marca da bollo.

Anche in caso di testamento olografo si paga la successione e ovviamente il costo varia in base all’entità dell’asse ereditario.

2. Liquidazione del patrimonio ereditario

Una volta accettata l’eredità, presentata la dichiarazione di successione e pagate le imposte, si passa all’ultimo step ovvero la liquidazione del patrimonio ereditario che seguirà regole diverse a seconda del tipo di successione.

La legittima dovrà rispettare le quote stabilite dalla legge e procedere alla divisione della comunione ereditaria mentre la testamentaria farà riferimento al testamento.

In conclusione, prendersi cura del proprio patrimonio è fondamentale per garantire un futuro senza preoccupazione a sé stessi e ai propri cari.

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