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Pensioni Minime: Tutto quello che devi sapere

In questo articolo vi dirò tutto quello che c’è da sapere sulle principali novità relative alle pensioni minime oggi.

Sono sicuro che potrà essere di aiuto per molti pensionati italiani in difficoltà e vedremo anche le novità sulle pensioni minime con i recenti aggiornamenti legislativi.

Circa 2 milioni di pensionati italiani percepiscono una pensione minima che si aggira intorno ai 510€.

Negli ultimi mesi in Italia si è parlato moltissimo dell’aumento delle pensioni minime e se ne vociferava già in estate, ma cosa è accaduto?

Quali sono le novità per le pensioni minime oggi?

Cos’è la pensione minima? 

Per pensione minima in genere ci si riferisce ad un trattamento pensionistico che, secondo le leggi italiane, oggi, è pari ad un importo di 572€.

L’INPS, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, che eroga il trattamento, aggiorna questa cifra a volte anche annualmente, al fine di mantenerla in linea con i cambiamenti macroeconomici ed il costo della vita.

Tale meccanismo che porta ad un aumento delle pensioni minime si chiama perequazione, e proprio questo elemento farà la differenza per la rivalutazione e quindi è tra le principali novità per le pensioni minime di oggi e per il 2023.

La pensione minima è nota anche come integrazione al trattamento minimo.

Fu la legge n.638 del 1983 a disciplinare l’intero assetto delle pensioni minime e a prevedere all’art.6 il diritto del pensionato a ricevere un assegno sufficiente per una vita dignitosa nel rispetto, però, anche dei requisiti per la pensione minima legati al reddito.

La legge prevede che le pensioni minime siano una misura integrativa della pensione al fine di migliorare le condizioni economiche dei pensionati che sono sotto una certa soglia reddituale.

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Chi ha diritto alla pensione minima

Indipendentemente dall’età e dal sesso del pensionato o degli anni contributivi, la pensione minima in Italia serve a integrare tutte quelle pensioni già esistenti che sono, però, al di sotto della soglia dei fatidici 572€.

Se, per esempio, in base agli anni contributivi un uomo entra in età pensionabile con una pensione di 300€ mensili, la pensione minima viene in soccorso, integrando la cifra rimanente per arrivare alla soglia dei 515€.

Ciò significa che la pensione minima per il 2023 porta, secondo le novità per le pensioni minime oggi, ad un assegno pensionistico di 7.436€ annui.

Potrebbero comunque esserci delle eccezioni riguardo la pensione minima.

Infatti se il pensionato in questione fosse in possesso di altri redditi, oppure coniugato, potrebbe ricevere solo un’integrazione parziale e non arrivare quindi a 572€.

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Come si calcola l’integrazione ridotta delle pensioni minime?

Molto semplice: basta sottrarre il reddito percepito alla soglia massima prevista dall’INPS e poi dividere il risultato per 13 mensilità. 

Cerchiamo di capire meglio come funziona per la pensione minima e quali i requisiti di reddito previsti al fine di calcolare quanto potremo ottenere.

Ad esempio, prendiamo un pensionato con reddito di 10 mila euro.

Se sottraiamo dal massimo di 14.656 euro il suo reddito di 10.000 euro, avremo come differenza 4.656 euro.

Il risultato che abbiamo ottenuto lo divideremo per 13 mensilità e avremo l’integrazione massima consentita.

Quindi, se la pensione era di un importo di 200€, verrà integrata di altri 358€ così da arrivare a 558€, comunque inferiore alla pensione minima prevista dall’INPS.

Nel calcolo degli importi per le pensioni minime, inoltre, si deve prendere in considerazione il reddito del pensionato e quello del coniuge, in questo caso l’aumento delle pensioni minime sarà, come detto, differente.

Bonus pensioni minime, non è per tutti

Non si possono integrare le pensioni minime che sono calcolate con l’intero regime contributivo, quindi per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1955.

Capite perché il rimandare di preoccuparsi della propria pensione, non è difatti la scelta più brillante da fare?

Se per i nostri nonni e i nostri genitori c’è ancora qualche possibilità di accedere o almeno possedere  i requisiti per la pensione minima, per i giovani tale possibilità non esiste affatto.

Al momento della pensione potremo contare solo sull’assegno pubblico che ci verrà rilasciato.

Per questo conoscere il proprio gap previdenziale e mettere in campo le risorse e gli investimenti più adatti è fondamentale.

Cosa cambia nel 2023 per le pensioni minime

Ecco le novità principali.

 

Nel 2020 l’importo è salito da 535,86 a 572,20€, per via delle rivalutazioni ISTAT.

Questa mappa vi mostra l’incidenza delle pensioni inferiori a 749 euro sul totale degli assegni di vecchiaia erogati ogni mese in Italia.

pensione minima

E stando proprio ai dati Inps, emerge che 3,6 milioni di persone hanno una pensione sotto i 780 euro, ma che solo 500mila, tra Isee e requisiti per la pensione minima, alla fine potranno ottenerla.

Attenzione perché, proprio per la pensione minima, i requisiti che saranno necessari per ottenere la stessa sono molto stringenti.

Non è infatti sufficiente essere titolari di una pensione inferiore a 780 euro al mese.

Bisogna appunto anche avere un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore ad una certa soglia.

E ancora un patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) e mobiliare al di sotto di limiti precisi, e non bisogna aver acquistato un’auto nei sei mesi precedenti alla presentazione della domanda.

Approfondiamo tutti i redditi che sono da escludere.

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Pensioni minime: i redditi non considerati

Il reddito da considerare per conteggiare se ci spetta la pensione minima dipende dal reddito totale posseduto dal pensionato e dal coniuge, se sposato.

Ci sono però alcuni redditi che sono esenti e non vengono conteggiati per la pensione minima come requisiti.

I redditi non considerati per le pensioni minime e per ottenere questo bonus sono:

  1. tutti i redditi su cui non è imposta l’Irpef: pensioni di guerra agli invalidi civili, rendite Inail, trattamenti di famiglia;
  2. pensione da integrare al minimo;
  3. arretrati che hanno la tassazione separata come la mobilità e il TFR.

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