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Partita IVA e pensione: approfondimenti

Partita Iva e pensione: i liberi professionisti devono sempre fare i conti con un livello di difficoltà aggiuntivo rispetto ai loro colleghi dipendenti. I motivi sono molteplici: reddito irregolare nel corso del tempo, l’assenza di fondi di categoria, la necessità di un’attenta pianificazione in tema fiscale nel corso degli anni.

Per prima cosa è necessario chiarire un punto: sei un libero professionista iscritto a un qualche albo? Se sì, l’iscrizione all’albo avrà comportato anche l’iscrizione a casse previdenziali specifiche. Se, al contrario, non sei iscritto ad alcun albo professionale, l’INPS sarà l’interlocutore nella costruzione della tua pensione.

Cerchiamo quindi di capire insieme di cosa un freelance deve tenere in conto nel pianificare il proprio futuro. Capiremo, così, come conciliare partita IVA e pensione pubblica.

I contributi dei lavoratori autonomi

Come funzionano i contributi con la partita IVA?

Il libero professionista versa da solo i propri contributi, inferiori rispetto a quelli dei dipendenti. Se i contributi obbligatori porteranno inevitabilmente a un assegno pensionistico inferiore, il freelance deve anche prestare attenzione alla pensione integrativa, muovendosi con attenzione alla ricerca dei fondi più convenienti.

I contributi per un libero professionista sono uno dei fattori di valutazione principali per l’apertura della partita IVA, visto che si tratta di un costo che impatterà sul bilancio finale.

La prima categoria di liberi professionisti di cui vogliamo parlarti sono i lavoratori autonomi, titolari di partita IVA o loro collaboratori, iscritti alle gestioni INPS dei commercianti, artigiani o coltivatori diretti.

Questi lavoratori pagano i contributi minimali (obbligatori e annuali, indipendenti dai ricavi) e gli eccedenti il minimale (calcolati tramite una percentuale sul reddito e sulla quota che supera il minimale). Ogni anno le quote dei contributi minimi cambiano, con un minimo fissato anche per chi non ha registrato introiti.

Per il 2024 il reddito minimo sui cui calcolare i contributi fissi è pari a 18.415€ e i contributi fissi dovranno essere versati in date specifiche nel corso dell’anno:

  • 16 maggio 2024;
  • 20 agosto 2024;
  • 18 novembre 2024;
  • 17 febbraio 2025.

Se, invece, questo è stato un anno fruttuoso, avrai sicuramente superato il minimale: questo significa che dovrai versare i contributi eccedenti per il calcolo della pensione. Anche in questo caso si tratta di una percentuale fissa e dipendente dalla professione e dal reddito: le aliquote oscillano tra il 23% e il 25%.

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Libero professionista con partita IVA

I criteri cambiano, se sei un lavoratore autonomo esterno alla categoria degli artigiani o commercianti. Il lavoratore autonomo, che versa i contributi nella gestione separata, deve stare attento a parecchie variazioni. Queste dipendono dal tipo di partita IVA e dal regime di inquadramento. Tuttavia, il vantaggio è che non si dovranno versare contributi fissi per il calcolo pensione partita IVA, se non ci saranno stati guadagni nel corso dell’anno.

Questo sistema è sicuramente il più vantaggioso, insieme al forfettario, per iniziare. Il lavoratore autonomo deve versare un’aliquota del 26,07%, da conteggiare sul reddito prodotto. Una parte di questa cifra (lo 1,07%) viene versata alle diverse tutele assistenziali, come la maternità o la nuova indennità ISCRO.

Nel caso in cui nel corso dell’anno non si raggiunga un reddito minimo di 18.415€, l’INPS non lo considererà come un anno pieno. Essa accrediterà comunque i contributi che potranno essere recuperati l’anno seguente, impattando però il calcolo dell’assegno pensionistico e perdendo così un anno nel conteggio finale.

Abbiamo citato il forfettario come uno dei sistemi più convenienti: chi ne fa parte accede a una riduzione del 35% dei contributi INPS sulla Partita IVA. D’altra parte aderendo al regime forfettario, potresti avere delle riduzioni sul montante contributivo che versi. Uno sconto non da poco, ma da valutare attentamente.

Se vuoi approfondire l’argomento, consigliamo l’utile lettura di questo articolo: Pensioni e contributi INPS: ecco cosa devi sapere.

Partita IVA e pensione: approfondimenti

Partita IVA e pensione: quando accedere

La pensione dipende dai contributi versati e dal reddito guadagnato, alla stregua della generalità dei lavoratori dipendenti con alcune eccezioni per gli iscritti alla gestione separata.

Al netto di un assegno pensionistico meno sostanzioso dei colleghi dipendenti, è possibile accedere alla pensione da libero professionista, seguendo requisiti d’età e contributi fissati.

Quando può andare in pensione un libero professionista?

Sono quindi richiesti almeno 20 anni di contributi versati con un’età anagrafica minima di 67 anni.

Per la richiesta di pensione anticipata occorrono almeno 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Chi pensa di impostare da subito un fondo pensionistico non è in errore: avere una rendita integrativa è una scelta saggia, ma in assenza di fondi di categoria è fondamentale assicurarsi di fare una buona scelta.

È, inoltre, essenziale calcolare al meglio il versamento integrativo, che dovrà essere utile ai fini pensionistici, ma ponderato agli ingressi mensili.

Come trovare la miglior soluzione

Come abbiamo analizzato le situazioni possono essere molteplici, la situazione cambia in base all’inquadramento, all’attività specifica del lavoratore autonomo.

Per questo motivo con l’aiuto di un consulente indipendente potrai richiedere una consulenza previdenziale personalizzata.

Attraverso questo servizio potrai scoprire con chiarezza qual è la tua reale situazione (anno di maturazione dei requisiti, il tuo gap previdenziale ecc..) e preparare fin da subito un piano che ti consentirà di integrare la pensione pubblica nel miglior modo possibile.

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