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Partita IVA e pensione

Pensione da libero professionista? Cosa devi sapere se hai una partita IVA

Partita Iva e pensione: i liberi professionisti devono sempre fare i conti con un livello di difficoltà aggiuntivo rispetto ai loro colleghi dipendenti.

I motivi sono molteplici: reddito irregolare nel corso del tempo, l’assenza di fondi di categoria, la necessità di un’attenta pianificazione in tema fiscale nel corso degli anni.

Per prima cosa è necessario chiarire un punto: sei un libero professionista iscritto a un qualche albo?

Se sì, l’iscrizione all’albo avrà comportato anche l’iscrizione a casse previdenziali specifiche.

Se, al contrario, non sei iscritto ad alcun albo professionale, l’INPS sarà il tuo interlocutore principale in questa conversazione.

Cerchiamo quindi di capire insieme di cosa un freelancer deve tenere in conto nel pianificare il proprio futuro.

E capire così come conciliare partita IVA e pensione pubblica.

I contributi

Il libero professionista versa da solo i propri contributi, inferiori rispetto a quelli dei dipendenti.

Se i contributi obbligatori porteranno inevitabilmente a un assegno pensionistico inferiore, il freelancer deve anche prestare attenzione alla pensione integrativa, muovendosi con attenzione alla ricerca dei fondi più convenienti.

I contributi per un libero professionista sono uno dei fattori di valutazione principali per l’apertura della partita IVA, visto che si tratta di un costo che impatterà sul bilancio finale.

Si parla quindi di contributi minimali (obbligatori e annuali, indipendenti dai ricavi), e gli eccedenti il minimale (calcolati tramite una percentuale sul reddito e sulla quota che supera il minimale).

Ogni anno le quote dei contributi minimi cambiano, con un minimo fissato anche per chi non ha registrato introiti. Quest’anno la cifra è basata su redditi di 15.953€ , e i contributi fissi dovranno essere versati in date specifiche nel corso dell’anno:

  • 16 maggio
  • 20 agosto
  • 16 novembre
  • 16 febbraio

Ricorda: per l’INPS, artigiani e commercianti rientrano nella categoria dei liberi professionisti in partita IVA.

Consulta la lista INPS per confermare la tua appartenenza a una di queste categorie.

Se invece questo è stato un anno fruttuoso, avrai sicuramente superato il minimale: questo significa che dovrai versare i contributi eccedenti per il calcolo della pensione.

Anche in questo caso si tratta di una percentuale fissa e dipendente dalla professione e dal reddito: le aliquote oscillano tra il 23% e il 25% per i liberi professionisti in partita IVA.

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Lavoratore autonomo con partita IVA

I criteri cambiano se invece sei un lavoratore autonomo, esterno alla categoria degli artigiani o commercianti.

Il lavoratore autonomo che versa i contributi nella gestione separata deve stare attento a parecchie variazioni, che dipendono dal tipo di P. IVA e dal regime di inquadramento.

Tuttavia, il vantaggio è che non si dovranno versare contributi fissi per il calcolo pensione Partita IVA nel caso in cui non ci saranno stati guadagni nel corso dell’anno.

Questo sistema è sicuramente il più vantaggioso – insieme al forfettario – per iniziare.

Il lavoratore autonomo deve versare un’aliquota del 25,72%, da conteggiare sul reddito prodotto.

Una parte di questa cifra (lo 0,72%) viene versata alle diverse tutele assistenziali, come la malattia o la maternità.

Nel caso in cui nel corso dell’anno non si raggiunga un reddito minimo di 15.548€, l’INPS non lo considererà come un anno pieno.

Essa accrediterà comunque i contributi che potranno essere recuperati l’anno seguente, impattando però il calcolo dell’assegno pensionistico e perdendo così un anno nel conteggio finale.

Ho citato il forfettario come uno dei sistemi più convenienti: chi ne fa parte ed è contemporaneamente iscritto alla Gestione Artigiani e Commercianti accede a una riduzione del 35% dei contributi INPS sulla Partita IVA.

Uno sconto non da poco.

Partita IVA e pensione: quando accedere

La pensione dipende dai contributi versati e dal reddito guadagnato, di certo un disincentivo per i lavoratori già oberati da costi e redditi incerti.

Al netto di un assegno pensionistico meno sostanzioso dei colleghi dipendenti, è possibile accedere alla pensione da libero professionista seguendo requisiti d’età e contributi fissati.

Sono quindi richiesti almeno 20 anni di contributi versati, con un’età anagrafica minima di 67 anni.

Per la richiesta di pensione anticipata occorrono invece almeno 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Una finestra mobile di 3 mesi è stata introdotta nel 2019.

Chi pensa di impostare da subito un fondo pensionistico non è in errore: avere una rendita integrativa è una scelta saggia, ma in assenza di fondi di categoria è fondamentale assicurarsi di fare una buona scelta.

E’ inoltre essenziale calcolare al meglio il versamento integrativo, che dovrà essere utile ai fini pensionistici ma ponderato agli ingressi mensili.

Come trovare la miglior soluzione per il tuo caso specifico

Come abbiamo analizzato le situazioni possono molteplici, la situazione cambia in base all’inquadramento, all’attività specifica del lavoratore autonomo.

Per questo motivo con l’aiuto di un consulente finanziario indipendente potrai richiedere una consulenza previdenziale personalizzata.

Attraverso questo servizio potrai scoprire con chiarezza qual è la tua reale situazione ( anno di maturazione dei requisiti, il tuo gap previdenziale ecc..) e preparare fin da subito un piano che ti consentirà di integrare la pensione pubblica nel miglior modo possibile.

 

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