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pensione per sportivi professionisti

Ma i calciatori vanno in pensione?

Ti sei mai chiesto se gli sportivi professionisti vadano in pensione? Quando? Con quanto?

La pensione degli sportivi professionisti: il caso dei calciatori

Dei calciatori più famosi sappiamo tutto. Dove non arriva la Gazzetta o Tuttosport arrivano i social e le televisioni.

Sappiamo dove vivono, che auto guidano, e sappiamo anche quanto guadagnano.

Ciò che non sappiamo, forse perché diamo per scontato che la loro vita sarà sempre in discesa, è se vadano in pensione alla fine della carriera…

La risposta è sì!

I calciatori professionisti, infatti, secondo la legge sul professionismo sportivo che regola la materia, sono lavoratori subordinati a tempo determinato.

E come tali soggiacciono a normative giuslavoristiche simili a quelle previste per i dipendenti di qualsiasi altro settore.

L’unica grande differenza è che ai calciatori è preclusa la scelta tra il lasciare il TFR in azienda o versarlo in un fondo pensione di categoria. Per loro, infatti, è previsto obbligatoriamente il Fondo Pensione Sportivi Professionisti, tenuto presso l’INPS.

Questo Fondo ha criteri di calcolo, indici di rivalutazione ed altre caratteristiche proprie.

Mica semplice la vita del calciatore a fine carriera!

In realtà, la più grande preoccupazione per un professionista dello sport più seguito al mondo, è data dal fatto che la carriera è molto breve.

Il diritto alla rendita pensionistica, al contrario, si matura ben oltre il momento in cui si decide di appendere gli scarpini al chiodo.

Se infatti la carriera sportiva termina intorno ai 35 anni, il diritto a ricevere la pensione si matura, con le nuove riforme, non prima dei 54 anni. Vale a dire quasi 20 anni dopo aver smesso di giocare.

Un bel problema se pensi che dall’oggi al domani non riceverai più uno stipendio!

pensione per sportivi professionisti

 

A quanto ammontano i contributi sportivi per la pensione dei calciatori?

Il Fondo Pensione Sportivi Professionisti è finanziato attraverso un prelievo contributivo rapportato alla retribuzione corrisposta dal club di appartenenza.

La retribuzione imponibile ai fini della contribuzione previdenziale è costituita da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro.

Ciò significa che anche i bonus corrisposti per la vittoria di trofei o per aver raggiunto traguardi personali quali un certo numero di presenze o di reti segnate durante l’anno, contribuiscono a formare il reddito imponibile ai fini pensionistici. 

In base alla retribuzione imponibile vengono, quindi, calcolate le aliquote che datore di lavoro e calciatore dovranno versare a titolo di contribuzione.

Nello specifico, vengono previsti i seguenti scaglioni di riferimento:

  • versamento del 33% (23,81% a carico del datore di lavoro e 9,19% a carico del calciatore) se la retribuzione non supera i 47.379 euro annui;
  • contribuzione al 34% (23,81% a carico del datore di lavoro e 10,19% a carico del calciatore) per retribuzioni annue previste tra 47.379 euro e 103.055 euro;
  • versamento del 3,1% per compensi annui compresi tra 103.055 e 751.278 euro (1% a carico del club e 2,1% a carico del calciatore) a titolo di solidarietà.

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Quand’è che vanno in pensione gli sportivi professionisti?

Poc’anzi abbiamo detto che l’età prevista per maturare la pensione da parte dei calciatori, ed in generale per gli sportivi professionisti, è di 54 anni.

Ma in realtà non è sempre così.

Infatti, essendo essi lavoratori subordinati, anche per gli sportivi valgono le regole previste per qualsiasi altra categoria, con la possibilità però di addivenire ad una pensione anticipata in presenza di determinate condizioni:

1) Soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Dall’1 gennaio al 31 dicembre 2021, la pensione si ottiene in presenza dei seguenti requisiti:

  • 54 anni di età (uomini) e 53 (donne);
  • 20 anni di assicurazione dal primo contributo versato al Fondo.

A partire dal 2022, saranno richiesti 54 anni per entrambi i sessi. 

2) Soggetti privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 con primo accredito contributivo a decorrere dall’1 gennaio 1996

I soggetti per i quali il primo accredito contributivo decorre dall’1 gennaio 1996 possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia per il 2021 in presenza di una delle seguenti condizioni:

  • 64 anni di età anagrafica sia per gli uomini che per le donne;
  • 20 anni di assicurazione e di contribuzione;  
  • importo di pensione non inferiore a 1.288,78 euro mensili nel 2021.

Oppure con:

  • 71 anni di età anagrafica sia per gli uomini che per le donne;
  • 5 anni di assicurazione e di contribuzione.

pensione per sportivi professionisti

La pensione dei calciatori: di quant’è?

Ipotizzando di considerare solo i calciatori attualmente in attività, la pensione di ognuno di loro si calcola secondo il metodo contributivo. Ciò significa che concorrono a formare il trattamento pensionistico esclusivamente i contributi versati nel corso dell’attività sportiva professionistica.

Il sistema contributivo funziona ad accumulo.

Il lavoratore provvede, con il concorso dell’azienda, ad accantonare annualmente il 33% del proprio stipendio. Il capitale versato produce una sorta di interesse composto, a un tasso legato alla dinamica quinquennale del PIL (il prodotto interno lordo) e all’inflazione.

Alla data del pensionamento, al montante contributivo, che è la somma rivalutata dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione. Quest’ultimo cresce con l’aumentare dell’età.

Prendendo a riferimento l’anno 2021 appena concluso, ad esempio, il coefficiente è pari al 4,515% per chi chiede la rendita a 60 anni. Esso sale al 5,220% per chi resiste fino a 65 anni oppure al 6,215% se si decide di arrivare fino a 70 anni.

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La pensione è davvero un problema per i calciatori?

Certo.

Si dimentica spesso che non esistono solo gli strapagati giocatori di Juventus e Milan. Esistono altre migliaia di sportivi che non arrivano nemmeno lontanamente ai milioni di euro delle superstar.

La FIGC ha recentemente elaborato un report che mette in luce una realtà ben diversa, molto più preoccupante per tanti professionisti del pallone.

I numeri citati mostrano un panorama fatto di pochi big che si mangiano la grande fetta dei guadagni.

Dall’altra parte, una pletora di migliaia di lavoratori “normali” percepisce le briciole che le star lasciano al loro passaggio.

Ma scendiamo più nei dettagli:

  • la categoria in cui rientrano più giocatori è quella con una retribuzione tra i 10mila e i 50 mila euro (1.433 calciatori pari al 37%);
  • segue chi guadagna tra i 100mila e i 700mila euro (905 atleti pari al 24% del totale);
  • c’è poi la categoria dei calciatori che arriva fino a 10mila euro (653 calciatori, il 17%);
  • infine, al primo posto, chi guadagna tra i 50 e i 100mila euro (431 atleti, pari all’11%).

Ciò significa che solo l’11% circa degli atleti guadagna più di 700mila euro annui.

E, allargando l’analisi a tutti i dipendenti dell’ambiente calcistico, ci accorgiamo che solo il 10% degli addetti ai lavori guadagna più di 200mila euro annui.

I numeri non lasciano scampo. Anche i calciatori, in grandissima maggioranza, devono pensare alla pensione se non vogliono trovarsi in difficoltà economica al termine della carriera.

La storia ci racconta di casi eclatanti di sportivi blasonati e strapagati i quali, pensando di essere immuni a qualsiasi difficoltà di natura economica, hanno trascurato il tema del risparmio a fini pensionistici e si sono trovati molto presto a vendere addirittura i propri cimeli sportivi per mantenere lo stile di vita a cui erano abituati.

Per citarne alcuni, il terzino dell’inter e della Germania Campione del Mondo ad Italia ‘90 Andreas Brehme o il portiere inglese Daniel James.

La soluzione è solo una!

L’Italia è un popolo di allenatori e la passione per il calcio riguarda gran parte della popolazione.

Oltre al calciomercato, uno dei temi che tiene più banco nelle discussioni da bar sono gli stipendi dei calciatori.

Giornali e siti specializzati alimentano le curiosità dedicando intere pagine alla voce “stipendio”.

Ma qualcuno ha mai pensato alla pensione?

La fine della carriera sportiva si colloca mediamente intorno ai 35 anni, con un’anzianità contributiva bassa e molto tempo davanti prima di maturare il diritto ad una rendita pensionistica. Per chi non ha guadagnato salari a sei zeri o accantonato ingenti risorse, il problema è davvero serio.

La soluzione è solo una: investire con un obiettivo previdenziale!

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