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La tassazione dei fondi pensione

Oggi parleremo di come funziona la tassazione dei fondi pensione.

È ormai assodato: si andrà in pensione sempre più tardi e con sempre meno soldi.

Perlomeno per quanto riguarda la pensione pubblica.

Per questo è di fondamentale importanza pensare di costruirsi nel tempo una pensione integrativa, aggiuntiva rispetto a quella pubblica.

Tra gli strumenti più efficaci allo scopo troviamo i fondi pensione, soprattutto grazie alla tassazione agevolata di cui godono.

Vediamo subito le principali regole sulla tassazione dei fondi pensione, nelle varie fasi di utilizzo di tali strumenti.

Fase di accumulo

Durante la fase in cui versi contributi nel fondo è possibile ogni anno dedurre dal tuo reddito annuo lordo (RAL) fino a 5.164,57 € del:

  • tuo versamento volontario e
  • dell’eventuale contributo del tuo datore di lavoro (non sempre questo è possibile).

Rimane invece esclusa dalla deduzione il versamento della quota relativa al TFR.

Per un approfondimento sulla deduzione di tali versamenti nei fondi pensione clicca qui: https://www.ioinvesto.net/blog/la-deduzione-fiscale-del-fondo-pensione/

Per quanto riguarda i rendimenti maturati dal fondo pensione, essi sono soggetti all’imposta del 20% (prelevata ogni anno).

Questa è più favorevole rispetto al 26% che si applica alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario.

Inoltre, sulla quota del rendimento che deriva dal possesso di titoli di Stato o obbligazioni emesse dai Paesi che rientrano nella White List, la tassazione è fissata al 12,5%.

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E se vuoi cambiare fondo pensione?

Nel corso della vita è possibile trasferire quanto accantonato e rivalutato in un fondo pensione verso un altro fondo pensione (con il vincolo di permanenza in ciascuno per almeno due anni).

Tale trasferimento è esente da ogni onere fiscale.

Ci sarà solo l’applicazione da parte del fondo di provenienza di spese fisse (di solito poche decine di euro).

Sono spese correlate alla copertura dei relativi oneri amministrativi, come stabilito dalle regole specifiche del fondo stesso.

E se vuoi chiedere un anticipo?

È possibile chiedere anticipi al tuo fondo pensione per:

  1. spese sanitarie in seguito a gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli, in qualsiasi momento e fino al 75% del capitale;
  2. acquisto e ristrutturazione della prima casa propria e dei figli fino al 75% del capitale e solo dopo 8 anni di iscrizione;
  3. ulteriori esigenze dopo 8 anni e in misura massima del 30% del capitale maturato.

Nel primo caso (spese sanitarie) quanto richiesto è assoggettato ad una ritenuta a titolo d’imposta del 15%.

Tale percentuale si riduce in funzione dell’anzianità di partecipazione al sistema della previdenza complementare:

  • se questa è superiore a quindici anni, l’aliquota diminuisce dello 0,30% per ogni anno di successiva partecipazione, fino al limite massimo di riduzione pari a 6 punti percentuali;
  • quindi da 35 anni di partecipazione in su l’aliquota scende al 9%.

Nel secondo e terzo caso, invece, l’aliquota è pari al 23%.

E la tassazione dei fondi pensione in caso di riscatto?

In un fondo pensione è possibile ottenere il riscatto (totale o parziale) del capitale maturato solo in determinate situazioni quali:

  • invalidità permanente che comporti la riduzione delle capacità di lavoro a meno di un terzo (riscatto totale);
  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore ai 12 mesi e non superiore ai 48 mesi (riscatto parziale fino al 50% del capitale);
  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore ai 48 mesi (riscatto totale);
  • in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità (riscatto parziale);
  • in caso di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria (riscatto parziale);
  • in caso di morte dell’aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica (riscatto totale da parte di un soggetto designato o, in alternativa, dagli eredi);
  • nei casi di adesione in forma collettiva (ovvero per i fondi pensione legati all’azienda in cui lavori) la perdita dei requisiti di partecipazione al fondo (ad es. per aver cambiato lavoro).

Solo in quest’ultimo caso il riscatto totale del capitale maturato nel fondo pensione è soggetto ad una tassazione del 23%.

In tutti gli altri casi la tassazione è agevolata dal 15% al 9% in base agli anni di permanenza nel sistema della previdenza complementare, con il medesimo meccanismo visto per le spese sanitarie.

Fase di erogazione della pensione integrativa complementare

Il diritto della prestazione pensionistica data dai fondi pensione si acquisisce al raggiungimento di due requisiti.

Ossia al momento della maturazione dei requisiti di accesso alla pensione pubblica e con almeno 5 anni di partecipazione a tali forme pensionistiche complementari.

Questo diritto si tramuta in due possibili modalità di erogazione della pensione integrativa ovvero:

  • in rendita (una data somma mensile/annuale corrisposta “a vita”) o
  • in forma di capitale (ritirando tutto o in parte il capitale maturato nel fondo pensione).

Sorvolando le varie casistiche di rendita e di ritiro del capitale che si possono avere.

In entrambi i casi la tassazione dei fondi pensione sarà quella agevolata dal 15% al 9%, a seconda degli anni di permanenza nel sistema della previdenza complementare, con il meccanismo esposto in precedenza per le spese sanitarie.

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Vantaggi della tassazione dei fondi pensione

Abbiamo visto la struttura della tassazione dei fondi pensione, con le agevolazioni fiscali di cui godono i versamenti, i rendimenti e il ritiro del capitale maturato.

Quindi puoi ben capire che il vantaggio fiscale deriva in gran parte dal fatto che tali agevolazioni permettono di risparmiare le ben più pesanti e temute aliquote IRPEF (Imposta sul Reddito delle persone fisiche).

Aliquote che attualmente vanno dal 23% al 43% a seconda degli scaglioni di reddito.

Per renderci conto dei vantaggi, proviamo solo a fare un esempio per una persona che abbia il seguente profilo lavorativo:

  • 30 anni alla pensione;
  • RAL (Reddito Annuo Lordo) di 30.000€ (con crescita dell’1% all’anno);
  • inflazione annua: 2%;
  • rendimento annuo del fondo pensione: 4,80% (media rilevata da COVIP 2008-2017);
  • eventuale versamento annuo volontario: 1% della RAL;
  • eventuale versamento annuo del datore di lavoro: 1% della RAL.

Un esempio

Riporto di seguito i risultati in formato grafico; la colonna in blu rappresenta il TFR complessivamente versato, la colonna in verde il montante finale del capitale maturato e quella in rosso l’esborso netto (quanto effettivamente versato meno quanto restituito grazie alla deduzione).

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I 5 casi riportati da sinistra a destra sono i seguenti:

  • TFR lasciato in azienda (Azienda);
  • TFR versato in un fondo pensione (Fondo Pensione);
  • TFR lasciato in azienda e quota volontaria versata in un fondo pensione (Azienda + Volontario);
  • TFR e quota volontaria versati in un fondo pensione (Fondo Pensione + Volontario);
  • TFR, quota volontaria e quota del datore di lavoro versati in un fondo pensione (Fondo Pensione + Volontario + Datore).

Ti faccio notare che nell’ultimo caso si ottiene un montante finale più elevato nonostante l’esborso netto sia inferiore a quello dei due casi precedenti.

Questo per effetto della deduzione dei versamenti del datore di lavoro, grande vantaggio dato dalla struttura di tassazione dei fondi pensione.

Vorrei, infine, sottolineare che ogni persona ha una propria situazione lavorativa, anagrafica e patrimoniale particolare, che va quindi analizzata da un esperto previdenziale, in modo oggettivo e senza conflitti d’interesse, al fine di trovare la soluzione economicamente più vantaggiosa per la persona assistita.

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