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Pensioni liberi professionisti: perché è più bassa?

Le pensioni dei liberi professionisti nella stragrande maggioranza dei casi saranno più basse rispetto alle altre, ma come mai?

Se sei un libero professionista può essere che tu abbia già perso le speranze, nel senso che sai già di non poter fare affidamento solo sulla pensione per la tua vecchiaia, però attento, non trascurare il problema, così potresti renderlo ancora più grande e non più risolvibile.

Vediamo dunque come mai le pensioni dei liberi professionisti sono più basse, soprattutto se commisurate a quelle di un dipendente, e quali soluzioni ci sono, per aumentare la tua pensione futura.

Liberi professionisti: gli iscritti ad un albo

Per capire come calcolare la pensione di un libero professionista, il primo passo da compiere è vedere se il libero professionista è iscritto ad un albo o meno.

Se iscritto ad un albo specifico in relazione alla sua attività, allora verserà i contributi non all’INPS, o perlomeno non solo, ma alla sua specifica Cassa professionale di riferimento. Il regolamento della specifica cassa detta le regole per procedere al calcolo della pensione per il libero professionista.

Ogni cassa professionale ha il suo regolamento e ognuna ha dei regimi di accesso alla pensione diversi, metodi di calcolo dell’importo più vari e possibilità di anticipo differenti. Insomma, se sei un libero professionista, non possiamo fare generalizzazioni, la tua pensione dipenderà dal regolamento della Cassa.

Se sei un libero professionista, sai già in quale Cassa stai versando. Per chi inizia oggi invece, ecco una lista delle figure professionali che possono iscriversi ad un albo e che di conseguenza hanno una loro Cassa previdenziale:

  •  Agronomi
  •  Agrotecnici
  •  Architetti e ingegneri
  •  Attuari
  •  Avvocati
  •  Biologi
  •  Chimici
  •  Consulenti del lavoro
  •  Dottori Commercialisti
  •  Farmacisti
  •  Forestali
  •  Geologi
  •  Geometri
  •  Giornalisti
  •  Infermieri professionali
  •  Medici
  •  Notai
  •  Periti agrari
  •  Periti industriali
  •  Psicologi
  •  Ragionieri e periti commerciali
  •  Veterinari

Dal momento che il libero professionista è un lavoratore autonomo, quindi generalmente non ha contratti di lavoro dipendente con aziende terze, sarà lui a versarsi i contributi e li pagherà alla sua Cassa previdenziale, seguendo le regole e le condizioni imposte.

Liberi professionisti: gli iscritti a un albo

Se sei un libero professionista iscritto ad una Cassa, hai sicuramente bisogno di una consulenza, per poterti districare nel mondo complesso dei regolamenti, capire cos’è il contributo soggettivo e quello integrativo, quali sono le opportunità di pensionamento, ma, soprattutto, a quanto potrebbe ammontare l’importo della tua pensione futura.

Questo lavoro richiede competenza, ma anche pazienza, e se sei un libero professionista sai che il tempo è prezioso. Perché quindi non affidarti ad un consulente previdenziale indipendente? Saprà aiutarti e non dovrai perdere ore e ore spaccandoti la testa sul regolamento della tua Cassa.

Al contrario se sei libero professionista, ma non hai un albo a cui iscriverti, come funziona la tua pensione?

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Liberi professionisti: i non iscritti a un albo

Se sei un libero professionista non iscritto a un albo in questo caso ricadi in una di queste quattro categorie:

  • artigiani;
  • coltivatori diretti;
  • commercianti;
  • freelance e altre partite IVA.

Per tutte queste quattro categorie l’ente di riferimento dove versare i contributi è sempre l’INPS, ma non verserai nella stessa gestione in cui versano i lavoratori dipendenti, ti verranno applicate regole diverse.

Gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti versano nella Gestione lavoratori autonomi del c.d. Regime generale INPS (AGO). Ciò significa che potrebbe cambiarti qualcosa a livello di quantità di contribuzione versata all’INPS, ma non hai grosse differenze sulle regole per andare in pensione. Semmai sul quanto prenderai di pensione, l’importo potrebbe variare notevolmente rispetto ad un lavoratore dipendente.

Se sei un freelance o hai una partita IVA come libero professionista senza Cassa, il discorso si complica: verserai comunque i contributi all’INPS, ma nella Gestione separata, che è una cassa nuova perché nata a partire dal 1996. Se versi nella Gestione separata per te non cambiano solo il calcolo dell’importo della pensione, ma anche il come e quando andare in pensione.

Pensione libero professionista: perché è ancora più difficile?

Nel caso tu sia un libero professionista devi versare tu i contributi, altrimenti oltre alle multe civili, penali e amministrative, potresti incorrere in un destino ben peggiore: lavorare una vita per non avere la pensione, e pentirtene.

Il fatto che non sei iscritto ad un albo non ti esime dal non versarli. Se sei iscritto ad un albo, allora verserai i contributi (contributo soggettivo e integrativo) alla tua Cassa che stabilirà l’ammontare da corrispondere e le modalità per farlo.

Se non sei iscritto ad un albo, andrai a pagare i tuoi contributi all’INPS, anche qualora tu non sia un commerciante, un artigiano o un coltivatore, se hai una partita IVA e svolgi un’attività in libera professione, devi iscriverti alla Gestione separata INPS e versare i tuoi contributi lì.

Versando i tuoi contributi, operazione dispendiosa perché sono tutti a carico tuo, potrai al momento del compimento dell’età pensionabile avere la tua pensione.

Pensione libero professionista: i contributi della Gestione separata

Una volta che ti sei iscritto alla Gestione separata per versare i contributi relativi alla tua professione, INPS ti chiederà di pagare delle somme in relazione al tuo reddito da attività professionale.

Insieme a te nella gestione separata INPS versano anche i collaboratori continuativi (ex contratti co.co.co e co.co.pro) e tutti quelli che hanno dei rapporti di lavoro atipici, non sono dei lavoratori subordinati, ma hanno dei rapporti di parasubordinazione con un’azienda terza, come per esempio i lavoratori sportivi del settore dilettantistico.

La gestione separata INPS è nata nel 1996 con la missione proprio di offrire una tutela previdenziale a tutti coloro che non hanno un contratto di lavoro dipendente. Qui troviamo tre aliquote:

  1. il 33% per i collaboratori,
  2. il 25% per i liberi professionisti;
  3. il 24% per i liberi professionisti pensionati o già scritti ad altre forme di previdenza obbligatoria.

Se sei un libero professionsita e versi all’INPS, andrai a pagare il 25% del tuo reddito da attività professionale dichiarato, detta somma è deducibile dal reddito.

A differenza dei colleghi lavoratori autonomi, commercianti e artigiani, non hai un minimo sui cui versare, nella Gestione separata avrai un tot di mesi versati a seconda del reddito che hai dichiarato.

Esiste, però, un massimale, una cifra oltre al quale non si versa più, o meglio, un tetto soglia oltre il quale quello che dichiari non è più oggetto di prelievo previdenziale.

Detto massimale cambia ogni anno. Per il 2024 è pari a €119.650.

Pensione libero professionista: cosa succede se sei commerciante

Se sei commerciante e hai una tua attività, versi in INPS nella gestione speciale commercianti, la tua aliquota di prelievo è pari al 24/25% del reddito di impresa dichiarato nella tua dichiarazione dei redditi.

Al contrario del libero professionsita iscritto alla Gestione separata, devi versare un minimale, cioè, anche qualora il tuo reddito di impresa sia stato pari a zero, INPS ti chiede comunque di coprire l’anno, versando il minimo, per il 2024 €4.515.

Se sei un agente di commercio, il discorso si complica: avrai un’iscrizione all’INPS gestione commercianti e sarai iscritto anche ad ENASARCO.

In questo caso il procedimento è più complesso poiché ENASARCO funziona come l’INPS, ma è come se fosse più simile ad una cassa professionale. Prevede date e possibilità di accesso alla pensione diverse e più sfavorevoli.

Ti diciamo soltanto che, se non hai versato un minimo di 20 anni di contributi in ENASARCO, non ha la possibilità di prendere la pensione e non puoi neanche in alcun modo sommare quello che hai versato o trasferirlo all’INPS. Non ci sono molte soluzioni.

Abbiamo visto qui brevemente, anche se di cose da dire ce ne sarebbero tante altre, come funziona la pensione per i liberi professionisti. Possiamo generalmente dire che per questi lavoratori, siano essi iscritti ad INPS o alla loro Cassa previdenziale, la pensione è più problematica, perché versano meno e certe volte non riescono ad versare anni pieni di contribuzione.

Tutto sommato vanno in pensione più tardi e con meno soldi, pur avendo dovuto versarsi tutto da soli, insieme alle tasse e alle varie imposte. Sono degli imprenditori: si assumono il rischio d’impresa e possono giocarsi grandi guadagni o grandi perdite.

Possono in qualche modo però mettere al sicuro la loro pensione futura? Sì, le soluzioni esistono e vanno conosciute per tempo, al fine di creare una strategia di pensionamento, pianificando le proprie risorse.

Libero professionista pensione integrativa: come funziona?

Il modo migliore per risolvere il problema esiste. Si tratta di crearsi una pensione complementare e integrativa.

Utilizzando parte dei propri risparmi per creare una rendita extra, non correrai il rischio di passare una vecchiaia da fame oppure lavorare fino ad età molto avanzate.

Come si fa a crearsi una rendita integrativa?

In questo caso si procede valutando diverse variabili, si inizia con il calcolo pensione libero professionista e si struttura la soluzione a livello di reddito e fiscalità più adatta a lui.

Versare troppo o versare troppo poco è sbagliato e la risposta può dartela solo un’attenta analisi della tua posizione. Nel caso del libero professionista non esistono i fondi di categoria. Così anche la scelta del fondo pensione migliore va fatta con attenzione e senza rubare tempo prezioso a chi già lavora in proprio e non ne ha molto.

Muovi i giusti passi per avere la pensione che ti spetta. Parti dalla nostra consulenza e perfeziona il tuo futuro assegno pensionistico.

Pensione per chi ha la partita IVA: guida completa

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