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Cosa fa una società di consulenza finanziaria indipendente?

Ancor prima di approfondire l’oggetto dell’attività di una società di consulenza finanziaria indipendente, bisogna delinearne l’anatomia, specificare cioè che cos’è, com’è strutturata e quali requisiti deve possedere.

Fatto ciò, non resterà che indagarne la fisiologia, vale a dire le sue funzioni vitali. 

Che cos’è una società di consulenza finanziaria?

Una società di consulenza finanziaria (SCF) è una società di capitali, costituita in forma di società per azioni oppure di società a responsabilità limitata, che presta il servizio di consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari del cliente.

Poiché non si tratta di una società qualunque, la sua denominazione sociale, cioè il nome, deve contenere le parole “società di consulenza finanziaria”. Questa prescrizione normativa, tanto insignificante quanto importante, è il primo segnale di una caratteristica fondamentale di questo tipo di azienda: la trasparenza

L’iscrizione all’Albo delle società di consulenza

Per poter prestare il servizio di consulenza in materia di investimenti, la società di consulenza finanziaria indipendente deve previamente iscriversi all’Albo, nell’apposita sezione dedicata alle persone giuridiche.

L’Albo unico dei consulenti finanziari venne di fatto realizzato il 1° dicembre 2018.

A tal fine la società stessa, i suoi soci e gli esponenti aziendali, devono possedere requisiti di onorabilità, professionalità, indipendenza, patrimoniali ed organizzativi.

Onorabilità e professionalità delle SCF

Con riguardo al requisito di onorabilità, i soci non devono aver subito condanne definitive per reati relativi all’ambito finanziario, bancario ed assicurativo né per altri reati, più generici, se la reclusione superi un determinato arco di tempo.

L’attività di una società di consulenza finanziaria è poi incompatibile con l’esercizio dell’attività di agente di cambio, di intermediazione assicurativa e di agente in attività finanziaria, nonché di ogni altra tipologia di incarico che si ponga in contrasto con lo svolgimento ordinato dell’attività.

Ecco il primo segnale di indipendenza.

Ciascun componente con funzioni di amministrazione e direzione all’interno dell’organigramma sociale deve possedere gli stessi requisiti di professionalità previsti per i consulenti finanziari autonomi.

Si tratta di essere in possesso, oltreché di almeno un diploma di istruzione secondaria superiore, di adeguate conoscenze specialistiche in materie giuridiche, economiche, finanziarie e tecniche, rilevanti nella prestazione del servizio.

Tali competenze sono accertate dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari tramite una prova valutativa il cui superamento consente l’accesso all’Albo che determina, tra l’altro, un obbligo costante di aggiornamento professionale.

L’indipendenza delle società di consulenza finanziaria

Imprescindibile è il requisito di indipendenza: è esclusa per la società di consulenza finanziaria la possibilità di intrattenere rapporti di qualsivoglia natura con emittenti ed intermediari, se questa relazione possa condizionare l’indipendenza di giudizio nella prestazione della consulenza in materia di investimenti.

Quest’autonomia, che deve caratterizzare sia la struttura sia l’attività della società di consulenza finanziaria, si traduce in assenza di conflitti di interesse

società di consulenza finanziaria

Requisiti patrimoniali e organizzativi delle SCF

Per quanto riguarda i requisiti patrimoniali, la legge stabilisce la necessaria sottoscrizione di un’assicurazione, con precisi massimali di copertura, che garantisca la responsabilità civile per eventuali danni derivanti da negligenza professionale.

Sono poi stabiliti requisiti organizzativi in capo alla società: deve essere stilato un programma di attività da cui emerga il contenuto e le modalità di esplicazione del servizio offerto, specificando gli strumenti finanziari oggetto della consulenza ed ogni altro servizio accessorio che sarà esercitato per garantire alla potenziale clientela il più ampio servizio di consulenza patrimoniale.

Devono, inoltre, essere illustrate le procedure interne adottate per adempiere a tutti gli obblighi di legge.

L’iscrizione all’Albo attribuisce, dunque, la qualifica di “società di consulenza finanziaria” e ne certifica la sussistenza dei requisiti descritti.

In mancanza di iscrizione, o in caso di perdita della stessa, l’esercizio della professione risulterebbe abusivo.

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Ulteriori requisiti delle società di consulenza finanziaria

In definitiva, fisiologici corollari di tali requisiti sono innanzitutto la competenza e la professionalità: ciò significa conoscere e far bene il proprio mestiere e migliorarsi di continuo da un punto di vista professionale.

Essenziale è poi l’integrità e l’onestà: poiché è il cliente al centro dell’intero processo consulenziale, che sarà prestato in totale sinergia con lo stesso, il consulente ha il dovere di assicurarsi che egli abbia compreso ogni informazione riguardante il servizio prestato, in particolare i costi, i rischi ed i rendimenti degli strumenti finanziari raccomandati. 

È infine fondamentale l’obiettività e la riservatezza: la società di consulenza finanziaria ed i suoi consulenti forniscono una consulenza imparziale, con l’obbligo di mantenere privati i dati del cliente ed ogni informazione da questi ricevuta. 

Chi sono i collaboratori di una SCF?

Tutti i soggetti che svolgono, per conto della società di consulenza finanziaria indipendente, attività di consulenza in materia di investimenti hanno l’obbligo di essere iscritti all’Albo unico dei consulenti finanziari.

Poiché, però, l’attività della società di consulenza finanziaria abbraccia una varietà di analisi e pianificazioni, non ogni suo collaboratore dev’essere iscritto all’Albo.

Vi sono consulenti previdenziali, consulenti successori, commercialisti, giuristi e così via.

Certo è che ciascuno di questi soggetti deve possedere gli stessi requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza, nonché agire in maniera trasparente ed adeguata, comportandosi con lealtà nei confronti dei clienti, facendo esclusivamente i loro interessi.

Che cosa fanno le società di consulenza finanziaria?

Una società di consulenza finanziaria può esercitare in maniera abituale e sistematica, il servizio di consulenza in materia di investimenti.

Si tratta di “prestazione di raccomandazioni personalizzate a un cliente riguardo a una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario”.  

società di consulenza finanziaria La consulenza in materia di investimenti, dunque, consiste nel fornire al cliente consigli specifici ed altamente personalizzati, non massificati, riferiti ad un determinato strumento o prodotto finanziario.

La raccomandazione può avere ad oggetto operazioni di acquisto, vendita, sottoscrizione, scambio, riscatto o detenzione.

A differenza delle società di intermediazione mobiliare o di gestione del risparmio e delle banche, le società di consulenza finanziaria non sono gestori di masse patrimoniali.

Non sono nemmeno venditori o collocatori di prodotti propri. Esse si “limitano” a prestare un servizio consulenziale su base indipendente.

La consulenza in materia di investimenti di una SCF

La consulenza ha origine dall’analisi, dalla destrutturazione e dalla ricostruzione del portafoglio del cliente.

Ciascuno strumento viene analizzato in maniera oggettiva al fine di valutarne le eventuali inefficienze riguardanti i costi, espliciti o impliciti, i rendimenti nonché i rischi.

L’obiettivo è quello di rendere trasparenti i prodotti finanziari agli occhi dei risparmiatori.

La creazione del portafoglio del cliente, che andrà poi monitorato nel tempo, si basa sulle informazioni da lui ricevute attraverso la valutazione di adeguatezza: a costo di sembrare noioso, il consulente con grande atto di rispetto per il cliente, dovrà indagare sulla conoscenza ed esperienza che egli ha in materia di investimenti e sulla sua situazione reddituale e patrimoniale.

Dovrà poi con minuziosità valutarne la capacità di sostenere le perdite e la tolleranza al rischio, per procedere poi all’attento ascolto dei suoi obiettivi di vita.

consulenza finanziaria indipendente Ogni operazione materiale è effettuata direttamente dal cliente, tramite la propria banca, essendo il servizio offerto dalla società di consulenza finanziaria di fatto una consulenza, e non un’attività di intermediazione o vendita.

Di qui si comprende perché il consulente finanziario autonomo è, in particolare negli Stati Uniti, chiamato “fiduciario” del cliente.

È assolutamente normale per l’investitore americano avere al proprio fianco un consulente Fee Only, pagato solo a parcella, così come avere un avvocato o un commercialista.

Ora, se la consulenza in materia di investimenti prestata su base indipendente appare l’attività principale di una società di consulenza finanziaria, è anche vero che essa non ne esaurisce i servizi prestati.

Più che di consulenza finanziaria, allora, è più corretto parlare di consulenza o progettazione patrimoniale a tutto campo.

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La consulenza evoluta

Per la pianificazione previdenziale si procede alla raccolta ed all’analisi di quanto concerne la posizione contributiva individuale, quantificando i contributi versati all’INPS, alle gestioni speciali, alle Casse Professionali oppure confluiti in prodotti previdenziali, quali fondi pensione o polizze assicurative.

Riordinati i dati, su di essi si calcolerà il reale fabbisogno pensionistico ed il gap previdenziale.

In conseguenza, vengono predisposte le opportune soluzioni al fine di ottimizzare la situazione previdenziale del cliente.

La pianificazione successoria è un servizio ad elevatissimo valore aggiunto che ha come obiettivo quello di progettare il miglior passaggio generazionale del patrimonio di una persona, di una famiglia o di un’azienda.

Non è possibile prevedere o sfuggire agli eventi insperati che, se vogliono capitare, semplicemente capitano. È possibile però analizzare e quantificare i rischi, la loro priorità e l’impatto negativo che potrebbero esplicare sulla patrimonialità del cliente.

La programmazione consente di veicolare il proprio patrimonio o attività imprenditoriale verso una determinata persona piuttosto che un’altra, nel rispetto della quota di riserva. Quest’ultima è per legge riservata al coniuge, ai figli ed agli ascendenti, in assenza di figli.

Questo importante atto di volontà consente anche di limitare l’impatto fiscale che colpisce il trasferimento di ricchezza. Inoltre, può contenere future liti tra eredi, evitare una comunione ereditaria e salvaguardare la continuità della conduzione di un’azienda. Insomma, consente di tutelare il patrimonio. 

Insomma, prima viene il cliente, con i suoi obiettivi, le sue peculiarità ed i suoi bisogni, e poi viene non un servizio isolato, ma un insieme di servizi su di lui cuciti, senza lasciare nulla alla casualità.

La redditività di una società di consulenza finanziaria indipendente

La consulenza finanziaria indipendente è detta “fee only advice”: l’unica fonte di remunerazione di una società di consulenza finanziaria è la parcella pagata dal cliente.

In una parola sola questo significa: imparzialità

La SCF, al pari del consulente finanziario autonomo, non può percepire onorari, commissioni, premi o altre forme di incentivi forniti da terzi soggetti che non siano rappresentate dalla parcella corrisposta direttamente dal cliente cui viene prestato il servizio di consulenza.

Questo è un aspetto fondamentale che differenzia una società di consulenza finanziaria da un intermediario con i suoi dipendenti, agenti o mandatari.

Questi ultimi, infatti, vengono remunerati da provvigioni calcolate sulla base della quantità dei prodotti e servizi venduti all’investitore.

Certo, in entrambi i casi vi è la prestazione di un servizio dietro corrispettivo e questo corrispettivo grava sul cliente finale.

Tuttavia, la società di consulenza finanziaria indipendente non potrà far altro che agire effettivamente nel miglior interesse del cliente, altrimenti perdendolo e quindi perdendo la sua unica fonte di guadagno.

Al contrario, non è poi così assurdo ipotizzare che un intermediario possa comportarsi, più che nell’interesse del cliente, nell’interesse suo proprio.

Sarà portato a collocare il prodotto più costoso perché più remunerativo per sé. Si tratta di una parcella occulta, non percepita dall’investitore perchè bellamente impacchettata e quindi poco trasparente.

società di consulenza finanziaria

Perché esistono le aziende di consulenza finanziaria?

In passato, la consulenza finanziaria era dapprima esiliata ad una funzione ancillare rispetto alla vendita di prodotti finanziari.

Poi, una volta assunto valenza autonoma, venne riservata esclusivamente ai soggetti autorizzati, quali società di intermediazione mobiliare e banche.

Non sarebbe allora stato possibile parlare di consulenza indipendente che è, invece, per definizione, svincolata da qualsivoglia collegamento, anche indiretto, con emittenti o intermediari

Forse peggio, però, è stato il passo successivo.

La consulenza in materia di investimenti venne declassata a servizio accessorio. Essa, quindi, poteva essere esercitata liberamente, sia in forma individuale sia in forma societaria. 

La prestazione del servizio veniva così svincolata da autorizzazioni, regolamentazioni e controlli e lasciata nella torbida disponibilità di chiunque volesse dilettarsi in questo mestiere.

Con la direttiva MiFID I del 2004, recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. n. 164/2007, il legislatore comunitario si è prefissato lo scopo di realizzare una effettiva e puntuale tutela del risparmiatore-investitore.

La consulenza finanziaria tornò così ad essere annoverata tra i servizi e le attività di investimento.

La volontà è quella di cancellare il suo ruolo di strumento finalizzato alla vendita del prodotto.

Venne così riconosciuta la possibilità alle persone fisiche e giuridiche, in possesso dei requisiti su descritti, di prestare la consulenza in materia di investimento.

Consulenza che, fino a quel momento, era ancora interamente in mano al sistema bancocentrico.

La direttiva MiFID II del 2014, attuata in Italia con il D. Lgs. n. 129/2017, ha delineato maggiormente il confine tra la consulenza dipendente e quella indipendente.

Il cliente, infatti, dev’essere fin da subito informato su quale delle due basi il soggetto erogante presterà il servizio.

La trasparenza delle società di consulenza finanziaria

Da qui si è iniziato a spingere verso una sempre maggiore limpidezza del sistema finanziario, volto ad eliminare progressivamente tutti i conflitti di interesse. 

La spaccatura è netta. Sia il consulente finanziario autonomo che la società di consulenza finanziaria devono essere svincolati da qualsiasi rapporto con emittenti o distributori di prodotti finanziari.

Entrambi sono remunerati solo ed esclusivamente dal cliente al quale il servizio è prestato. 

L’indipendenza è ulteriormente rafforzata dal dovere in capo al consulente e alla società di valutare un’ampia gamma di strumenti finanziari.

Questi devono essere ampiamente diversificati sia in termini di tipologia sia dal punto di vista degli emittenti.

Il processo consulenziale su base indipendente, che caratterizza l’attività di una società di consulenza finanziaria, non tende quindi alla vendita di un dato prodotto.

L’intero processo mira, invece, alla soddisfazione di una serie di bisogni legati alla patrimonialità di una persona, di una famiglia o di un’azienda. 

cliente e consulente finanziario

Differenze tra una società di consulenza e un intermediario

Chiunque presti un qualsiasi tipo di servizio di investimento, deve comportarsi con correttezza, diligenza e trasparenza, nel miglior interesse del cliente.

È però difficile immaginare che così possa essere.

Gli operatori tradizionali legati alla loro rete distributiva, infatti, si trovano a dover mediare gli interessi del cliente con quelli dell’istituzione di cui fanno parte.

La conseguenza è evidente.

Il collaboratore di un intermediario guadagna in base ai prodotti venduti e per definizione presta una consulenza dipendente (o meglio non-indipendente).

Egli allora tenderà a consigliare lo strumento finanziario che gli consenta di guadagnare di più. È umano.

Spesso, però, il prodotto traboccante di costi è inefficiente e qualitativamente scadente. In ciò si cela una pericolosità latente che esplode con tutta la sua violenza proprio nei momenti peggiori ed imprevedibili, quali i crolli dei mercati.

Inefficiente significa anche inadeguato.

Un prodotto è inadeguato se, in ipotesi, è stato consigliato non in base agli obiettivi ed al profilo di rischio del cliente, ma solo per la sua alta remuneratività per il collocatore.

Se il prodotto è inadeguato esso presumibilmente sarà rischioso.

Questa rischiosità però farà perdere al cliente più di quanto egli aveva compreso di poter perdere.

 

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