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Pensioni minime: tutto quello che devi sapere

In questo articolo ti diremo tutto quello che c’è da sapere sulle principali novità relative alle pensioni minime. Siamo sicuri che potrà essere di aiuto per molti pensionati italiani in difficoltà e vedremo anche le novità sulle pensioni minime con i recenti aggiornamenti legislativi.

Circa 2 milioni di pensionati italiani percepiscono una pensione minima che nel 2024 si aggira intorno ai 600€. Negli ultimi mesi in Italia si è parlato moltissimo dell’aumento delle pensioni minime: ma cosa è successo? Quali novità ci sono per le pensioni minime?

Cos’è la pensione minima? 

Per pensione minima in genere ci si riferisce ad un trattamento pensionistico che, secondo le leggi italiane, oggi, è pari ad un importo di 598,61€.

L’INPS, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, che eroga il trattamento, aggiorna questa cifra annualmente, al fine di mantenerla in linea con i cambiamenti macroeconomici e il costo della vita. Tale meccanismo che porta ad un aumento delle pensioni minime si chiama perequazione ed è proprio questo elemento che ha fatto e farà la differenza nel 2024. L’inflazione negli ultimi due anni è salita vertiginosamente.

La pensione minima è nota anche come integrazione al trattamento minimo. La Legge n.638 del 1983 ne ha disciplinato l’intero assetto, prevedendo il diritto del pensionato a ricevere un assegno sufficiente per una vita dignitosa nel rispetto, però, delle sue condizioni reddituali.

La legge prevede che i trattamenti minimi siano una misura integrativa della pensione al fine di migliorare le condizioni economiche dei pensionati che si trovano sotto una certa soglia di reddito.

pensione minima per anziani

Chi ha diritto alla pensione minima

Indipendentemente dall’età e dal sesso del pensionato o degli anni contributivi, la pensione minima in Italia serve a integrare tutte quelle pensioni già esistenti che sono, però, al di sotto della soglia dei fatidici 598,61€.

Se, per esempio, in base agli anni contributivi un uomo smette di lavorare e prende una pensione 300€ mensili, la pensione minima viene in soccorso, integrando la cifra rimanente per arrivare alla soglia dei 598,61€.

Potrebbero comunque esserci delle eccezioni riguardo: per esempio, se il pensionato in questione fosse in possesso di altri redditi, oppure coniugato, potrebbe ricevere solo un’integrazione parziale e non arrivare quindi a 598,61€.

Hai una pensione superiore al minimo perché percepisci già più di €600 al mese, ma pensi sia troppo bassa? Prenota un check up della tua pensione: verificheremo se sia possibile trovare una integrazione o se c’è qualche errore dell’INPS sul calcolo della tua pensione.

Come si calcola l’integrazione ridotta delle pensioni minime?

Molto semplice: basta sottrarre il reddito percepito alla soglia massima prevista dall’INPS e poi dividere il risultato per 13 mensilità.

Ad esempio, prendiamo un pensionato con reddito di 10mila euro. La soglia massima prevista per avere diritto all’integrazione al trattamento minimo INPS per l’anno 2024 è 15.563,86€. Se il reddito del pensionato è inferiore a 7.781,93€ spetta l’integrazione al trattamento minimo per intero. Dal momento che il nostro pensionato ha un reddito superiore, gli spetterà l’integrazione parziale.

Se sottraiamo dal massimo di 15.563 euro il suo reddito di 10.000 euro, avremo come differenza 5.563 euro. Il risultato che abbiamo ottenuto lo divideremo per 13 mensilità e avremo l’integrazione massima consentita. Quindi, se la pensione era di un importo di 150€, verrà integrata di altri 428€ così da arrivare a 577€, comunque inferiore alla pensione minima prevista dall’INPS.

Nel calcolo degli importi per le pensioni minime, inoltre, si deve prendere in considerazione il reddito del pensionato e quello del coniuge, in questo caso l’aumento delle pensioni minime sarà, come detto, differente. Se il pensionato è coniugato, bisogna procedere con una doppia verifica: prima del reddito personale e poi di quello cumulato con il coniuge. Anche qualora il pensionato non abbia redditi, bisognerà verificare quelli della coppia.

Nel 2024 per avere diritto all’integrazione al trattamento minimo bisognerà avere un reddito coniugale inferiore a 31.127,72 € lordi annui. Se il reddito è inferiore a detta soglia massima, ma superiore a 23.345,79€ lordi annui, allora spetterà l’integrazione al trattamento minimo, ma in misura parziale come nell’esempio visto sopra.

Non sei ancora in pensione? Sai che ci sono 5 modi per smettere di lavorare prima e prendere una pensione più alta?

Bonus pensioni minime, non è per tutti

L’integrazione al trattamento minino non è previsto per le pensioni calcolate interamente con metodo contributivo, quindi, purtoppo, chi ha iniziato a lavorare e versare dopo il 01/01/1996, non ha diritto al bonus pensioni minime.

Se per i nostri nonni e i nostri genitori c’è ancora qualche possibilità di accedere o almeno possedere  i requisiti per la pensione minima, per i giovani tale possibilità non esiste affatto.

guida pensioni minime

Al momento della pensione potremo contare solo sull’assegno pubblico che ci verrà erogato da INPS, quindi, diventa di fondamentale importanza, conoscere il proprio gap previdenziale e mettere in campo le risorse e gli investimenti più adatti.

Come si fa a rimediare al problema? Per fortuna esiste il consulente previdenziale indipendente che troverà per te il piano previdenziale più opportuno: una volta calcolata la data di pensione futura e l’importo, andrà a crearti una strategia di risparmio, ricorrendo ai fondi pensione, al fine di costruire delle rendite integrative che possano garantirti non la pensione minima, ma un assegno futuro il più dignitoso possibile.

Cosa cambia nel 2024 per le pensioni minime

Dal momento che l’ISTAT ha fornito per quest’anno un valore provvisorio di inflazione pari al +5,4%, ai sensi del meccanismo della perequazione automatica che ti abbiamo spiegato prima, la pensione minima è aumentata di pari passo.

Facciamo due conti così da capire il meccanismo: la pensione minina nel 2023 ammontava a 567,94€, aggiungendo il +5,4% di inflazione a questa somma, arriviamo a 598,61 euro mensili, che è proprio il valore della pensione minima per l’anno in corso.

Il meccanismo della perequazione automatica viene applicato ogni anno non solo sui trattamenti minimi, ma su quasi tutte le prestazioni previdenziali che paga INPS, di modo da conservare il potere d’acquisto dei pensionati. Qualche volta gli aumenti sono trascurabili  e altre volte, come negli ultimi due anni, sono notevoli. Devi sapere, infatti, che la pensione minima del 2022 ammontava a 525,38€ lordi mensili, una cifra ben inferiore rispetto a quella di oggi.

Possono esserci anche degli adeguamenti in corso d’anno, per esempio, nel 2023 l’INPS ha eseguito un doppio adeguamento delle pensioni, per salvarle dal carovita: a inizio anno ha aumentato le minime del +7,30% come da valore provvisorio ISTAT e poi a dicembre le ha di nuovo alzate del +0,8% perché il valore definito di inflazione dichiarato da ISTAT (ai fini della perequazione automatica) per l’anno 2023 è stato pari al 8,1%.

Questa mappa ti mostra l’incidenza delle pensioni inferiori a 749 euro sul totale degli assegni di vecchiaia erogati ogni mese in Italia.

 

pensione minima

Hai iniziato a lavorare dopo il 1996 e hai paura di avere una pensione sotto la soglia di povertà? Non hai tutti i torti: per te non ci sarà la minima, INPS ti restituirà solo quanto hai versato. Non farti cogliere impreparato: attiva un check up della tua pensione e sii previdente.

Pensioni minime: i redditi non considerati

Il reddito da considerare per conteggiare se ci spetta la pensione minima dipende dal reddito totale posseduto dal pensionato e dal coniuge, se sposato. Ci sono alcuni redditi che sono esenti e non vengono considerati.

Prima di tutto, per l’integrazione al minimo si parla di reddito e non di patrimonio. Non bisogna prendere in considerazione l’ISEE e la situazione economica complessiva, ma solo i redditi dichiarati nel modello 730 e/o Modello unico, escludiamo quindi il patrimonio mobiliare, come le liquidità detenute nei conti corrente o le automobili possedute ecc.

Altri redditi da non considerare nella verifica del reddito soglia, per avere diritto al trattamento minino sono i seguenti:

  1. tutti i redditi su cui non è imposta l’Irpef, per esempio le pensioni di guerra, le pensioni agli invalidi civili, rendite Inail, trattamenti di famiglia;
  2. la stessa pensione da integrare al minimo;
  3. gli arretrati che sono soggetti a tassazione separata come il TFR;
  4. la prima casa di abitazione.

E tu sai come verrà calcolata la tua pensione? Leggi il nostro articolo “Come calcolo la mia pensione?”. Conoscere l’importo della tua pensione futura è un passaggio fondamentale della pianificazione finanziaria.

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