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Quali sono i mercati più volatili?

La volatilità è, per definizione, la misura dello scostamento dei prezzi delle attività finanziarie dal proprio valore medio in un certo intervallo di tempo. Prendendo in considerazione un intero mercato, la relativa volatilità è quindi un indicatore della variazione dei prezzi con cui i titoli sono scambiati e ci aiuta a capire quali sono i mercati più volatili.

Tale parametro rileva, difatti, il livello di incertezza circa i futuri movimenti del prezzo. Al crescere della volatilità cresce anche la probabilità che i movimenti di prezzo siano più ampi, in aumento oppure in diminuzione.

È sempre presente sul mercato e in alcuni momenti può essere più marcata e in altri più contenuta. L’esistenza di mercati più volatili  è un fenomeno del tutto normale che caratterizza qualsiasi tipo di settore: finanziario, valutario, immobiliare, delle materie prime e delle opere d’arte.

Ad esempio gli speculatori cercano informazioni sulla volatilità attesa e gli eventi che possono innescarla per programmare il proprio trading di conseguenza. Alcuni trader si tengono lontani da momenti di estrema volatilità mentre altri la ricercano.

Come si calcola la volatilità di un titolo

Si calcola matematicamente come distanza in percentuale e indica la distanza del prezzo di un titolo dal suo valore medio in un determinato periodo.

Facciamo un esempio: se il titolo ha avuto nell’ultimo anno un prezzo medio di 20 euro e una volatilità del 30%, vorrà dire che la distanza media del prezzo effettivo da quello medio è stata di 30 punti percentuali. È probabile che un’azione si sia mossa tra 14 euro e i 26 euro.

Costituisce sempre un fattore di rischio che deve essere valutato prima di investire, ma può rappresentare un aspetto positivo oltre che negativo per gli investitori.

Positivo perché la volatilità offre spunti importanti, per muoversi sui mercati che devono senza dubbio essere vigilati con attenzione, in più serve anche a raccogliere indizi che vanno al di là del singolo titolo. Infatti, un aumento dell’instabilità del prezzo potrebbe anche suggerire un crescente interesse del mercato nei confronti di quel titolo o del settore a cui appartiene.

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Perché i mercati sono volatili?

Le cause della volatilità dei mercati finanziari possono essere la mancanza di una regolamentazione completa (esempio il mercato delle criptovalute), la speculazione o una crisi economica improvvisa. In ultimo caso un generale senso di incertezza o un cambiamento come la transizione energetica verso le fonti rinnovabili.

Abbiamo detto che la volatilità è un indicatore che mostra il livello di rischio che gli investitori devono sostenere per investire in quel mercato. Possiamo avere due scenari:

  • volatilità mercati elevata: un momento in cui le oscillazioni di prezzo sono molto ampie con rialzi e ribassi considerevoli;
  • volatilità mercati bassa: momento in cui il mercato sta attraversando un periodo di relativa stabilità, con poche oscillazioni di prezzo.

Il mercato può scendere, salire o rimanere stabile, in base alle complesse dinamiche che ne condizionano i prezzi.

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Tipi di volatilità finanziaria

I mercati sono spesso imprevedibili e la volatilità è il termometro di questa incertezza. Se la volatilità nel mercato non fosse presente, nessuno strumento finanziario salirebbe o scenderebbe mai. Investendo, ad esempio, 2.000 euro, in un mercato senza volatilità, dopo un periodo di tempo avremmo ancora 2000 euro.

Quindi la volatilità del mercato permette all’investitore di fare soldi o di perderli.

Le due tipologie più analizzate in particolare sono la volatilità storica e la volatilità implicita.

  1. La volatilità storica è una misura di quanto sia stato volatile un asset in passato e attraverso una formula matematica è possibile calcolare il grado di variabilità dei rendimenti dell’asset.
  2. La volatilità implicita è quella volatilità che gli analisti si aspettano su un determinato mercato.

Fortunatamente non spetta a noi investitori calcolarla, il Chicago Board Option Exchange lo farà per noi, pubblicando i risultati attraverso l’indice VIX.

Volatilità del mercato: l’indice VIX e il coefficiente Beta

L’indice VIX, chiamato anche indice della paura, misura la volatilità, monitorando le negoziazioni delle opzioni call e put sull’indice S&P 500.

I grandi investitori istituzionali utilizzano spesso le opzioni con finalità di hedging per i loro portafogli, in modo da tutelarsi in caso di condizioni avverse di mercato rispetto alle strategie adottate. L’indice VIX, perciò, è l’indicatore primario della volatilità del mercato azionario statunitense. Basta pensare che più il suo valore è elevato maggiore è l’incertezza e la paura sui mercati finanziari.

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I più grandi crolli di mercato si sono verificati con dei valori superiori a 30/40 punti. Tuttavia, il VIX  non ci permette di capire se è il momento giusto di investire oppure no. Potrebbe, però, essere preso come parametro per andare ad ottimizzare la propria strategia di investimento, come ad esempio per capire quando sovra pesare o sotto pesare alcuni asset class.

Parlando, invece, di singoli titoli la volatilità si misura con il coefficiente beta.

È calcolato su base statistica e misura la volatilità di un singolo strumento rispetto al suo indice o mercato di riferimento. Un beta minore di 1 indica che il rischio del titolo è inferiore a quello di mercato mentre un beta maggiore di 1 indica che il rischio è maggiore sul titolo rispetto al mercato.

Come gestire le oscillazioni dei mercati più volatili (e non solo)

La volatilità è sempre presente nel mercato e soprattutto è impossibile da eliminare completamente.

Quello che i risparmiatori possono fare è imparare a controllarla, affidandosi a professionisti ed evitando reazioni istintive che potrebbero compromettere il proprio investimento.

Cosa succede agli investimenti se il mercato è volatile?

Possedere un titolo più volatile ti espone di più alle oscillazioni del suo valore. Non tutti siamo pronti a vedere il valore del proprio portafoglio oscillare in maniera dirompente allo stesso modo. Ecco perché è importante capire la propria propensione al rischio, quando si decide di investire.

Possiamo trovare investitori che sono avversi o meno al rischio e ai mercati più volatili. Ad esempio, i giovani investitori che sono lontani dal pensionamento potrebbero essere meno avversi al rischio rispetto ad un investitore vicino al pensionamento.

Istruzioni sul come gestire il portafoglio

Per una corretta gestione del proprio portafoglio, anche attraverso le fasi di incertezza, bisogna tenere in considerazione tre punti fondamentali:

  1. diversificare il portafoglio di investimento: un portafoglio ben bilanciato e diversificato si presta anche a minimizzare gli effetti dei mercati più volatili, rendendo i rendimenti meno esposti a fluttuazioni.
  2. sfruttare le correzioni a proprio vantaggio: non è buona idea cambiare i propri piani di investimento sull’onda emotiva del mercato. La disciplina è più importante del tempismo;
  3. guardare al lungo termine: orizzonti temporali più lunghi aiutano ad assorbire gli effetti di oscillazioni negative e soprattutto temporanee dei mercati più volatili.

Una soluzione molto diffusa tra i giovani investitori è il Pac (Piano di Accumulo Capitale) che ci permette di eliminare il rischio timing e ottimizzare i flussi di cassa investendo regolarmente in vari momenti dell’anno sia quando i prezzi sono alti, sia quando sono bassi.

Il PAC è adatto sia per piccoli capitali, sia per chi vuole investire nel mercato, poco per volta, rischiando di meno. Prevedendo un versamento con cadenza regolare, si riescono a compensare le oscillazioni temporanee dei mercati.

Quali sono i titoli più volatili?

Sebbene negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vasto crollo degli indici obbligazionari, a seguito dei forti rialzi dei tassi di interesse, il mercato azionario presenta una volatilità maggiore rispetto a quello obbligazionario. Difatti, la volatilità media storica di lungo periodo è del 20% per l’azionario e del 4% per l’obbligazionario.

Le azioni che riflettono l’andamento delle imprese sono soggette anche ad ondate di volatilità legata all’incertezza dell’intero sistema economico. Prendendo in considerazione quali sono i titoli più volatili del mercato azionario, possiamo distinguere tra:

  • i titoli blue-chip che sono meno volatili;
  • i titoli tecnologici hanno un’alta volatilità.

Ovviamente un singolo titolo può anche diventare più volatile intorno ad eventi chiave come le relazioni trimestrali sugli utili.

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la volatilità nei mercati

I settori più volatili

Elenchiamo i settori o i segmenti più volatili del mercato azionario:

  • i beni di consumo voluttuari ossia beni di consumo durevoli e la vendita al dettaglio la cui variazione media giornaliera dei prezzi di negoziazione è del 4,3%;
  • il settore tecnologico si muove in media del 4,8% in regime di afterhours-trading e del 3,4% durante il normale orario di negoziazione;
  • il settore dell’energia. Questo settore registra indicativamente una variazione giornaliera del 3,5%;
  • il settore finanziario (banche, società di intermediazione, servizi finanziari ed assicurativi…) la cui variazione media giornaliera del prezzo di borsa è del 4,1%;
  • il settore industriale che ha una variazione media del 3,7%;
  • il settore sanitario con una variazione media nel giorno di segnalazione degli utili trimestrali del 4,4%;
  • il settore dei materiali (sviluppo e la trasformazione delle materie prime) ha variazione media del 3,3%;
  • il settore delle telecomunicazioni ha una variazione media nel giorno di segnalazione degli utili trimestrali del 3,2%;
  • le società small-cap, più orientate alla crescita rispetto alle blue-chip, promettono rendimenti più elevati a fronte di un rischio alto;
  • il mercato delle criptovalute. Basta pensare che la volatilità ad un anno del Bitcoin è stata del 42,67% (marzo 2024).

Come si fa a sapere se un asset è troppo volatile?

Esiste una scala di misurazione, ma l’intensità del rischio dipende in larga misura dall’asset finanziario che si prende in esame. Questa scala di volatilità permette di mantenere uno sguardo analitico:

  • volatilità tra lo 0% e l’8%: azioni poco volatili, prezzo stabile e rischio minimo;
  • volatilità tra l’8% e il 15%: azioni volatili. Esiste il rischio di fluttuazione;
  • volatilità superiore al 15%: prodotto finanziario altamente volatile. In questo caso però, maggiore il rischio più alto l’eventuale rendimento.

Il compito del consulente finanziario è fornire opzioni che corrispondono ai rendimenti attesi per unità di rischio.

La volatilità di un titolo o di un asset finanziario è un parametro utile per prevedere il rendimento potenziale di uno strumento. È utile considerare altre metriche, per compiere un’analisi accurata del rischio e calcolare la possibilità di incorrere in perdite più o meno ingenti.

Richiedere una consulenza finanziaria indipendente è la scelta migliore per fare un’accurata pianificazione finanziaria personalizzata, per valutare la propria tolleranza al rischio. Questo vale soprattuto quando la valutazione iniziale è fatta in modo del tutto gratuito!

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