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Pianificazione successoria e tutela patrimoniale: perché sono importanti

Nessuna persona, famiglia, impresa dovrebbe allontanare, quasi per scaramanzia, la tematica della pianificazione successoria e della tutela patrimoniale.

Partiamo da un dato incontestabile: prima o poi, nolenti o volenti, tutti muoiono. 

E per quanto vorremmo non fosse così, dobbiamo prenderne atto.

Fa male, tanto più se sappiamo come ci si sente perdere qualcuno di davvero importante nella nostra vita.

E se a non esserci più fossimo noi stessi?

Che cos’è la pianificazione successoria?

Certo, nessuno la mattina si sveglia chiedendosi che cosa succederebbe se un giorno non ci fosse più.

È più probabile che pensiamo alla moglie o al marito, al partner, alla persona con cui condividiamo un progetto di vita, ai nostri figli, ai nostri genitori, forse ai nonni, ai fratelli, agli amici di sempre.

Poi pensiamo al lavoro, all’assicurazione dell’automobile che sta per scadere, alla rata del mutuo da pagare. L’ipoteca pesa così tanto sulla nostra testa che dobbiamo risistemare il tetto, dobbiamo tirare fuori un po’ di soldi.

Pensiamo ai nostri risparmi, alle spese quotidiane, ai nostri investimenti.

Ad un certo punto è sera e torniamo a letto. Qualche ultima riflessione e ci addormentiamo.

E domani la routine ricomincerà.

Ora, questo cosa c’entra con la pianificazione successoria e con la tutela patrimoniale?

C’entra, eccome.

Perché le nostre giornate sono composte da pensieri ed azioni che costantemente coinvolgono la nostra famiglia ed il nostro patrimonio.

A dire: la nostra vita.

Alla famiglia ed al patrimonio guardiamo però in maniera statica.

Vediamo quello che già c’è, che è già successo.

La pianificazione patrimoniale guarda in prospettiva

E se in un futuro dalla moglie o dal marito ci dovessimo separare? E se successivamente dovessimo divorziare?

Invece fossimo conviventi, cosa succederebbe? E se fra mille anni non ci fossimo più, il nostro compagno quale situazione si troverà ad affrontare? Quanto dovrà pagare e quanto rimarrà del nostro patrimonio?

A chi saranno affidati i nostri figli? Pur se li abbiamo educati bene, riusciranno ad andare d’accordo? Avranno le competenze per gestire la nostra impresa?

E se i nostri genitori avessero bisogno di noi? Avranno la liquidità necessaria per ripagare il mutuo, se dovessimo venire a mancare?

Cosa riceveranno i nostri fratelli? E se con loro non andassimo d’accordo, cosa succederà?

E se per una qualsiasi ragione non fossimo più in grado di lavorare? Su chi graveranno gli impegni finanziari da noi assunti e, prima ancora, chi sosterrà le spese quotidiane e i costi che comporta una invalidità?

È su questi interrogativi, in estrema sintesi, che si concentra la pianificazione successoria.

Sono questi i problemi che mira a risolvere. E lo fa con una visione necessariamente prospettica.

Chiaro: non vi si chiede di svegliarvi ogni mattina ponendovi queste domande. Non è compito vostro. E di fatto sarebbe impossibile. Perché alle ore 7.00 di un qualsiasi lunedì sareste già stremati. Troppo affaticati anche solo per alzarvi dal letto.

Vi si chiede però di rifletterci.

Perché poi, quando succede, è troppo tardi.

pianificazione successoria e tutela patrimoniale

Qual è il contesto in cui si inserisce la pianificazione successoria e patrimoniale?

79.596 sono stati i testamenti pubblicati nel 2018. 

Confrontando questo dato con i decessi dell’anno precedente, in considerazione del fatto che il termine massimo per la presentazione della dichiarazione di successione è di 12 mesi dall’apertura della successione, cioè di un anno dalla morte, si rileva come solo il 12,26% degli italiani abbia redatto un testamento. 

Come sempre, il problema non è tanto il dato in se stesso, quanto la sua conseguenza.

Se solo il 12,26% degli italiani ha redatto testamento, significa che solo una successione su otto si è aperta sulla base di un atto di volontà.

Specularmente, l’87,74% delle successioni sono legittime, cioè regolate dalla legge. 

E le cause ereditarie superano quelle condominiali.

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Chi regola il passaggio generazionale?

L’impianto normativo che governa il passaggio della ricchezza da un soggetto ad un altro a causa di morte si chiama “Codice civile” e risale al 1942

L’altro giorno, il 16 marzo, ha compiuto ottant’anni. Allora tanti auguri al codice civile. 

Sembra però lecito dubitare della sua attualità. Inattualità peraltro non significa imperfezione. Al contrario: il sistema è perfetto. 

O meglio, sarebbe perfetto, se il tessuto economico e sociale odierno fosse tale e quale a quello del 1942.

Inattualità significa inadeguatezza. 

E allora tanti auguri alle famiglie di oggi che subiranno le decisioni di una legge ottantenne.

Prime nozze e seconde nozze, separazioni, divorzi, addebiti, figli di primo letto e figli di secondo letto, forse anche di terzo letto. Famiglie disunite, ricostituite, allargate, internazionali. Convivenze artigianali, coppie di fatto registrate, unioni civili. Figli unici, minorenni, maggiorenni, fratelli e sorelle, nipoti, vedovi, amici. Disabili, persone ultracentenarie, persone non autosufficienti.

Tutto lasciato al caso.

Il legislatore, se ne abbia pietà, non riesce sempre a stare al passo coi tempi. 

Per la verità, però, ne è perfettamente consapevole perché espressamente e ragionevolmente lascia alle scelte di ognuno di noi uno spazio molto ampio che non può non essere sfruttato

La legge dice più o meno così.

“Disponi tu in ordine alla tua successione, decidi tu a chi lasciare e quanto lasciare, con qualche limite che ti impongo io. Possibilmente scegli tu anche che cosa attribuire. Pensa tu a chi dovrà portare avanti la tua azienda.

Se non lo fai tu, dovrò farlo io e poi forse il giudice, nel caso con sorteggio a sorte”. 

Insomma dice: la pianificazione successoria e la tutela della tua vita familiare e patrimoniale sono compito tuo. Perché solo tu hai il potere di predisporre un regolamento che sia davvero aderente alle tue volontà.

Le imposte di successione: quanto costa il trasferimento di ricchezza?

Attualmente, le nostre imposte di successione e donazione sono tra le più basse d’Europa, a fronte, per alcuni parenti, di franchigie di esenzione, ossia soglie al di sotto delle quali non si applica la tassazione, tra le più alte. 

A rendere il tutto ancor più paradisiaco, le imposte si applicano alla massa ereditaria, al netto dei debiti nonché dei beni esenti, come ad esempio i titoli di Stato, le automobili, le prestazioni pensionistiche complementari, il TFR, le prestazioni assicurative. 

Gli immobili, poi, vengono tassati al loro valore catastale e non commerciale.

Ad esempio, per il coniuge (cui è equiparata l’altra parte dell’unione civile) e per i parenti in linea retta, quindi discendenti ed ascendenti, è prevista una franchigia di un milione di euro ed un’aliquota successoria, per l’eccedenza, del 4%.

L’aliquota massima, prevista per parenti di grado più lontano o per altri soggetti (tra cui il convivente, ancorché registrato), è di solo l’8%.

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Ben diverso lo scenario europeo.

Un figlio francese che dovesse ereditare beni dal genitore avrebbe una soglia di esenzione di 100 mila euro ed un’aliquota progressiva, in base all’entità del patrimonio ereditato, che va dal 5% al 45%

Quello tedesco, invece, beneficerebbe di una franchigia di 400 mila euro e sul patrimonio eccedente verrebbe applicata un’aliquota minima del 7% e massima del 30%

Un figlio spagnolo, infine, avrebbe una soglia esentasse di soli 16 mila euro e un’aliquota progressiva che va dal 7% al 34%.

Le aliquote massime in Francia, Germania e Spagna sono, rispettivamente, del 60%, del 50% e del 34%. 

Contro il nostro 8%.

Gli inglesi sono meno creativi e più democratici: applicano un’aliquota fissa del 40%, indipendentemente dal rapporto di parentela che lega l’erede al defunto.

Tutto questo, però, non vuol dire essere i primi della classe.

L’OCSE è chiara in merito.

“La tassazione delle successioni può essere uno strumento importante per affrontare la disuguaglianza, in particolare nell’attuale contesto di divario di ricchezza persistentemente elevata e nuove pressioni sulle finanze pubbliche legate alla pandemia di COVID-19”.

Insomma, le tasse di successione, in particolare quelle che mirano a livelli relativamente elevati di trasferimenti di ricchezza, possono ridurre la concentrazione della ricchezza e migliorare le pari opportunità.

E considerando che l’Italia ricava dall’imposta di successione una quota del gettito fiscale totale che tende allo zero, pari solo allo 0,11%, contro la media OCSE di mezzo punto percentuale, un aumento della tassazione sul passaggio di ricchezza a causa di morte o per donazione non sarebbe poi così assurdo o inaspettato. 

L’incasso da tale imposta ammonta allo 0,05% del Prodotto Interno Lordo, contro un’entrata dello 0,61% in Francia.

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Riforme in vista? Il via alle donazioni

Dai dati statistici notarili relativi all’anno 2020 emerge che, rispetto al primo semestre, le donazioni di beni mobili sono aumentate del 72%, mentre quelle dei beni immobili sono aumentate del 56%

L’intento è quello di anticipare il passaggio generazionale di ricchezza per sfruttare le attuali aliquote fiscalmente favorevoli.

La donazione, tuttavia, per quanto sia un ottimo strumento giuridico per il trasferimento del patrimonio, va ben pianificata e compresa a fondo

Non è ammesso il “fai da te”

Poiché non solo comporta problemi in ordine alla commerciabilità dei beni donati, qualora si tratti di immobili, ma potrebbe anche ledere la quota di legittima di eventuali eredi legittimari (cioè coloro ai quali la legge necessariamente riserva una quota del patrimonio), la donazione va inserita in un progetto patrimoniale più ampio, che tenga conto degli scenari familiari e patrimoniali attuali e futuri.

Forse non è allora un caso che la parola inglese “gift”, cioè dono, in tedesco significhi “veleno”. 

Una corretta pianificazione successoria consente alle donazioni di non trasformarsi in qualcosa di tossico.

Non solo imposte di successione

Le imposte di successione e donazione, l’abbiamo visto, sono attualmente molto basse, a fronte di una franchigia di esenzione di un milione di euro per ciascuno dei parenti più stretti.

Così, se eredi fossero il coniuge e due figli, ognuno di essi beneficerebbe della propria franchigia, per un totale di 3 milioni di euro esentasse

Per patrimoni medio-piccoli, allora, la pressione fiscale potrebbe non essere un problema.

Se aggiungiamo anche il fatto che le imposte cadono sul valore catastale degli immobili (spesso un terzo del loro valore venale) e che molti beni passano di mano in totale esenzione, i costi che conseguono ad una successione sembrerebbero l’ultima delle criticità.

Peccato però che le imposte di successione e donazione non siano gli unici oneri che gli eredi si trovano ad affrontare: le imposte ipotecarie e catastali, i costi per la divisione della comunione ereditaria (che in caso di successione legittima nasce sempre, senza eccezioni), i costi notarili. 

Se non si trova un accordo unanime, il che tendenzialmente accade quando più teste devono decidere in ordine ad un’unica questione, si aggiungono la parcella dell’avvocato, le spese giudiziarie e forse la tariffa per le sedute dallo psicologo.

Ah, e il tempo che passa… che, a differenza di qualsiasi altro costo, non è recuperabile da un futuro guadagno.

Davvero ti disturba l’imposta di bollo a 34,20 euro sul conto corrente?

Forse l’integrità del tuo patrimonio e la tutela della tua famiglia è qualcosa di ben più importante.

E se poi qualcun altro dovesse venire a mancare?

Questo triste gioco ricomincia da capo.

La pianificazione successoria e patrimoniale: conclusioni

È evidente che la pianificazione successoria e patrimoniale non è in grado, in alcun modo, di impedire gli eventi.

La morte, la malattia, l’invalidità, la non autosufficienza, i debiti…

Non ha la capacità, purtroppo, di renderci per sempre sani ed immortali.

Riesce però a quantificare i rischi.

Valuta le conseguenze sia familiari sia economiche di quei rischi e predispone le strategie più adeguate per evitare danni a te, alla tua famiglia ed alla tua impresa.

Insomma, la pianificazione successoria e patrimoniale è un atto di responsabilità.

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